Slayer & Anthrax: mosh senza pentimento all’Alcatraz

SLAYER + ANTHRAX + KVERLERTAK
live @ Alcatraz, Milano
– giovedì 5 novembre 2015 – 

LIVE REPORT •
Metal Thrashing Mad! Mai titolo di un canzone fu più adatto per descrivere una serata come quella del 5 novembre all’Alcatraz di Milano, travolgente, appassionante, sconvolgente: ecco come è stata. Protagonisti Slayer ed Anthrax che con la loro forza d’urto hanno generato un vero e proprio movimento tellurico che avrà sicuramente messo in movimento i sismografi dell’INGV. L’evento ha richiamato il pubblico delle grandi occasioni, in tanti sono accorsi qui da ogni dove per questo unico ed imperdibile appuntamento (anche se Anthrax replicheranno poi in solitario il 6 a Bologna) e probabilmente si sarà sfiorato il sold-out. Quattro ore circa di thrash che è difficile raccontare in poche righe, molto meglio averle vissute live.

Kverlertak
Il compito di intrattenerci nell’attesa dell’arrivo dei Big Two, è affidato ai norvegesi Kverlertak. Non credo che in molti si siano accorti che sul palco suonasse qualcuno, tra luci un po’ troppo basse, volumi veramente imbarazzanti e delle sonorità moderne che poi in realtà sono un potpourri fatto di tanti ingredienti, forse troppi, che vanno dal grunge, al thrash, al rock’n’roll, al death metal… insomma, di tutto e di più. Una formula che a me personalmente ha annoiato molto e che nella sostanza non ho trovato affatto originale ed applaudita (ma non so quanto apprezzata) perlopiù dai “transennari” sotto palco. E’ la seconda volta che “incappo” in questo sestetto e per l’ennesima volta ho il medesimo pensiero: not for true metallers, ma solo per quelli che “basta che facciano rumore”.

Setlist: “Åpenbaring” – “Nekroskop” – “Mjød” – “Månelyst” – “Ulvetid” – “Offernatt” – “Evig Vandrar” – “Blodtørst” – “Bruane Brenn” – “Undertro” – “Snilepisk” – “Kvelertak”

KVERLERTAK lineup:
Erlend Hjelvik  – Lead Vocal
Bjarte Lund Rolland – Guitar
Maciek Ofstad – Guitar
Vidar Landa – Guitar
Marvin Nygaard – Bass
Kjetil Gjermundrød – Drums
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Anthrax
E finalmente comincia il concerto vero e proprio. La grande scritta “Anthrax”, che campeggia sul telo issato sul fondo del palco, viene accolta dal boato dei fans, le note di “Mob Rules” dei Black Sabbath si diffondono i sala e sui riff di “Caught In A Mosh” il gran ballo ha inizio! La platea dell’Alcatraz diventa da questo momento il centro dell’attenzione dove si concentrerà il moshing e il crowd surfing ininterrotto che accompagnerà ogni brano suonato dai cinque scatenati thrashers e che terrà sempre sotto tensione gli uomini della sicurezza.
Ironici, divertenti, irriverenti! Gli Anthrax con grande mestiere ci fanno scatenare al ritmo infuocato delle loro canzoni che sparano una dietro l’altra senza sbagliare colpo, una galoppante cavalcata attraverso pezzi che hanno fatto la storia del metal: dalla precisione cronometrica di “Got The Time”, alla delirante follia di “Madhouse” (introdotta dalle prime strofe di “The Ripper” dei Judas Priest), per arrivare alla rivoluzionaria “Antisocial”, cantata all’unisono da tutti.
Joey Belladonna è in forma smagliante, salta, corre come un ragazzino, ma soprattutto canta con la stessa energia di trent’anni fa. Ma in realtà è tutta la band a vivere una seconda giovinezza e mette in mostra la stessa freschezza e la stessa voglia di suonare di un tempo. Così troviamo un Frank Bello che incita il pubblico in continuazione, oppure Jon Dette (che sostituisce temporaneamente in questo tour Charlie Benante) che picchia come un forsennato i suoi tamburi ed anche il loro acquisto più recente, Jon Donais, ci dà sferzate micidiali con le corde della sua chitarra.
E poi c’è lui, Scott Ian, da sempre il simbolo degli Anthrax, una forza della natura e che presenta alla sua maniera un nuovo brano: “Abbiamo una nuova canzone”  ci dice Scott in un italiano quasi perfetto – “I promise: questa vi farà cagare addosso!”. E quindi via ad “Evil Twin” che riporta anche il loro songwriting ai livelli di una volta: un grande pezzo, non c’è che dire.
Le danze proseguono sopra e sotto il palco, tocca ora alla maestosa “Indians” a far scatenare i fan giù in platea. C’è spazio anche per un omaggio a due grandi della musica, purtroppo scomparsi: Ronnie James Dio e Dimebag Darrell, i cui volti dominano i lati della scena durante “In The End”. La chiusura è affidata ad “Among The Living”, che una volta di più fa scattare un enorme vortice umano nel parterre. La loro è un’uscita trionfale, da vincitori, coronata da un saluto particolare all’audience milanese che Joey ringrazia intonando il ritornello di “Long Live Rock’n’Roll”.  Il loro pugno è sempre di metallo.

