WACKEN OPEN AIR 2019 – Un trentennale esplosivo!

WACKEN OPEN AIR 2019
live @ WOA, Wacken (Germania)
– 1-2-3 agosto 2019 –

 

LIVE REPORT •

Un altro agosto, un altro Wacken… per il sottoscritto ormai arrivato alla sua settima edizione consecutiva passare i primi giorni di agosto in un posto diverso da quello del “Holy Ground” del Wacken Open Air è diventata ormai cosa neanche lontanamente pensabile. Perché solo chi è amante del Metal e ci è stato almeno una volta può capire quella che è l’esperienza del festival tedesco giunto alla sua trentesima edizione. Ad ogni modo per tutti coloro che non ci sono mai stati o che semplicemente non hanno presenziato quest’anno cercherò in questo report di raccontarvi il mio Wacken 2019. Premesso che anche quest’anno ho scelto di stare in un BNB in un paesino vicino Wacken (Elmshorn) piuttosto che stare in campeggio (da notare che questa scelta è possibile dato che i collegamenti tra Wacken e i paesini vicino ci sono e sono piuttosto efficienti ) passiamo al racconto del festival giornata per giornata partendo dal primo giorno ufficiale, il giovedì, giornata in cui per la prima volta viene aperto lo “Stage Area” con i tre palchi principali del festival (gli adiacenti “Faster” e “Harder” che si alterneranno nel far suonare le band e il “Louder”, palco leggermente più piccolo rispetto ai precedenti due che è leggermente spostato sia come posizione che come angolazione rispetto ai due mainstages). Da aggiungere soltanto che i palchi non si limitano a questi tre ma ce ne sono svariati altri come i due al chiuso (“W.E.T” e “Headbanger’s Stage”), oltre che il “Beergarden” e il “Wackinger” dove suonano gruppi minori. 150 band in tutto e tutti i sottogeneri del metal sono rappresentati. Ma il Wacken non è solo concerti, perché le cose che si possono fare sono infinite, in un area così grande che chi non ci è mai stato difficilmente potrà immaginarsela. Quest’anno hanno anche reintrodotto il mega tendone di Cd e Magliette che per qualche anno era stato assente che è una vera manna dal cielo per tutti i collezionisti come me (da notare che nell’area concerti c’è comunque il mega tendone della Nuclear Blast con un’altra valanga di cd). Il punto forte poi è che le code al Wacken sono quasi inesistenti quando si parla di cibo perché gli stand sono talmente tanti e talmente vari (dagli hamburger agli hot dog ai kebab ai piatti asiatici alla pizza al fish and chips ai frozen yogurt per non parlare di tutti i piatti più tipicamente tedeschi a base di carne) che è impossibile perdere più di cinque minuti nel comprare del cibo. Se poi dovessi parlare di tutte le attività che si possono fare la lista riempirebbe più pagine (dallo yoga , al cinema ai tornei di calcetto per dire) ma dato che questa è una webzine musicale mi concentrerò su tale aspetto: i concerti.

Day One – Giovedì 1 agosto
Le previsioni meteo non promettono nulla di buono sia per la giornata di giovedì che per le successive e ci si aspetta un Wacken piovoso e fangoso come da tradizione. Eppure la giornata di giovedì non vede cadere nemmeno una goccia di pioggia con il tempo che si alterna tra sole e nuvole. Il bill come tutti gli anni si apre con gli Skyline band dei fondatori di Wacken che ogni anno si divertono ad inaugurare il Wacken a suon di cover e ospiti illustri. Quest’anno avremo sul palco con loro Doro Pesch (d’altronde quando non suona con la sua band Doro è sempre presente nel festival almeno come ospite), che ci proporrà l’inno “All We Are” dei Warlock oltre che Gus G ex-chitarrista di Ozzy che scalderà il pubblico con la celeberrima “Crazy Train”. Gli Skyline ci propongono una Fear Of The Dark degli Iron Maiden oltre che una inusuale (per il contesto) “In The End” dei Linkin Park oltre che ben due brani scritti appositamente per questo trentesimo anniversario, degli anthem da cantare tutti insieme i cui testi vengono proiettati sugli schermi per coinvolgere di più il pubblico. Seguono i Beyond The Black band guidata dalla bella e carismatica Jennifer Haben che ormai sembra che abbiano preso casa al Wacken dato che hanno suonato al festival in tutte le edizioni dal 2014 in poi tranne che in quella del 2018. Dunque una band che sembra essere parecchio “spinta” e forse anche grazie a questo che stanno avendo un discreto successo specialmente in Germania mentre nel resto d’Europa hanno avuto già l’opportunità di andare in tour come gruppo di supporto di band del calibro di Nightwish, Within Temptation e Epica. In ogni caso per chi ama il Symphonic Metal i BTB sono una buona band. Oggi avranno una scenografia ispirata all’ultimo disco “Heart Of The Hurricane”, da cui estrarranno la title-track, “Hysteria”, il singolo “A Million Lightyears” prima di passare ad altri pezzi estratti dai loro