“We were here”: Rock in Roma celebra il symphonic metal

POSTEPAY ROCK IN ROMA:
NIGHTWISH + EPICA + APOCALYPTICA + TEMPERANCE
live @ Ippodromo delle Capannelle, Roma
– mercoledì 8 giugno 2016 – 

 

LIVE REPORT •

Tra i grandi concerti organizzati da Postepay Rock In Roma per quest’estate, quello di oggi, mercoledì 8 giugno, merita una menzione particolare. Probabilmente il symphonic metal non ha mai avuto tanta visibilità in Italia: il successo dilagante che le due band più note del genere (Nightwish ed Epica) stanno avendo ha fatto sì che l’organizzazione abbia potuto portarle entrambe a Roma, sullo stesso palco e lo stesso giorno, insieme ad un’altra band storica, gli Apocalyptica. Come opening act, gli italiani Temperance.

Temperance
Il grande onore di aprire questo fantastico evento se lo sono guadagnato, appunto, i nostrani Temperance. Il loro nome ormai sta diventando ben noto, ma per chi non lo sapesse la band propone un metal decisamente melodico e d’impatto, con varie influenze che vanno dal symphonic al power, fino all’industrial e al rock tradizionale. Dopo aver fatto da spalla a nomi come Within Temptation, Slipknot e Luca Turilli’s Rhapsody, ecco che continuano la loro ascesa con questo importantissimo traguardo. Dopo un’intro di pianoforte e cori di bambini, la band si presenta con “Oblivion”, e subito si svelano le carte: il sound è diretto e coinvolgente, e i quattro musicisti ci sanno davvero fare (l’incidente che il chitarrista Marco ha avuto con la tracolla non ha minimamente compromesso l’esecuzione). La frontwoman, la rossa Chiara, si mostra versatile e sicura di sé, spaziando dal canto moderno a quello classico sfociando anche nel growl in “Hero”; ma il meglio di sé lo dà proprio nel cantato pop/moderno, ingrediente fondamentale della musica del gruppo. Il chitarrista e voce maschile, Marco, è un vero fenomeno da palcoscenico: salta ovunque, coinvolge il pubblico e canta in modo strepitoso, e tutto ciò è solo un contorno alle sue abilità di chitarrista, che si rivelano soprattutto negli assoli. Veramente gradito dal pubblico è il suo gioco di echi vocali prima di “Mr. White”. Una nota tutta particolare va al bassista Luca, anche lui un vero fenomeno, che dimostra che anche in musica apparentemente semplice e diretta c’è un lavoro di fino nelle linee e nei groove di basso (molto bello il solo in “Hero”). Tutto ciò sulle ritmiche sicure ed inossidabili del batterista Giulio, che sostiene il resto della band con sapienza e maestria. I brani hanno strutture semplici, ritornelli super orecchiabili e ritmiche coinvolgenti, ma tutto ciò è attentamente studiato e accompagnato da arrangiamenti non banali. Il set si è composto di brani tratti dai due album della band (“Temperance” del 2014 e “Limitless” del 2015) a cui si aggiunge l’inedito “Unspoken Words”, che sarà contenuto nel prossimo disco della band, “The Earth Embraces Us All”, in uscita per Scarlet Records il prossimo 16 settembre: ha un tocco dal sapore folk, ma la formula di base è la stessa. Tutto il set si snoda tra ritmiche micidiali, ritornelli con efficaci armonizzazioni ed effetti elettronici: non si sa se fare headbanging o ballare, ma non importa, ci si scatena e basta. Il genere da loro proposto può non piacere, ed in più punti il loro sound sembra avvicinarsi un po’ troppo a quello degli Amaranthe, ma una cosa è innegabile: i quattro ragazzi sono dei veri intrattenitori ma soprattutto dei grandi professionisti e musicisti. Meritano tutto il successo che hanno avuto e che avranno.
Purtroppo, causa la tardiva disponibilità delle liste per i pass stampa, molti fotografi non hanno avuto modo di poter seguire la performance del quartetto italiano. Ringraziamo quindi Lisa Berg ed Heavy Worlds per averci cortesemente concesso alcuni scatti.

