AYREON – Welcome to Transitus!


AYREON – “Transitus”
• (2020 – Mascot Label Group) •

Ogni volta che il maestro Arjen Lucassen se ne esce con un nuovo capito del suo progetto Ayreon il sottoscritto si sente un po’ come un bambino a Natale; l’eccitazione nel poter ascoltare il nuovo parto musicale di quello che io considero uno dei più grandi compositori degli ultimi anni in ambito prog ma non solo e la conseguente certezza di poter vivere ogni volta una nuova esperienza musicale appassionante che trascende i confini di ciò che siamo abituati a sentire nel panorama odierno grazie alle sue Rock/Metal Opera’s, porta sempre con se una situazione di grande entusiasmo e lo stesso entusiasmo ha accompagnato anche l’uscita del nuovo concept album “Transitus” a tre anni dall’ultimo lavoro “The Source”. Questa volta la storia di questo nuovo lavoro è leggermente diversa dal solito; “Transitus” sarebbe dovuto essere un musical diretto e girato per una visione cinematografica e non un album con il moniker “Ayreon”. A seguito di alcune complicazioni dovute anche alla pandemia che stiamo vivendo però, Lucassen ha pensato bene di chiedere all’etichetta di fare un passo indietro a livello di ambizione e di far uscire questo lavoro come un album strettamente musicale del suo progetto Ayreon. E così siamo qui a commentare un lavoro che in effetti suona diverso dalle Rock /Metal Opera prodotte dal genio olandese fin ora… “Transitus” suona molto più come un musical in pieno stile “Jesus Christ Superstar” che un disco progressive Rock proprio perché sin dall’inizio era quello ciò a cui questo progetto ambiva! Ora però chiariamo subito che pur essendo diverso dal solito a livello di sound, il trademark Ayreon si riconosce eccome in tantissimi aspetti del disco, tanto che mi sento di dire che benché diverso dai restanti lavori della sua eccellente discografia c’è sempre quel livello di familiarità che di certo non alienerà mai i fan che sono sicuro che si sentiranno a casa ascoltando questo lavoro. “Transitus” è quindi un concept album con sonorità molto tendenti verso un musical a tinte gotiche, ambientato in una cornice dell’epoca vittoriana del diciannovesimo secolo e in un mondo in cui le differenze sociali e razziali sono purtroppo un fattore rilevante che colpiranno irrimediabilmente i protagonisti della nostra storia. Daniel (interpretato magistralmente da Tommy Karevik, vocalist di Kamelot e Seventh Wonder), figlio di una famiglia ricca dell’epoca si innamora della sua serva Abby (interpretata da una impeccabile Cammie Gilbert degli Oceans Of Slumber) con tutte le difficoltà che questa relazione porterà, tra il ripudio della famiglia di Daniel (in particolare dal padre di quest’ultimo interpretato niente meno che da Dee Snider dei Twisted Sister) che accuserà la ragazza di voler sfruttare la ricchezza economica della famiglia e suo figlio di aver deluso la famiglia e lo scetticismo generale della società. Quando Daniel morirà in un terribile incidente tutti incolperanno Abby di averlo fatto fuori, ma la realtà verrà presto fuori. Difatti Daniel trascende in “Transitus”, un reame tra la vita e la morte, tra il paradiso e l’inferno, dove l’angelo della morte, qui interpretato magnificamente dalla bellissima e bravissima Simone Simons, celebre vocalist degli Epica, gli permette di tornare nel mondo dei vivi per sette giorni per cercare di provare l’innocenza di Abby. Insomma come al solito una trama coinvolgente e ben strutturata che potrete apprezzare ancora di più grazie al fumetto che potrete sfogliare se comprerete una copia fisica di “Transitus”. L’album si apre con il pezzo più lungo del disco che supera i dieci minuti dal titolo “Fatum Horrificum” che per chi ascolta l’album sulle app di streaming verrà diviso in cinque parti. È un brano che si incentra sulla narrazione di Tom Baker (proprio lui, l’attore di Star Trek!) e un’atmosfera gotica/horrorifica che fanno calare perfettamente l’ascoltatore nel viaggio musicale di “Transitus”. Campane in sottofondo, i sintetizzatori di Lucassen in pieno stile “Welocome To The Machine” dei Pink Floyd e il viaggio inizia… una delicata melodia ci introduce ai personaggi di Daniel e Abby anche se è solo nell’ultimissima sezione del brano sentiremo per la prima volta delle vere e proprie parti cantate assieme ad una sezione più propriamente progressive rock. Una scelta particolare per aprire il lavoro, forse un pochino prolissa ma tutto sommato interessante. Con “Listen To My Story” l’album prende veramente vita con il primo bel pezzo del lotto per quanto mi riguarda; l’ammiccante voce di Simone Simons che si presenta con un quasi irrisorio “well, hello there!”, la ritrae in una veste completamente diversa da quanto ascoltato negli Epica e devo dire che la sua performance vocale è una di quelle che mi ha sorpreso di più. D’altronde Arjen è sempre stato (per sua stessa ammissione) un bravissimo “vocal coach” se vogliamo riferirlo in questi termini, nel senso che è sempre stato bravissimo nel tirare fuori performance eccezionali da parte dei suoi guest vocalists e non solo… spesso riesce a tirare fuori degli stili vocali non propriamente tipici dei cantanti in questione arrivando sempre a risultati eccellenti come nel caso di Simone Simons in questo album. Lo stesso possiamo dire di Karevik che per la verità, pur rispettando la sua innegabile tecnica e capacità vocale non è mai stato tra i miei vocalist preferiti per quanto riguarda il lato più espressivo (insomma come potrete immaginare preferivo di