SpazioRock.it Festival 2016: nel segno del Power Metal!

SPAZIOROCK.IT FESTIVAL 2016:
STRATOVARIUS + POWERWOLF + LUCA TURILLI’S RHAPSODY +
IRON SAVIOR + DOMINE + ELVENKING + OVERTURES
live @ Live Club, Trezzo sull’Adda (Mi)
– sabato 24 settembre 2016 – 

 

LIVE REPORT •

Uno degli eventi più validi ed interessanti che mi sia stato modo di vedere negli ultimi anni: la prima edizione dello SpazioRock.it Festival ha sicuramente sorpreso tutti e per la qualità degli artisti presenti e per la perfetta organizzazione con cui è stato concepito.
Era da un bel po’ che non si assisteva ad un festival così omogeneo e ben amalgamato, come si usava una volta (anzi, oserei dire, come si faceva ai miei tempi…), senza improbabili mix sonori che hanno costretto, in altre circostanze, i nostri palati (ma più che altro le nostre orecchie) a sorbire (ed anche subire) “sgraditi polpettoni” dai più disparati sapori, poco digeribili da chi, come me, ama l’heavy metal nel suo stato più puro. Ma, finalmente, grazie alla webzine SpazioRock, tra le più importanti ed apprezzate nel settore, si è tornati a gustare con piacere un cartellone che presenta esclusivamente band dedite ad un genere, come il power metal, da sempre tra i più seguiti da noi metalheads.
E la risposta del pubblico è stata massiccia, grazie soprattutto ad una politica mirata ed accorta, proponendo il biglietto d’ingresso ad un prezzo decisamente più che onesto, visto il bill previsto dal programma. E mettiamoci pure la possibilità di poter incontrare i propri beniamini in vari Meet&Greet gratuiti durante la giornata, la classica ciliegina su una torta già di per sé succulenta: cosa volere di più?
Solo per tutto questo, i due “boss” di SpazioRock, Marco Ferrari e Gaetano Loffredo, ideatori e fautori della manifestazione, meritano un grande applauso ancor prima che la kermesse abbia inizio.
Ecco, dunque, il racconto dell’intenso e lungo pomeriggio che abbiamo vissuto, in provincia di Milano, al Live Club di Trezzo sull’Adda.

Overtures
Sin dalle prime ore del mattino, un discreto numero di temerari metallers si sono presentati alle porte del club lombardo, pronti a contendersi la prima fila in transenna. Lasciamo questo “privilegio” ai più giovani e attendiamo con pazienza l’apertura delle porte. Puntuali come un orologio svizzero, alle 15 si spalancano le porte ed eccoci tutti dentro… giusto il tempo di un breve incontro con i Powerwolf, nell’apposita area esterna ben allestita per l’occasione, ed arriva il momento di aprire il sipario su questa prima edizione dello SpazioRock.it Festival!
Sono gli Overtures ad avere il privilegio di dare il via alla manifestazione, un grande onore per la band friulana. E loro ripagano con un’ottima prestazione, applaudita dall’inizio alla fine da un pubblico già abbastanza numeroso. Alla particolare ed articolata costruzione dei brani, uniscono un’invidiabile fattore tecnico, a dimostrazione che la loro presenza su questo palco non è puramente casuale. Peccato il poco tempo a loro disposizione, ma ugualmente sufficiente a mettere in risalto l’ugola d’oro di Michele Guaitoli che, insieme alle due affascinanti vocalist Nicoletta Rosellini (voce solista nei Kalidia) e Alessia Scolletti, formano un trio che strabilia con la propria vocalità. Ma nulla sarebbe, ovviamente, senza l’intrigata tela sonora che Marco Falanga alla chitarra, Luka Klanjscek al basso e Andrea Cum tessono con assoluta padronanza su pezzi come “Artifacts” o la finale “Fly, Angel”, con la quale ci salutano.
Overtures: un’assoluta conferma.

