Void Fest: back to the future al Cycle

VOID FEST I:
SCANNER + TELEPORT + ANCIENT DOME +
VEXOVOID + OBLITERATED
live @ Cycle, Calenzano (Fi)
– sabato 11 giugno 2016 – 

 

LIVE REPORT •

Spazio, ultima frontiera. Eccovi i viaggi dell’astronave Metalforce diretta all’esplorazione di nuovi festival metal, alla ricerca di altre forme di musica heavy, fino ad arrivare laddove nessun metallaro è mai giunto prima…
Scusate, ma è facile farsi “teletrasportare” dalla fantasia dopo aver assistito ad un festival il cui tema principale è stata la Science Fiction, ovvero la Fantascienza nella sua forma musicale. Stiamo parlando della prima edizione del Void Fest che l’11 giugno, tra Sci-Fi e musica, ha aperto le porte del Cycle di Calenzano (Firenze) all’invasione di una flotta di interspaziali metallers, coordinati con tecnologica esperienza dalla Black Dawn Promotion. Tutti a bordo dell’astronave, quindi, pronti a questo viaggio nella galassia metal.

Obliterated
Primi a salire sul palco sono i pesaresi Obliterated. Hanno all’attivo due Ep, “The Dreadful Meaning Of Being” (2013) e il recentissimo “Fragments Of Infinity” ed è proprio da questo ultimo lavoro che propongo il loro breve, ma intenso, set.
Certo, il tempo a loro disposizione non è molto, ma i quattro brani proposti sono sufficienti a dare un assaggio delle loro potenzialità. E’ ovvio che la giovane età e l’inesperienza fanno la parte da leone, ma i ragazzi non demordono ed affrontano con il piglio giusto il pubblico del Cycle, che li sostiene e li incita, dando loro la carica. Thrash d’impatto con alcune escursioni verso lidi più tecnici e progressivi prendendo ispirazione da band quali Vektor o Kreator: questa la loro proposta, nella quale si evincono alcuni buoni spunti che lasciano ben sperare per il futuro.
E’ ovvio che devono lavorare sodo per migliorarsi e lasciare un’impronta più decisa, ma in fondo anche la Nasa ha fatto molti studi e tentativi prima di far imprimere l’orma del piede a Neil Amstrong sulla Luna: noi saremo qui ad aspettarli.

Setlist:

  1. Creator Of Void
  2. Ouroborus
  3. Shores Of Chaos
  4. Wings Of Macrocosm

OBLITERATED lineup:

  • Stefano Viola – Vocals, Guitars
  • Luca Renzi – Bass
  • Dylan Benelli – Guitars
  • Adam Chahed – Drums
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 foto; Stefano Panaro

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Vexovoid
Gioca in casa la band che entra ora in scena: i Vexovoid, co-organizzatori, tra l’altro, di questa serata. Il trio toscano tiene banco e raduna davanti al palco un discreto numero di scatenati headbangers, segno che il gruppo ha buon seguito qui nella zona, infatti, anche se oggi, come spesso accade qui in Italia, non abbiamo il pubblico delle grandi occasioni, i Vexovoid saranno quelli che avranno la maggiore presenza di adepti in tutta la serata. Diretti, coincisi, senza fronzoli: i tre ragazzi partono a razzo spingendo sull’acceleratore e non si fermano un solo istante, nemmeno per rifornirsi di energia, non ne hanno bisogno, carichi come sono di adrenalina mista a propellente atomico. Si corre con brani come “The Great Slumberer” o “Event Horizon”, si poga sulla cover di “Killing Technology” dei Voivod, sicuramente una delle band ai quali i Vexovoid sono più legate. Insomma, pur con qualche leggero “svarione”, senza badare molto alla forma, ma più alla sostanza, tra thrash e qualche pennellata più “oscura”, la band dipinge panorami cosmici e mondi alieni che fanno scatenare l’entusiasmo in sala, soprattutto della frangia più giovane e trasgressiva del pubblico, che ascolta con attenzione il messaggio musicale di questi “Araldi delle Stelle”. Scrutate i cieli: potrebbero arrivare nel vostro mondo!

