SKID ROW – Horns up, Parma!

SKID ROW + HOLLOWSTAR + RED RIOT
live @ Campus Music Industry, Parma
– venerdì 22 novembre 2019 –

 

LIVE REPORT •

Il Campus Music Industry di Parma è nuovamente la cornice perfetta scelta per ospitare un altro lieto ed attesissimo appuntamento di questa ricchissima stagione musicale. Dopo il grande trionfo della scorsa settimana dei finlandesi The 69 Eyes (qui il report), la struttura parmense presenta in cartellone un nuovo live tutto da pregustare: Skid Row! Con oltre tre decadi di esperienza alle spalle, il combo americano torna on the road in Italia per due unici appuntamenti (il primo si è tenuto a Fontaneto D’Agogna, Novara, ndr), che regalerà un concerto particolarmente interessante ed atteso da chi, a lungo, ha atteso il grande ritorno degli americani.

Red Riot
Ad aprire questa ricca e interessante serata tocca agli italianissimi Red Riot, visti appunto on stage qualche settimana fa al Traffic Club di Roma in occasione della prima edizione del Metalforce Festival (report qui). Capitanati dal vulcanico Fred Riot, la band campana propone agli spettatori ciò che loro stessi definiscono un ‘thrashin’ sleaze metal’, un’amalgama di sonorità chiaramente influenzata dalla musica degli anni ’80, che, da subito, ha infiammato l’intera platea presente questa sera al Campus Music Industry. Sulle note di “Good Man Gone”, i cinque ragazzi salgono sul palco visibilmente carichi ed energici e offrono all’audience parmense un’ottima prestazione, ben supportata da sonorità potenti e riff graffianti (elementi chiave nella proposta musicale del quintetto di Salerno) ed una grandiosa presenza scenica. Decisamente coinvolgenti e molto peculiari, i Red Riot si portano a casa un buon numero di applausi, rivelandosi una gran bella gradita sorpresa, soprattutto per il sottoscritto.

Setlist:

  1. H.I.P.S.T.E.R.
  2. Rise Or Fall
  3. Child Of Steel
  4. Bang Your Head
  5. Blow Till You Drop
  6. Who We Are

RED RIOT lineup:

  • Fred Riot – Voice
  • Max Power – Guitar
  • J. Riot – Guitar
  • Lexy Riot – Bass
  • ScaR – Drums
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foto: Massimo Plessi

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Hollowstar
Rapido cambio di scenografia ed ecco arrivare il turno degli Hollowstar. Con il loro ingresso, la sala del Campus Industry si trasforma in una sfera di energia allo stato puro che, da subito, contagia i già caldi animi degli astanti, pronti ad esplodere sulle note di “Good Man Gone”. Che dire, signori, esattamente come accadeva con il gruppo precedente, anche qui ci troviamo di fronte ad una grandissima sorpresa: la proposta musicale dei nostri nient’altro è che una miscela esplosiva di rock classico che fa immediatamente presa su un pubblico visibilmente partecipe. Il chitarrista Phil Haines è una molla impazzita e, con i suoi assoli, manda in delirio il pubblico, mentre spetta al bassista e cantante Joe Bonson l’arduo compito di ‘entertainer’: il frontman, infatti, comunica benissimo col pubblico e lo rende partecipe sin dalle prime battute, immediatamente accolte ed applaudite a piene mani. Ottima anche la padronanza tecnica del chitarrista Tom Collet e del drummer Jack Bonson, a cui vanno i miei sentiti e personali plausi! In questa breve ma esaustiva parentesi musicale, la band inglese presenta una manciata di brani davvero travolgenti, la cui maestria è enfatizzata maggiormente grazie alle potenti linee vocali di Bonson e da una presenza scenica esemplare. Fattore, questo, molto positivo, se si pensa soprattutto che la band esiste da appena quattro anni ma sembra possedere l’eleganza e l’esperienza di una qualsiasi realtà musicale già rodata da tempo! Davvero notevole, quindi, questa prima vetrina live dei nostri, a cui facciamo davvero un grosso “In bocca al lupo”, nella speranza di poterli riascoltare al più presto e di rivederli nuovamente on the road con un’altra, strepitosa performance dal vivo!

