SCARLET RECORDS FEST – il report dell’edizione 2019

SCARLET RECORDS FEST:
VISION DIVINE + FROZEN CROWN + ATLAS PAIN + SKELETOON
live @ Legend Club, Milano
– sabato 21 dicembre 2019 –

 

LIVE REPORT •

In occasione delle festività e con l’approssimarsi del Natale, la Scarlet Records ha fatto il dono più grande che potesse farci, regalandoci una serata piena di emozioni con quattro band che sono a dir poco l’orgoglio dell’etichetta. A far da sfondo principale al Legend Club di Milano per questo SCARLET RECORDS FEST, sono i celeberrimi Vision Divine reduci dalla recente uscita della loro ottima release “When All Heroes Are Dead”, album che peraltro vede ufficialmente l’entrata in formazione del nuovo vocalist Ivan Giannini.

Skeletoon
Quante volte avete cercato una band che avesse la capacità di evocare i vostri nostalgici ricordi d’infanzia ? Una band che pescasse dal suo cilindro magico tutti gli elementi cinematografici dei film con cui siete cresciuti ? Gli Skeletoon sono la risposta a queste domande. Grazie al loro look e al loro impatto ironicamente scanzonato che hanno sul pubblico riescono ancora una volta a conquistare il cuore, ma soprattutto le orecchie di chi ha assistito al loro show. Una performance impeccabile, artisticamente parlando, incrementato maggiormente da un uso smodato di effetti visivi che ha lasciato stupefatti (e anche un po’ bruciacchiati) gli spettatori che erano sotto le transenne. A rendere migliore il comparto sonoro spetta la corona a Tomi Fooler, che non esita nemmeno per un istante ad inserire in ogni assolo dei magistrali e lunghi acuti, tipico trademark essenziale del Power Metal. Nella loro breve scaletta propongono perlopiù canzoni tratte dal loro ultimo album “They Never Say Die”, tributo sonoro ad uno dei film più celebri che gli schermi di tutto il mondo abbiano mai proiettato: i Goonies. Il loro mood presente all’interno dei brani è allegro e privo di sfumature negative, rasentando in più di un’occasione una dilagante allegria sia per i piccini che per i più grandicelli. Il loro standard qualitativo supera i limiti finora descritti riproponendo il classicone degli Iron Maiden “The Trooper”. A differenza dell’originale, questa cover si presenta molto più veloce grazie ad un uso sfrenato della doppia cassa di Michele Olmi, drummer dalle ineccepibili doti tecniche, che vede la sua partecipazione anche nei Chronosfear. Con l’arrivo del Natale, gli Skeletoon ci fanno una bellissima sorpresa…In anteprima nazionale svelano l’uscita del loro nuovo album dal titolo “Nemesis” che verrà alla luce nel 2020. Ne varrà la pena attendere, fidatevi di me!

Setlist:

  1. They Never Say Die
  2. Mooncry
  3. The Truffle Shuffle Army: Bizardly Bizarre
  4. The Trooper (Iron Maiden Cover)
  5. I Have The Key
  6. Heavy Metal Dreamers

SKELETOON lineup:

  • Tomi Fooler – Vocals
  • Andrea Cappellari – Guitar
  • Michele Olmi – Drums
  • Fabrizio Taricco – Guitar
  • Jack Stiaccini – Bass

 

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foto: Dario De Marco Photography 

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Atlas Pain
La serata prosegue spedita. Giunge il turno dei milanesi Atlas Pain band che propone un genere differente da quello principale della serata. Scordatevi per un’oretta il Power Metal! Con tanto di megafono sale sul palcoscenico in piena forma il cantante/chitarrista Samuele Faulisi, annunciando a tutti la band come se stesse annunciando un’incontro di pugilato. Già dal primo brano assumono una forma musicale diversa rispetto alla precedente band. Si mostra chiaramente un approccio epico con un mood marcatamente più estremo grazie al cantato in scream di Faulisi, che rende questa band un interessante incrocio fra Epic Folk e Melodic Death. Riassumendo in una sola frase: un miscuglio ben riuscito di Cruachan e Children of Bodom! Optano anche per un piglio decisamente più Heavy, mantenendo però sempre una vena epica caratterizzata dalle basi di tastiera folkeggianti. Da Ódaudlegur la band tira fuori il suo lato più Death nelle ritmiche di Riccardo Floridia, ma la melodia non viene mai a mancare. Rimane imperterrita presente nell’aria del locale. Una presenza costante e piacevole. Presenza che svanisce a causa di un guasto tecnico che sembra voler perdurare. Fortunatamente il problema viene risolto e decidono di accorciare la loro scaletta e di concludere con una sola canzone, nonostante ce ne fossero in programma altre due. Personalmente parlando, ritengo che questa esibizione degli Atlas Pain mi ha stupito notevolmente, nonostante ignorassi inizialmente chi fossero e che genere suonassero. Questi ragazzi sono la coniugazione perfetta tra la musica estrema e il suo lato più melodico.

