Thomas Silver – cantando sotto la pioggia di Roma

THOMAS SILVER + FORGOTTEN SAINTS + THE TORCH + LOST REFLECTION
live @ Traffic, Roma
– mercoledì 14 ottobre 2015 – 

LIVE REPORT •
Una serata all’insegna del metal stradaiolo più intransigente e sporco quella del 14 ottobre, in poche parole divertimento assicurato al Traffic di Roma. Dopo un odissea di pioggia, buche e crateri vulcanici che trovo sulla via Prenestina, si arriva finalmente a destinazione. Locale semivuoto, solita storia, il romano appena piove non si muove di casa arrivasse pure Peter Steele resuscitato dall’oltretomba a scuotere la notte. Comunque soprassediamo e passiamo alla musica.

Lost Reflection
Ore 21.00: ad aprire le danze ci pensa un gruppo nostrano del Lazio, i Lost Reflection con “The Enemy u know”. La band dimostra di sapere il fatto suo, con suoni molto puliti, come d’altronde la registrazione del loro cd, un grosso passo in avanti rispetto al debutto “Florida” del 2011, che a me passò totalmente inosservato e non capito dalle mie orecchie, anche se già qualcosa stava nascendo. Ad un primo impatto mi hanno fatto pensare ad una fusione fra i Death SS e i D.a.d. anche se la voce del cantante Fabrizio Fulco, molto versatile, a tratti ricorda Alice Cooper. Pregevole il lavoro alle chitarre di Piero Sorrenti e la sezione ritmiche di Ivan Canella e Max Moretti, personalmente non conosco bene il loro passato, ma a giudicare dalla preparazione è un gruppo con una lunga gavetta alle spalle che meriterebbe un po’ di più anche per il look che utilizzano. Nel complesso una buona prova dove spiccano, fra il loro repertorio, la tetra “Scarecrowd”, l’incalzante “Father Murphy”, con un refrain che ricorda i migliori Murder Dolls, e poi ancora “Faith or Fear”, “Never Enough” e “Bad Love”. Peccato l’esclusione della ballad “Sleepless”, di “Rock’n’roll nation” e dell’atmosferica “Armageddon”, degna dei Death SS più sporchi e cattivi che sembra uscita da “Black Masses”, avrebbero aggiunto una marcia in più alla serata, ma evidentemente il tempo a loro disposizione era troppo poco. Nel complesso buona la prima, anche se l’unico appunto è che dovrebbero cercare un approccio un pochino più personale, peril resto la prova è inappuntabile.

Setlist: “The Enemy U Know” – “Here We R” – “Father Murphy” – “Scarecrowd” – “Faith Or Fear?” – “Never Enough” – “Bad Love” – “What You Give Is What You Get” (Ratt cover)

LOST REFLECTION lineup:
Fabrizio Fulco – Vocal And Guitars
Piero Sorrenti – Guitars
Pesten Tundra – Bass
Max Defender Moretti – Drums
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The Torch
Secondo atto: si procede con i The Torch, gruppo svedese di Göteborg. Confesso che rimango perplesso perché solitamente la musica death, swedish black e viking che conosco e seguo viene da lì ed ha le sue radici in questa terra fredda e misteriosa, invece compare per magia un gruppo che mi ricorda molto i Graveyard più sporchi, con venature alla Alice in Chains di “Dirt”, il cantante a tratti emula Jerry Cantrell. Rispetto al loro ultimo album, ben registrato e ben prodotto a tavolino, la prova dal vivo risulta più d’impatto senza mai cali di tensione e parti monotone. Già con “Riding” dimostrano subito di essere dei professionisti e di aver calcato il palco più volte, le parti migliori le troviamo nelle strutture dei pezzi più articolati e cadenzati come “Shadow of the Sun”, “Light That Fire” e “Not Alone” che non sfigurerebbero nei Cult. Martin Soderqvist è un frontman mai noioso e sempre carismatico, accompagnato da musicisti preparati che sanno il fatto loro. Nell’altro lotto di pezzi che non ho citato come “Dust”, “World belong” e “Black Wings”, ho trovato addirittura parti di shoegaze, cosa che in sede studio mi era sfuggita in quanto il loro passato era dedito ad un approccio più psichedelico. Nel complesso ottima prova che li conferma nel podio i campioni della serata, cosa capirete successivamente. Un unico appunto: dovrebbero curare un pochino di più il look troppo dandy ed adolescenziale a dispetto dell’impatto della musica che propongono: sporca, cattiva ed incisiva. Veramente bravi comunque.

