Warrel Dane – il mondo dei Nevermore al Colony

WARREL DANE + LEHMANN
live @ Circolo Colony, Brescia
– domenica 18 settembre 2016 – 

 

LIVE REPORT •

Era il 1988 quando, nel corso del loro primo tour al seguito di Megadeth, Testament e Nuclear Assault, ebbi l’occasione di poter assistere ad un concerto dei grandiosi Sanctuary di Warrel Dane. La band poi si sciolse (per riunirsi, nuovamente, in tempi recenti), ma Warrel continuò la sua carriera di musicista e, fortunatamente, per noi metalheads ci furono in seguito altre occasioni per vedere il sensazionale cantante sui palchi italiani, grazie ad un’altra band seminale dell’american metal: i Nevermore.
Proprio di questi ultimi ricorre il quindicesimo anniversario della pubblicazione dello storico album “Dead Heart In A Dead World”, per il quale Dane ha intrapreso un tour celebrativo in cui suonerà per intero questo capolavoro ed una manciata di altre sue canzoni tratte dall’unico disco solista pubblicato finora. Ed allora eccoci al Circolo Colony di Brescia per la seconda data che l’artista di Seattle terrà nel nostro Paese. Un evento imperdibile per tutti i suoi fan.

Lehmann
Arrivano dall’Emilia Romagna, si chiamano Lehmann e sono veramente incazzati! Già con l’iniziale “Gemini” comincia un martellamento sonoro “very ignorant” (come spesso mi piace descrivere questo tipo di sound che bada essenzialmente al sodo). I cinque ragazzi salgono a bordo di una immaginario mezzo corazzato e cominciano il loro lavoro di demolizione lanciando bordate a tutto spiano. Tra i furibondi riff di chitarre (quelle di Neil Grotti e Ivan Demichev), le travolgenti cavalcate di Raf Guarino col suo basso, i ritmi prorompenti del feroce drumming di Claudio Tirincanti, il combo mette in moto un’autentica macchina da guerra inarrestabile e distruttiva che, sotto il comando del leader Mat Lehmann, lancia micidiali e violenti attacchi. Mat impartisce gli ordini con la sua voce autoritaria, a volte ruggente ed imperiosa, ma a tratti anche ironica e beffarda. Ottima la loro capacità di affrontare “il campo di battaglia” su più fronti, passando così dalla potenza di pezzi più estremi come “The Secret”, alle tendenze industrial di “Sunday I’ll Be Dead” e sparando qua e là anche qualche bomba di tecnologia più moderna, come l’inedita “Reddish Planet”. Insomma, il loro raggio d’azione colpisce a 360° e, ovviamente, non fanno prigionieri. Crudeli!

Setlist:

  1. Gemini
  2. The Secret
  3. Sunday I’ll Be Dead
  4. Lehmanized
  5. Creatures Of The Night
  6. Reddish Planet
  7. Like A Rock

LEHMANN lineup:

  • Mat Lehmann – Vocals
  • Neil Grotti – Guitars
  • Ivan Demichev – Guitars
  • Raf Guarino – Bass
  • Claudio Tirincanti – Drums
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foto: Raffaele Godi

