SOEN: L’impero prog metal svedese scende a San Donà

SOEN + LIZZARD + OCEANHOARSE
live @ Revolver Club, San Donà Di Piave (VE)
– venerdì 9 settembre 2022 –

LIVE REPORT •

Serata molto attesa, quella del 9 Settembre a San Donà di Piave, in provincia di Venezia. Oceanhoarse, Lizzard e Soen chiudono la terza tappa italiana del tour della band svedese nell’intimo e raccolto contesto del Revolver Club per un concerto decisamente intrigante e molto atteso dai tanti fan italiani accorsi questa serata per godere di un appuntamento rimandato troppo a lungo.

All’apertura dei cancelli sorprende trovarsi davanti la leggenda Martin Lopez (ex- Opeth), seduto ad uno dei tavolini esterni, intento a chiacchierare placidamente con la crew e alcuni avventori del locale veneto, quasi come se si fosse trovato lì per caso e si fosse fermato solo a farsi un drink. L’atmosfera familiare si avverte e si respira anche all’interno del club e non passa molto prima che tutto abbia inizio.

OCEANHOARSE
I finlandesi Oceanhoarse (e non “Oceanhorse”, come appare fisiologicamente errato in alcune testate online), si presentano puntualissimi sul palco e lo fanno alla grande. Band di recente formazione, il quartetto di Helsinki suona un heavy metal onesto e senza fronzoli, il set apre con “Death Row Center”, brano che ha ufficializzato l’inserimento nella band del vocalist Joonas Kosonen nel 2019 e che spazza con energia il Revolver al primo ascolto. Da subito questa opening stabilisce già il tipo di approccio che i nostri vogliono creare: energico ed immediato. Joonas xx si crea lo spazio in un contesto non certamente semplice, quello di una band estera alla prima apparizione in Italia, come lo stesso cantante ha sottolineato durante il corso di questo live set. Il pubblico, ahimè, è discretamente numeroso ma, nonostante ciò, accoglie la band con un urlo di benvenuto e sincera ammirazione. Nel corso della scarsa mezzora messa a propria disposizione, la band presenta un ottimo biglietto da visita, con una potente esibizione di un frontman che sa quello che fa, spalleggiato da due macchine da guerra che si divertono come pazzi: Ben Varon, alla chitarra, fondatore della band, in doppietta con Jyri Helko al basso. I due axemen si scatenano sul palco e noi con loro. “The Damage” si presenta come uno dei lavori più riusciti dei finlandesi, con linee vocali azzeccate ed eseguite meglio in live che in studio, ed è proprio qui che Ben Varon diventa l’assoluto protagonista, regalando insieme alla band uno show eccelso che si propaga come un incendio fino all’ultima perla della scaletta, “Feed the Sirens”.Certamente una gran prova di forza di un gruppo onesto che propone un heavy metal sincero, se non per un piccolo neo: la totale assenza di “Reaching Skywards” in scaletta. Un vero peccato, perché chi scrive è convinto che l’esecuzione di suddetto brano avrebbe evidenziato ancora di più le grandiose potenzialità di questo gruppo, ancora sconosciuto dalla maggior parte degli astanti italiani. un’ottima prova dal vivo che, come sottolineato pocanzi, ci presenta una band che merita davvero di essere seguita.

Setlist:

  1. Death Row Center
  2. The Intruder
  3. Bass Solo Spot
  4. The Damage
  5. Them Bones (Alice In Chains cover)
  6. Nails (1st time live)
  7. Guitar Solo Spot
  8. Feed The Sirens

Oceanhoarse line up:

  • Joonas Kosonen – vocals
  • Jyri Helko – guitars
  • Ben Varon – guitars
  • Oskari Niemi – drums
foto: Nicola Silverio

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LIZZARD
“Hai mai ascoltato i Lizzard?”, questa la domanda che si sente più spesso girare all’inizio dei concerti al Revolver. In molti, infatti, sembrano non avere familiarità alcuna con il trio francese, attivo dal 2006 e con il quale proprio i Soen nel 2015 condivisero un tour europeo per la promozione di “Tellurian”, secondo album del combo svedese. Sconosciuti, quindi, ai più, i tre musicisti prendono possesso del palcoscenico e aprono la propria ascesa serale con “The Decline”, estratta dall’album “Eroded”, la quale dà il via a questo nuovo set in punta di piedi con la voce delicata del vocalist/shredder Mathieu Ricou, per poi spazzar via, senza alcun preavviso, con la sua potentissima energia. Nel frattempo, il locale lentamente inizia ad accogliere più spettatori e, poco alla volta, il Revolver comincia a riempirsi. Trasportati dall’energia grezza, eppure sofisticata della batterista Katy Elwell, i Lizzard si espongono maggiormente con l’ipnotica e incalzante “Vigilent”, seguita rapidamente da “Haywire”, ma è con “Blowdown” che il groove alza l’asticella e azzanna con un tiro tanto catchy quanto ricercato. Mathieu Ricou suona, canta, sorride, si muove come un’onda, trasporta e si lascia trasportare, e fa sospirare le ragazze estasiate nel pit, che ricambiano sguardi e sorrisi, mentre dall’altra parte del palco il  bassista William Knox, stoico, marmoreo, martella le corde e fa distaccare i legamenti delle cervicali. Si prosegue senza sosta con “Open View”, splendida, delicata, traccia che s’insinua in un flow che fa sì che l’ascoltatore si perda nelle successive canzoni, lungo un mare dove i Lizzard sono l’unica nave su cui ci si può imbarcare. “Shift” e “Mined” cullano, s’infrangono sugli scogli formati dalle teste volteggianti del pit, e “The Orbiter” colpisce duro. Kathy Elwell si eleva, il breakdown di “The Orbiter” fa urlare tutti, dal primo all’ultimo, con una chiusa stellare che invia all’ultimo capitolo, “Tear Down The Sky”. Ricou si abbandona in una ballad malinconica, onirica, che si dipana leggiadra e suadente. C’è davvero un mondo intero dietro i vocalizzi e la poetica chitarra di Ricou, tanto che il frontman dei Lizzard sembra che si emozioni e noi, con lui! Una band rivelazione per chi, come il sottoscritto, ha potuto assistere ad un’esibizione dalle atmosfere leggiadre ed eteree, quasi appartenenti ad un altro mondo e che conferma ancora una volta come là fuori ci siano molte realtà musicali che meriterebbe un maggior supporto da parte della critica e, soprattutto, dagli amanti della musica.