Setlist:

  1. The Great Slumberer
  2. Event Horizon
  3. The Hexaspark Fortress
  4. Killing Technology (Voivod cover)
  5. Prophet Of The Void
  6. The Dead Planets Throne
  7. Heralds Of The Stars

VEXOVOID lineup:

  • Danny – Bass, Vocals
  • Leo – Guitars
  • Mattia – Drums
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 foto: Stefano Panaro

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Ancient Dome
Anche se il filo conduttore rimane lo stesso, si cambia decisamente registro con l’ingresso degli Ancient Dome. Arrivano dalla Lombardia questi cibernetici thrashers e sin dalle prime battute si capisce di essere di fronte ad una band dalle grandi qualità che, senza remora alcuna, mette in mostra una forza d’urto veramente impressionante. La loro ultra-decennale esperienza si fa sentire e già con l’iniziale “N.I.F. (New Interstellar Force)” abbiamo l’esatta misura della loro potenza di fuoco. Riff aggressivi e rabbiosi, tempi e ritmi inarrestabili: gli Ancient Dome hanno tutti gli ingredienti che servono per essere micidiali.
Non c’è solo l’influenza thrash nel loro sound (quello serio, alla Overkill e Testament), si colgono elementi che riportano alla mente anche toni più classici, come Judas Priest e Vicious Rumors, che rendono i loro pezzi decisamente travolgenti. Nulla è dato al caso, niente è scontato nelle loro canzoni, costruite con intelligenza e sapienza, un songwriting mirato a creare un impatto, in chi li ascolta, veramente letale: provate a farvi “colpire” da “Cosmic Gateway To Infinity” e non avrete scampo.
Quello che più impressiona è il loro gioco di squadra, una simbiosi perfetta dove ogni elemento è necessario alla realizzazione di una vera e propria macchina da guerra: dal dualismo chitarristico di Paolo Porro e Marco Colombo, alla trascinante irruenza del “Giorgiesco” binomio Mina (basso) e Alberti (batteria), per creare un muro sonoro compatto sul quale la grintosa ed acuta voce di Jerry De Feo può spaziare dall’universo di Chuck Billy a quello di Rob Halford. Per rimanere in tema con la serata direi che gli Ancient Dome sono di un altro pianeta!

Setlist:

  1. N.I.F. (New Interstellar Force)
  2. … Hyperspace
  3. A Sea Of Stars
  4. Cosmic Gateway To Infinity
  5. Perception Of This World
  6. MassMedialized
  7. Tyrants
  8. Human Key
  9. Ancient Dome

ANCIENT DOME lineup:

  • Paolo “Pol” Porro – Guitar
  • Marco Colombo – Guitar
  • Giorgio “Gio” Mina – Bass
  • Giorgio “Joe” Alberti – Drums
  • Gerardo “Jerry” De Feo – Lead Vocals
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foto; Stefano Panaro

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Teleport
E’ il momento dei primi ospiti internazionali: direttamente dalla Slovenia, attraverso il teletrasporto a risoluzione quantica, ecco i Teleport. Giovanissimi, impetuosi, oserei dire primordiali (facendo riferimento ad un loro brano): così possiamo riassumere l’impressione avuta da questo combo di Lubiana che ha all’attivo solo alcuni demo e ancora nulla di ufficiale, ma che ha già fatto parlare di sé nello spazio astrale, a giudicare dai “like” sui social e anche da quanti li hanno seguiti qui questa sera. Non lavorano con la precisione di un raggio laser, i Teleport preferiscono più le esplosioni nucleari devastanti e risolutive con il loro sound apocalittico, spasmodico e a tratti, consentitemelo, anche confusionario, facendo notare alcune lacune strutturali a livello musicale. Se da una parte Lovro Babic e Matija Dolinar sembrano impersonare il lato più tecnico del gruppo con buoni risultati, dall’altra Darian Kocmur alla batteria e David Orhear alla voce, mostrano una tendenza ad essere più “disordinati” (o sarebbe meglio dire indisciplinati), con palesi perdite di battute del primo e un growl troppo convulso del secondo.
Anche qui la troppo giovane età non gioca a loro favore, l’esperienza manca, ma questa non è sede di un’analisi troppo tecnica, i quattro sloveni hanno comunque conquistato chi predilige queste sonorità più estreme senza badare troppo alla qualità e dove il Caos è il nuovo ordine sovrano del loro mondo parallelo. Forse, a giochi fatti, gli Ancient Dome avrebbero meritato un gradino di più nel programma di questo festival, ma è una mia opinione personale.