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Warrel Dane
Il Colony, nel frattempo, va man mano riempiendosi. Quel che si nota è che il pubblico sembra essere composto più da ragazzi generazionalmente vicini ai Nevermore, piuttosto che da chi, anagraficamente parlando, ha vissuto musicalmente anche gli anni ’80 dei Sanctuary.
L’acustica “Precognition” accompagna, tra gli applausi, l’ingresso della band e si parte con “Narcosynthesis”: la voce rabbiosa e al contempo drammatica di Warrel scuote il club bresciano, e il pubblico lo sostiene con forza cantando in coro con lui. Ed è lo stesso frontman che ci invita a dare il via al vortice umano che si scatena al ritmo della straripante “We Disintegrate”: il chaos regna sovrano!
E poi tutti a saltare su “Inside Four Walls”, con il roccioso drumming di Marcus Dotta che detta il ritmo del nostro convulso jumping.
Tutta la band mette in mostra una violenza irrefrenabile, come su “The River Dragon Has Come”, dove le terrificanti rasoiate inflitte dalle chitarre di Johnny Moraes e Thiago Oliveira, mietono vittime senza pietà alcuna: due serial killer che fanno sembrare Jack lo Squartatore un semplice intarsiatore armato di taglierino! Viene da chiedersi se, in un ipotetico confronto, gli stessi Nevermore sarebbero stati all’altezza dei ragazzi brasiliani…
Il longilineo singer dedica a tutte le ragazze presenti in prima fila la più “delicata” (ma è un puro eufemismo) “The Heart Collector”: le sue atmosfere, a tratti cupe e malinconiche, danno modo a Warrel di sfoggiare la sua duttilità vocale. Certo, le tonalità stratosferiche di tanti anni fa non ci sono più (quelle di “Battle Angels” tanto per intenderci), ma il groove che sfodera su pezzi come “Engines Of Hate” è impressionante e mette in luce tutta la sua aggressività canora.
“A long time ago…” – ci dice Warrel parafrasando la famosa frase di apertura di Guerre Stellari – “…in a galaxy far far away… there is a band called Simon & Garfunkel…”: è il momento di “Sound Of Silence”, rielaborazione del celebre pezzo del popolare duo statunitense… e se il silenzio suona cosi, allora… godiamocelo!
Traccia dopo traccia ci si avvicina alla fine dell’album ed il basso profondo e misterioso di Fabio Carito (che sfoggia una maglia azzurra sulla quale campeggia la scritta Italia) ci fa immergere in quei paesaggi oscuri ed apocalittici della title track “Dead Heart In A Dead World”, cantata all’unisono da tutti e che infiamma il pubblico innescando l’ennesimo incontrollabile pogo in platea.
Come il disco originale, finisce così, nell’ovazione generale, la prima parte del loro show. Una breve e meritata pausa, permette a loro (e anche a noi) di tirare un po’ il fiato prima che i cinque riprendano a schiaffeggiarci con tutta la loro cattiveria. Il tempo di una birra ed eccoli ripartire con “Enemies Of Reality” tratta dall’omonimo album, e poi continuare con “As Fast As The Others”, nuovo brano che sarà presente sul prossimo album, dove ancora una volta il duo Moraes / Oliveira ci trafigge con i riff taglienti delle loro chitarre. Micidiali!
C’è spazio anche per alcuni estratti dal primo lavoro solista di Warrel, “Praises To The War Machine”, e così ecco un tris d’assi come “Brother” “When We Pray” e “August”, prima di chiudere nell’apoteosi totale con “Born” che mette la parola fine al massacro sonoro a cui siamo stati sottoposti. Impressionanti!
Non sempre capita di poter assistere ad un concerto così intenso che non ha mai offerto un momento di flessione. Warrel ha dato prova che ci sono dischi che rimarranno per sempre immortali e che, a distanza di tempo, non sembreranno mai obsoleti o fuori moda, e che resteranno sempre nei cuori dei propri fan. Peccato non aver potuto riascoltare, come invece era stato annunciato, anche alcune delle pietre miliari dei memorabili Sanctuary, sarebbe stata la ciliegina sulla torta, ma questo potrebbe essere un motivo in più per farlo tornare prossimamente sulle scene italiane con la rediviva sua prima band.
Un grazie va senz’altro al Circolo Colony per aver portato qui da noi un carismatico personaggio come Warrel Dane, capace ancora di lasciare un segno indelebile su ognuno di noi.

Setlist:

  1. intro: Precognition (Nevermore song)
  2. Narcosynthesis (Nevermore song)
  3. We Disintegrate (Nevermore song)
  4. Inside Four Walls (Nevermore song)
  5. Evolution 169 (Nevermore song)
  6. The River Dragon Has Come (Nevermore song)
  7. The Heart Collector (Nevermore song)
  8. Engines Of Hate (Nevermore song)
  9. The Sound Of Silence (Simon & Garfunkel cover)
  10. Insignificant (Nevermore song)
  11. Believe In Nothing (Nevermore song)
  12. Dead Heart In A Dead World (Nevermore song)
  13. Enemies Of Reality (Nevermore song)
  14. As Fast As The Others
  15. Brother
  16. When We Pray
  17. August
  18. Born (Nevermore song)

WARREL DANE lineup:

  • Warrel Dane – Vocals
  • Fabio Carito – Bass
  • Johnny Moraes – Guitar
  • Thiago Oliveira – Guitar
  • Marcus Dotta – Drums
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foto: Raffaele Godi