Secret Sphere: un "Serpente Bianco" al Jailbreak

SECRET SPHERE + DRAGONHAMMER + HERETIC’S DREAM + SOUL SECRET
live @ Jailbreak, Roma
– venerdì 24 aprile 2015 –

LIVE REPORT
Lunga maratona rock dalle varie sfaccettature quella a cui abbiamo assistito il 24 aprile al Jailbreak di Roma. L’evento targato Rock On Agency, ha portato sul palco del club romano ben quattro band che tra power, prog e alternative hanno più o meno esplorato quasi tutti i territori del metal.
Se inizialmente si aspettava questa serata per poter assistere all’esibizione di una delle migliori band di power metal del panorama italiano, i Secret Sphere, in questi ultimi giorni la “notiziona” che il loro singer Michele Luppi è stato chiamato a far parte dei mitici Whitesnake come tastierista, ha improvvisamente dato un motivo d’interesse in più per essere qui oggi.
In compagnia della band piemontese troveremo Dragonhammer, Heretic’s Dream e Soul Secret.

Soul Secret
I primi a salire sul palco sono i napoletani Soul Secret, che hanno pubblicato il loro nuovo album “4” proprio pochi giorni fa ed è appunto da questo disco che hanno proposto tutti i brani della loro setlist. Il loro progressive metal richiama subito alla mente un nome su tutti: Dream Theater.
Cito quello che saggiamente ha detto un grande musicista (di cui non farò il nome, ma lui stesso leggendo le sue parole si riconoscerà): “… i Dream Theater hanno rovinato molta gente…”. Questa semplice frase mi ha fatto riflettere sul suo duplice significato: quello positivo nel “rovinarsi” per seguire un proprio ideale pur di raggiungere una meta e quello negativo nel “rovinare” qualcosa di buono che invece avrebbe potuto essere. I Soul Secret, per quello che riguarda questa specifica serata, appartengono alla seconda categoria.
Mi spiace dirlo, ma mentre i loro lavori in studio risultano essere ben concepiti e molto interessanti, in sede live (e ripeto: relativamente a questo concerto, essendo la prima volta che li vedevo e quindi non avendo altri termini di paragone) la band perde smalto ed originalità risultando a tratti prolissa nel suo cercare di emulare i loro mentori americani. Di per sé un genere come il progressive non è di facile fruibilità, ma porta il musicista a raggiungere ottimi livelli di tecnica ed è innegabile che in questo senso i cinque ragazzi partenopei siano sulla buona strada, ma purtroppo è mancata la coesione e soprattutto l’uniformità tra gli elementi. In alcuni momenti mi è sembrato di assistere contemporaneamente a cinque piccole dimostrazioni personali e separate, dove ognuno cercava di prevaricare l’altro piuttosto che armonizzare il tutto e creare un intreccio sonoro omogeneo, correndo così il rischio di rimanere loro stessi prigionieri di questo labirinto, cosa che poi è accaduta. In alcuni passaggi si è notato un evidente out-of-tune del cantante Lino Di Pietrantonio, forse dovuto a problemi tecnici sulle spie, forse alla serata storta (in fondo nemmeno le squadre migliori giocano sempre bene), eppure è dotato di una notevole estensione vocale che avrebbe fatto ben sperare. Insomma le basi sicuramente ci sono e le doti forse sono ancora troppo nascoste, parafrasando quello che molti di noi avranno sentito dire ai tempi della scuola: la band è intelligente, ma deve applicarsi di più. E io aggiungerei: soprattutto dal vivo.
Rimanendo in tema scolastico, simpaticamente una piccola bacchettata sulle mani ai Soul Secret la dobbiamo dare: rimandati a settembre.