Setlist:

  1. Artificial Divination
  2. Obliteration Of The Primordials
  3. Monolith
  4. Galactic Usurper
  5. Realm Of Solar Darkness
  6. Digestive Pit
  7. Path To Omniscence
  8. Stellar Damnation

TELEPORT lineup:

  • David Orhear – Vocals
  • Lovro Babic – Bass
  • Darian Kocmur – Drums
  • Matija Dolinar – Lead Guitar
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 foto: Stefano Panaro

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Scanner
E finalmente siamo agli headliner della serata: gli Scanner. Dalle prime fila si allontana la fascia più giovane dei presenti (che sicuramente non erano nemmeno nati quando la band tedesca esordì) e quindi largo a noi “anziani”, pronti a godere di questo ritorno alle classiche sonorità anni ’80, quelle con cui abbiamo temprato il nostro spirito di allora giovani metalheads.
Molti sono stati i cambi di line-up nella band, che tra alti e bassi è ancora on the road dopo quasi 30 anni di carriera ed è pronta per darci del sano power metal.
Si accendono i motori, la rotta è programmata e via nell’iperspazio alla conquista di nuovi pianeti: “Not Alone” rompe gli indugi e fa partire il nostro frenetico headbanging. Assolutamente impeccabili, gli Scanner danno vita ad un viaggio che ci porterà a ripercorrere i punti più salienti della loro carriera, con album come “Hypertrace” e “Terminal Earth”, per arrivare all’ultimo capitolo “The Judgement”. E noi lì a cantare con loro a squarciagola.
Brani storici come “Terrion” e “R.M.U.” si affiancano a quelli più nuovi come “The Judgement” che ci restituisce una band in gran forma… e che forma! Il greco Efthimios Ioannidis esprime tutta la sua potente vocalità ed impressiona con i suoi stratosferici acuti; Axel A.J. Julius (unico membro originale) si alterna con il fido compagno Andreas Zeidler per sfornare assoli su assoli taglienti come un laser. E non è tutto: gli Scanner per raggiungere la quarta dimensione si avvalgono di una propulsione di nuova generazione che non ha limiti di velocità e così ecco che William Chapman al basso e Hanno Kerstan alla batteria accendono i razzi e si lanciano verso il cosmo con la superlativa “F.T.B. (F*** The Bastards)”.
C’è poco da fare: il combo germanico mette in mostra tutta la propria superiore veemenza con una classe ed una professionalità uniche, segno che l’heavy metal mantiene sempre giovani e forti.
Purtroppo il tempo scorre veloce e, per dirla alla loro maniera, ci si avvicina alla fine di questo viaggio “Across The Universe”, durante la quale Efthimios omaggia i Black Sabbath con un accenno di “Heaven And Hell”. La meta è ormai vicina, il motore fotonico raggiunge velocità di curvatura “Warp 7” ed eccoci arrivare a destinazione, dopo una performance a dir poco “fantascientifica”.
E’ tempo per noi di tornare nel nostro mondo, forse quattro ruote ed un semplice motore diesel non saranno così futuristici, ma sono senz’altro sufficienti per farci rientrare alla base. Houston: passo e chiudo.

Setlist:

  1. Not Alone
  2. Terrion
  3. The Judgement
  4. R.M.U.
  5. F.T.B. (F*** The Bastards)
  6. Rubberman
  7. Puppet On A String
  8. Wonder
  9. Buy Or Die
  10. Across The Universe
  11. Warp 7

SCANNER lineup:

  • Efthimios Ioannidis – Vocals
  • Axel A.J. Julius – Guitars
  • Andreas Zeidler – Guitars
  • William Chapman – Bass
  • Hanno Kerstan – Drums
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foto: Stefano Panaro