gran lunga Roy Kahn nel ruolo di cantante dei Kamelot). Beh su questo “Transitus” anche lui si supera come la stessa Cammie Gilbert la cui performance vocale su questo disco brilla di luce propria. Ovviamente non posso non menzionare a questo punto anche gli altri cantanti presenti su “Transitus” che hanno dei ruoli minori ma che anche loro offrono la loro solida performance: stiamo parlando dell’incredibile Mike Mills (Tohinder) nel ruolo di una statua parlante, Amanda Somerville e Johan James come genitori di Abby, Marcela Bovio e Caroline Westendorp nel ruolo delle “Furies”, Dianne Van Giersbergen in tutte le parti in soprano dell’album e Paul Manzi (Arena) come fratello di Daniel (Henry). Proseguendo con l’ascolto “Two Worlds Now One” è un brano riuscito, soffice ed etereo che potrebbe benissimo aver fatto parte del primo “Universal Migrator” mentre “Talk Of The Town” è un’altra highlight del disco con quel suo sapore così squisitamente folk che non potrà non travolgervi e conquistarvi. “Old Friend “ è un’introduzione che ci porta ad un altro momento esaltante del disco, “Dumb Piece Of Rock”, un brano frizzante e carico di ironia in cui il nostro Daniel si trova ad interloquire con un suo amico piuttosto speciale… una statua parlante! (o meglio non si capisce se quest’ultima parli veramente o sia solo il frutto dell’immaginazione di Daniel). Daniel racconta alla statua dei suoi sentimenti verso Abby e la statua non si tira indietro nel dargli dei consigli sentimentali, aggiungendo però in maniera piuttosto onesta alla fine del discorso che “in fin dei conti io che ne posso sapere ? sono solo uno stupido pezzo di roccia!”. Micheal Mills è come al solito magistrale e i suoi falsetti strappano sempre un sorriso per uno dei brani dall’atmosfera più positiva del disco. “Get Out! Now!” è un altro pezzo bello roccioso e pesante in cui Henry (il fratello di Daniel) riferisce le vicende sentimentali del fratello ad un severo e irremovibile padre interpretato da Dee Snider che non è per nulla contento della relazione del figlio e che lo bolla come disgrazia della famiglia e lo caccia via. Da segnalare un notevole assolo di chitarra suonato da niente di meno che Joe Satriani in persona. “Condemned Without A Trial” che apre il secondo disco ha un andamento incessante che ricorda come sonorità qualcosa che potrebbe essere stato estratto dai pezzi più diretti di “The Theory Of Everything”. Buone le anche le parti di flauto nel brano.”Daniel’s Funeral” è un pezzo dal sapore molto gotico e horrorifico giocato molto sulle tastiera che creano per buona parte l’atmosfera plumbea di questo pezzo mentre al contrario “Hoplessly Slipping Away” è uno dei pezzi più emozionali del disco e anche il singolo di lancio con relativo videoclip di questo album con un sentito duetto tra Tommy Karevik e Cammie Gilbert. “This Human Equation” è per quanto mi riguarda un pezzo di poco conto che però viene reso interessante dalla teatrale prova di Simone Simons nel ruolo di uno spocchioso angelo della morte. “Henry’s Plot” è anch’esso un pezzo di secondo piano mentre più interessante è “Message From Beyond “, il brano più lungo del secondo disco con un minutaggio appena sopra i cinque minuti in cui bisogna assolutamente segnalare un altro grande assolo di chitarra questa volta suonato da un’altra leggenda come Marty Friedman in un pezzo dalle ritmiche squisitamente progressive tutto cantato al femminile. Una serie di brani di livello leggermente inferiore hanno comunque il compito di far evolvere la storia verso la sua conclusione che non rivelerò per non rovinarvi la sorpresa! Prima che l’album finisca da segnalare le interessanti “Your Story Is Over!” in cui ancora una volta spicca la teatralità della Simons e dove le melodie vengono riprese dalla parte iniziale dell’album, mentre “The Great Beyond” chiude definitivamente l’album ancora una volta con un “reprise” di melodie ed un intreccio emozionante di voci specialmente tra Cammie e Tommy.
Siamo alle conclusioni. Per quanto sia stato piuttosto positivo nell’analisi del disco in questione che è senza ombra di dubbio ben prodotto, ben scritto, ben suonato e interpretato da musicisti di valore assoluto con una direzione sonora inedita e interessante per il progetto Ayreon verso uno stile più da “musical a tinte gotiche” che da disco progressive, debbo comunque ammettere che “Transitus” non arriva nemmeno a sfiorare le vette di magnificenza di album quali “01011001”, “The Human Equation” e altri suoi illustri colleghi. Per quanto sia un buon album la qualità del suo songwriting è un pochino discontinuo e mancano quei colpi di genio per cui Arjen Lucassen è rinomato, quei momenti da pelle d’oca che ti lasciano senza fiato che elevano un disco all’eccellenza. “Transitus” è un buon lavoro ma credo che non possa ambire a troppo di più. È anche un disco che va ascoltato nella sua interezza con il concept sottomano e probabilmente questa caratteristica assieme alle abbondantissime narrazioni da parte di Tom Baker potrebbero non fare al caso di tutti. “Transitus” è un disco lungo e impegnativo come d’altronde lo sono tutti i dischi del maestro Lucassen che potrebbe non appagare subito dopo il primo ascolto ma che al contrario premia la perseveranza dell’ascoltatore. In quest’ultimo caso vivrete l’album come un’esperienza godibilissima che sono sicuro che i fan apprezzeranno senz’altro già solo per ascoltare con le proprie orecchie l’incredibile alchimia musicale tra tutti i grandi talenti che appaiono su questo lavoro.