Setlist: “On The Ledge” – “Our Horizon” – “As I Close My Eyes” – “Traces On The Seaside” – “Downfall”

SOUL SECRET lineup:
Claudio Casaburi – Bass
Luca Di Gennaro – Keyboards
Lino Di Pietrantonio – Vocals
Antonio Mocerino – Drums
Antonio Vittozzi – Guitars
——————————————–

Heretic’s Dream
In arrivo ora sul palco il primo dei due gruppi romani previsti dal programma: gli Heretic’s Dream. La band propone un sound che miscela alternative/symphonic/gothic/grunge che viene reso ancor più particolare dall’uso di una voce femminile: quella di Francesca Di Ventura. Ma laddove questa loro peculiarità può essere apprezzata dagli amanti del genere (anche se ormai il panorama musicale ha già abbastanza gruppi che seguono questa linea), a me personalmente sortisce l’effetto contrario e soprattutto nei brani più rabbiosi se ne ha la conferma, infatti la vocalità di Francesca non sempre si addice a quelle sonorità più irruenti che invece avrebbero bisogno di una voce con più personalità e meno impegnata ad emulare sue colleghe più famose. Senz’altro la cantante spicca per la sua figura e potrebbe sfruttare al meglio le sue buone doti vocali che la portano anche a porsi in gioco ed addentrarsi nel symphonic metal, ma credo che proprio la sua liricità forzata smorzi un po’ troppo l’impatto aggressivo costruito dalle chitarre di Andrej Surace e Carlo Nicolucci.
Decisamente importante per l’economia della band è invece il notevole lavoro svolto in background da Jacopo Greci (basso), che insieme a Daniele Cortese (batteria) costituisce una solida sezione ritmica.
Da segnalare il piccolo cameo di Francesco Lattes (cantante dei New Disorder) durante “Soul Driven”, brano che sarà presente sul loro prossimo futuro album, giusto per rimarcare le loro influenze alternative/grunge che tanto piacciono ai più giovani, ma che con il metal hanno ben poco a che fare.

Setlist. “Outcasted” – “Golden Cage” – “Soul Driven” – “The Next Level” – “A New Season” – “Chains Of Blood”

HERETIC’S DREAM lineup:
Francesca Di Ventura – Lead Vocals
Andrej Surace – Guitar/Backing Vocals
Carlo Nicolucci – Guitar
Jacopo Greci – Bass
Daniele Cortese – Drums
——————————————–

Dragonhammer
E si giunge alla seconda band capitolina della serata: Dragonhammer. Da poco orfani del chitarrista Giuseppe De Paolo (ma da quel che ho potuto arguire neanche tanto dispiaciuti), si presentano sul palco con un nuovo elemento che temporaneamente assume il ruolo di seconda ascia, il giovane Flavio Cicconi.
Questa è una giornata che possiamo definire speciale per loro, infatti alcuni fan sono giunti fino a qui chi dalla Slovenia e chi addirittura dalla Lituania proprio per assistere al loro concerto: “E’ grazie a persone come loro che noi esistiamo!” dirà nel corso dell’esibizione il bassista Gae Amodio.
Una breve intro apre le porte allo scenario apocalittico di “The End Of The World” ed eccoli partire con il loro power metal intriso di quelle sonorità prog che da sempre caratterizza la loro musica.
Una lieve mal di gola non impedisce a Max Aguzzi (voce e chitarra) di dare il meglio di sé, il frontman ruggisce ugualmente a lascia un segno con i suoi assoli taglienti come gli artigli di un leone. Brani dal songwriting elaborato, ma nel contempo di facile apprendimento, questo il loro segreto, canzoni che rimangono impresse e che tutti cantano all’unisono, potenti e melodiche, dal ritmo ora massiccio ora trascinante, grazie all’ottima performance dietro le pelli di Andrea Gianangeli, che sotto gli occhi del suo maestro John Macaluso (batterista di fama internazionale), offre a tutti noi un saggio delle sue funamboliche virtù.
L’intelligenza della band sta anche nel sapersi porre come una vera squadra, dove ognuno ha il suo ruolo, ma sempre al servizio di tutti gli altri, senza individualismi e prova ne è che anche il già citato Flavio trova il suo spazio e ci può dare una dimostrazione della sua tecnica: un bel biglietto di presentazione.
Peccato solo per il non perfetto settaggio dei volumi che non ci hanno fatto apprezzare appieno tutta la loro carica, con il risultato che i riff di Max e Flavio erano spesso su un livello sonoro troppo basso rispetto le tastiere di Giulio Cattivera.
Sul finale un emozionato Max, per ringraziare in maniera diversa i loro fan stranieri presenti, invita sul palco due di loro per cantare tutti insieme “Scream” ed andare così verso la conclusione con le finali “The X Experiment” e “Last Solution” in un clima festoso e di assoluta sinergia con tutto il pubblico.