Setlist: “Caught In A Mosh” – “Got The Time” (Joe Jackson cover) – “Madhouse” – “Antisocial” (Trust cover) – “Evil Twin” – “Fight ‘Em ‘Til You Can’t” – “Indians” – “March Of S.O.D.” (Stormtroopers Of Death cover) – “In The End” – “Among The Living”

ANTHRAX lineup:
Joey Belladonna – Vocals
Frank Bello – Bass
Jon Dette  – Drums
Scott Ian – Guitars
Jon Donais – Guitars
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Slayer
Un grande telo bianco ora copre tutta la scena e nasconde, ai nostri occhi, i preparativi che fervono dietro di esso. Il pubblico comincia a scandire a gran voce il loro nome: Slayer!
Croci capovolte, pentacoli rovesciati e poi il loro logo: i giochi di luci proiettati su quel sipario, uniti alle note di “Delusions Of Saviour”, non fanno altro che fomentare gli animi, pronti ad esplodere sull’attacco iniziale di “Repentless”.
Gli Slayer appaiono così, all’improvviso, in tutta la loro imponenza; quattro croci rovesciate dominano dall’alto la scena, mentre nell’Alcatraz si scatena l’Armageddon.
Se Dante Alighieri avesse messo in musica il suo “Inferno”, sicuramente avrebbe scelto gli Slayer. Dolore, terrore, morte: questo esprimono le loro canzoni, ricreando quell’atmosfera cupa ed angosciosa che l’immaginazione di Dante ha riportato in parole sulla sua Divina Commedia. Pezzi immortali come “Postmortem”, “War Ensemble”, “Mandatory Suicide” aprono le oscure porte dell’Ade e ci conducono verso quella bolgia infernale che ormai ha invaso l’Alcatraz, centinaia e centinaia di anime avviluppate tra loro in una ridda senza sosta. Il massacro continua su brani come “Die By The Sword”, “Season In The Abyss” che si alternano a quelli della produzione più recente, come “When The Stillness Comes” o “Implode”. La loro è violenza allo stato puro, la quintessenza della ferocia, i riff brutali di Kerry King e Gary Holt colpiscono senza pietà come sanguinose frustate inflitte ad un condannato.
Un’aggressione sonora senza sosta, come il pogo frenetico ed incessante che c’è sotto il palco, una carneficina umana che, di tanto in tanto, Tom Araya cerca di fermare chiedendo di andare più indietro per evitare che chi è alle transenne venga inesorabilmente schiacciato. Ma è difficile placare la foga che si accende come una miccia su “South Of Heaven”, il caos ormai regna sovrano e solo l’Angelo della Morte può mettere fine a tutto questo. Con “Angel Of Death” gli Slayer concludono il loro breve, ma devastate passaggio in Italia, sicuri di aver ancora una volta lasciato il loro marchio di fuoco su ognuno di noi che viviamo a Sud del Paradiso.

Setlist: “Repentless” – “Postmortem” – “Hate Worldwide” – “Disciple” – “God Send Death” – “War Ensemble” – “When The Stillness Comes” – “Vices” – “Mandatory Suicide” – “Chemical Warfare” – “Die By The Sword” – “Black Magic” – “Implode” – “Seasons In The Abyss” – “Hell Awaits” – “Dead Skin Mask” – “World Painted Blood” – “South Of Heaven” – “Raining Blood” – “Angel Of Death”

SLAYER lineup:
Kerry King – Guitars
Tom Araya – Bass, Vocals
Paul Bostaph – Drums
Gary Holt – Guitars

report Rockberto Manenti

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