VICIOUS RUMORS – soldati in una notte romana

VICIOUS RUMORS + AIR RAID + MAGISTARIUM
live @ Let It Beer, Roma
– martedì 9 aprile 2019 –

LIVE REPORT •

Era il 1988 quando “Digital Dictator” si diffuse prepotentemente dalle casse del mio impianto hi-fi e di tutti quelli della mia generazione. Per celebrare il 30° anniversario della pubblicazione, i Vicious Rumors hanno intrapreso un tour che per tre date ha toccato anche il suolo italiano, una iniziativa targata Etrurian Legion Promotion che noi tutti dobbiamo ringraziare per aver portato (direi con fierezza) sui nostri palchi una band seminale per lo sviluppo e l’affermazione del Power di matrice statunitense.
Una serata sotto il vessillo dell’heavy metal nella concezione più classica che possa assumere questo genere, grazie anche alla presenza di altre due band che hanno contribuito a rafforzare lo spirito di defenders che è dentro di noi: Air Raid e Magistarium.

Magistarium
Sono proprio I tedeschi Magistarium a dare inizio a quella che sarà una serata veramente adrenalinica.
Attivi dal 2005, hanno pubblicato tre full lenght, l’ultimo dei quali, “War for All and All for Won” ha visto la luce proprio quest’anno. Fautori di un power metal (europeo, naturalmente) dalle forti tinte sinfoniche, il combo russo/teutonico mette in piedi un set molto interessante grazie anche alle interpretazioni canore di Oleg Rudych, che fa sfoggio di un’ottima ugola e spavaldamente lancia alla carica i suoi compagni di ventura, pronti a spadroneggiare sul palco e non solo, visto che, spesso e volentieri, sia il chitarrista Michael Pesin che il bassista Ingo Luehring scendono in mezzo al pubblico sedendosi, addirittura, ai tavoli degli avventori, creando, così, una bella atmosfera pregna di quella fratellanza che da sempre unisce tutti i metalheads di tutto il mondo.
Alla loro potenza sonora, uniscono una accurata costruzione dei brani, come ad esempio la title track del loro secondo album “5‘55“ Till The End Of Days” dove sulle magiche note introduttive disegnate dalle tastiere di Volker Brandes, i riff ricercati di Michael Pesin trovano ampio spazio alla fantasia, sostenuto dal drumming complesso e caratterizzato da repentini cambi di ritmo dell’incappucciato Sebastian Busch (Thunderstick – Samson drummer – docet).
Insomma, un bella scoperta questa dei Magistarium che lasciano il proprio sigillo finale con la cover di “I Want Out” degli Helloween, in una inconsueta versione in russo, dove Oleg può sbizzarrirsi nella sua lingua, dando quelle tonalità più tipiche del cantato quasi lirico che contraddistingue la musica della Grande Madre Russia.
E gli applausi prolungati del pubblico se li sono meritati tutti. Spasibo!

Setlist:

  1. Rising From The Ashes
  2. Break This Chain
  3. Fear Of Death
  4. 5‘55“ Till The End Of Days
  5. One Against The World
  6. I Want Out (Helloween cover – russian version)

MAGISTARIUM lineup:

  • Oleg Rudych – Vocals
  • Michael Pesin – Guitar
  • Ingo Luehring – Bass
  • Volker Brandes – Keyboards/Vocals
  • Sebastian Busch – Drums
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foto: Edoardo De Michelis

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Air Raid
Se la peculiarità dei Magistarium è la mutevole architettura dei loro schemi musicali, il punto di forza della band che sta per prendere possesso del palco è invece l’immediatezza e la rapidità di esecuzione, proprio a dare un significato di senso compiuto al loro moniker: Air Raid.
Sì, perché i cinque ragazzi svedesi sono decisamente micidiali come lo deve essere una improvvisa incursione aerea: colpiscono e corrono via, veloci, sulle ali del metal più classico.
Il loro sound ci riporta indietro nel tempo, quando la magica epopea ebbe inizio, tanto che oserei dire che una band come la loro non avrebbe assolutamente sfigurato negli anni ’80, a dimostrazione che personificano alla perfezione la quintessenza dell’essere heavy metal.
L’headbanging con loro è d’obbligo, impossibile resistere a pezzi come l’iniziale “Aiming For The Sky” o la fresca di pubblicazione “Demon’s Eye” e vedere, inoltre, scapocciare anche il (solitamente) flemmatico Giovanni Loria (apprezzato giornalista di Classix!) la dice lunga sulla loro efficacia di far presa sul pubblico.
Con tanta grinta e passione, il cantante Fredrik Werner ci dà la giusta dose di energia per resistere ai loro veementi attacchi, autentiche ondate di puro heavy metal che mettono a ferro e fuoco la location.
Sospinti dall’incontenibile drumming di Anders Persson, affiancato dalle travolgenti scorribande sulle quattro corde del bassista Robin Utbult, si fanno largo e innescano l’assalto i riff graffianti al fulmicotone delle due asce Andreas Johansson e Magnus Mild.
I due chitarristi si permettono anche il lusso di omaggiare un loro conterraneo, tale Yngwie J. Malmsteen, con una magistrale cover di “Rising Force”, dove Andreas e Magnus danno vita a un duetto alle sei corde da applausi. Chapeau!
Non c’è niente da fare: ogni volta che vedo questi ragazzi l’esaltazione scatta spontanea e al diavolo artrosi cervicale e dolori muscolari dovuti all’età… si scapoccia senza sosta dall’inizio alla fine con il loro sound, una linfa vitale per noi metalheads della vecchia guardia!
Ecco quel che si dice “salute di metallo” e gli Air Raid sono il miglior elisir per rimanere giovani almeno dentro. Assolutamente letali!