Setlist:

  1. Good Man Gone
  2. Down By The Water
  3. Money
  4. Invincible
  5. Take It All
  6. Let You Down
  7. Wishing Well (Free cover)
  8. Overrated
  9. All I Gotta Say

HOLLOWSTAR lineup:

  • Joe Bonson – Vocals, Bass
  • Phil Haines – Guitar
  • Tom Collett – Guitar
  • Jack Bonson – Drums
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foto: Massimo Plessi

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Skid Row

Ed eccoci arrivati al momento clou della serata: tocca al piatto forte, Skid Row, dare fuoco alle polveri! Risulta spesso difficile riuscire a fare una “breve” introduzione ad una band che, da oltre trent’anni, ha girato il mondo e lasciato un segno indelebile nell’universo dell’heavy/hair metal; di conseguenza, non starò qui a (s)parlare di tutte le vicende che li hanno riguardati da vicino, perché quel che veramente conta qui è la musica! Con uno dei pezzi più iconici della propria discografia, “Slave To The Grind”, tratto dal secondo ed omonimo album del 1991, la band statunitense dà il via alle danze. Il pubblico è da subito in forte visibilio che aumenta man mano non appena il nuovo vocalist della band, ZP Theart (Ex-Dragonforce), fa il suo ingresso in scena, mostrando la propria potenza vocale, che da sempre lo contraddistinguono all’interno del panorama musicale. Ricaricati e spronati da una platea sempre più energica, i cinque musicisti americani inanellano una serie di brani da subito accolti a piene mani, quali “Sweet Little Sister” e “Big Guns”, che mantengono il pubblico bello attivo prima dell’arrivo della storica “18 & Life” che, diciamocelo, ci riporta immediatamente ai tempi d’oro della band e del celebre (attuale ex) cantante Sebastian Bach. Un momento davvero emozionante per tutti i fan di vecchia data del combo del New Jersey.  Il concerto scivola via velocemente fino a “Monkey Business”, un altro pezzo da novanta della band che, per l’occasione, vanta persino una bellissima jam tra Dave Sabo e Scott Hill, vero mattatore della serata con le sue smorfie e movenze strane e catalizzatore della maggior parte dell’attenzione di pubblico e fotografi. Curiosa, in effetti, è la decisione della band di voler improntare la propria setlist interamente sui due capolavori celebri della propria discografia, “Slave To The Grind” e l’omonimo “Skid Row”, dai quali è stata tratta la maggior parte dei brani che compongono la scaletta di questa nuova tranche europea, forse complice il fatto che i nostri non hanno più pubblicato un disco dal 2014! Dall’ultimo lavoro in studio, “Rise Of The Damnation Army: United World Rebellion Chapter II”, i nostri hanno presentato solamente un pezzo, ‘We Are The Damned’, non particolarmente recepito dal pubblico presente in sala; ciononostante, l’attenzione torna nuovamente alta con l’arrivo della parte conclusiva di questo incredibile set. Spetta alla coppia “In a Darkened Room” e “Youth Gone Wild” porre la parola fine a questa serata ricca di colpi di scena. Sebbene i fan di primo pelo della band siano altamente affezionati al periodo storico con il grandissimo Sebastian Bach, c’è da dire che la “new entry” ZP Theart non ha fatto rimpiangere più di tanti il passato e ha, anzi, donato maggior spessore a brani di elevata caratura senza rivoluzionarne l’incredibile bellezza. Per il sottoscritto questa era la prima occasione di poter vedere all’attivo una delle tante band che hanno contribuito a scrivere alcune delle pagine più importanti della storia della musica della nostra epoca; nonostante i numerosi cambi di formazione che si sono susseguiti negli anni, personalmente ho trovato una band piuttosto coesa e fortemente desiderosa di spaccare ancora tutto e, se mi è concesso offrire uno spunto sul quale far riflettere la maggioranza dei lettori, consiglierei di ascoltare maggiormente la musica, godendosi lo spettacolo che vi viene offerto di volta in volta grazie a gruppi di questa caratura, piuttosto che dare spazio a critiche inutili inerenti alle scelte musicali o ai cambi in lineup.

Setlist:

  1. Slave To The Grind
  2. Sweet Little Sister
  3. Big Guns
  4. 18 & Life
  5. Piece Of Me
  6. Livin’ On A Chain Gang
  7. Ghost
  8. Psycho Therapy
  9. I Remember You
  10. Monkey Business
  11. Makin’ A Mess
  12. We Are The Damned
  13. In A Darkened Room
  14. Youth Gone Wild

SKID ROW lineup:

  • Scotti Hill – Guitars
  • Rachel Bolan – Bass
  • Snake Sabo – Guitars
  • Rob Habbersmith – Drums
  • ZP Theart – Vocals
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foto: Massimo Plessi