ARCH ENEMY: Spreading Black Wings!

ARCH ENEMY – “Deceivers”
• (2022 – Century Media Records) •

Cinque anni fa quando scrissi la recensione di “Will To Power” sempre su queste pagine, mi soffermai spesso sul concetto di “potenziale inespresso” e quanto secondo me questa band potesse osare di più musicalmente parlando, sempre rimanendo fedeli al proprio stile.

Non c’è dubbio che la band svedese/canadese/americana si possa vantare di una line-up di musicisti pregni di talento assoluto, a partire dall’ultimo arrivato Jeff Loomis, ex- ascia dei Nevermore e per chi scrive uno dei chitarristi metal più sensazionali degli ultimi venticinque anni. Se ci mettiamo poi un maestro del songwriting come Michael Amott e una vocalist versatile come Alissa White-Gluz, ecco spiegate le mie frustrazioni all’epoca per un disco che si spingeva troppo poco oltre quello che gli Arch Enemy ci hanno sempre proposto negli anni.

Oggi la band di Amott & Co. è diventato un’istituzione nel panorama metal internazionale grazie in parte proprio all’innesto di Alissa White-Gluz, che ha trasformato la band in qualcosa di ancora più popolare che all’epoca di Angel Gossow. Probabilmente il sound della band, che oggi risulta essere meno aggressivo e brutale rispetto al periodo Angela e certamente anche meno ancorato al solito melodic-death degli esordi, ha fatto sì che la sua popolarità crescesse costantemente tanto da concedere il lusso al five-piece svedese di potersi permettere di far passare ben cinque anni tra un disco e l’altro.

Ma veniamo al dunque… alla domanda che mi ponevo ad inizio recensione, ossia se in questo disco gli Arch Enemy siano riusciti ad osare più del solito ed uscire dalla loro “confort zone” è possibile a conti fatti dare una risposta affermativa? La risposta è un Nì. Nel senso che da un certo punto di vista la band ha tirato fuori un disco davvero variegato e versatile che sfrutta praticamente tutto il range di quanto sperimentato dagli Arch Enemy in questi anni; si passa da pezzi brutali e aggressivi (“Deceiver, Deceiver”) , a mid-tempo epici e imperiosi (“In The Eye Of The Storm”), a pezzi oscuri e apocalittici (“Spreading Black Wings”) ad altri più sinfonici e melodici (“Poisoned Arrow”), il tutto condito da una sezione solistica straripante e ispiratissima.

Sembra davvero che a questo giro la band si sia ricordata di avere tra le proprie file uno dei chitarristi migliori al mondo dal punto di vista dello shredding e non solo (Jeff Loomis) e su questo disco sembra proprio che il buon Jeff (ma non dimentichiamoci di Amott! ) sia stato lasciato a briglia sciolta per la gioia dei nostri padiglioni uditivi.

D’altra parte bisogna ammettere che anche stavolta gli Arch Enemy nonostante qualche interessante novità non escono troppo da quello che solitamente prevede il loro sound,  e tutto ciò che di seppur molto buono ascolteremo in questo platter, rappresenta comunque delle soluzioni per la maggior parte già sentite nei precedenti due album con Alissa.

Insomma avrei tanto sperato di ascoltare un sequel ad un pezzo articolato ed avventuroso quale “Dreams Of Retribution” dal precedente “Will To Power” ma a questo giro la band pur variando il contenuto e le atmosfere ha comunque mantenuto un minutaggio dei pezzi limitato ai 4/5 minuti al massimo.

Tutte queste mie considerazioni non tolgono nulla, sia chiaro, al songwriting, e il primo pezzo “Handshake With Hell” ne è una testimonianza papabile. L’opener è difatti senza dubbio uno dei pezzi migliori e anche più originali degli ultimi dischi targati Arch Enemy.

Come non farsi catturare da quelle strofe dal sapore così tipicamente Heavy Metal Classico tanto che se non ci fosse Alissa sembrerebbe quasi che stessimo ascoltando un pezzo dei migliori Judas Priest, che poi si trasforma attraverso in un break sinfoico con tanto di clean vocals in un qualcosa totalmente estraneo al mondo Arch Enemy, per un brano davvero straordinario da tutti i punti di vista.

Da qui in poi si torna in un territorio molto più familiare con un altro pezzo bomba come “Deceiver Deceiver”; un vero e proprio assalto frontale che sa essere catchy e aggressivo allo stesso tempo con dei memorabili assoli e una chiusura in blast-beat al cardiopalma. Secondo pezzo e secondo futuro classico per la band! Con “In The Eye Of The Storm” i ritmi calano e la band ci offre il suo solito mid-tempo ormai ben collaudato che in questo caso sprizza minacciosità ed epicità allo stesso tempo.

Quinto singolo estratto dal disco (troppi per chi scrive, non si può “spoilerare” metà album prima dell’uscita), affiancato ad un relativo videoclip (che vi consiglio caldamente di andare a guardare su Youtube dato che si tratta di un lavoro notevolissimo anche dal punto di vista visivo), “In The Eye Of The Storm” è un pezzo che sa essere trascinante nonostante non pesti duro come gli altri.

Pensare che al primo ascolto questo è stato l’unico dei primi cinque singoli che non mi aveva conquistato. In realtà già al secondo giro il ritornello del pezzo ti si stampa in testa e non ti lascia più! Si torna a pestare duro con “The Watcher” che è un altro brano che per quanto mi riguarda fa centro pur non offrendo chissà cosa di innovativo. In particolare trovo ancora una volta il ritornello, questa volta dallo stampo quasi epic/power metal, estremamente convincente e anthemico, ricordando non so bene il perché, un altro gruppo svedese che però con gli Arch Enemy centra poco, ossia gli Hammerfall.

