Venite, fedeli, alla Chiesa del Metal!

BEAST COAST FESTIVAL:
METAL CHURCH + BAPHOMET’S BLOOD + BATTLE RAM
+ CENTVRION + DEED + GRIM
live @ Anfiteatro Le Fonti, Ripatransone (Ap)
– martedì 9 agosto 2016 – 

 

LIVE REPORT •

L’ondata di metallo incandescente che sta investendo l’Italia in questo periodo estivo, non si placa. Dopo il passaggio di gruppi storici come Iron Maiden, Slayer, Saxon, Testament, Anthrax, Tygers Of Pan Tang e chi più ne ha più ne metta, ecco tornare nel nostro Paese, dopo un lungo periodo di assenza, una delle band fondamentali del panorama heavy made in Usa: i Metal Church!
Nella splendida e suggestiva cornice medievale dell’Anfiteatro Le Fonti, a Ripatransone (Ascoli Piceno), l’arrivo della compagine americana ha richiamato un nugolo di fedeli metallers che assisteranno, così, ad un lungo pomeriggio di sano e robusto heavy metal, accompagnati, nell’attesa degli headliners della serata, da cinque formazioni nostrane: Baphomet’s Blood, Centvrion, Battle Ram, Deed e Grim, tutto sotto l’egida del Beast Coast Festival.

Grim
L’arrivo in ritardo del tour bus dei Metal Church allunga i tempi dei preparativi e dei vari soundcheck facendo slittare l’inizio effettivo di ben quasi due ore, infatti quando salgono sul palco i Grim, sono circa le 19,30. Poco importa, l’attesa aumenta la nostra voglia di vivere appieno questo festival.
Ci pensano appunto gli abruzzesi Grim a darci la carica giusta per affrontare quella che sarà una lunga serata metal. Il power trio spara il suo “rozz’n’roll” senza guardare in faccia nessuno, diretto come un treno che non fa fermate intermedie, ma punta dritto verso la meta. Il punto di forza della band sicuramente non è il tecnicismo, ma direi piuttosto l’immediatezza dei brani e la rudezza con cui propongono pezzi “orrorifici” (viste le loro tematiche) come “Society” o “Premature Burial”, nei quali si mette in evidenza la loro natura “animalesca” che viene ancor più alla luce, ovviamente, sulla cover dei Wasp “Animal (I F**k Like A Beast)”, dove Alex sfodera la sua “truce” grinta vocale e prova a dare la scossa ad un pubblico, per la verità, un po’ distratto.
C’è anche il tempo di sentire “Hill Of The Witches”, brano inedito che sarà presente sul nuovo album che uscirà a breve, prima di chiudere con “The Dead Are After Me”, la loro prova, tutto sommato, onesta, coerenti con la loro proposta (cit.).

Setlist:

  1. Cutting
  2. Society
  3. Venomous
  4. Premature Burial
  5. Animal (I F**k Like A Beast) (Wasp cover)
  6. Hill Of The Witches
  7. The Dead Are After Me

GRIM lineup:

  • Alex Grim – Vocals, Guitar
  • Grave Rob – Bass
  • Mark Mastiff – Drums
{{title}} {{title}}

foto:
 Stefano Panaro

______________________________________________

Deed
Arrivano da Terni, ma in realtà sembrano provenire direttamente dalla Terra d’Albione degli anni ’80: stiamo parlando dei Deed. Con il loro sound di chiara ispirazione maideniana e priestiana, i cinque ragazzi ternani, già dalla pomposa intro, danno un impronta più classica al festival, con pezzi come l’iniziale “Abomination In The End” o “Heart Attack”, dove si mettono in evidenza le doti tecniche del chitarrista Dario Strinati, in serata di grazia, anche se purtroppo, per tutto il set le loro sonorità soffriranno del mancato soundcheck e questo lo si noterà soprattutto per un pessimo bilanciamento dei suoni, che in alcuni momenti farà andare fuori tono la seconda chitarra, quella di Fabio Gambini, il che, naturalmente, non ha giocato a favore del sincronismo delle due asce.
Peccato, perché sicuramente la loro idea di fare metal si avvicina molto a quello che personalmente ho sempre seguito, con pezzi interessanti dal punto di vista costruttivo, quindi sarebbe opportuno riascoltarli in condizioni migliori per poterli giudicare meglio, ma le premesse ci sono tutte. Buona anche la prova del singer Edoardo Röhl, le cui tonalità sono senz’altro più adatte a pezzi come “Beer ‘n’ Electric Guitars” piuttosto che a quelle di “Necropolis”, cover dei Manilla Road, anche se a loro dire, la band statunitense è una delle loro fonti d’ispirazione. In ogni caso, gli applausi del pubblico se li sono sicuramente meritati.

