Save The World: il rock/metal romano per la solidarietà

SAVE THE WORLD – Rock/Metal Fest Part I:
USHAS + BRUNO CAVICCHINI + T.I.R. + SAILING TO NOWHERE
live @ Traffic, Roma
– lunedì 21 dicembre 2015 – 

 

LIVE REPORT •
Per questa serata il Traffic sarà la “casa” che accoglierà i metallari romani per dare una mano a chi invece un tetto non ce l’ha. L’organizzazione dell’evento è a cura di Brothel Of Sound Live Agency che ha chiamato a raccolta i Sailing To Nowhere, i T.I.R., la Bruno Cavicchini band e gli Ushas.

Sailing To Nowhere
Freschi di tour europeo, i Sailing To Nowhere “ri-attraccano” al Traffic dopo il release party dell’album debutto “To The Unknown”, (qui il report). Suonano un power-progressive metal melodico unito ad influenze hard rock con la particolarità di avere due voci, una maschile e una femminile. Sono già al lavoro sul secondo disco e sono presenti nella metal compilation “Out From The Dark” (in uscita nel mese corrente). Annunciano che non potranno usufruire della voce della loro Veronica Bultrini, ma avranno una vocalist e altri special guest che nel corso della performance si uniranno alla ciurma. Avviano la serata con “No Dreams In My Night”, opener anche nel disco, che mostra bene le doti della band con la sezione ritmica potente in stile cavalcata che fa “navigare” le tastiere di Valentina, la chitarra di Andrea e la voce di Marco. Colpisce l’impatto scenico con il loro look da “sailors” e la scenografia curata a tema. Seguono con “Fight For Your Dreams”, nuovo brano che farà parte del prossimo album, dal ritornello orecchiabile. A questo punto c’è l’avvicendamento alla batteria tra Giovanni e il primo dei special guest annunciati, ovvero l’onnipresente David Folchitto (suonerà successivamente con i T.I.R.), che viene trasportato in una strana dimensione nella ballad “Strange Dimension” appunto, dato che nei suoi gruppi non è avvezzo a questi ritmi. Dalla seguente “Big Fire”, lenta ed atmosferica con l’assolo psichedelico di Valentina, fino al temine si unisce la vocalist Francesca Di Ventura (degli Heretic’s Dream) che nonostante abbia un timbro tenue, diverso da quello di Veronica, fa la sua parte. Per l’ultimo pezzo, l’omonimo “Sailing To Nowhere” da cui è estratto il videoclip, ritorna alla batteria Giovanni e la band saluta e omaggia David per il suo contributo e sale sul palco un’altro special guest, questa volta alla chitarra: Bruno Cavicchini (che si esibirà poi con la sua band). Il brano è potente e cattivo e Andrea concede l’assolo all’ospite che mostra le sue abilità su un genere non solito per le sue “corde”. La band mostra un elevata qualità tecnica e compositiva nei vari elementi unendo melodie a riff massicci; il frontman, che sfoggia una voce potente e l’interpretazione, padroneggia sul palco e cerca spesso il feeling e la partecipazione del pubblico, il tutto arricchito dall’apporto dei vari guests. Ottima prima esibizione della serata che “prende il largo”: lupi di mare del metal.

• Setlist:
No Dreams In My Night
Fight For Your Dreams
Strange Dimension
Big Fire
Sailing To Nowhere

• SAILING TO NOWHERE lineup:
Marco Palazzi – Vocals
Andrea Lanzillo – Guitars
Valentina De Iuliis – Keyboards
Carlo Cruciani – Bass
Giovanni Noè – Drums
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T.I.R.
Salutata la nave dei Sailing To Nowhere che salpa verso altre mete, è ora di armarsi di spada, scudo ed elmo per l’heavy metal puro vecchio stampo della storica band capitolina Temple Infernal Rock, o meglio conosciuti con l’acronimo T.I.R.. Oltre alla ricchezza dei riff pregiati in vero stile NWOBHM, hanno dalla loro il fatto che propongono testi “combattivi” in italiano, tra i pochissimi se non gli unici, il che li rende ancora più emozionanti e cantabili per i fan. Tutta la setlist è tratta dall’unico album “Heavy Metal”. Partono senza esitare con “Roma”, che parla della guerra di Roma contro i popoli Latini per l’egemonia territoriale, ed è subito un’ondata di riff taglienti e potenti che assediano il pubblico che non esita a cantare il ritornello “attacco e grido, Roma!!!!”: è un inno alla battaglia. Aumentano il carico di “heavyness” con la serratissima ed esaltante “Dark Rebel”. “Vai” è una cavalcata che fa venir voglia di voler correre e combattere. Si placa l’assalto della band con la toccante power ballad, quasi commuovente, “Il Volo Delle Aquile”, che con le sue note eleva la mente dell’ascoltatore in alto nel cielo proprio là dove osano le aquile. Tornando sulla terra e prima di continuare, Sergio ringrazia i presenti senza i quali, dice, “noi che ci stiamo a fare?”: detto in altre parole “no fans, no (metal) party”. Si torna in battaglia a suon di scapoccio con la lestissima “Shout” che non può non far urlare il ritornello alzando le corna, e per chiudere si cavalca giù negli inferi con “Satan’s Ride” in stile più classico. L’impatto che hanno sul pubblico è lo stesso che si ha quando stando sul ciglio di una strada, improvvisamente sfreccia, proprio come il loro nome suggerisce, un tir a tutta velocità. Riassumendo: David alla batteria lancia dardi infuocati, a mo’ di balista, con il suo doppio pedale senza sosta, Dino al basso sferra colpi di lancia, Danilo e Sergio alle twin guitars trafiggono con le loro lame d’acciaio e Giuseppe con la sua voce possente da corno di battaglia richiama i guerrieri dell’heavy metal all’adunata. T.I.R.: “sforgiano” un sano heavy metal stile anni ’80 senza compromessi, tra i migliori del genere in Italia.