Setlist:

  1. Repetance
  2. Artifacts
  3. Go(l)d
  4. Fly, Angel

OVERTURES lineup:

  • Michele Guaitoli – Vocals
  • Marco Falanga – Guitar
  • Luka Klanjscek – Bass
  • Andrea Cum – Drums
  • Alessia Scolletti – Backing Vocals
  • Nicoletta Rosellini (Kalidia) – Backing Vocals
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foto: Matteo Donzelli

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Elvenking
Un avvio in grande stile, non c’è dubbio, e per mantenere alto il livello ecco arrivare gli Elvenking. Tra costumi, volti dipinti, violini elettrici ed atmosfere folkeggianti, i sei ragazzi friulani (tanto per cambiare), caricano l’ormai numeroso pubblico, facendolo saltare e scapocciare con pezzi come “Elvenlegion” o “The Divided Heart”, sui quali i due arcieri Aydan e Rafael, scagliano improvvise e fulminee frecciate con le loro chitarre. Di certo, con gli Elvenking non ci si annoia, la loro energia si diffonde in sala di pari passo con la loro musica e lo scatenato Damma ci carica ancor di più con la sua vitalità, correndo in lungo e largo per tutto il palco.
Che dire? Ancora una volta i sei elfi hanno saputo affrontare il palco in maniera sfacciata e con il piglio che sempre li contraddistingue e gli applausi finali di un pubblico entusiasta se li sono senz’altro meritati tutti.

Setlist:

  1. The Scythe
  2. Elvenlegions
  3. Moonbeam Stone Circle
  4. Grandier’s Funeral Pyre
  5. The Divided Heart
  6. The Loser

ELVENKING lineup:

  • Damna – Vocals
  • Aydan – Guitar
  • Rafahel – Guitar
  • Jakob – Bass
  • Lethien – Violin
  • Symohn – Drums
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foto: Matteo Donzelli

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Domine
Una cortina nera nasconde, di volta in volta, i preparativi che fervono per l’arrivo delle band successive. Ci si appresta ora ad accogliere una dei gruppi più attesi ed apprezzati del panorama metal italiano: i grandiosi Domine. Epici, potenti, travolgenti: basterebbero solo questi tre aggettivi per descrivere la loro prestazione, con un Morby superlativo, capace di far esplodere i nostri timpani con i suoi acuti stratosferici. Una volta sistemati volumi ed altri piccoli inconvenienti tecnici che si manifestano durante il brano di apertura “Thunderstorm”, i nostri impavidi cavalieri cominciano un assalto al quale difficilmente si riesce a resistere e tutti veniamo conquistati dalla loro straripante forza d’urto. I fan cantano in coro brano dopo brano, per poi scatenarsi in un violento pogo su “Dragonlord” ed esaltarsi sulla imponente “Defenders”, con la quale la storica band toscana chiude il set lasciando un segno indelebile su ognuno di noi. Eterni Campioni!

Setlist:

  1. Thunderstorm
  2. The Hurricane Master
  3. The Ride of the Valkyries
  4. Dragonlord (The Grand Master of the Mightiest Beasts)
  5. Defenders

DOMINE lineup:

  • Morby – Vocals
  • Riccardo Paoli – Bass
  • Enrico Paoli – Guitar
  • Riccardo Iacono – Keyboards
  • Stefano Bonini – Drums
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foto: Matteo Donzelli

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Iron Savior
Ed ora tutti pronti per un po’ di sano metallo teutonico: è il momento degli Iron Savior. La band di Piet Sielck (anch’essa inizialmente colpita dalla sindrome da mixer, che fa affiorare nuovamente qualche problemino tecnico sui volumi) ci aggredisce da subito con riff furiosi e rasoiate letali delle chitarre di Jan Bertram (in prestito dai Paragon) e dello stesso master mind Piet, su pezzi come “Starlight” o “Gunsmoke” che mettono in moto il nostro headbanging.
Inarrestabile come un carro armato, il combo tedesco avanza mietendo vittime al suo passaggio e il possente drumming di Patrick Klose (ex-Scanner) sull’omonima “The Savior”, segna il ritmo della loro trionfale marcia. Mostrano i muscoli e colpiscono duro urlando forte che “Heavy Metal Never Dies” ed hanno dannatamente ragione, vista la veemenza con la quale rispondiamo tutti in coro al loro grido, in un botta e risposta da brividi. Quadrati, rocciosi, a testa bassa vanno dritti alla meta e ci annientano definitivamente con la trascinante “Atlantis Falling”, che chiude la loro prepotente performance. Come sempre, micidiali!