precedenti album come “Shine And Shade” , In The Shadows”, Halleluja” e “Lost in Forever”. La performance viene impreziosita con una cover dei Motorhead, “Love Me Forever”, in cui Jennifer accompagnata da delle braci ardenti sul palco mentre suona il pianoforte tributa Lemmy in questa struggente ballad. Per il resto la performance è esplosiva accompagnata da fuoco e fiamme. Passo al “Louder” per godermi i Testament e qui la prima “falla” della giornata. Se con i Beyond The Black si stava relativamente larghi sotto il palco il “Louder” era completamente preso d’assalto dai fan per vedere lo show della band statunitense. Mi chiedo allora il perché del confinare una band così importante su un palco minore rispetto a quello dato ai Beyond The Black? Non sarebbe stato più giusto far aprire il festival ai Testament sul palco principale? Mistero. In ogni caso la calca è enorme ed è difficile avvicinarsi e la band offre la stessa prestazione maiuscola di Bologna appena un mese prima. Chuck Billy come al solito sempre un frontman eccezionale per carisma e il pubblico va in delirio su una scaletta strapiena di classici come “Into The Pit”, “Over The Wall”, “The Preacher”, “Disciples Of The Watch”, “D.N.R”, Practice What You Preach” assieme a un paio di estratti dall’ultimo disco in studio ( “Pale King” e “Brotherhood Of The Snake”). Diciamo che me li sono goduti di più in altre occasioni per via della calca enorme in ogni caso gran concerto. Ci si dirige ora verso il “Harder Stage” per seguire il concerto di una di quelle band che mi hanno accompagnato sin da quando avevo 15 anni: Gli svedesi Hammerfall. Memore del grande concerto a Trezzo sull’Adda dell’anno scorso e della grande prestazione al Wacken 2014 dove suonarono tutto “Glory To The Brave” ero molto entusiasta all’idea di rivederli. Stavolta però la scaletta ha avuto la pecca di tralasciare quasi interamente i primi due dischi della band e limitandosi alle sole “Renegade”, “Riders Of The Storm” e Hearts” On Fire” dai due dischi successivi e questo è un vero peccato dato che la band svedese per chi scrive, il meglio lo ha dato proprio in quegli album. La band tuttavia è in palla, Joakim Cans sempre pronto a scherzare con il pubblico e la band riceve un grande calore dal pubblico pronto a sostenerli a suon di Crowdsurfing e boati. La band pesca un po’ da tutto il proprio catalogo passando dall’immancabile “Blood Bound” a “Hector’s Hymn” a “Any Means Necessary” fino ad arrivare alla recente “We Make Sweden Rock”. Altro concerto e altra band Svedese il cui frontman si chiama anche lui Joakim. Stavolta il cognome è Broden e il gruppo in questione sono i Sabaton super headliner di questa giornata dove il gruppo suonerà addirittura su due palchi in contemporanea (“L’Harder” e il “Faster”) un po’ come fecero i Savatage con la Trans-Siberian Orchestra nel 2015. I Sabaton tutto questo possono permetterselo avendo raggiunto una fama invidiabile in tutta Europa, specialmente in Germania dove il loro ultimo disco “The Great War” ha debuttato addirittura al primo posto. Il sottoscritto già 45 minuti prima dell’inizio dello show cerca di farsi largo nello spazio centrale tra i due palchi… impossibile! È già tutto bloccato da un fiume di fan. Così dopo qualche sforzo riesco ad ottenere una buona posizione sotto il palco di destra coperto da un telone col logo della band. La curiosità e l’adrenalina sono a mille per scoprire cosa ci riserveranno i Sabaton nei vari palchi. Con un quarto d’ora di ritardo inizia il concerto; il palco di sinistra è dove suona la band con tanto di trincee, carri armati, un coro , e una marea di fuochi mentre il palco di destra… è quasi vuoto ! una trincea e una batteria è montata ma nessuno ci suona! Vi è giusto un maxischermo dove vengono proiettate dei video ad accompagnare le canzoni. Per fortuna che dopo 45 minuti ecco che la band si divide occupando simultaneamente tutti e due i palchi e chiamando alcuni vecchi membri dei Sabaton a suonare i pezzi. Da qui in poi il concerto diventerà uno dei più memorabili mai visti a Wacken a maggior ragione per un super fan come me. Lo spettacolo è pazzesco la band suona due ore con una scaletta che copre quasi tutti i loro album (strano che l’unico che viene lasciato fuori è “Coat Of Arms” che per chi scrive è anche uno dei migliori). In ogni caso si parte con “Ghost Division”, si prosegue con “Fields Of Verdun”, “The Great War”, “The Red Baron” ,“The Art Of War” , “40:1”, “The Price Of A Mile” , “Lion From The North”, “Carolus Rex”, “Nightwitches” “Swedish Pagans” “Primo Victoria”, “To Hell And Back” e molte altre. Difficile spiegare a parole l’emozione di vedere i Sabaton in un contest così grandioso. Senza contare la simpatia di Joakim e Par. I Sabaton hanno veramente conquistato Wacken!