Setlist:

  1. Intro / Oblivion
  2. Hero
  3. Unspoken Words
  4. Me, Myself & I
  5. Mr. White
  6. Dejavu

TEMPERANCE lineup:

  • Chiara Tricarico – Vocals
  • Marco Pastorino – Vocals, Guitars
  • Luca Negro – Bass
  • Giulio Capone – Drums

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foto: Lisa Berg (per gentile concessione di Heavy Worlds)

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Apocalyptica

Non passa troppo tempo quando sul palco sale il primo dei tre grandi gruppi, i finlandesi Apocalyptica, che tornano in Italia dopo la data milanese dello scorso ottobre. La formazione, unica nel suo genere, apre il set con “Reign Of Fear”, tratta dal loro ultimo lavoro “Shadowmaker” (2015): dirò banalità, ma è impressionante sin da subito vedere come tre violoncellisti classici suonino e tengano il palco alla stregua dei più grandi chitarristi metal, accompagnati solo dalla batteria. Attivi da più di venti anni, ormai hanno dimostrato che si può fare metal anche senza gli strumenti tipici del genere. E che spettacolo! I tre violoncellisti Eicca, Paavo e Perttu saltano in ogni direzione, fanno headbanging e trascinano il pubblico mentre si scatenano sui loro strumenti, trattati alla stregua di chitarre (rigorosamente distorti ed effettati), mentre Mikko alla batteria si scatena come una vera bestia. A completare la formazione c’è il cantante Franky Perez, touring member dal 2014, il quale entra in scena su “I’m Not Jesus” e prosegue su “House Of Chains”: la sua presenza scenica è decisamente ipnotica, scatenata ma anche espressiva e divertente, e le sue doti vocali non hanno bisogno di commenti. La band alterna brani propri a cover di Metallica e Sepultura, con cui si sono guadagnati la propria fama durante gli anni ’90: così, dopo un solo di Perttu, i grandi classici “Master Of Puppets” ed “Inquisition Symphony” fanno scatenare la folla, pur privati della voce e delle chitarre. Ma a cantare questi brani ci pensa il pubblico, così come per la celebre “Bittersweet”, momento più delicato in cui i tre violoncellisti si siedono per eseguire la dolce ballad in versione strumentale. Franky torna sul palco per “Shadowmaker” e “Not Strong Enough”. Dopo “Seek And Destroy” la band saluta il pubblico romano con la loro versione di “Hall Of The Mountain King”, in un crescendo che da sottovoce esplode in un finale energico e folle. Ma non finisce qui: il pubblico chiede il bis, e viene accontentato con un’altra cover (“One”) e con “I Don’t Care”, di nuovo con Franky alla voce. È stupefacente come la band riesca, con l’uso di strumenti così particolari, ad arrangiare ogni pezzo in maniera diversa, coprendo un’ampia gamma di sfumature del metal e del rock: dalla velocità e potenza di “Master Of Puppets”, passando per midtempo più o meno cattive (come “I’m Not Jesus” e “Inquisition Symphony”), fino a momenti di raffinatezza, i ragazzi usano i violoncelli per ritmiche scatenate, per soli virtuosistici, ma anche per tappeti sonori e fraseggi dallo stampo classico. I membri della band sul palco interagiscono, scherzano fra di loro, Perttu si butta per terra e fa la parte del ragazzino capriccioso: la capacità di intrattenere non manca certo a questa band, decisamente unica nel panorama metal. Si potrebbe obiettare che la loro presenza non fosse totalmente adeguata a questa giornata, quasi interamente dedicata a band con voce femminile (forse i Within Temptation o i Delain avrebbero creato una combinazione perfetta), ma carisma e la bravura degli Apocalyptica sono stati uno spettacolo decisamente gradito e sorprendente.

Setlist:

  1. Reign Of Fear
  2. Refuse/Resist (Sepultura cover)
  3. Grace
  4. I’m Not Jesus
  5. House Of Chains
  6. Perttu Doodle
  7. Master Of Puppets (Metallica cover)
  8. Inquisition Symphony (Sepultura cover)
  9. Bittersweet
  10. Shadowmaker
  11. Not Strong Enough
  12. Seek And Destroy (Metallica cover)
  13. Hall Of The Mountain King (Edvard Grieg cover)
  14. One (Metallica cover)
  15. I Don’t Care

APOCALYPTICA lineup:

  • Perttu Kivilaakso – Cello
  • Eicca Toppinen – Cello
  • Paavo Lötjönen – Cello
  • Mikko Sirén – Drums
  • Franky Perez – Vocals

