ANGEL WITCH – Un ritorno poco luminoso


ANGEL WITCH – “Angel of Light”
• (2019 – Metal Blade Records) •

Delle tante cose che si possono dire sulla creatura musicale di Kevin Heybourne, viene in mente che forse è stata anche sfortunata per aver esordito, quasi quarant’anni fa, come un album talmente irripetibile per l’amalgama di novità, freschezza, energia, sentimento e pesantezza che conteneva. L’omonimo disco del 1980 non è “solo” un caposaldo indiscusso dell’heavy metal, al pari di molti classici coevi, bensì è una sorta di spartiacque, come poteva esserlo certo anche uno tra “Iron Maiden” e “Killers” o tra “Lightning to the Nations” e “Strong Arm of the Law”, tra due mondi musicali. Dopo cotanta magna opera, mantenere certi livelli è impresa che il destino assegna solo ai Grandi. Nel resto della sua vita, l’Angelo Strega ha vissuto diversi alti e bassi senza mai replicare i fasti primigeni, ma questo non ha minimamente inficiato l’amore che tutti i metallari del globo terracqueo provano per lui (o lei?). Non sarà l’ultima fatica in studio a far cambiare idea agli appassionati degli Angel Witch, che tornano nella formazione a quattro con l’innesto del chitarrista Jimmy Martin a dare manforte alla sei corde del fondatore-leader-vocalist e “ascia” Heybourne. Gli altri due compagni di sala prove e assi di palcoscenico sono il bassista Will Palmer, già fondatore dell’etichetta inglese Bad Omen Records e firma del magazine devotamente old school Iron Fist, e il batterista svedese Fredrik Jansson.
“Angel of Light”, quinto sigillo in quasi otto lustri, è infatti un disco onesto, di mestiere, che contiene pressoché tutti gli ingredienti chiave della ‘poetica’ dei nostri. C’è sempre quella sensazione di fine del mondo imminente sullo sfondo, creata dal dosaggio di una dolce-amara malinconia e di una forza possente nelle melodie, dal drumming cadenzato e sospeso che accompagna alla perfezione l’atmosfera che scaturisce dai riff, dai soli e dalle linee vocali. Non mancano canzoni piacevoli, come “Death of Andromeda” e “We Are Damned”. Ma non c’è qualcosa, che sia un brano o anche solo un passaggio, un guizzo di creatività, che brilli di luce propria. Il disco non è monocorde né tutto uguale, ma non si imprime immediatamente nella testa e nei padiglioni auricolari dell’ascoltatore. L’album suona fatto un po’ di mestiere e forse, ci pare di aggiungere, la produzione pulita della Metal Blade lo stempera, rispetto a quella al sapore di zolfo del precedente “As Above, So Below” (che oltretutto era un disco più vario e ispirato, giunto dopo 26 anni di silenzio). Ma adesso arrivano un po’ di parole al miele, perché c’è un elemento di questo “Angel of Light” che fa davvero impressione. La voce di Kevin Heybourne è dannatamente strepitosa! Al biondo artista londinese non sembra essere passato un giorno, anzi il suo timbro e la sua espressività appaiono addirittura migliorate. Non sembra di trovarsi di fronte un signore sui sessant’anni – che oltretutto non è mai stato dotato come un Glenn Hughes o un Rob Halford insomma, ma neanche come un Brian Ross (Blitzkrieg, Satan) – ma il fresco e appassionato frontman di un giovane band dedita all’acciaio più ortodosso. Davvero un grande applauso per la performance canora del buon Kevin (che fa alzare di mezzo punto il voto a “Angel of Light”)!

Ps – Quasi dimenticavo… “The Night Is Calling”, risalente agli anni Ottanta ma mai finita su disco prima d’ora, è una canzone che ha un certo peso sulle pagine di storia del grande libro dell’heavy metal, anche se molti non lo sanno. È stata infatti coverizzata dai Nemesis, band svedese guidata dal cantante/bassista Leif Edling nei suoi giorni pre-Candlemass!

VOTO: 6,5/10

Tracklist:

  1. Don’t Turn Your Back
  2. Death from Andromeda
  3. We Are Damned
  4. The Night Is Calling
  5. Condemned
  6. Window of Despair
  7. I Am Infamy
  8. Angel of Light

Angel Witch line-up:

  • Kevin Heybourne – Vocals & Guitars
  • Jimmy Martin – Guitars
  • Will Palmer – Bass
  • Fredrik Jansson – Drums