Day Two – Venerdì 2 agosto
Alle 9.30 di mattina siamo già al Wacken per quella che si preannuncia una giornata veramente impegnativa. Alle 10.30 aprono i mainstages e noi ci fiondiamo in prima fila sotto al “Louder” dove da li a poco si sarebbero esibite una delle mie band preferite uscite fuori negli ultimi anni; gli Ucraini Jinjer . Con il loro connubio di Progressive, Djent e Groove Metal hanno portato una ventata d’aria fresca al genere e si stanno meritando tutto il successo che stanno avendo. Il loro set è di solamente 45 minuti ma che i nostri sfrutteranno alla grande. I Jinjer sul palco sono una macchina da guerra dove spicca la bravura e la presenza scenica della cantante Tatiana Shmaylyuk vestita con una peculiare tuta color oro che non sta un attimo ferma per tutto il concerto mostrandoci tutte le sue abilità nel passare dal clean al growl in maniera impeccabile. Altro perno fondamentale della band è il bassista Eugene Abidiukhanov anche lui sempre in preda ad un forsennato headbanging e nel tessere delle ritmiche di basso altamente complesse. La band si concentra molto sul loro ultimo EP “Micro” dove estrarranno tutte e quattro i pezzi contenuti in esso. Verranno anche suonate “Words Of Wisdom” , “I Speak Astronomy” e “Pisces” dal loro ultimo disco in studio e “Who Is Gonna Be The One” dall’album di debutto. Grandiosi! Poco dopo inizio ad avvicinarmi al “Faster” dove da li a poco suoneranno gli svizzeri Eluveitie . Nel frattempo mi seguo una parte del concerto dei Queensrÿche di Todd La Torre che propongono una setlist piena zeppa di pezzi dell’era d’oro della band . Avremo quindi le varie “Queen Of The Reich”, “Operation Mindcrime”, “Empire” , “Eyes Of A Stranger”, “Jet City Woman” assieme a pezzi più recenti. Todd La Torre si dimostra un ottimo cantante e il concerto scorre via piacevolmente. Gli Eluveitie con la nuova formazione che vede tra le file la Belga Fabienne Erni come voce femminile al posto di Anna Murphy parte circondata da una valanga di fumo e sullo sfondo la copertina dell’ultimo disco “Angegnatos”. Le nubi sopra Wacken si fanno sempre più fitte il che rende l’atmosfera perfetta per il folk metal degli svizzeri che purtroppo però verranno interrotti a circa metà della loro setlist dove uno speaker del Wacken avvertirà che una tempesta è in arrivo e che i concerti verranno sospesi. Con grande amarezza mi trovo un riparo e guardo impotente il telone con il logo dei Cradle Of Filth (la prossima band che avrebbe suonato e fra l’altro una delle mie preferite del bill) che viene abbassato. L’allarme diventa più serio e presto tutto il Wacken viene evacuato. Alla fine il risultato di questo allarmismo sono state poche gocce di pioggia… nessuna tempesta niente. E pensare che in tutti gli anni precedenti del Wacken ho assistito a piogge torrenziali e fango fino alle ginocchia senza che mai nessun concerto venisse interrotto. Quello che penso è che l’organizzazione si sia fatta condizionare dagli eventi accaduti al celebre festival tedesco “Rock Am Ring” dove alcuni fulmini hanno causato la morte di un ragazzo e diversi feriti. Infinite polemiche sono apparse sui vari social network tra chi difendeva l’organizzazione e chi no ma alla fine tutto è ripreso . Alle 18 mi guardo parte dello show degli Anthrax che sono sempre coinvolgenti dal vivo. Finalmente è l’ora dei Within Temptation. La sfortuna ha voluto che i Cradle OF Filth siano stati spostati al chiuso proprio durante l’esibizione della band olandese e dovendo prendere una decisione ho deciso di seguire la band di Sharon & Co che porta con se una bella scenografia ricca di video proiezione e con tanti fuochi. Il pubblico è tutto con loro a testimonianza del fatto di quanto questa band sia cresciuta come popolarità anche in Germania. La band ci propone diversi pezzi dall’ultimo disco “Resist” che vira un pochino dal solito Symphonic Metal della band avendo un approccio più diretto e a tratti elettronico. E così ci vengono proposte “The Reckoning” , “Raise Your banner”, “Supernova” , “Mad World” assieme ad altri capisaldi della band come “Stand My Ground”, “What Have You Done”, “Faster” , “In The Middle Of The Night”, “Paradise” , “Mother Earth” e una