Setlist:

  1. Intro
  2. Abomination In The End
  3. Youngblood
  4. Heart Attack
  5. Necropolis (Manilla Road cover)
  6. Beer ‘n’ Electric Guitars

DEED lineup:

  • Dario Strinati – Guitars, Keyboards
  • Edoardo Röhl – Vocals
  • Fabio Gambini – Guitars
  • Luca Quadraccia – Bass
  • Mattia Dottori – Drums
{{title}} {{title}}

foto:
 Stefano Panaro

______________________________________________

Centvrion
Il programma, a questo punto, avrebbe previsto i Battle Ram, ma subisce una piccola variazione e per motivi logistici l’esibizione dei Centurion viene anticipata. Fedeli al loro nome e più combattivi che mai, i nostri “centurioni” salgono in scena con un solo obbiettivo: quello di trasformare l’anfiteatro in un’arena e dare il via ad un sanguinoso combattimento e colpire senza pietà chiunque si frapponga sul loro cammino. E riescono nel loro intento, marciando trionfalmente al ritmo di brani possenti come “Maximvm Golgotha”, “M.a.s.” o “The Legionary”. Nulla riesce a fermare la travolgente forza d’urto che scaturisce dalle chitarre di Leonardo Postacchini e Fabio Monti, che insieme a Gianluca Mandolesi (basso) e Giovanni Pezzola (batteria) creano un tappeto sonoro compatto ed impenetrabile. Se, però, da un punto di vista prettamente strumentale i Centvrion sono decisamente “marziali”, ecco che però mancano di un vero e proprio condottiero, perché in effetti la voce di Roberto Cenci, in sede live, non dà la giusta enfasi alla veemenza dei brani, troppo ispirato, a mio giudizio, a cercare di “imitare” un improbabile Sig. Halford degli ultimi anni, strizzando l’occhio alle sonorità più moderne ed urlate: un tono più imperioso ed una interpretazione più enfatizzata forse darebbe una dimostrazione di forza ancora maggiore al loro sound. A loro va comunque il merito di averci iniettato una massiccia dose di power/thrash metal, che rinvigorisce tanto il corpo quanto lo spirito.

Setlist:

  1. Maximvm Golgotha
  2. M.a.s.
  3. Kommander
  4. Centvrion
  5. The Legionary
  6. Katerpillar
  7. One Shot, One Kill
  8. Eye For An Eye
  9. Panzermarch

CENTVRION lineup:

  • Leonardo Postacchini – Guitars
  • Fabio Monti – Guitars
  • Roberto “Robo” Cenci – Vocals
  • Gianluca Mandolesi – Bass
  • Giovanni Pezzola – Drums
{{title}} {{title}}