Oltretutto se ascoltate con attenzione il riff di apertura del pezzo non vi ricorda vagamente quello del brano “Crimson Thunder” proprio degli Hammerfall? La linea melodica di chitarra che segue le note del ritornello anche qui è fatta per stamparsi in testa dopo pochissimo e la dualità tra la pesantezza della strofa con la melodia del chorus funziona alla grande. Interessante anche la chiusura che sfuma nel successivo brano “Poisoned Arrow”, per chi scrive forse l’unico pezzo abbastanza deboluccio del platter, nonostante l’indubbia bellezza delle orchestrazioni che aprono la canzone.

“Poisoned Arrow” è senz’altro il pezzo più melodico del lotto anche se successivamente all’intro si tramuta ben presto in un mid-tempo simile a “In The Eye Of The Storm” ma di qualità inferiore.  Debbo dire che anche qui il ritornello non manca nel riuscire a risultare trascinante, ma allo stesso tempo il brano per quanto mi riguarda, manca un pochino di inventiva e rimane un episodio assolutamente non da buttare parliamoci chiaro, ma allo stesso tempo leggermente banalotto, soprattutto alla luce di quanto già fatto dalla band.

“Welcome to the apocalypse, the end of days”; è così che Alissa introduce in maniera alquanto minacciosa la seguente “Sunset Over The Empire”, come intuibile uno dei pezzi più cupi e distopici dell’intero platter. Qui talvolta si sentono gli echi di brani come “Avalanche” e “Time Is Black” due dei brani migliori per chi scrive tratti dal primo album con la vocalist canadese, “War Eternal”.

Decisamente un buon pezzo così come la successiva “House Of Mirrors” che pur non essendo un brano particolarmente originale e difatti se sarete attenti troverete varie soluzioni vocali, ritmiche e chitarristiche già presenti in altri brani recenti degli Arch Enemy il pezzo risulta a conti fatti essere scritto veramente bene. “House Of Mirrors” è un brano avvincente, con una linea di chitarra semplice ma che ti si stampa in testa subito e presenta ancora una volta una sezione solistica assolutamente da encomio.

Prima parlavamo di pezzi dal sapore oscuro e distopico alla “Time Is Black”… beh con la seguente “Spreading Black Wings” il tutto viene ampliato al 200% per un brano che ci porta direttamente ai confini delle porte dell’inferno. Eppure lo fa “alla Arch Enemy” ossia rimanendo comunque un brano fruibile che trova il suo punto vincente ancora una volta nel ritornello che è un crescendo di intensità e che per una volta risulta essere la parte più pesante e maligna del brano che altrimenti cammina sulla sottile linea di un  un mid-tempo dal sapore dark per poi sfociare in un outro dal retrogusto quasi cinematografico.

Quest’ultimo unendosi alla successiva “Mourning Star” (brave intermezzo che prende il nome dalle parole scandite nel chours della canzone precedente ) ci fa strada verso la fine del disco. “One Last Time” parte con un riff dal sapore nettamente più solare e positivo rispetto ai precedenti brani per poi tuffarsi ancora una volta in una strofa dal tipico trademark della band.

Una delle novità di questa traccia è lo “spoken word” quasi sussurrato di Alissa poco prima del chorus, un po’ come abbiamo già sentito in “The World Is Yours” dal precedente album. Al contrario del resto del brano il ritornello ha un sapore piuttosto malinconico e triste rendendo questo pezzo sicuramente non un hightlight del disco ma comunque un brano più che discreto.

Tocca ad “Exiled From Earth” chiudere l’album con il brano che inizia con un build-up graduale che porta ad una composizione dal retrogusto quasi “spaziale” per un pezzo che prova ad osare qualcosa in più anche qui con un discreto successo anche se come chiusura di un disco di questa fattura forse mi sarei aspettato un pezzo migliore, quanto meno leggermente più elaborato e dal minutaggio più elevato.

In conclusione gli Arch Enemy con questo ultimo platter si confermano una band al top della forma che credo abbia giovato non poco negli ultimi anni dall’inserimento in formazione sia di Alissa White- Gluz che di Jeff Loomis che per quanto mi riguarda hanno portato linfa vitale al sound della band.

Come detto in sede di recensione, rispetto ai precedenti due lavori con la vocalist canadese la band non ha rischiato troppo e non si è spinta troppo al difuori di quello che siamo abituati ad ascoltare da parte di questo ormai leggendario five-piece, ma va anche detto che le innovazioni, seppur in piccole dosi, ci sono e cosa più importante, la produzione, il songwriting  e la performance dei musicisti ci mostrano una band che di certo non sembra al loro undicesimo album in studio ! Insomma credo proprio che questo “Deceivers” porterà gli Arch Enemy a fare un ulteriore passo in avanti nella loro carriera o quanto meno a cimentare il loro status di uno dei big del metal mondiale.

VOTO: 8/10

TRACKLIST:

  1. Handshake With Hell
  2. Deceiver, Deceiver
  3. In The Eye Of The Storm
  4. The Watcher
  5. Poisoned Arrow
  6. Sunset Over The Empire
  7. House Of Mirrors
  8. Spreading Black Wings
  9. Mourning Star
  10. One Last Time
  11. Exiled From The Earth

Arch Enemy line up:

  • Alissa White-Gluz – vocals
  • Michael Amott – guitars
  • Jeff Loomis – guitars
  • Sharlee D’Angelo – bass
  • Daniel Erlandsso) – drums