versione acustica di “Ice Queen”. Seguono nel ruolo di primo headliner della serata quella che è stato il concerto rivelazione del Wacken ; i Demons & Wizards , progetto di Hansi Kursh e John Shaffer di rispettivamente mastermind di Blind Guardian e Iced Earth. Questa band non l’ho mai apprezzata particolarmente in studio pur essendo un grandissimo fan delle rispettive band dei due leader. Eppure questo concerto mi ha preso tantissimo. La scenografia è stata veramente suggestiva con il backdrop della copertina del primo disco della band e una specie di cimitero sul palco. Hansi Kursh e John Schaffer (che vedo per la prima volta con i capelli corti) sono dei mostri di carisma e tengono tutto il pubblico nelle loro mani. E se ci mettiamo che tra le varie “Crimson King” , “Heaven Denies” e “Fiddler Of The Green” i nostri suoneranno anche due pezzi dei Blind Guardian (“Valhalla” e “Welcome To Dying””) e due degli Iced Earth (“Burning Times” e “I Died For You”, quest’ultima scelta da Hansi che ha rivelato come questa sia la sua song preferita degli Iced Earth) capirete come il concerto in questione sia stato veramente qualcosa di speciale. È giunta l’ora del concerto che attendevo più di tutti da parte di una band che mi ha accompagnato sin da quando avevo sedici anni e che stasera saluterò per sempre. Si tratta degli Slayer che stasera suoneranno nella loro penultima data in Europa prima di abbandonare il nostro continente per sempre. E non esagero se dico che questo è stato il miglior concerto che abbia mai visto da parte della band Americana (anche meglio di quando li vidi in formazione originale). Forse per l’aura speciale che circondava questo show ma i nostri hanno pestato per un ora e mezza senza sosta con una scaletta che non lasciava respiro eccetto per le solite “South Of Heaven”, “Dead Skin Mask” e “Seasons In The Abyss” (mettiamoci anche “Gemini” e “Mandatory Suicide”). Il resto è stato pura violenza inaudita dall’inizio alla fine con un Tom Araya in forma smagliante sia fisicamente (visibilmente dimagrito e quasi senza barba tanto che sembrava proprio ringiovanito) che vocalmente e un Kerry King e Gary Holt che rappresentano le solite garanzie. La scenografia macabra come nello stile della band viene introdotta da un telone con delle croci che piano piano si capovolgono finchè il telone cade e la furia di “Repentless” si abbatte su di noi. Tom parla poco molto poco, ma il suo sguardo dice tutto e alla fine della show l’espressione del suo viso è inequivocabilmente malinconica per tutto ciò che sta per lasciare. Durante il concerto il pubblico poga, fa stage diving mostra tutta la sua passione sulle note di pezzi che hanno fatto la storia del nostro genere come “Postmortem” , “War Ensemble”, “Chemical Warfare”, “Hell Awaits” “Raining Blood” , “Angel Of Death” senza contare le più recenti “Hate Worldwide”, World Painted Blood” e “Disciple”. L’intensità è da pelle d’oca e il concerto finisce con una lunghissima ovazione a una band straordinaria e irripetibile e probabilmente la più influente di sempre quando si tratta di metal estremo. Sicuramente il mio concerto Top del Wacken di quest’anno. Con un velo di tristezza nel cuore mi accingo a vedere l’ultima band della giornata e anche qui, una delle mie preferite di sempre; gli svedesi Opeth . La band porta una scenografia minimale con solo un telone con il logo della band dietro le spalle. Mikeal Akerfeldt di presenta con una giacchina marrone e una camicia e sempre pieno della sua solita verve umoristica che ci fa ridere nel mezzo di ogni canzone. I nostri ci propongono una setlist ben bilanciata tra alcuni pezzi più recenti marcatamente più progressive Rock come “Sorceress”, “Cusp Of Eternity” e “The Devil’s Orchard” assieme a capisaldi del progressive/death Metal come “Heir Apparent”, “The Drapery Falls”, “Ghost Of Perdition”e “Deliverance”, assieme alla malinconica “In My Time Of Need”. Peccato veramente per l’assenza totale di pezzi da “Still Life” (il mio album preferito degli Opeth) che oltretutto quest’anno compiva vent’anni. Mikeal stasera l’ho trovato un pochino sottotono nelle parti in growl che ormai si sa, non è più un territorio dove si sente a suo agio.