foto:
 Stefano Panaro

______________________________________________

Battle Ram
Non so se la mia potrebbe essere un’affermazione azzardata, ma senza togliere nulla alle altre band presenti oggi, personalmente avrei fatto suonare i Battle Ram immediatamente prima degli headliner. Il motivo è semplice e agli occhi, anzi, direi orecchie, di tutti: il combo marchigiano spacca e di brutto! Con l’arrivo in scena dei Battle Ram si assiste ad un vero e proprio salto di qualità, tra suoni ben equilibrati, brani di sicuro impatto e quella dose di tecnica di cui ogni componente della band è dotato e che li mette sul gradino più alto di un ipotetico podio.
Se da un lato la scaletta propone più o meno gli stessi pezzi che abbiamo avuto modo di apprezzare in altre occasioni, dall’altro veniamo sempre sorpresi dalla perfezione con cui vengono eseguite le loro canzoni che, come sempre, mettono in risalto tutte le loro potenzialità, a cominciare da Franco Sgattoni dotato di un’ugola veramente eccezionale e ce lo dimostra brano dopo brano con i suoi acuti micidiali: provate ad ascoltarlo su “Burning Lives” o “The Stone” e avrete l’esatta misura della sue doti canore.
Ma il nostro singer è solo il vertice di una solida piramide le cui fondamenta vengono sostenute da una sezione ritmica veramente rocciosa e massiccia, come quella formata da Arnaldo Rosati al basso e Giuseppe Bracchi alla batteria, che danno così modo ai due axemen, Gianluca Silvi e Fabrizio Sgattoni, di costruire con i loro rabbiosi riff un sound assolutamente epico ed impetuoso e la conclusiva “Battering Ram” ne è l’esempio più lampante. L’ariete ha sfondato ancora!

Setlist:

  1. Burning Lives
  2. The Stone
  3. The Vow
  4. Behind The Mask
  5. Smash The Gates
  6. Battering Ram

BATTLE RAM lineup:

  • Franco Sgattoni – Vocals
  • Gianluca Silvi – Guitars
  • Fabrizio Sgattoni – Guitars
  • Arnaldo Rosati – Bass
  • Giuseppe Bracchi – Drums
{{title}} {{title}}

foto:
 Stefano Panaro

______________________________________________

Baphomet’s Blood
E siamo quasi in dirittura d’arrivo: è il momento dei Baphomet’s Blood. Con loro il pubblico si scioglie definitivamente e si lascia andare a qualche pogo innescato dal loro sound trascinante che, senza sosta, martella dall’inizio alla fine e fa scapocciare tutti i presenti. Con pezzi come “Command Of The Inverted Cross”, “Metal Damnation” o “Satanic Metal Attack”, sparano forti raffiche di raw’n’roll crudele e senza compromessi. Travolgenti dall’inizio alla fine, i Baphomet’s Blood riportano sul palco lo spirito che ha sempre animato band come i Motörhead, spingendo al massimo sull’acceleratore ed abbattendo qualsiasi ostacolo trovino sulla loro strada, come su “Italian Steel”, che nella parte conclusiva fa scatenare il drummer S.R. Bestial Hammer con un assolo di batteria decisamente “bestiale”.
Sul finale omaggiano i loro “Maestri” con tanto di vessillo, dedicando al gruppo di Lemmy una feroce versione di “Overkill”, sulla quale Necrovomiterror e Angel Trosomaranus si lasciano andare in ripetuti assoli velenosi e taglienti come lame e dove il primo ci dà una bella “scartavetrata” con la sua voce roca ed abrasiva. Insomma, anche se all’ascolto immediato il loro brani possono ricalcare sempre lo stesso schema, con i Baphomet’s Blood sicuramente non ci si annoia, anzi l’adrenalina sale e c’è solo un modo per sfogarsi: headbanging a volontà!

Setlist:

  1. Command Of The Inverted Cross
  2. Metal Damnation
  3. In Satan We Trust
  4. Satanic Metal Attack
  5. Triple Six
  6. Leave Me In Hell (Venom cover)
  7. Baphomet’s Blood
  8. Baphometal
  9. Italian Steel
  10. Whiskey Rocker
  11. Overkill (Motörhead cover)

BAPHOMET’S BLOOD lineup:

  • Necrovomiterror – Vocals, Guitars
  • Angel Trosomaranus – Guitars
  • Speed Necromancer – Bass
  • R. Bestial Hammer – Drums
{{title}} {{title}}

foto:
 Stefano Panaro

______________________________________________

Metal Church
Ed ora silenzio, il solenne momento è finalmente giunto, siamo pronti a manifestare la nostra fede per l’heavy metal: è l’ora dei Metal Church!
Le note del tema di “Terminator 2” si diffondono pian piano in mezzo a noi ed accolti dal boato del pubblico eccoli partire con “Fake Healer”: il capolavoro ha inizio!
Sì, perché di questo si tratterà, di un vero e proprio capolavoro: iI Metal Church ci offriranno un concerto esaltante da ogni punto di vista, che ci terrà sempre in tensione pronti a farci scattare come molle al primo accenno di pezzi storici come “In Mourning” o l’esplosiva “Start The Fire”.
Nulla è dato al caso, sul palco regna l’assoluta professionalità, tra i riff disegnati con intelligenza dalla vulcanica mente del mastermind Kurdt Vanderhoof e gli stratosferici assoli di un Rick Van Zandt decisamente sugli scudi.
Per non parlare inoltre dell’incalzante ed onnipresente sezione ritmica di Jeff Plate alla batteria e Steve Unger, il bassista “più sexy” del pianeta, come lo definisce lo stesso Kurdt: due macchine da guerra inarrestabili, come su “Reset”, impetuoso esempio del nuovo corso dei Metal Church.
E poi lui, Mike Howe, tornato in formazione dopo tanto tempo, per dare il massimo di sé e rendere la band assolutamente micidiale. Lo strabiliante singer ci lascia a bocca aperta con la sua straordinaria vocalità: aggressivo quando serve, come su “Gods Of Second Chance”, emozionante e drammatico su “Watch The Children Pray” e letale come un predatore su “No Tomorrow”. Assolutamente stratosferico!
Mike ci fa cantare, ci carica, ci catalizza con il suo carisma e ci trascina nel vortice del loro sound con una vitalità sconvolgente, saltando come un acrobata ora a destra, ora a sinistra e poi per balzare nel pit a contatto con il pubblico: impressionante!
Certo, ci vorrebbero ore ed ore per accontentare tutti i fan che vorrebbero ascoltare questa o quella canzone, assaporiamo a fondo, dunque, quello che ci stanno offrendo, assorbendolo profondamente dentro di noi, per farci rivivere il pathos delle oscure atmosfere della tenebrosa “Beyond The Black”: con i suoi riff furiosi non si fanno prigionieri!
Rientrano in scena per il bis finale, un uno-due da knock-out con “Badlands” e “The Human Factor”, con la quale ci salutano accompagnati dai prolungati e meritatissimi applausi che tutto il pubblico gli tributa, una vera e propria standing ovation che poi continua anche quando la band torna tra noi, come aveva promesso durante lo show, per rilasciare autografi e fare foto con tutti i loro fan, mostrando così il loro autentico “fattore umano”.

Che dire? Definirlo uno dei migliori concerti della stagione forse sarebbe troppo riduttivo, merito di una band come i Metal Church, che personalmente seguo sin dal 1984 e che ha dimostrato, ancora una volta, di essere annoverata tra le grandi nell’Olimpo dell’Heavy Metal.
Sembra facile e scontato dover ringraziare l’organizzazione del Beast Coast Festival, ma in questo caso mi sento di applaudire e fare tanto di cappello a Gianluca Silvi per averci dato un’opportunità come questa e rivivere quelle sonorità che, da sempre, hanno forgiato noi metalheads.

Setlist:

  1. Fake Healer
  2. In Mourning
  3. Start The Fire
  4. Reset
  5. Gods Of Second Chance
  6. Date With Poverty
  7. No Tomorrow
  8. Watch The Children Pray
  9. No Friend Of Mine
  10. Killing Your Time
  11. Beyond The Black
  12. Badlands
  13. The Human Factor

METAL CHURCH lineup:

  • Mike Howe – Vocals
  • Kurdt Vanderhoof – Guitar
  • Rick Van Zandt – Guitar
  • Jeff Plate – Drums
  • Steve Unger – Bass
{{title}} {{title}}

foto:
 Stefano Panaro