AMARANTHE – Questo è il nostro manifesto sonoro!

 AMARANTHE – “Manifest”
• (2020 – Nuclear Blast Records) •

Gli svedesi Amaranthe sono una band da cui ormai si sa cosa aspettarsi. Il loro sound lo hanno forgiato con il debut album del 2011 e da lì in poi hanno cavalcato una crescente ondata di successo grazie al loro ben riuscito mix di elettronica, metal moderno e venature pop nel cantato, dove svetta come sempre la magnifica voce di Elize Ryd . Nei loro primi dieci anni di carriera la band è stata veramente produttiva con tour incessanti e ben sei album all’attivo incluso il nuovo “Manifest” e sembra che il tempo, la perseveranza e l’essere in grado album dopo album di macinare “hit” a profusione abbia veramente fatto fare il salto di notorietà che questa band meritava. “Manifest” non suona tanto diverso dai precedenti dischi, e perché dovrebbe? Il sound Amaranthe così collaudato e unico continua a funzionare grazie ai riff incalzanti del chitarrista Olof Morck (ex- Dragonland), una sezione ritmica sempre precisa e affidabile, una base elettronica che insieme alle chitarre sono il vero e proprio fulcro del suono della band e infine il magnifico trio di voci di Elize, Nils e Henrik. Proprio Nils in questo album sembra più a suo agio nelle parti vocali pulite probabilmente essendosi ormai ben integrato nella band con questo secondo album in sua presenza. Elize sembra essere leggermente meno presente a favore della voce in growl di Henrik che si sposa bene col sound leggermente più pesante e riff-oriented del disco.  “Manifest” è un album classicamente Amaranthe nel bene e nel male con una manciata di pezzi veramente folgoranti e memorabili che diventeranno classici nei prossimi live show come la magnifica “Fearless” che apre il disco, ma anche “Archangel” o il primo singolo “Viral”. Tutte e tre queste canzoni hanno la caratteristica di avere dei ritornelli davvero vincenti che ti si stampano in testa e non ti lasciano più ed è spesso qui dove cade (secondo il sottoscritto) qualche volta di troppo la band in questo nuovo lavoro. “Manifest” trovo che sia un lavoro molto ispirato a livello chitarristico sia dal punto di vista dei riff che da quello solistico. Bisogna veramente fare nuovamente un plauso a Olof Morck per la dedizione nel scrivere della parti di chitarra che dimostrano ancora una volta il suo valore come musicista. Allo stesso tempo le parti elettroniche sono veramente ben fatte, fresche ed entusiasmanti… stessa cosa non può essere sempre detta per le linee vocali che talvolta affossano delle canzoni altrimenti ben riuscite;  L’esempio lampante è il secondo brano “Make It Better” con un ritornello stucchevole e irritante, così come quello di “Adreanaline” che altrimenti sarebbe l’ennesimo pezzo bomba partorito dal gruppo, una perfetta fusione di elettronica e metal che viene affossato da delle linee vocali piuttosto stanche e banali. L’album è classicamente Amaranthe anche per il fatto di contenere al suo interno una ballad e una power ballad ma la novità di quest’ultima è la presenza di Nora dei Battle Beast nella seconda strofa del pezzo in questione, “Strong”, che tutto sommato è un brano è molto ben strutturato con un crescendo entusiasmante nel ritornello e un lavoro elettronico minimale ma davvero ben riuscito. E quando le linee vocali scritte per la voce di Elize sono convincenti ecco che la timbrica della bellissima e bravissima cantante svedese fa fare veramente un gran salto di qualità all’intera canzone. L’altro brano più cadenzato che questa volta è una ballad a tutti gli effetti è “Crystalline” che ammetto che non mi ha entusiasmato quanto “Strong” cadendo troppo spesso nel banale nonostante la grandissima prova di Elize accompagnata da Nils nella seconda strofa. La canzone vorrebbe essere una nuova “Amaranthine” o “Endlessly” ma non raggiunge le vette di quei due brani anche se bisogna ammettere che i vocalizzi di Elize sul finale della canzone sono notevoli come tutta la sezione sinfonica che accompagna il brano. “Scream My Name” è uno di quei brani che sicuramente metterei tra i pezzi riusciti del disco con un sound davvero martellante, denso e saturo. Elize si cimenta in una parte cantata in maniera velocissima (quasi rap), su cui si appoggia il groove delle chitarre di Olof e il growl di Henrik. Non c’è che dire questo disco sa essere a tratti davvero intenso ! allo stesso tempo “Scream My Name” contiene anche le parti più “danzerecce” dell’intero album; mi piange il cuore dirvi che purtroppo in questo album non troverete una nuova “Electroheart”, “Call Out My Name” o “Digital World” ma questo è il brano che si avvicina di più in questi termini e sono sicuro che i fan ai loro prossimi concerti saranno già pronti a saltare insieme sulle note di questo pezzo. “Boom!” (No non è la cover del celebre brano dei P.O.D!) è il pezzo più sperimentale del disco con tanti campionamenti elettronici, un sound che si avvicina molto al Nu Metal con quel tocco di industrial e la voce sporca e semi-rappata di Hernik che rende questo pezzo il più intenso del disco. Questo brano ha un tocco veramente mainstream, sia nel suo stile che nell’immaginario che vuole proiettare;  Di dubbio gusto l’inserto di voce femminile che con voce ammiccante sussurra “Oh wow that’s so cool gigi… what else goes boom?” con tanto di risposta da parte di Henrik, “the breakdown!” e parte un breakdown con un riff pesantissimo che travolge l’ascoltatore. Anche “Die And Wake Up” è un pezzo piuttosto giocoso e in un certo senso “ammiccante” che offre però una struttura estremamente meno satura di elettronica rispetto al pezzo precedente concentrandosi di più sulle chitarre e l’impatto. Anche qui Henrik la fa da padrone col suo growl che come abbiamo già accennato trova moltissimo spazio in questo disco. Da segnalare un breve ma veramente ottimo assolo sa parte di Olof. Questi ultimi due pezzi citati erano sicuramente i più sperimentali del disco, il resto dei brani si affiancano molto bene al classico sound Amaranthe;  la conclusiva “Do Or Die” è il classico esempio di un pezzo tipicamente Amaranthe ben riuscito in tutti i suoi aspetti. Da notare che il pezzo era giù stato pubblicato nel 2019 come singolo a se stante dove il brano vedeva anche la partecipazione niente di meno che di Angela Gossow (ex- Arch Enemy) come guest (growling) vocalist. Questa versione è una sorta di remake dove però Elize, che era molto presente nel ritornello e nelle strofe originali quasi scompare per dare spazio di più alle voci maschili. Onestamente preferivo la versione del pezzo ma ognuno potrà farsi la sua idea!  “The Game” è un altro solido brano che non aggiunge molto al lotto ma che si fa ascoltare piacevolmente con quel richiamo futuristico alle atmosfere di “The Nexus” che ho apprezzato parecchio. Non mi resta che soffermarmi sui tre brani top di questo disco a partire da “Archangel”, un brano che mantiene tutte le caratteristiche del trademark della band ma aggiungendo per la prima volta una certa oscurità sia nel testo che nell’atmosfera di sottofondo. Certo è difficile prendere sul serio il testo del brano che trovo piuttosto stupido con un collage di parole e frasi super clichè che vorrebbero essere evocative e sinistre ma risultano essere solo alquanto ridicole. In ogni caso va dato atto alla band di aver almeno provato a cercare di adattare il contenuto del testo alla musica che alla fine è la vera componente vincente di questo fantastico brano (testo escluso ovviamente) che diventerà un classico senza ombra di dubbio.  “Fearless” a livello di innovazione non ha nemmeno il fatto di avere un sound particolare. È un classico brano del gruppo che sembra richiamare un pochino le sonorità del primo album dove però tutto funziona e tutto e dannatamente entusiasmante. “Viral” è un mid-tempo meno veloce rispetto agli altri due pezzi ma che fa centro stavolta anche grazie a un testo piuttosto brillante. Giocare sui termini “virus”, “viral” e parole correlate di questo periodo può essere un modo per sdrammatizzare la situazione che stiamo vivendo ma solo se fatto in maniera oculata perché occorre veramente poco per passare attraverso la sottile linea che porta dritti verso il cattivo gusto. In questo caso il “virale” inteso come il brano o video che potrebbe fare il boom su internet è simpatica come idea e magari sarà di buon auspicio per la band.