Setlist: “Intro” – “The End Of The World” – “Seek In The Ice” – “YMD” – “Fear Of A Child” – “Time For Expiation” – “Scream” – “Dragonhammer” – “The X Experiment” – “Last Solution”

DRAGONHAMMER lineup:
Max Aguzzi – Guitars / Vocals
Gae Amodio – Bass Guitar
Giulio Cattivera – Keyboards
Andrea Gianangeli – Drums
Flavio Cicconi – Guitars
——————————————–

Secret Sphere
Salgono sul palco i Secret Sphere, gruppo di navigata esperienza dato che è sulla breccia ormai da oltre quindici anni. Stanno per pubblicare la nuova versione del loro album targato 2001 “A Time Never Come” completamente ri-registrata, ma in questi ultimi giorni sono balzati alle cronache per il sorprendente annuncio che il loro cantante Michele Luppi sarà, come detto all’inizio, il tastierista degli Whitesnake. Ma oggi siamo qui per i Secret Sphere e quindi godiamoceli.
Già l’iniziale “Legend” ci presenta una band in grande forma, decisa a colpirci con la sua forza travolgente e di imporsi con autorevolezza guidata dall’istrionico Michele. Il singer si diverte e ci intrattiene con i suoi simpatici siparietti, ma soprattutto ci impressiona con una perfomance vocale magistrale supportato musicalmente da una formazione che ha dell’incredibile, una corazzata che colpisce senza pietà, sparando a raffica bordate di metal incandescente. Aldo Lonobile, fondatore di questa strabiliante band, con le dita corre veloce sulle corde della sua chitarra: c’è chi preferisce prendere l’ascensore per non affaticarsi, lui invece ama fare le scale…. quelle pentatoniche, che tanto bene fanno ai nostri cuori che battono forti all’unisono per il metal.
Non sono molti i gruppi italiani di power metal che possono avvalersi di una classe e di una sicurezza come quella che loro mettono in mostra, possiamo forse contarli sulle dita delle mani e questo grazie alle qualità tecniche di musicisti che non sbagliano nulla, come Gabriele Ciaccia che con le sue tastiere ricama note preziose e dal gusto particolare.
C’è spazio anche per un ospite veramente d’eccezione, il loro precedente vocalist Roberto Messina che viene invitato sul palco per cantare “Dance With The Devil”, duettando poi sul finale insieme a Luppi formando così un’accoppiata decisamente vincente. Tra l’altro il bravo Roberto sarà il futuro frontman dei… io lo so, ma non lo posso dire! (ma quando questo articolo verrà pubblicato online ormai sarà di dominio pubblico).
Di certo i Secret Sphere hanno sempre avuto tra le proprie fila dei vocalist di grande livello e a tal proposito credo che gli Whitesnake abbiano fatto un ottimo acquisto e potranno sfruttare nelle backing vocals le doti innate di Michele, che a guardarlo bene sta subendo una metamorfosi e tra barba un po’ incolta e capelli lunghi sembra sempre più assomigliare a Coverdale era “Stormbringer”: che sia un passo per arrivare in futuro alla testa del serpente?
“Lady Of Silence” è l’ultimo brano della lunga serata a conclusione di una fantastica performance che viene salutata dai tantissimi applausi di tutto il pubblico. Decisamente un grande concerto e riprendendo lo slogan che per tutta la serata Michele Luppi ha usato come tormentone: “I Secret Sphere non vendono sogni, ma solide realtà!”. Parola di Rockberto.

Setlist: “Legend” – “Under The Flag Of Mary Read” – “Mr. Sin” – “X” – “Healing” – “Union” – “The Fall” – “Lie To Me” – “Wish & Steadiness” – “Oblivion” – “The Scars That You Can See” – “Dance With The Devil” – “Eternity” – “Lady Of Silence”

SECRET SPHERE lineup:
Aldo Lonobile – Lead Guitar
Michele Luppi – Vocals
Marco Pastorino – Rhythm Guitar
Andrea Buratto – Bass
Gabriele Ciaccia – Keyboards
Marco Lazzarini – Drums

report: Rockberto Manenti
foto: Ilaria Degl’Innocenti