Sonisphere: l’impero metal al Postepay Rock in Roma

SONISPHERE 2016:
IRON MAIDEN + ANTHRAX + SAXON + SABATON +
THE RAVEN AGE + THE WILD LIES + A PERFECT DAY
live @ Postepay Rock in Roma
– domenica 24 luglio 2016 – 

 

LIVE REPORT •

Giornata epocale, un festival che al Postepay Rock in Roma presso l’Ippodromo delle Capannelle ha regalato mille e una emozione. Tantissima gente, accorsa anche da fuori Italia, per vedere un concerto in cui si sono esibiti, uno dopo l’altro, i ‘mostri sacri’ per antonomasia del metal, e la fama che il Sonisphere ha conquistato in tutta Europa nel corso degli anni è più che meritata. Iron Maiden, Anthrax, Saxon e Sabaton hanno sprigionato un’infinita energia che, come un motore a reazione, ha fatto sollevare oltre diciottomila persone in un grande inno alla musica. Grinta, divertimento e, soprattutto, la collaborazione tra band ha permesso la realizzazione di questo grande evento che in molti aspettavano da tempo.

A Perfect Day
L’Italia apre il sipario, con un gruppo che racconta una breve, ma intensa storia costellata di buone recensioni. Si tratta degli A Perfect Day, progetto iniziato nel 2012, in cui vi militano Alessandro Bissa alla batteria e Andrea Cantarelli alla chitarra, già membri dei Labyrinth. Impattano con energia, presentando la loro ” The Silent Prayer”, dal loro nuovo lavoro in studio, ”The Deafening Silence”, un full lenght pubblicato dalla Scarlet Records. Movimento, entusiasmo sul palco ravvivano i presenti, con una buona impostazione tecnica da parte del chitarrista Cantarelli. Eleganza e melodia, con una scelta musicale sopraffina, soprattutto nei dettagli e nelle rifiniture. Il live continua con ”Before Your Eyes”, in cui sono presenti accenni di sperimentazioni elettroniche molto interessanti. La track ”Angel” scorre più lenta nel ritmo, ma nel complesso una buona prestazione, che in generale riscopre un hard rock con venature alternative di pregevole levatura.

Setlist:

  1. Intro: The Silent Prayer
  2. A New Dawn
  3. Alone And Free
  4. Before Your Eyes
  5. In The Name Of God
  6. Angel
  7. Waiting On The Edge

A PERFECT DAY lineup:

  • Marco Baruffetti – Vocals
  • Andrea Cantarelli – Guitars
  • Gigi Andreone – Bass
  • Alessandro Bissa – Drums
{{title}} {{title}}

foto:
 Stefano Panaro

_________________________________

The Wild Lies
La kermesse prosegue con i londinesi Wild Lies. Vantano nella loro formazione il bassista Dylan Smith, figlio del grande Adrian, chitarrista degli Iron Maiden. Il loro è un hard rock spregiudicato e anche molto coinvolgente. Sono una band moderna, il cui sound, fresco e melodico, ricalca quello dei loro coetanei in Inghilterra. La band ha il suo stile, definito e personalizzato, dove il ritmo lo scaturisce Dylan con il basso. Per lo più si sbizzarriscono in un hard rock/ alternative più da arena rock che da festival metal, ma dimostrano comunque di aver stoffa da vendere.
Le canzoni del loro nuovo EP, “The Animal”, uscito a giugno del 2016, hanno una sedicente ed intrigante filosofia alle spalle, che fa riferimento all’ipotesi dell’esistenza di entità ultraterrene che si cibano di anime e di energia sprigionata dai corpi umani. Non è cosa da poco, perché in molti sottovalutano l’importanza del messaggio che si vuole dare attraverso le parole, che in questo caso presentano un filo logico da approfondire anche in vista di un eventuale full lenght. Sono più che meritate le recensioni positive che su di loro si leggono sulla nota rivista ”Kerrang!”.

Setlist:

  1. Asteroid Central
  2. Shapeshifter
  3. The Animal
  4. Break Me
  5. Mason’s Vile
  6. Can’t Carry On

THE WILD LIES lineup:

  • Dylan Smith – Bass
  • Luke Williams – Drums
  • Matt Polley – Vocals
  • Zak Mueller – Guitar
  • Andre Luffer – Guitar
{{title}} {{title}}
foto: Stefano Panaro

_________________________________

The Raven Age
Il ritmo cala quando entrano i The Raven Age, poiché l’interpretazione del cantante Michael Burrough, è stata piuttosto piatta in alcuni passaggi delle track, con il suo timbro che ricalca molto quello del vocalist dei Nichelback. Se ne sta parlando parecchio, perché stanno accompagnando gli Iron Maiden in tour. Hanno delle liriche molto interessanti, che fanno leva sulla parte più spirituale dell’uomo con un accenno al neopaganesimo wiccano. E’ un melodic metal tradizionale, che non presenta niente di nuovo rispetto a quello che già c’è e che potrebbe avere una resa migliore, come ad esempio avviene in ”Eye Among The Blind”. La musica è strutturata in maniera schematica e troppo accademica, senza nessun tipo di personalizzazione, quindi, piuttosto insignificante in generale. Tutto da rivedere e rivalutare, esclusa l’ultima track, la migliore tra i sei brani proposti a Capannelle. Nel finale, Dan indossa la maglia della Roma numero dieci per omaggiare il popolo giallorosso.