Setlist: “Riding” – “Light That Fire” – “Better Days” – “Black Wings” – “Shadow Of The Sun” – “World Belongs” – “Black Gold” – “Not Alone” – “Dust” – “Better Men”

THE TORCH lineup:
Martin Soderqvist – Vocals
Andreas Heleander – Guitars
Per Romvall – Bass
Ola Lindstrom – Drums
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Forgotten Saints
Entra ora in scena il secondo dei gruppi italiani: i Forgotten Saints. Abruzzo, Marche ed Umbria hanno dato i natali ai loro componenti e il combo si è formato dalla fusione dei Sybilla e Pollution, ma la cosa che mi ha più sorpreso è che questa per loro era la quarta volta che suonavano insieme, come ci ha raccontato il loro mastermind Daniele Petri. A parte la pregevole cover di “Beat It” di Michael Jackson, la loro scaletta si basa su brani tratti dai loro precedenti progetti, dove la band dimostra di avere un impatto spiccato ed incisivo e molto face to face, cosa non da poco per un gruppo italiano, in quanto i suoni e la preparazione proposta sembra quella di un gruppo estero, e nel lotto dei loro pezzi faccio fatica a far spiccare un brano dall’altro in quanto sono tutte canzoni omogenee ed uniformi che ricordano molto i primi Lizzy Borden e Mötley Crüe di “Shout at the Devil”. Attacco e refrain veramente degno di nota quello di “Step Off” che dimostra come la sezione ritmica e chitarra abbiano veramente gli attributi, e per essere solo quattro volte che suonano insieme è sorprendente. Le altre tracce sono tratte dai loro lavori dei Sybilla e dei Pollution. Buona presenza scenica, soprattutto del chitarrista Mike, un vero mattatore. In generale una buona performance e il cd in uscita sarà la loro prova del nove.

Setlist: “Let Me Go To Hell” – “My Way Hard Way” – “1,2,3,4” – “Step Off” – “Scream For Me” – “Point Of View” – “Beat It” (Michael Jackson Cover) – “Burning”

FOROTTEN SAINTS lineup:
Roberto Pagnanelli – Vocals
Mike Poacci – Guitars
Mr. Dan – Bass
Luca Cetroni – Drums
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Thomas Silver
E si arriva al momento più atteso della serata con l’entrata di Thomas Silver, l’ex-frontman degli Hardcore Superstar. Thomas per chiudere l’ultima fase della serata propone un mix di pezzi tratti da cover, brani degli Hardcore Superstar, più il nuovo singolo che sarà presente sul suo nuovo album che uscirà nel gennaio 2016.
La mia opinione personale? Mi ha profondamente deluso, lui in tutto lo show si dimostra un grande vocalist, come ci ha abituato nella sua precedente band, fa anche buon uso della chitarra ed ha un look molto curato, ma, ahimè, accompagnato da una band troppo spenta ed inconsistente. Un vero peccato! Anche il brano inedito che presentano, “Bury The Past”, risulta troppo semplice e poco articolato come il resto dei pezzi, troppo semplificati e che davano l’impressione di una boyband alle prime armi. L’unica traccia degna di nota la cover di Billy Idol “Rebell Yell”, veramente esaltante, suonata con lo stile della sua vecchia band, a tratti anche più cupa; per il resto ho notato un accostamento al genere anni ’70 e a glorie del passato come Iggy Pop. Ma, come ripeto, non ci siamo, uno show troppo autocelebrativo, personalmente, ma come me anche altri, mi aspettavo qualcosa di più, le uniche contente erano forse le sue fan venute per vederlo, che si beavano a guardarlo muoversi sul palco.
Spero che l’album in uscita a gennaio mi dia la smentita: purtroppo non tutti possono essere un Ozzy Osbourne, Bruce Dickinson, Vince Neil o Fernando Ribeiro dei Moonspell, nei progetti paralleli solisti.

Setlist: “Caught In Between” – “Public Eye” – “Not Invited” – “Coming In” – “D-Day” – “On A Night Like This” – “Minor Swing” – “Rebell Yell” (Billy Idol cover) – “Liberation” (Hardcore Superstar) – “Bury The Past”

THOMAS SILVER lineup:
Thomas Silver – Lead Vocal, Guitars
David – Guitar
Scott – Drums
Kane – Bass

report Fabio Berserk