Setlist:

  1. The Coldest Year
  2. Hagakure’s Way
  3. Ódaudlegur
  4. Kia Kaha
  5. Baba Jaga 

ATLAS PAIN lineup: 

  • Samuele Faulisi – Vocals/Guitar
  • Fabrizio Tartarini – Guitar
  • Louie Raphael – Bass
  • Riccardo Floridia – Drums

 

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foto: Dario De Marco Photography 

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Frozen Crown
E finalmente arriva il momento clou della serata! L’aria nel locale inizia a farsi meno a causa del folto gruppo di persone che incominciano piano piano a radunarsi tra il bancone del bar e sotto la transenna. E’ arrivato il momento di sfoderare le spade e fare Headbanging a più non posso!
I Frozen Crown tornano sulle scene che li ha ospitati pochi anni fa in occasione della Release Party del loro primo album “The Fallen King”. Come si dice: si torna da dove tutto ebbe origine. Con il loro secondo album “Crowned in Frost” confermano appieno il loro sound dai toni epico-cavallereschi, con al centro di esso un Power dalle basi essenzialmente classiche con delle derivazioni nell’ambito del Death Metal melodico, che non guastano mai a questo genere in costante ascesa ed evoluzione nel nostro Paese. Propongono una setlist ormai ben nota per chi è un loro fan accanito. Nulla di nuovo, dunque. Ma neanche nulla di dozzinale o monotono. Grazie ad un ottimo ed equilibrato uso dell’impianto audio, il loro show diventa una totale e pura soddisfazione per l’udito. A differenza dei loro passati live, questa volta il cantato limpido e cristallino di Giada Etro si percepisce di più. E anche i growl di Federico Mondelli, chitarrista e principale songwriter. Nella loro scaletta non potevano di certo mancare alcuni dei pezzi più conosciuti tra i quali “I Am The Tyrant”, con il suo ritornello da cori da stadio, “Netherstorm”, il loro brano con l’artiglieria più pesante, “Kings” e “The Shieldmaiden”, che chiude definitivamente la loro esibizione. Questa è la prova vivente di come l’Italia sforni band valide sotto ogni aspetto caratteriale e musicale. Un grazie di cuore alla band che ha saputo donarci uno show coi fiocchi!

Setlist: 

  1. Arctic Gales (Intro)
  2. Neverending
  3. Fail no More
  4. Queen of Blade
  5. Everwinter
  6. I am the Tyrant
  7. Kings
  8. Netherstorm
  9. The Shieldmaiden

FROZEN CROWN lineup: 

  • Federico Mondelli – Vocals/Guitar
  • Giada Etro – Vocals
  • Filippo Zavattari – Bass
  • Alberto Mezzanotte – Drums
  • Talia Bellazzecca -. Guitar

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foto: Dario De Marco Photography 

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Vision Divine
Giunge il momento che tutti stavamo attendendo con immensa trepidazione. Gli storici Vision Divine, capitanati dal mastermind Olaf Thorsen sbarcano nel piccolo Legend Club di Milano, mostrando a tutti noi quello che sanno fare molto bene attraverso la loro musica e le loro parole. Celebri sono le voci che hanno militato tra le fila della band. Fabio Lione e Michele Luppi, tanto per intenderci. Arduo è stato il compito di cercare un frontman degno di essere all’altezza di tale ruolo. Mai scelta fu più azzeccata nel prendere sotto la propria ala protettrice Ivan Giannini, cantante dalle notevoli doti vocali presente sulle scene televisive italiane e voce anche nelle band Elegacy e Derdian. Non totalmente soddisfatto, nel 2017 fa uscire il suo primo disco solista intitolato “One”. Ma fra i membri ufficiali dei Vision uno su tutti spicca maggiormente. Sto parlando del tentatcolare Mike Terrana, figura ben nota a una buona parte di batteristi.
Quest’uomo, con 59 anni sulle spalle, mostra chiaramente la sua abilità dietro alle pelli. Molti sono i musicisti con cui ha suonato, tra i quali Rage, Axel Rudi Pell e perfino Tarja Turunen! Unendo le forze di questi due essenziali membri, i Vision Divine sfornano l’eccelso album “When all Heroes are Dead”. In questa serata propongono anche alcuni dei brani più famosi cantati in passato da Luppi e Lione. “La vita fugge”, “The Secret of Life”, e “Send me an Angel”. Tanto per citarne qualcuna. L’interpretazione vocale di Giannini lascia tutti stupefatti. Qualche volta si cimenta in brevi acuti, ma tende spesso ad usare una voce calda e suadente. Gli assoli di Olaf Thorsen sono la ciliegina sulla torta, grazie ad una pregevole esecuzione tecnica della chitarra, che lo rende quasi pari ai livelli di John Petrucci! Rimane invece un po’ in disparte le tastiere di Alessio Lucatti, membro attuale anche nella Horror Band Deathless Legacy. Talvolta i suoi interventi sono fondamentali per rendere indimenticabile l’atmosfera dei brani, come si può notare nella ballata “Message to Home”, una canzone che serve (più o meno) a far riprendere un po’ di fiato a tutti noi dopo la devastante esecuzione tecnica di Terrana. Uno degli spettacoli più belli a cui abbia assistito. Articolato, dettagliato e complesso nelle sue basi. Di difficile presa al primo ascolto. Proprio come piace al sottoscritto!

Setlist:

  1. 26th Machine
  2. Men Walk on the Moon
  3. The Secret of Life
  4. When all Heroes are Dead
  5. Angel of Revenge
  6. The Violet Loneliness
  7. The 25th Hour
  8. Message to Home
  9. The Perfect Machine
  10. Send me an Angel

VISION DIVINE lineup:

  • Ivan Giannini – Vocals
  • Olaf Thorsen – Guitar
  • Alessio Lucatti – Keyboards
  • Mike Terrana – Drums
  • Federico Puleri – Guitar
  • Andrea Torricini – Bass
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foto: Dario De Marco Photography