Setlist:

  1. Aiming For The Sky
  2. Line Of Danger
  3. Demon’s Eye
  4. Cold As Ice
  5. Rising Force (Yngwie Malmsteen cover)
  6. Hold The Flame
  7. Black Dawn
  8. Midnight Burner

AIR RAID lineup:

  • Andreas Johansson – Guitars
  • Magnus Mild – Guitars
  • Fredrik Werner – Vocals
  • Robin Utbult – Bass
  • Anders Persson – Drums
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foto: Edoardo De Michelis

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Vicious Rumors
E siamo arrivati al momento clou della serata, un importante capitolo della storia del metal sta per essere raccontato da una delle band dei protagoniste dell’heavy a stelle e strisce: Vicious Rumors.
C’è un cospicuo numero di presenze questa sera al Let It Beer, segno che l’importanza di questo appuntamento è stato fortemente sentito dal pubblico romano, notoriamente pigro nel muoversi.
E invece siamo qui, pronti ad accoglierli e rendere omaggio a uno dei loro dischi più importanti: “Digital Dictator”. Il set sarà diviso in due parti: una prima che presenterà per intero il loro secondo album, quello che li ha lanciati definitivamente a livello mondiale, e una seconda in cui saranno riproposte le loro hits più famose.
Appoggiamo, quindi, il disco sul piatto e iniziamo l’ascolto…
Una dopo l’altra, le canzoni si susseguono con un ritmo incalzante, che non lascia spazio al nostro respiro. Geoff Thorpe guida questo assalto con la sua Dean, più che riff le sue pennate sembrano autentiche rasoiate che non danno scampo alcuno. Pezzi come la stessa title track o, ancora, “Towns Of Fire” e “Worlds And Machine”, vengono cantate all’unisono da tutti quanti, guidati dall’incredibile voce di Nick Courtney. Certo, non è facile raccogliere l’eredità di un vocalist come l’indimenticato Carl Albert (e, a pensarci bene, nessuno dei vari singer che si sono succeduti al microfono è riuscito a lasciare la propria indelebile impronta), ma Nick ha una marcia in più e sembra essere finalmente il frontman giusto: carisma, presenza e, soprattutto, voce… quella con cui ci pettina quando sale su in alto con i suoi acuti in pezzi come “R.L.H.”
E se il vocalist ci aggredisce verbalmente, non da meno è il possente martellamento a cui ci sottopone il colosso Larry Howe, che picchia sodo come un forsennato, anzi, per riprendere una citazione “mena come un fabbro”. Inarrestabile!
Ma anche il resto della band contribuisce a creare questo muro di suono cui stiamo impattando violentemente: Geoff per l’occasione si circonda di giovani, ma validi, elementi come Cody Green al basso e Gunnar Dügrey alla seconda chitarra, che in più occasioni mette in mostra il suo talento con dei solos pungenti.
“Out Of The Shadows” è il brano con cui si chiude il disco e che ci introduce alla seconda parte della scaletta che metterà ancor di più in difficoltà i nostri padiglioni auricolari.
Tremano le pareti sulla granitica “Down Of The Temple”, mentre si scatena l’inferno sulle note della più impetuosa “Hellraiser”: una vera tempesta di metallo che si abbatte sul Let It Beer!
“Abandoned”, “World Church” e “On The Edge”, tanto per citarne alcune, danno una ulteriore spinta alla loro accelerazione sonora che non accenna a diminuire, anzi, più la serata prosegue, più la band sembra trovare nuova energia: in-cre-di-bi-li!
E se “Soldiers Of The Night” col suo incedere marziale ci porta inesorabilmente verso il finale tra cori e pugni al cielo, ecco arrivare il colpo di grazia con “Don’t Wait For Me”, un’autentica bordata tra capo e collo che travolge tutto e tutti e che chiude la serata nell’apoteosi più totale. STRATOSFERICI!
I Vicious Rumors sono sempre una garanzia, ogni loro live è la celebrazione del true metal, quello che da sempre scorre nelle nostre vene. Non c’è bisogno di computer o additivi speciali per suonare heavy metal e, questa sera, chi c’era lo ha potuto constatare: lunga vita al metallo pesante!

Setlist:

  1. Digital Dictator
  2. Minute to Kill
  3. Towns on Fire
  4. Lady Took a Chance
  5. Worlds and Machines
  6. The Crest
  7. L.H.
  8. Condemned
  9. Out of the Shadows
  10. Down to the Temple
  11. Hellraiser
  12. Abandoned
  13. World Church
  14. Ship of Fools
  15. On the Edge
  16. Soldiers of the Night
  17. Don’t Wait for Me

VICIOUS RUMORS lineup:

  • Geoff Thorpe – Guitars
  • Larry Howe – Drums
  • Gunnar Dügrey – Guitars
  • Nick Courtney – Lead Vocals
  • Cody Green – Bass
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foto: Edoardo De Michelis