VOTO: 7,5/10

Tracklist:

CD 1:

  1. Fatum Horrificum
  2. Daniel’s Descent Into Transitus
  3. Listen To My Story
  4. Two Worlds Now One
  5. Talk Of The Town
  6. Old Friend
  7. Dumb Piece Of Rock
  8. Get Out! Now!
  9. Seven Days Seven Nights

CD 2:

  1. Condemned Without A Trial
  2. Daniel’s Funeral
  3. Hoplessly Slipping Away
  4. This Human Equation
  5. Henry’s Plot
  6. Message From Beyond
  7. Daniel’s Vision
  8. She Is Innocent
  9. Lavinia’s Confession
  10. Inferno
  11. Your Story Is Over!
  12. The Great Beyond
  13. Abby In Transitus

Ayreon lineup:

  • Arjen Lucassen – Guitar, Bass, Keyboards
  • Tommy Karevik – Vocals
  • Cammie Gilbert – Vocals
  • Amanda Somerville- Vocals
  • Dee Snider – Vocals
  • Marcela Bovio– Vocals
  • Simone Simons – Vocals
  • Johanne James – Vocals
  • Paul Manzi – Vocals
  • Dianne Van Giersbergen – Vocals
  • Micheal Mills – Vocals
  • Jost van den Broek – Hammond, Organ, Piano
  • Ben Mathot – Violin
  • Jeroen Goossens – Wind Instruments
  • Jurriaan Westerveld – Cello
  • Alex Thyssen– Horn
  • Joe Satriani – Guitars
  • Marty Friedman – Guitars
  • Patty Gurdy – Hurdy Gurdy
  • Juan van Emmerloot – Drums