Setlist:

  1. The decline
  2. Vigilent
  3. Haywire
  4. Blowdown
  5. Open View
  6. Shift
  7. Mined
  8. The Orbiter
  9. Tear Down The Sky

Lizzard line up:

  • Mathieu Ricou – vocals, guitars
  • Kathy Elwell – drums
  • William Knox – bass
foto: Nicola Silverio

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SOEN
Dopo la parentesi sognante dei Lizzard, arriva il momento del main act di prendere possesso del Revolver: signore e Signori, ecco a voi i maestosi Soen. In tour per presentare il loro ultimo, splendido, “Imperial” (2019), il super gruppo svedese apre le danze alle 21:15 (ancora una volta, complimenti Revolver per la puntualità e l’organizzazione), e lo fa con meravigliosa potenza: le sirene d’allarme della fenomenale “Monarch” richiamano a raccolta già un fervoratissimo pubblico, il quale ha riempito il Revolver quasi nella sua interezza. È difficile esprimere l’emozione di ascoltare dal vivo un capolavoro come “Monarch”: i Soen sono dei maestri nel rendere le strofe delle loro canzoni ancora più memorabili dei loro stessi ritornelli, ma questa perla è su un altro livello. Le liriche complesse vengono qui magistralmente eseguite da Joel Ekelöf, in splendida forma, con il tappeto di un drumming eccezionale fornito da Martin Lopez, il quale rende tutto una magia indescrivibile. Joel è ispirato, perfetto, la sua voce calda e morbida è seta nelle orecchie e quello che più colpisce è la grande calma di esecuzione, di un’umiltà disarmante, qualità diventata ormai rara nell’ambiente musicale. Il vocalist svedese sorride timidamente al pubblico, come fosse sinceramente intimorito da tanta attenzione e ammirazione, per poi dedicarsi al canto, diventando una specie di Dio; persino Lars Enok Åhlund presenta al pubblico Joel come “la voce che può sciogliere il burro al micro onde”… e il ragazzo ha ragione! Raccontare senza scendere troppo nei dettagli un’esibizione live dei Soen è, a parer di chi scrive, troppo semplicistico, se non riduttivo, poiché è tutta una questione di chimica e, in questo, i Soen hanno esperienza nell’essere dei maestri d’alchimia. Incommensurabili sono le esibizioni delle varie “Deceiver”, “Martyrs” e “Lumerian”, “Modesty” s’inerpica su vette magistrali, la band si diverte a un sol cuore, è un gruppo che si presenta ben coeso ed unito. Cody Ford è ineccepibile, la sezione ritmica è un martello pneumatico, i Soen riescono ad essere delicati e deliziosi, per poi abbandonarsi a selvaggi breakdown, senza perdere la verve elegante che li contraddistingue. Ottima l’esecuzione di quel gioiello chiamato “Antagonist” che qui viene eseguito splendidamente, l’urlo corale di “Fire up your guns” è sentito, vissuto, Joel lo grida al pubblico, il quale ricambia il vocalist con trasporto viscerale. “Life isn’t just to survive”, non è così? No, non lo è. Vivere questa esperienza con una band di questo calibro è un onore, poiché i Soen non solo regalano emozioni ben calibrate, perfette, collaudate, ma offrono pure un encore magistrale: “Lascivious, “Jinn” dall’album “Lykaia” e la splendida, finale, “Lotus” elevano il pubblico ancora più in alto, tant’è che nessuno ancora ha dimenticato il viaggio operistico che si assapora dall’album “Lotus”; proprio la titletrack ha scavato una breccia profonda in chi ama il gruppo svedese e, si spera, in chi continuerà ad amarli e per chi invece li conoscerà per la prima volta. Una performance magistrale, troppo a lungo rimandata e che, questa volta, ha saputo trovare la giusta dimensione regalandoci una band al top della forma. In attesa di poter godere insieme del loro prossimo lavoro in studio, “Atlantis”, in uscita a novembre, il sottoscritto consiglia ai fan italiani di ascoltare a ripetizione l’ultimo album, “Imperial”, sia per la sua imprescindibile bellezza, sia per l’immenso valore artistico di un gruppo che ha ancora da dire! Un ultimo plauso va al lavoro dei tecnici audio-luci, i quali hanno reso lo spettacolo di alto livello ed è anche grazie a loro se abbiamo potuto godere appieno di un evento che non potrebbe essere andato meglio.

Setlist:

  1. Monarch
  2. Deceiver
  3. Lunacy
  4. Martyrs
  5. Savia
  6. Lumerian
  7. Covenant
  8. Modesty
  9. Lucidity
  10. Antagonist
  11. Illusion
  12. Lascivious
  13. Jinn
  14. Lotus

Soen line up:

  • Joel Ekelöf – vocals
  • Martin Lopez – drums
  • Lars Enok Åhlund – keys
  • Cody Ford – guitars
  • Oleksii “Zlatoyar” Kobel – bass
foto: Nicola Silverio