STRIKER: Tempesta sonora a San Paolo d’Argon

STRIKER
live @ Birra N’ Banda, San Paolo D’Argon (BG)
– venerdì 22 luglio 2022 –

LIVE REPORT •

Lo scorso venerdì 22 luglio, la festa della birra san paolese ha ospitato il concerto dei canadesi Striker, una band esuberante sia on che off stage, energici, belli e semplicemente divertenti. Posso essere sincero con voi? Uno dei concerti più splendidi a cui sia stato negli ultimi anni e finalmente! Finalmente per una serie di cose, ma in particolare perché una “festa di paese” (l’area feste è incollata all’oratorio – per intenderci) torna ad ospitare i chitarroni, le distorsioni high-gain e i capelloni, mettendo una pausa, seppur breve, alle serate più caciarone e meno di nicchia. Il caldo della giornata viene finalmente mitigato dal calare del sole e qualche birra fresca e beverina e tra i tavoloni si intravedono alcuni membri della band, intenti a godersi qualche momento pre tempesta: il concerto inizia poco dopo le 22 e chiunque ne sia attratto è già sotto palco. Il momento migliore dell’inizio concerto è stato vedere un ragazzino, forse delle medie, incollato alla transenna con la bocca spalancata e un immenso stupore dipinto sul suo volto, interrotto purtroppo dalla madre che lo ha richiamato all’ordine, ahimè!

Il concerto inizia ed è subito una tempesta di riff velocissimi, ritmiche di basso e batteria precise e una voce che resta nelle orecchie a lungo. Gli Striker sono a pochi metri da me e riescono a mettere in moto ogni parte del mio corpo: sonorità heavy, energiche e frenetiche, divertenti ed unici – diventa veramente impossibile restare fermi e non lasciarsi coinvolgere. La band si fa rispettare immediatamente con un atteggiamento da palcoscenico esemplare: trasmette, con le movenze ed energie, la passione che si nasconde dietro ad ogni nota suonata, ad ogni vocalizzo e a qualsiasi sguardo dei musicisti. Ogni componente coinvolge la venue in un modo unico e fresco, sia durante le canzoni che tra un intermezzo e l’altro, parlando della serata, di come si siano trovati bene a Bergamo e ponendo domande a chi li sta ascoltando, mantenendo un’attenzione costante.

La scenografia e lo show sono unici: non c’è nulla di fuori posto, tra cambi posizioni e pause, i tempi delle canzoni sono sempre rispettati. Il cantante è ovunque e raggiunge ogni angolo del palco e lo stesso fa il bassista, una vera molla carica di energia cinetica che non sta ferma ma interagisce e conquista chiunque. Tutti sul palco sono in estrema sintonia e sanno come comportarsi: Bergamo quella sera ha conosciuto una band che sa suonare, e lo fa bene, ma sa anche trattare egregiamente chi li ascolta.

Il suono è irresistibile: le chitarre sono high-gain, precise, mai secche né banali; la batteria è ben distinta nel mix e lascia spazio a un basso sempre presente e con un suono da legnate nei denti, in grado di far vibrare le membra dei presenti. I solisti sono fluidi e rispettosi delle parti degli altri musicisti: sebbene sia Tim a presenziare il ruolo da vero solista della serata, non mancano mai i passaggi di espressione e improvvisazione con John, alternando linee melodiche e ricche armonicamente a sezioni di plettrata alternata precisa, virtuosa e rapida. I riff sono solidi, cattivi e ricchi di sonorità: sono rare le sezioni strumentali simili quando ci sono due chitarre sul palco e i drop in downstroke – ovvero le sezioni ritmiche suonate con il plettro che si muove ripetutamente all’ingiù – si alternano con momenti di più respiro.

Personalmente, sono stato poco entusiasta dei suoni clean delle chitarre in alcuni brani, ma questo è un gusto personale. Credo, oltretutto, che i due chitarristi avessero un rig equivalente per quanto riguarda l’amplificazione, condividendo probabilmente anche i banchi suoni, in quanto le distorsioni suonavano molto simili tra loro e così anche gli altri toni. Diversamente, però, sono gli atteggiamenti da palco: Fallon è un chitarrista metal aggressivo, con un’espressione sempre concentrata e corrugata ma allo stesso tempo divertita: tecnica,  rapidità e linee prevalentemente pentatoniche si traducono in estremi virtuosismi che tengono incollati gli sguardi. Complementare è il gusto di Brown, il quale esprime se stesso sfoggiando un look anni 80 – in prima battuta mi ha ricordato il glam rock – e un’espressività molto più rilassata e divertita. Le scelte musicali sono sempre virtuose, rapide e tecniche, ma si arricchiscono anche con qualche sonorità minore e a volte modali. Questa solida struttura ritmica, che si muove come una band heavy metal degli eighties estremamente in sincrono, sostiene una voce incisiva e presente: Dan Cleary vanta una timbrica piuttosto acuta, il che lo rende emergente dal mix. Il cantante è dotato di un’ottima intonazione, presenza scenica e una potenza vocale incredibile. Personalmente, mi ha ricordato – non come tipologia di cantante e sonorità, bensì come musicista – James LaBrie dei Dream Theater, diventando un mix eclettico tra voce acuta e controllo della stessa, facendosi unica, stupefacente e memorabile.

Cory, infine, il batterista del gruppo, è un pilastro: non solo spicca per la sua statura, ma è estremamente preciso, veloce, poliedrico e incredibile. Ogni colpo sferrato sulle pelli dei tamburi e sull’ottone dei piatti è decisivo e con volume: non siamo di fronte ad un batterista che colpisce con violenza il suo strumento non risparmiando le energie, ma ad un musicista notevole e con cultura dello strumento e di ogni suo componente/accessorio. Poco oltre la metà del concerto, la band lascia spazio a Cory per il suo assolo di batteria, un dignitoso momento espressivo che senza stancare né dilungarsi, concentra l’attenzione di tutta la venue, sfoggiando molti dei suoi trick, dimostrando di meritarsi di essere sul punto più alto del palco. Presenziare a questo concerto e viverlo è stato per certi versi come guardare al passato, ma con chiave moderna: negli ultimi anni, le mode e le serie tv ce lo confermano, c’è un look-back agli anni 80 e non ci dispiace affatto. Gli Striker mitigano perfettamente e positivamente tutte le possibili influenze che derivano da quegli anni e da diversi generi, quali l’heavy metal, l’hair metal e il trash metal. Anzi, li ringrazio perché la band riesce a trasmettere moltissime positive vibes, facendolo in modo intelligente e con carattere. Ho molto apprezzato la sinergia e il rispetto che i vari musicisti hanno tra di loro, evitando di interferire nei momenti solistici, lasciando gli spazi e assolutamente sostenendo il proprio compagno. L’unico mio pentimento della serata? Non aver insistito nel cercare un contatto con la band per scambiare due parole, carpire qualche segreto – da musicista – e anche, perché no, avere degli altri aneddoti da raccontare.

Setlist:

  1. Heart of Lies
  2. Born to Lose
  3. Deathwish
  4. Pass Me By
  5. Strange Love
  6. Phoenix Lights
  7. Too Late
  8. Fight for Your Life

Striker line up:

  • Dan Cleary – vocals
  • John Simon Fallon – guitars
  • Tim Brown – guitars
  • Pete Klassen – bass
  • Cory Hofing – drums
foto: Luca Gipponi