Tutti in ginocchio davanti ai W.A.S.P.

W.A.S.P. + LUCKY BASTARDZ
live @ Orion, Ciampino (Roma)
– mercoledì 4 novembre 2015 – 

LIVE REPORT •
Era qualche annetto che non venivano a visitare Roma, esattamente dal 2006 e finalmente eccoli tornare nella capitale per il “The Bloody Road To Golgotha”. Stiamo parlando dei grandissimi W.A.S.P., la band americana che fin dal 1984 accompagna i nostri ascolti di irriducibili metalheads e che il 4 novembre ha letteralmente “flagellato” (tanto per restare in tema col loro ultimo album “Golgotha”) l’Orion Live Club, per una delle loro quattro date in territorio italiano.

Lucky Bastardz
Il compito di preparare la strada verso il Golgota è affidato agli alessandrini Lucky Bastardz. I quattro ragazzi si sono fatti sicuramente sentire (vedere sarebbe un parolone troppo grosso, viste le luci praticamente soffuse che puntavano sul palco…), proponendo un heavy/roll di buona fattura, senza tanti fronzoli, diretto e di facile presa sul pubblico. Certo, il loro sound attinge un po’ da tutto il panorama metal, fino alla più recente generazione: dall’hard classico, al groove, all’alternative, spingendo di tanto in tanto sull’acceleratore, shakerando ben bene questi ingredienti per creare così un cocktail sonoro moderno, ma che, al tempo stesso, strizza l’occhio al passato. Personalmente, in alcuni momenti, ho trovati i loro riff un po’ ripetitivi e già sentiti (Black Label Society, Pantera), questo a riprova che tendono più a rifarsi a sonorità altrui piuttosto che sviluppare una propria personalità. Dando un’occhiata alla platea si nota che hanno più alchimia con quella parte di pubblico abbastanza giovane ed avvezza a un sound che allarga i confini del metal ed esplora territori ben diversi, cosa che a noi “vecchi metallari” poco ci piace. Nulla da dire comunque sul loro approccio con il palco, hanno il piglio giusto per emergere e mostrare di che pasta sono fatti.

Setlist: “Fuckinsnow” – “Liar” – “Circle Of The Shore” – “Wolf’s Lair” – “New Era” – “Tiger Hostel” – “E-Drugs” – “Sin City”

LUCKY BASTARDZ lineup:
Titian – Vocals, Guitar
Pacio – Guitar
Mr.TNT – Bass
Mark – Drums
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W.a.s.p.
Il pubblico nel frattempo è diventato più numeroso, tutti in trepidante attesa e pronti all’arrivo di Blackie e compagni. Le luci si spengono, un medley dei loro brani più famosi annuncia il loro ingresso e… boom! Come un’esplosione “On Your Knees” irrompe nelle nostre orecchie, subito seguita da “Inside The Electric Circus”… ed è il delirio! L’entusiasmo è incontenibile, il pubblico li acclama, o meglio, acclama lui: Blackie Lawless. Il frontman dei W.A.S.P. è l’indiscusso dominatore della scena: trasgressivo, strafottente, ruffiano, visibilmente ingrassato… sa benissimo che siamo tutti lì per lui e sa esattamente cosa fare per tenerci in proprio pugno. Il suo carisma è forte, così come la carica che ci dà con la sua musica. L’inizio è di grande impatto per chi li segue da ormai oltre trent’anni come me, una lunga e poderosa cavalcata attraverso il tempo con pezzi come “The Real Me” o “L.O.V.E. Machine” che tutti scandiamo in coro incessantemente. Certo, di brani storici, di pietre miliari come queste ne vorremmo di più, perché queste sono le canzoni con cui li abbiamo conosciuti e con le quali molti di noi sono cresciuti, ma d’altra parte sono qui per presentare il nuovo disco “Golgotha” e quindi spazio alla svolta mistica di Blackie con “Last Runaway” e la struggente “Miss You” che ci regala emozioni a non finire. Impressiona come Lawless riesca a lasciare una graffiante impronta con la sua voce, ora rabbiosa, ora drammatica: la sua grinta e la sua energia sono inesauribili e continua ad essere l’istrionico showman che è sempre stato, adesso come allora.
La band lo sostiene in maniera perfetta, non sbaglia una nota. I granitici riff di chitarra e gli assoli taglienti di Doug Blair infiammano l’audience, così come il drumming selvaggio di Randy Black, unito al trascinante basso di Mike Duda, detta quei ritmi prepotenti che portano, di tanto in tanto, a qualche accenno di pogo, come su “I Don’t Need No Doctor”.
Sugli schermi posti ai lati del palco vengono proiettati vari video che accompagnano ogni brano e che ripercorrono la loro carriera: immagini d’annata alternate a quelle più recenti, clip che raccontano la storyboard di ogni canzone, ma che mostrano anche una giovane band ai loro esordi. Anche Blackie, di tanto in tanto, ci volge le spalle e sembra dare uno sguardo a quei filmati e forse un pensierino sull’inesorabile trascorrere del tempo gli passa per la mente.
Purtroppo il loro set non è lunghissimo, è chiaro che ciascuno vorrebbe veder suonare i propri beniamini per ore ed ore, ma siamo quasi alla fine e il viaggio è giunto al termine, vediamo ormai la sommità del “Golgotha”, appassionante brano durante il quale Blackie, alzando gli occhi al cielo, sembra quasi rivolgere una preghiera a Colui che è sopra tutti noi. Si congedano tra le urla ed i grandi applausi che accompagnano la loro uscita di scena, solo qualche sospirato minuto di attesa ed ecco tornare il leader dei W.A.S.P. che ci scruta, ci istiga, ci sprona a gridare per lui, a dimostrare che siamo dei veri “Wild Child”! E poi, nel finale, ci chiede se vogliamo essere qualcuno nella vita ed allora le prime note di “I Wanna Be Somebody” fanno saltare tutti gli schemi ed in sala è il caos più totale tra cori, headbanging e pogo selvaggio che fanno da coreografia a tutta la durata del pezzo. E’ un finale elettrizzante, vorticoso, entusiasmante come lo è stato tutto il loro show. I W.A.S.P. ci salutano e questa volta lo fanno definitivamente, la speranza di un doppio bis (magari con “Animal, F**k Like A Beast”) svanisce appena le luci si riaccendono in sala, ma non scompare la sensazione in ognuno di noi di aver assistito a qualcosa di travolgente e devastante. W.A.S.P.: idoli eterni!

Setlist: “On Your Knees / Inside The Electric Circus” – “The Real Me” (The Who cover) – “L.O.V.E. Machine” – “Last Runaway” – “Crazy” – intro “The Titanic Overture” – “Arena Of Pleasure” – “Miss You” – intro “Thunderhead” – “Hellion / I Don’t Need No Doctor” – “Golgotha” – “Wild Child” – “I Wanna Be Somebody”

W.A.S.P. lineup:
Blackie Lawless – Vocals, Guitar
Mike Duda – Bass
Doug Blair – Lead Guitar
Randy Black – Drums

report Rockberto Manenti
foto Andrea Stevoli
https://www.facebook.com/Andrea-Stevoli-158301587847720/?fref=ts