Day Three – Sabato 3 agosto
Sabato per il sottoscritto è stata una giornata molto più leggera sia per il fatto che iniziavo ad accusare tantissimo la stanchezza, mi ero raffreddato e alla stesso tempo ustionato e sia perché il programma non offriva troppo che mi interessasse. Iniziamo con I Battle Beast che offrono un grande spettacolo con il loro Heavy/Power infarcito di Tastiere. La cantante Noora Louhimo con la sua voce e il suo carisma è la vera “bestia da battaglia” della band e la vera trascinatrice. Peccato che i nostri ci propongano quasi solo esclusivamente pezzi dagli ultimi due dischi, tralasciando quasi completamente gli album scritti con la vecchia formazione in cui militava il mastermind degli attuali “Beast In Black”. Comunque non ci si lamenta dato che pezzi come “Beyond The Burning Skies” , “King For A Day”, “Familiar Hell”, “Endless Summer”, “Eden” risultano catchy e trascinanti , mentre “Golden Hoard” e “Bastard Son Of Odin” sono decisamente più tirate. Nel tardo pomeriggio assisto allo show dei Septic Flesh altra band insieme ai Demons & Wizards che non avevo mai visto dal vivo. La band Greca con il loro Symphonic Death Metal ha radunato un gran numero di fan e ha offerto uno show maiuscolo per intensità ed atmosfera. Da notare che tutte le parti in pulito affidate a Sotris Anunnaki in studio, data l’assenza del musicista dai tour vengono riproposte dal cantante principale e riadattate alla sua voce in growl facendo perdere un pochino quella particolarità della doppia timbrica vocale. Sulla celebre “Anubis” invece i cori saranno registrati . Per il resto la band si concentra sull’ultimo disco “Codex Omega” da cui verranno estratte “Martyr” e “Dark Act” e su altri pezzi celebri come “Communion”, “Prototype” e la monumentale “The Vampire From Nazareth”. Band che apprezzo moltissimo su disco e ancora di più dal vivo. Siamo giunti quasi alla fine. Assisto a mezz’ora dello show dei Powerwolf altra band adorata in Germania che con i loro costumi, rituali ecclesiastici, facepainting e quant’altro ci offrono uno show coinvolgente con pezzi come “Amen And Attack” e “Army Of The Night”. Mi sarebbe molto piaciuto vedere interamente il loro show ma questo purtroppo combaciava con quello degli Olandesi Delain che anche loro al chiuso e orfani da poco della chitarrista Merel Bechtold ci regalano uno show intenso con alcuni guest già presenti nei loro live album. La band con il suo Symphonic Metal dalle venature Pop conquista il pubblico anche grazie alla bellezza e al carisma di Charlotte Wessels che ovviamente si sente molto onorata di poter partecipare a questo festival. La band promuove molto l’ultimo disco in studio “Moonbathers” da dove verranno estratte “Hands Of Gold”, “Suckerpunch”, “The Glory And The Scum” e “Fire With Fire”. Molto bella anche la iper sinfonica “Masters Of Destiny” e convincenti le varie “We Are The Others”, “Pristine”, “Mother Machine” e la guitar oriented “Here Come The Vultures”. Dopo I Delain decido di Saltare lo show dei Saxon perchè iniziavo veramente a sentirmi poco bene e così me ne sono tornado in albergo. Ancora una volta è stato un Wacken memorabile e nonostante le polemiche per via dell’interruzione dei concerti (fattore che non sembra aver scoraggiato i Wackeniani dato che l’edizione del 2020 è andata sold out in appena 21 ore dalla messa in vendita dei biglietti) è stato un grande divertimento per la mente (meno per il fisico). “See you next year… rain or shine!”