• Setlist:
Roma
Dark Rebel
Vai
Il Volo Delle Aquile
Shout
Satan’s Ride

• T.I.R. lineup:
Giuseppe Cialone – Vocals
Danilo Antonini – Guitars
Sergio Bonelli – Guitars
Dino Gubinelli – Bass
David Folchitto – Drums
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Bruno Cavicchini
Posate le armi, si cambia decisamente genere e stile con il prossimo gruppo: il progetto solista di Bruno Cavicchini. L’estroso chitarrista e compositore di Matera ha inciso il solo album chiamato “Mood Balance”, distribuito in tutto il mondo: la sua musica fluttua tra classic rock, blues e hard rock, con venature psych-progressive di stampo anni ‘70. I guitar hero che lo hanno influenzato nel suo percorso di crescita musicale vanno da David Gilmour, Jeff Beck, Ritchie Blackmore, Jimi Hendrix a Yngwie Malmsteen. Iniziano lo show con “The Chase”, rockeggiante, dall’assolo molto “levato” che, come il titolo suggerisce, da l’idea di assistere ad un inseguimento; la seguente è la gioiosa “Rock’n’Roll Serenade” con un ritmo funk moderato. “Floating Moons” è il brano che Bruno ha scritto ispirandosi alla storia del romanzo “1Q84” del suo scrittore preferito Haruki Murakami: inizia con un riff hard rock, per poi dissolversi in un melodico intermezzo sospeso, terminando con un assolo intenso e si percepisce che non è un pezzo qualunque per l’artista. Il livello di intensità della musica aumenta in “Here And Beyond” che con la sua melodia culla letteralmente i pensieri sulle onde gravitazionali dello spazio. E’ tempo ora per il brano dalle melodie scherzose “Duckman”, tra funk, blues e jazz rock, che Bruno comincia facendo “magie” combinando il wah-wah e la leva, passando per lo speed-solo e dal finale giocoso, interrotto da mini-fraseggi al basso di Roberto (che in questa venue sostituisce Ivano Salvatori) e batteria di Danilo; il pezzo sembra esser ispirato al personaggio della sitcom omonima, ritraendolo perfettamente. Si torna a fare sul “serio” nell’ultimo pezzo della loro esibizione con “Fallocaster”: hard rock tirato e grintoso che mette in mostra tutte le doti di Bruno nel vorticoso assolo, quasi imbarazzante. E’ certamente una musica introspettiva quella di Bruno, che viaggia tra i vari stati d’animo e fa “leva” sul fatto che non è solo tecnica ed effetti sonori, ma prende “vita” attraverso le sue dita affusolate. Il virtuoso chitarrista alterna vari stili e tecniche come wah-wah, leva e slide, dagli assolo più puliti e ricchi di pathos, a quelli più veloci, condendo con passaggi progressive, ma avendo sempre un occhio di riguardo per le melodie. Si diverte e trasmette ciò che prova danzando tutt’uno con la sua Fender, muovendosi vivacemente sul palco e, nonostante catalizzi inesorabilmente l’attenzione, è ottimamente supportato dal resto della band che crea le atmosfere giuste per lasciar “parlare” la sua chitarra. Bruno Cavicchini: funambolico ed elegante.