Insomma “Manifest” è un vero e proprio manifesto del sound degli Amaranthe del 2020 che è il sound che la band ha effettivamente sempre portato avanti e difeso a spada tratta fino ad oggi rendendoli per quanto mi riguarda la migliore band di questo sottogenere, in grado di mischiare così bene elettronica e metal moderno in modo divertente “catchy” e anche questo disco fa il suo lavoro regalandoci una manciata di brani veramente memorabili che senza dubbio ascolterò a ripetizione in macchina con il volume al massimo, quest’anno e negli anni a venire. Ovviamente come tutti gli album della band il songwriting non è mai super costante e spesso la sensazione di banalità e di “già sentito” nelle linee vocali affossano dei brani che altrimenti sarebbero dei veri portenti! In ogni caso pur con i suoi piccoli difetti, “Manifest” è un altro lavoro assolutamente positivo!

VOTO: 7/10

TRACKLIST:

  1. Fearless
  2. Make It Better
  3. Scream My Name
  4. Viral
  5. Adrenaline
  6. Strong
  7. The Game
  8. Crystalline
  9. Archangel
  10. Boom!
  11. Die And Wake Up
  12. Do Or Die

Amaranthe line up:

    • Elize Ryd – vocals
    • Nils Molin – vocals
    • Henrik Englundsson – vocals
    • Olof Morck – guitars
    • Johan Andreassen – bass
    • Morten Lowe Sorensen – Drums