Setlist:

  1. Way Of The Blade
  2. Starlight
  3. Revenge Of The Bride
  4. Gunsmoke
  5. Beyond The Horizon
  6. The Savior
  7. Condition Red
  8. Heavy Metal Never Dies
  9. Atlantis Falling

IRON SAVIOR lineup:

  • Jan S. Eckert – Bass
  • Patrick Klose – Drums
  • Jan Bertram – Guitar
  • Piet Sielck – Guitar & Vocals
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foto: Matteo Donzelli

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Luca Turilli’s Rhapsody
Un boato accoglie il grande telo che improvvisamente appare sullo sfondo della scena: è il turno dei Luca Turilli’s Rhapsody. Si nota un cambio di tipologia tra le prime file del prubblico: chi predilige le sonorità più priestiane dei Savior ora si allontana, cedendo la posizione a chi, invece, è più a avvezzo a quelle sinfoniche e ricercate della band del chitarrista triestino (questa sera il Friuli Venezia Giulia fa la parte da leone). Fino a questo momento la puntualità nei cambi palco è stata il fiore all’occhiello degli addetti ai lavori, ma la sfortuna è sempre dietro l’angolo e i LTR, per una serie difficoltà tecniche, iniziano in ritardo il loro show. Ma niente paura, questo non impedisce al popolare gruppo italiano di essere pronto e carico – come ci dice lo stesso Alessandro Conti. Il simpatico singer ci mostra le sue innate qualità sin dalle prime note de “Il Cigno Nero”, introdotta dalla  maestosa “Nova Genesis”. Il pubblico si lancia nel pogo più convulso nella sinfonica “Unholy Warcry”, dove al camaleontico Alessandro si affianca il canto della soprano Emilie Ragni, che dipinge paesaggi immaginari con la sua voce, dando maggiore enfasi alla loro opera. Luca Turilli, intanto ci illumina con le sue variazioni sul tema, unendo estro e fantasia con assoli e scale musicali degne di un grande compositore, come su “Tormento E Passione”, durante la quale assistiamo anche ad un bel duetto vocale dei due singer: tutti in religioso silenzio ad apprezzare la loro performance. Chapeau!
In una location strapiena, assistiamo all’ennesimo trionfo di una band che ancora una volta stupisce un pubblico che lo applaude, lo sostiene e lo segue con grande attenzione per tutto il set. Purtroppo, per i motivi di cui abbiamo già detto inizialmente, i tempi si sono piuttosto allungati e i LTS sono costretti a concludere anzitempo la loro presenza qui e chiudono con “Demonheart”, lasciando il pubblico visibilmente deluso, ma che appassionatamente gli tributa una meritata standing ovation.

Setlist:

  1. Nova Genesis (Ad Splendorem Angeli Triumphantis)
  2. Il Cigno Nero
  3. Rosenkreuz (The Rose And The Cross)
  4. Land Of Immortals (Rhapsody Cover)
  5. Unholy Warcry (Rhapsody Cover)
  6. Tormento E Passione
  7. Prometheus
  8. Demonheart

LUCA TURILLI’S RHAPSODY lineup:

  • Luca Turilli – Lead Guitar
  • Alessandro Conti – Vocals
  • Alex Landenburg – Drums
  • Patrice Guers – Bass
  • Dominique Leurquin – Guitar
  • Mikko Härkin – Keyboards
  • Emilie Ragni – Vocals
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foto: Matteo Donzelli

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Powerwolf
Si sale sempre più in alto, due grandi aquile fanno il loro ingresso sulla scena: tocca ai Powerwolf!
Scendono le tenebre al Live Club, l’atmosfera si fa cupa, oscure presenze aleggiano su di noi: siamo pronti ad assistere all Holy Heavy Metal Mass! In questo santuario, come lo chiama Attila Dorn, siamo tutti in preghiera ed intoniamo odi e canti gregoriani al dio Metal. Così ecco “Blessed & Possessed”, la possente “Amen & Attack” e poi ancora la sacralità di “Sacred & Wild”  o l’invincibile “Armata Stringoi” durante la quale tutto il pubblico canta a squarciagola il solenne coro. Il carismatico Attila dal suo pulpito ci guida attraverso gli oscuri meandri dell’oscuro sound di “let There Be Night”, mentre i riff rabbiosi di Matthew e Charles Greywolf, il drumming granitico di Roel van Helden, uniti alla teatralità del tastierista Falk Maria Schlegel, fanno perfetta cornice all’altisonante voce del lupesco cantante, che risuona imperiosa in tutta la location come in “Sanctified Whit Dynamite”: esplosivi!
Certo, notare l’assenza di un vero bassista e l’uso di altre basi pre-registrate, lascia un po’ perplessi, ma alziamo ugualmente i calici e brindiamo con loro su “We Drink Your Blood”.
“Are you possessed by heavy metal?” – ci chiede ripetutamente il frontman – in un crescendo sempre più incalzante ossessivo e continuo, fino a che, soddisfatto dalla nostra risposta, ci dà la sua benedizione finale e annuncia “Lupus Dei”, con la quale salutano l’enorme folla di fedeli accorsa ad assistere alla loro metallica funzione. Santi, subito!