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foto: 
Stefano Panaro

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Epica
È ancora giorno quando, intorno alle 20, l’intro “Originem” fa capire al pubblico dell’ippodromo (ormai numerosissimo) che si ricomincia con la musica. È infatti giunto il momento degli Epica, la celebratissima band symphonic metal olandese, per la loro sesta data italiana dall’uscita dell’ultimo disco “The Quantum Enigma” (2014). Nonostante abbiano suonato così tante volte in Italia nel giro di due anni, la band viene accolta in modo decisamente caloroso dai numerosissimi fan. Come è loro usanza, i membri della band entrano uno ad uno durante l’introduzione, fino all’esplosione di “The Second Stone”: ed è tutto un headbanging quando fa il suo ingresso la frontwoman Simone, accolta con grandi urla. Su questa scia si continua con “The Essence Of Silence”, “Unleashed” e “Storm The Sorrow”, i tre primi singoli estratti dagli ultimi tre album (rispettivamente “The Quantum Enigma” del 2014, “Design Your Universe” del 2009 e “Requiem For The Indifferent” del 2012): la band è in formissima, il pubblico conosce le canzoni e le canta a squarciagola. Mark e Isaac (chitarre) e Rob (basso) fanno come al solito la loro figura, intrattenendo il pubblico con corse e headbanging; il batterista Ariën non smette mai di essere la bestia che gli è valsa il soprannome di ‘The Beast’, con i suoi precisissimi blast beat alternati a ritmiche e fill tecnicamente ineccepibili ma anche di gusto. Coen, il tastierista, fa un uso sempre più largo della sua tastiera portatile circolare, che gli permette la mobilità sul palcoscenico e una maggiore interazione col pubblico. Anche la bella Simone si presenta, come sempre, di gradevole ed elegante presenza, anche se forse un pochino sottotono. L’atmosfera dello show è particolare: è come vedere sul palco persone che si conosco bene, come se il rapporto fra pubblico e musicisti non sia del tipo fan-artista, ma sia una sorta di amicizia, tanto siamo abituati a vedere la band in Italia. Ciò ovviamente non toglie nulla alla reazione del pubblico né alla performace. La scaletta continua con brani classici del repertorio della band, come la storica “Cry For The Moon” (Simone fa cantare al pubblico praticamente tutta l’introduzione) e “The Obsessive Devotion”. I musicisti sono al loro agio, si divertono tra loro, come quando Coen preme le corde della chitarra di Isaac o quando Isaac suona la tastiera, ma soprattutto non perdono l’occasione di interagire col pubblico, tanto che su “Sancta Terra” il pubblico in prima fila si ritrova Isaac e Coen davanti la transenna. La vera pecca dello show è la scaletta: a parte forse per “Chemical Insomnia”, sono stati suonati tutti brani già eseguiti in tutte le cinque precedenti date italiane; e dato che sicuramente i fan presenti li avranno già visti nell’ultimo tour, sarebbe stato auspicabile qualche colpo di scena. Ad esempio, i fan (sottoscritto compreso) speravano in duetto con Floor Jansen su “Sancta Terra” (come nel dvd live “Retrospect”), ma la cosa non è accaduta. Senza nulla togliere alla performance degli Epica, si è seguito un copione ormai obsoleto, nelle canzoni e nei gesti sul palco, ed in qualche modo la band sembrava consapevole di ciò durante l’esibizione. Le novità però sono nell’aria: il prossimo 30 settembre uscirà il loro nuovo album “The Holographic Principle”, e Simone annuncia che torneranno in Italia per presentarlo. Come di consueto, la scaletta si conclude “Consign To Oblivion”: quale miglior momento, per Mark, per invocare un wall of death, che viene eseguito dal pubblico appena il pezzo esplode dopo l’introduzione. Con l’esplosivo crescendo finale del pezzo la band si congeda, troppo presto per una band di tale calibro.

Setlist:

  1. Originem
  2. The Second Stone
  3. The Essence Of Silence
  4. Unleashed
  5. Storm The Sorrow
  6. The Fifth Guardian
  7. Chemical Insomnia
  8. Cry For The Moon
  9. The Obsessive Devotion
  10. Victims Of Contingency
  11. Sancta Terra
  12. Unchain Utopia
  13. Consign To Oblivion

EPICA lineup:

  • Simone Simons – Vocals
  • Mark Jansen – Guitars, Harsh vocals
  • Isaac Delahaye – Guitars, Harsh vocals
  • Rob van der Loo – Bass
  • Coen Janssen – Keyboards
  • Ariën van Weesenbeek – Drums