• Setlist:
The Chase
Rock’n’Roll Serenade
Floating Moons
Here And Beyond
Duckman
Fallocaster

• BRUNO CAVICCHINI lineup:
Bruno Cavicchini – Guitars
Paolo Castellani – Keyboards
Roberto Fasciani – Bass
Danilo Ombres – Drums
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Ushas
Dulcis in fundo è ora degli Ushas. Suonano un hard rock classico potente e diretto con i testi in italiano: un unicum del genere da impatto garantito. Hanno inciso un disco finora, “Verso Est” che, seguendo il percorso contrario di Colombo, è arrivato in giro per il globo: traggono spunto da varie tematiche che vanno dall’esperienza del viaggio, all’arte, alla filosofia orientale. Nell’attesa che la sala concerto si ripopoli dopo il cambio palco, la veloce improvvisazione nel line check in cui Giorgio L. alla voce e Filippo alla chitarra duettano a mo’ di Gillian-Blackmore nella versione live di “Strange Kind Of Woman” fa presagire che sarà un’altra performance da ricordare. Partono cattivissimi con volumi e riff “Fuorilegge” dove da subito mostrano che aria tira quando sono sul palco tanto che il “cielo è in fiamme”. E’ appena scattata la mezzanotte e Filippo è un anno più grande: adesso è un “Saruman” di “soli 19 anni” come viene apostrofato dagli altri della band; dopo gli auguri collettivi, proseguono sulla stessa linea di hard rock incendiario con “Io Non Sono Qui”. Il palco continua a bruciare con “Chopper Blues”, nuova creazione insieme alla seguente “Anam”. Prima di proseguire, per permettere a Giorgio O. di risolvere piccoli problemi tecnici alla batteria, Giorgio L. dirige una divertente mini jam tra Filippo e Guido; quando son tutti pronti per ripartire, basta appena accennare al ritornello del prossimo brano da parte del frontman che tutti i presenti rispondono in coro “Desperados” (dal quale è estratto il videoclip) e la band spinge sull’acceleratore con ritmi martellanti mentre la voce spinge sul diaframma arrivando alla massima estensione. Per il gran finale la band chiama sul palco Marco Palazzi per condividere insieme l’ultimo pezzo della serata augurando una esplosiva “Maledetta Notte” al pubblico, nel quale Giorgio L. e Marco duettano raggiungendo registri vocali quasi incontaminati con una scioltezza e tranquillità disarmante. E’ una scaletta “pettina bigodini” fatta di un hard rock grintoso dove ogni pezzo è una hit da conservare nella playlist personale. Quando si parla di un gruppo esplosivo, la rock band degli Ushas è proprio l’esempio perfetto: unisce la potenza a suon di riff granitici alla chitarra, la sezione ritmica trascinante e la talentuosissima ugola vintage graffiante e ruggente del carismatico Giorgio L. (tra le migliori in giro) da lasciar a bocca aperta proprio come la sua durante gli acuti; in oltre non mancano mai di battute di estrema ilarità tra di loro nelle pause tra i brani. I vari disturbi che lamentano, rivelati dietro le quinte prima dello show, che vanno dai dolori addominali da blocco intestinale di Giorgio L. (che riesce a “domare” con l’esperienza e la tecnica) alle dita congelate (Guido), alle “papille gustative interrotte” (Filippo), non sembrano minimamente interferire sulla performance. Da notare il particolare look “settantone” di Filippo che orgogliosamente sfoggia la spilletta dell’album “We Are Olny In It For The Money” di Frank Zappa. La loro musica sembra fatta per essere ascoltata viaggiando su un bolide lungo la Route 66 in mezzo al deserto dove la sezione ritmica sono le ruote che sciolgono l’asfalto, la chitarra di Filippo è la scocca fiammeggiante che buca l’aria, la voce di Giorgio L. è il motore “che gridava” e i fan sono la strada “amante”. Lasciano terra bruciata al loro roboante passaggio travolgendo il pubblico con una carica energica che pochi possono vantare: us(has)tionanti.

• Setlist:
Fuorilegge
Io Non Sono Qui
Chopper Blues
Anam
Desperados
Maledetta Notte

USHAS lineup:
Giorgio Lorito – Vocals
Filippo Lunardo – Guitars
Guido Prandi – Bass
Giorgio Ottaviani – Drums
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Complimenti all’organizzazione e alle band intervenute per questa lodevole iniziativa solidale. Il concerto è stato di assoluto livello e ha mostrato l’ampio ventaglio di proposte della scena underground romana con il fattore comune dell’elevata qualità. Il pubblico che era inizialmente abbastanza numeroso (facendo ben sperare) pian piano si è ristretto lungo il corso della serata lasciando lo zoccolo duro dei fan a farsi sentire; chi ha assistito si può ritenere indubbiamente felice e soddisfatto. Nell’auspicio che sia stato il primo di una serie di eventi benefici: perché d’altronde si sa, i metallari sono buoni tutto l’anno.

 

report: Daniele Papale
foto: Stefano Panaro
https://www.facebook.com/stefanopanarophotography/

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