Setlist:

  1. intro: Lupus Daemonis
  2. Blessed & Possessed
  3. Coleus Sanctus
  4. Amen & Attack
  5. Sacred & Wild
  6. Army Of The Night
  7. Resurrection By Erection
  8. Armata Strigoi
  9. Let There Be Night
  10. Werewolves Of Armenia
  11. Kreuzfeur
  12. Sanctified With Dynamite
  13. We Drink Your Blood
  14. Lupus Dei

POWERWOLF lineup:

  • Attila Dorn – Vocals
  • Matthew Greywolf – Guitar
  • Charles Greywolf – Guitar
  • Falk Maria Schlegel – Keyboards
  • Roel van Helden – Drums
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foto: Matteo Donzelli

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Stratovarius
Ed eccoci al momento culminante della serata: accolti dall’ovazione del pubblico arrivano gli Stratovarius. La band di Kotipelto parte subito in quarta con “Speed Of Light” e non ce n’è più per nessuno!
Con loro l’eccellenza prende possesso della scena e, non me ne vogliano tutti gli artisti che li hanno preceduti, ma con loro si raggiungo decisamente atri livelli. Il pubblico si infiamma sulla successiva “Eagleheart” e poi ancora braccia al cielo e tutti a cantare “Phoenix”, incitati da un gasatissimo Timo, ben felice – come lui stesso ci dice – di essere nuovamente nel nostro paese. I fantasmagorici duelli tra le tastiere di Jens Johansson e la chitarra di Matias Kupiainen, ci lasciano letteralmente a bocca aperta; i due si scambiano il ruolo di protagonista con i loro assoli, tra le veloci “fughe” di Jens e i funambolici virtuosismi di Matias: le loro magie ci incantano!
E poi sulla travolgente “My Eternal Dream” tutti a pogare e cantare senza sosta, compreso uno scatenatissimo Patrick Klose (batterista degli Iron Savior) che sotto palco si sta fomentando come non mai. Tra brani vecchi e nuovi gli Stratovarius ripercorrono gran parte della loro carriera con un Kotipelto in serata di grazia capace si spaziare da brani più impegnativi come “Against The Wind” a quelli di più “easy” come “Paradise”, per poi strapazzarci ben bene con “Will The Sun Rise”, dove il devastante drumming Rolf Pilve e il basso di Lauri Porra creano quel tappeto sonoro, compatto e roccioso sul quale ancora una volta Johansson e Kupianen possono salire nuovamente in cattedra e darci lezioni di musica. Ed ancora le preziose mani di Jens introducono la celebre “Black Diamond”, in un clima di elettrizzante euforia generale: monumentali!
Escono di scena tra i tanti applausi che il pubblico in visibilio gli tributa, ma poi, richiamati dai nostri insistenti cori, tornano per regalarci ancora qualche minuto della loro magnificenza. L’emozione ci avvolge delicatamente, così come la voce di Timo che ci accarezza e ci culla dolcemente quando intona le note di “Forever”, per darci però, poi, la scossa finale prima con “Unbreakable”, seguita da una prolungata “Hunting High And Low” che i fan intonano insieme a Kotipelto e pone fine alla loro prova maiuscola.
Si chiude così un festival che ha soddisfatto a pieno tutte le aspettative, organizzato in maniera ineccepibile dalla stessa SpazioRock con la preziosa e valente collaborazione della Truck Me Hard Agency e che, soprattutto, ci ha dato tante e tante ore di grande musica. Che dire? Buona la prima! E già il nostro pensiero vola verso la seconda edizione…

Setlist:

  1. Speed Of Light
  2. Eagleheart
  3. Phoenix
  4. Sos
  5. My Eternal Dream
  6. Against The Wind
  7. Paradise
  8. Wiil The Sun Rise
  9. Shine In The Dark
  10. Black Diamond
  11. Forever
  12. Unbreakable
  13. Hunting High And Low

STRATOVARIUS lineup:

  • Matias Kupiainen – Guitars
  • Timo Kotipelto – Vocals
  • Lauri Porra – Bass
  • Rolf Pilve – Drums
  • Jens Johansson – Keyboards
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foto: Matteo Donzelli