Sons Of Apollo: nell’Olimpo del Rock

SONS OF APOLLO + DARKTRIBE
live @ Teatro degli Arcimboldi, Milano
– domenica 24 giugno 2018 –

LIVE REPORT –

Calda e accogliente domenica in quel di Milano, che ospita i Sons Of Apollo, nella loro primissima data italiana in assoluto – nonché terza data europea dopo quelle all’Hellfest e al Graspop Metal Meeting – in questo primo tour nel Vecchio Continente dell’ensemble americano a 5 stelle. L’elegantissima location del Teatro degli Arcimboldi vede già, un paio d’ore prima dell’inizio dei concerti, i primi spettatori che, impazienti, ma composti, entrano nel teatro e prendono il proprio posto in sala.

Darktribe
Ad intrattenere il pubblico, che inizia a gremire il teatro, ci sono i francesi Darktribe che, con un power metal melodico di stampo anni ’90, si esibiscono per 30 minuti con alcuni dei pezzi dei loro due album “Mysticeti Victoria” del 2012 e “The Modern Age” del 2015. Il cantante Anthony Agnello, grazie alle sue origini italiane, tra una canzone e l’altra, comunica con il pubblico nella nostra lingua, provando a coinvolgere gli spettatori che seguono la loro performance seduti – cosa abbastanza inusuale per un concerto metal. Nel quartetto dei power metallers, si mettono in luce il chitarrista Loic Manuello – membro anche degli Unchained – e il bassista Bruno Caprani, entrambi dinamici e determinanti nel computo generale di una prova abbastanza soddisfacente, anche se con l’aiuto di alcune basi di tastiere pre-registrate.

Setlist:

  1. Humanizer
  2. Taiji
  3. My Last Odyssey
  4. Red House Of Sorrow
  5. A Last Will
  6. Darkside Of Imagination

DARKTRIBE lineup:

  • Bruno Caprani – bass
  • Julien Agnello – drums
  • Loic Manuello – guitar
  • Anthony Agnello – vocals

 

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foto: Beppe Scordio

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Sons of Apollo
Dopo un breve intervallo, cala il sipario e si spengono le luci per l’ingresso in scena dei tanto attesi ospiti principali. Compaiono sul palco Derek Sherinian e Mike Portnoy – entrambi ex Dream Theater – seguiti da Billy Sheehan – carriera lunghissima e ricca di importanti collaborazioni da David Lee Roth fino a Steve Vai e fondatore e attuale membro dei Mr. Big – e Ron “Bumblefoot” Thal – ex Guns ‘n Roses – ed infine, con l’arrivo di Jeff Scott Soto – varie partecipazioni da Malmsteen ad Axel Rudi Pell – il quintetto è al completo. Si parte già con la grande carica di “God of the Sun”, canzone che rimanda al nome della band, che apre lo show e il loro album di debutto “Psychotic Symphony”. In questo live infatti vengono eseguite tutte le canzoni del loro primo lavoro, tracce potenti, ma raffinate, che mettono in risalto i virtuosismi e il talento di ciascun musicista. Tra una canzone e l’altra lunghi assoli permettono al pubblico di assistere ad uno spettacolo che unisce tecnica e stile dei cinque artisti in perfetta alchimia tra loro. Come guidata da una coreografia, la band si muove all’unisono, lasciando a ciascun membro il giusto spazio per mettere in luce le proprie doti e caratteristiche. Bumblefoot e Sheehan si alternano e si uniscono in soli mozzafiato, resi quasi scenografici dalla loro strumentazione, rispettivamente chitarra e basso a doppio manico, sui quali dita e corde si fondono come se lo strumento musicale fosse una diretta estensione di chi lo suona.
Brividi e atmosfera emozionante durante il tributo a Freddy Mercury con “Save me”, cover dei Queen, mentre si passa ad un clima più divertente ed accattivante con il rifacimento strumentale della celebre melodia de “La Pantera Rosa”, tanto per far riprendere fiato verso la metà dello show. Non mancano un paio di cover dei Dream Theater, con due brani tratti da “Falling into Infinity”, cui sia Sherinian che Portnoy parteciparono alla realizzazione, tra le quali “Lines In the Sand” introdotta da un elaborato assolo di Derek con le sue tastiere.
Altro fiore all’occhiello dello show sono le evoluzioni di Portnoy, con la sua scintillante batteria che sembra quasi circondarlo come un’aura: Mike tiene gli occhi dello spettatore incollati su di sé, incantando tutti, oltre che con la tecnica, con i suoi innumerevoli tricks con le bacchette, quasi fosse un giocoliere. Noticina simpatica il numero eseguito con l’aiuto di Soto, facendo volteggiare la bacchetta da una parte all’altra del palco, per poi riprenderla al volo senza interrompere l’esecuzione del solo. Lo spettacolo volge verso il termine, giusto il tempo per una cover dei Van Halen, “And the Cradle Will Rock”, interpretata da Soto mentre passeggia, come in passerella, tra le file di poltroncine salutando i propri fan. Il frontman è stato impeccabile ed energico per tutta la durata dello show, coinvolgendo il pubblico e conducendo lo spettacolo senza mai mettere in ombra i suoi compagni di ventura, ma mostrando una sintonia quasi palpabile che cattura i sensi degli spettatori e che rende impossibile rimanere seduti e fermi. La chiusura è affidata a “Coming home” che mette in mostra, ancora una volta, le doti artistiche e di showman di Jeff, coinvolgendo il pubblico nei cori. Tutti in piedi e forti applausi per una superband che ha tenuto due ore di show ineccepibile, unendo con maestria metal progressivo e hard rock di qualità: come fare un giro su un’automobile sportiva di gran lusso, dal motore ruggente, per un viaggio ad alta velocità, ma in pieno di comfort.

Setlist:

  1. God of the Sun
  2. Signs of the Time
  3. Divine Addiction
  4. Just let me Breathe (Dream Theater cover)
  5. Labyrinth
  6. Lost in Oblivion
  7. Save me (Queen cover)
  8. Alive
  9. The Pink Panther Theme
  10. Opus Maximus
  11. Figaro’s Whore
  12. Lines in the Sand (Dream Theater cover)
  13. And the Cradle will Rock (Van Halen cover)
  14. Coming Home

SONS OF APOLLO lineup:

  • Mike Portnoy – drums
  • Derek Sherinian – keyboards
  • Jeff Scott Soto – vocals
  • Ron “Bumblefoot” Thal – guitars
  • Billy Sheehan – bass
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foto: Beppe Scordio