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foto: Stefano Panaro

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Nightwish
In qualsiasi altra occasione, si sarebbe stati appagati anche solo della musica ascoltata fino a questo momento. Ma non oggi: il bello deve ancora venire. Nonostante le lunghe ore di concerto (e di fila pre-concerto), il pubblico è ancora pieno di energia, in attesa del gran finale. Parte l’introduzione orchestrale: il momento è giunto, e i membri della band entrano sul palco accolti dalle urla del pubblico (peccato che la registrazione si è inceppata in paio di punti!). Ma ecco le parole di Dawkins: neanche il tempo di realizzare, e “Shudder Before The Beautiful” esplode a tutta carica insieme ai fuochi d’artificio. Entra Floor: il pubblico impazzisce. Eccoli lì sul palco, i Nightwish, in tutto il loro splendore e con tutta la loro energia. La combo iniziale “Shudder Before The Beautiful” e “Yours Is An Empty Hope” (tratte dall’ultimo disco “Endless Forms Most Beautiful” del 2015) fa letteralmente infiammare la folla, più dei giochi pirotecnici che si susseguono in maniera spettacolare. Assistiamo ad un grande spettacolo, dove ci si scatena, si fa headbanging, ma si balla anche, e soprattutto ci si commuove. La Jansen ha la statura di una dea, ma una dea decisamente umana, nel modo in cui convoglia al pubblico le emozioni dei brani composti da Tuomas; ed eccolo lì Tuomas, sempre sorridente e soddisfatto. Il chitarrista Emppu è sempre super divertito e scorrazza qua e là per il palco: vederlo è sempre una grande gioia. E che dire di Marco, il bassista e cantante vichingo più famoso al mondo, con la sua energia e grande presenza. Dietro le pelli troviamo di nuovo Kai Hahto (Wintersun) in sostituzione di Jukka, ma l’intesa con i membri della band ormai è decisamente consolidata. Ed ecco che entra anche il sesto membro della band, il polistrumentista Troy, responsabile delle sezioni più folk della band: con “My Walden” si salta e si balla. Tutto lo show è un concentrato di emozioni diverse, ma tutte intense: ci sono i momenti di spensieratezza e divertimento (come con “Élan” e “Alpenglow”), i momenti di grande fomento (“Weak Fantasy”), i recuperi nostalgici del passato (con “Stargazers” e “She Is My Sin”). Ma ciò che rende grandissima la musica dei Nightwish è l’imponenza emotiva dei brani più personali composti da Tuomas, eseguiti magistralmente dalla band ed interpretati in maniera commovente da Floor. Mi riferisco a pezzi come “Ever Dream” e l’immancabile “Ghost Love Score”, in cui le emozioni si tramutano in suoni che a loro volta restituiscono emozioni ingigantite. La scaletta è decisamente funzionante: si alternano momenti delicati e momenti di potenza, pezzi immancabili come la famosissima “Nemo” e altri meno usuali come “Sahara” (tratta da “Dark Passion Play”), durante la quale viene proiettato il volto di Sharbat Gula (la celebre ragazza afghana) ad occhi chiusi. Le proiezioni coronano perfettamente l’intera atmosfera, presentando elementi naturali, animali, ingranaggi e paesaggi. Con “I Want My Tears Back” il pubblico è invitato a saltare, e la folla è in completo delirio: la carica e l’euforia che questo pezzo dà in ogni live è inarrivabile. Con “Last Ride Of The Day” ormai siamo quasi alla fine: ecco infatti che, sulle note della cornamusa di Troy, arriva “The Greatest Show On Earth”, purtroppo privata della sezione introduttiva al pianoforte. Il brano colossale ha un impatto micidiale, è tutta una tensione verso il grande finale. Immagini della terra e della natura si alternano a proiezioni di scene di guerra e di monumenti distrutti: tutta la storia dell’umanità, dalle origini sino ai giorni nostri, ripercorsa in un unico brano. La gioia della vita, l’orrore delle catastrofi, la celebrazione del progresso e la riscoperta delle emozioni e di tutto ciò che ci unisce, tutto condensato in questo finale, che culmina su quelle parole che ormai sono diventate uno slogan: “we were here”. Sullo schermo vengono proiettati volti di persone di ogni età e provenienza. Non ho altre parole per descrivere la totalità della musica dei Nightwish e il modo in cui questa totalità venga trasmessa nei loro live. Un concerto dei Nightwish non è un semplice concerto: lo definirei, appunto, un’esperienza totale.

Setlist:

  1. Shudder Before The Beautiful
  2. Yours Is An Empty Hope
  3. Ever Dream
  4. Storytime
  5. My Walden
  6. Élan
  7. Weak Fantasy
  8. 7 Days To The Wolves
  9. Alpenglow
  10. Sahara
  11. She Is My Sin
  12. I Want My Tears Back
  13. Nemo
  14. Stargazers
  15. Ghost Love Score
  16. Last Ride Of The Day
  17. The Greatest Show On Earth

NIGHTWISH lineup:

  • Floor Jansen – Vocals
  • Tuomas Holopainen – Keyboards
  • Emppu Vuorinen – Guitars
  • Marco Hietala – Bass, Male vocals
  • Kai Hahto – Drums (in sostituzione di Jukka Nevalainen)
  • Troy Donockley – Uillean pipes, Tin whistle, Low whistle, Acoustic and electric guitar, Backing vocals
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foto: 
Stefano Panaro