Setlist:

  1. Promised Land
  2. The Death March
  3. Eye Among The Blind
  4. The Merciful One
  5. Salem’s Fate
  6. Angel in Disgrace

THE RAVEN AGE lineup:

  • Michael Burrough – Vocals
  • Matt Cox – Bass
  • Dan Wright – Guitar
  • George Harris – Guitar
  • Jai Patel – Drums
{{title}} {{title}}
foto: Stefano Panaro

_________________________________

Sabaton
Il concerto vero e proprio inizia da qui. Le prime tre band hanno proposto solo live ”di riscaldamento”, in modo piuttosto sciatto al cospetto di questa bella realtà svedese. Vitalità, energia e adrenalina si risvegliano allo stato puro. I Sabaton si sono riconfermati decisamente in piena forma, presentando alcune loro canzoni molto conosciute, tra cui “To Hell And Back”. Hanno eseguito una performance in cui i riffs che hanno interpretato si possono definire alla stregua di contaminazioni sinfoniche che denotano un filo logico che si dipana nelle melodie in crescendo. Sono una delle ‘stelle’ di punta in seno alla Nuclear Blast, a ragion veduta, visto il loro impatto da live d’assalto, spirito marziale su ogni brano, viste anche le loro tematiche. Si intrattengono con il pubblico, dove un fan dalle prime file dà uno striscione con la scritta ”Sabaton’ ‘ simile ai caratteri usati per definire l’insegna gialla dell’Ikea: in cambio Joakim gli dona i suoi occhiali da sole. La loro fama li precede, mostri sacri che portano una ventata nordica, con “Swedish Pagans” o “Night Witches”. Sono una macchina bellica che non fa prigionieri: un’esplosione nucleare, assolutamente devastante, che manda nel dimenticatoio le prime tre band della manifestazione, al loro cospetto insignificanti.

Setlist:

  1. In the Army Now (Bolland & Bolland song)
  2. Intro: The March To War
  3. Ghost Division
  4. Far From The Fame
  5. Carolus Rex
  6. Swedish Pagans
  7. Resist And Bite
  8. The Lost Battalion
  9. To Hell And Back
  10. The Art Of War
  11. Night Witches
  12. Primo Victoria

SABATON lineup:

  • Hannes Van Dahl – Drums
  • Joakim Brodén – Lead Vocals
  • Pär Sundström – Bass
  • Thobbe Englund – Lead Guitar
  • Chris Rörland – Lead Guitar
{{title}} {{title}}

foto:
Stefano Panaro

 

_________________________________

Saxon
La folla presente all’Ippodromo delle Capannelle continua il delirio con i Saxon, che mettono in piedi un’altra leggendaria e splendida performance tenuta sia dalla band che dal cantante, Biff Byford. Ha una voce incisiva, interpretativa e imperiosa allo stesso tempo, capace di passare, nonostante la sua età anagrafica, da una scala all’altra in modo naturale, senza eccedere. E’ stata un’onda d’urto che ha fatto sollevare un boato gigantesco, tanto che “Whistler” Biff si mette a strappare la scaletta quando il pubblico subito dopo ”Heavy Metal Thunder”, inizia a chiedere particolari canzoni proponendo così la tanto agognata “Crusader”, un fuori programma graditissimo. Dall’abbigliamento Biff sembra un antico lord inglese, impressione confermata dal suo fare elegante e allo stesso tempo duro verso la folla. Canzoni come “Princess Of The Night” o “Wheels Of Steel” sono testimonianza di quanto ancora oggi siano seguite band come questa, che nel corso degli anni hanno scosso masse e intere generazioni di fan. Biff è ancora una calamità naturale vivente, compresi i chitarristi Paul Quinn e Doug Scarratt che si cimentano in molte scale velocissime spaccaossa. Il tuono prima della tempesta con dodici canzoni in totale, per uno show esagerato, in cui i Saxon si dimostrano tra i sovrani del metal.

Setlist:

  1. Battering Ram
  2. Motorcycle Man
  3. Sacrifice
  4. Power And The Glory
  5. 20,000 Ft.
  6. Dogs Of War
  7. Heavy Metal Thunder
  8. Crusader
  9. Princess Of The Night
  10. Wheels Of Steel
  11. 747 (Strangers In The Night)
  12. Denim And Leather

SAXON lineup:

  • Biff Byford – Vocals
  • Nibbs Carter – Bass
  • Nigel Glockler – Drums
  • Paul Quinn – Guitar
  • Doug Scarratt – Guitar
{{title}} {{title}}

foto:
 Stefano Panaro

_________________________________

Anthrax
Con gli Anthrax si inizia a tutto ritmo con ”You Gotta Believe”, per poi continuare con ”Caught In A Mosh”, ed ”Evil Twin”. Un vero e proprio concerto, uno show che possiamo dire epocale. Arrivano sul palco, fieri, decisi, più thrash che mai. E’ come essere tornati indietro a trent’anni fa, quando ancora trionfavano i metallari veri e ancora esistevano i chiodi borchiati. Riff travolgenti e ritmi serrati, in un impeto sonoro senza soluzione di continuità che scuotono l’intera location dalle fondamenta. Con i loro primi tre lavori, sono ancora oggi considerati uno dei ‘big four’ del thrash metal mondiale, anche se durante il loro percorso artistico hanno avuto alti e bassi. Joey Belladonna, tornato più volte nei ranghi della band, ha eseguito d’un fiato la scaletta, terminata con ”Indians”, dando il via all’ennesimo vertiginoso pogo forsennato della “war dance”.

Setlist:

  1. You Gotta Believe
  2. Caught In A Mosh
  3. Got The Time (Joe Jackson cover)
  4. Madhouse
  5. Fight ‘Em ‘Til You Can’t
  6. Evil Twin
  7. Antisocial (Trust cover)
  8. Breathing Lightning
  9. Indians

ANTHRAX lineup:

  • Joey Belladonna – Vocals
  • Frank Bello – Bass
  • Jon Dette– Drums
  • Scott Ian – Guitar
  • Jon Donais – Guitar
{{title}} {{title}}
foto: Stefano Panaro

_________________________________

Iron Maiden
La band che tutti aspettano sale sul palco alle ventuno circa, per un live senza eguali. Le prime immagini passano sul grande schermo, dove l’Ed Force One, il jumbo jet dei Maiden, in mezzo ad una fitta vegetazione di una foresta tropicale incontaminata, viene lanciato verso il cielo da una grande mano che spunta dal terreno. Acqua, aria, terra e fuoco: i quattro elementi che caratterizzano il nostro universo conosciuto, così come ce lo descrivevano le antiche civiltà Maya e Azteche. Antichi dei, antiche leggende sospese tra realtà e fantasia raffigurate in uno scenario che cambia ad ogni brano. Come imperatori di una grande civiltà, gli Iron Maiden dominano indiscussi la capitale. I primi due brani, ”If Eternity Should Fail” e ”Speed Of Light”, sono tratti dal loro ultimo album in studio, ”The Book Of Souls”, per poi proseguire con una track tratta da uno dei loro capolavori più famosi al mondo, ”The Number Of The Beast”.
Bruce Dickinson esalta al massimo lo show con il suo modo di irrompere sul palco che smuove un’intera folla. Oltre ad avere una voce rara, tecnicamente perfetta, duttile e versatile, la dice ancora lunga su ciò che rappresenta adesso l’heavy metal nel mondo della musica moderna.
ll pubblico canta a piena voce ogni canzone, mentre Eddie, la mascotte, simula con la band dei divertenti combattimenti, al termine dei quali viene sconfitta da Dickinson che gli estrae il cuore. Colpi di scena, riffs esagerati e canzoni intramontabili, come ”Fear Of The Dark” che al Postepay Rock In Roma hanno lasciato una grande impronta nei cuori della gente.
Bruce si  intrattiene in un siparietto con l’audience, giocherellando con una scimmia di peluche prima di “Death Or Glory”, dove a sua volta indossa una maschera scimmiesca.
Non può che essere pieno di grinta e mood esoterico il live degli Iron Maiden. Janick Gers e Steve Harris corrono da un lato all’altro del set, fomentando ancora di più gli spettatori tra assoli e cavalcate di basso.
Prima di “The Book Of Souls” Bruce Dickinson inizia un lungo discorso sugli ”imperi”, collegandolo a quello romano che, come tutti, crolla arrivato all’apice. Un impero non potrà mai impedire agli uomini di essere fratelli di sangue, senza badare alle idee politiche, religiose e sociali: nel metal tutti siamo “Blood Brothers”, uniti in una grande famiglia.
Un live che costituisce un altro folto capitolo di una leggenda che non finirà mai, al contrario del calendario maya dell’Apocalisse, perché la storia la scrivono gli uomini ‘duri’.

Setlist:

  1. Intro: Doctor Doctor (UFO song)
  2. If Eternity Should Fail
  3. Speed Of Light
  4. Children Of The Damned
  5. Tears Of A Clown
  6. The Red And The Black
  7. The Trooper
  8. Powerslave
  9. Death Or Glory
  10. The Book Of Souls
  11. Hallowed Be Thy Name
  12. Fear Of The Dark
  13. Iron Maiden
  14. The Number Of The Beast
  15. Blood Brothers
  16. Wasted Years
  17. Outro: Always Look On The Bright Side Of Life (Monty Python song)

IRON MAIDEN lineup:

  • Bruce Dickinson – Vocals
  • Janick Gers – Guitar
  • Steve Harris – Bass
  • Nicko McBrain – Drums
  • Dave Murray – Guitar
  • Adrian Smith – Guitar
{{title}} {{title}}
foto: Stefano Panaro