Sabotage: "Rumore nel… Closer" – live report

SABOTAGE + T.I.R. + S.O.S.
live @ Closer, Roma
– sabato 25 aprile 2015 –

LIVE REPORT
Un sabato sera all’insegna dell’heavy metal a tinte tricolori, due gruppi romani, S.O.S. e T.I.R., di supporto ai toscani Sabotage nella venue del Closer Live Club.

S.O.S.
Prima band ad esibirsi i sopracitati S.O.S., che propongono un heavy metal dalle accattivanti sfumature rock dei seventies ed una performance in cui la passione per la musica e il piacere di suonarla vengono espresse sinceramente, soprattutto dall’incontenibile chitarrista ritmico Fernando Regaldo, scatenato con la sua sei corde secondo la miglior tradizione rock’n’roll!
La presenza degli spettatori ancora è esigua, ma la band non si fa scoraggiare anzi cerca di incitare i presenti tra un brano e l’altro, una scaletta che ripercorre le due pubblicazioni, “Relazioni pericolose” (2004) e “Punto di non ritorno” (2005).
Le canzoni scorrono piacevolmente, il cantante Bruno Baudo si mantiene su tonalità abbastanza alte, mentre sotto le chitarre macinano riff hard & heavy, anche se in alcuni brani, come “L’inferno è qui” e “Soglia del dolore” il suono si stacca parzialmente dalle sonorità classiche, essendo più moderno e compresso, ma la cosa non sembra affatto disturbare gli astanti che partecipano ai ritornelli cantando e alzando i pugni al cielo.
Personalmente sono rimasto gradevolmente colpito dalla capacità del frontman di interpretare i brani, modulando la voce come se ogni pezzo fosse una storia con un protagonista che ha determinate caratteristiche!
Un altro apprezzamento va alla sezione ritmica, Michele Raspanti al basso e Dario Cali alla batteria: si fanno sentire eccome, iniettando energia e potenza ai brani, come bilanciamento alla vena delle melodie più “leggere” che il quintetto propone, essendo quello meno heavy della serata.
I due brani finali, “Mi sono innamorato di una pornostar” e “Bang Bang Boogie” alzano il livello del divertimento e del coinvolgimento, cosa che ovviamente va a favore degli S.O.S. che hanno regalato del buon hadr’n’heavy. Un plauso alla band.

Setlist: “Ho Bisogno” – “Stringimi” – “Verità” – “L’Inferno E’ Qui” – “Soglia Del Dolore” – “Scorpioni” – “Mi Sono Innamorato Di Una Pornostar” – “Bang Bang Boogie”

S.O.S. lineup:
Bruno Baudo – Vocals
Riccardo Foti – Lead Guitar
Fernando Regaldo – Rhythm Guitar
Michele Raspanti – Bass
Dario Cali – Drums
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T.I.R.
Con i T.I.R. si comincia a giocare pesante, già scorgendo il look del chitarrista Sergio Bonelli si respira un’atmosfera alla Judas Priest: pantaloni di pelle e chiodo smanicato, back to the ‘80s!
E’ la prima volta che assisto ad un concerto di questa band e già dai brani iniziali si sente fortemente la differenza d’attitudine rispetto agli S.O.S., il sound è possente e tagliente, puro metallo pesante e i polmoni del vocalist Giuseppe Cialone (anche negli epic metallers Rosae Crucis), coperto di tatuaggi, devono essere davvero capienti perché sono sottoposti ad uno sforzo notevole.
Ammetto che sia l’iniziale “Roma” e la successiva “Dark Rebel” non mi hanno trasmesso una grande carica ed è continuato così fino alla metà di “Heavy Metal T.I.R.”, quando dal ritornello del brano è diventato tutto un crescendo di pathos, drammaticità e potenza ed è continuato per il resto della scaletta, facendo sì che il sottoscritto si ritrovi a svitarsi il collo su “Firesword”, mentre le twin guitars tessono riffs e solos ad alta velocità e dietro le pelli il drummer David Folchitto (dal pedigree sconfinato) pesta con una violenza sproposita e ciò non può che far molto piacere, ad un concerto metal le orecchie devono sanguinare per i volumi alti.
Col “Il volo delle aquile”, evidentemente una delle canzoni più di successo, il pubblico si rende molto partecipe, durante la power ballad il cantante Cialone sfodera una voce incredibilmente potente e molto espressiva. Successivamente la scaletta torna sul materiale più roccioso e anche qui le ultime due canzoni chiudono davvero in bellezza, soprattutto “Shout”, dalla vena power, un altro bombardamento di doppia cassa e chitarre rapide e affilate, mentre “Satan’s Ride” è più sul versante heavy metal classico, come potrebbe essere una “Freewheel Burning” dei Judas Priest.
Sono rimasto molto colpito dalla band, potente e piena di pathos, fedele all’heavy metal dei tempi migliori, ho sentito echeggiare Running Wild, Iron Maiden, oltre che i Metal Gods di Birmingham, ma attenzione l’ispirazione tratta è stata poi plasmata in maniera personale e assolutamente convincente. Horns up.

Setlist: “Roma” – “Dark Rebel” – “Heavy Metal T.I.R.” – “Vai” – “Il Volo Delle Aquile” – “Nell’Anima” – “Hidra” – “Shout” – “Satan’s Ride”

T.I.R. lineup:
Giuseppe Cialone – Vocals
Sergio Bonelli – Guitars
Danilo Antonini – Guitars
Dino Gubinelli – Bass
David Folchitto – Drums
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Sabotage
Il grande momento è arrivato, il gruppo toscano headliner di questo sabato sera sale sul palco con 3/5 delle formazione che incise i due full “Behind The Lines”, “Hoka Hey” e l’ep “Heroes of the Grave”, ovvero Morby alla voce, Henry Caroli al basso e Dario Caroli alla batteria, le asce sono Danilo Bacherini (Ciomporock) e Max Bronx.
Nonostante la mia verde età, appena 24 primavere, sono molto affezionato a “Rumore nel vento” del 1984, con Fontani dietro il microfono e i due axemen Andy Fois – Leo Milani: quel sound di stampo britannico, arricchito dalla voglia dei ragazzi di suonare heavy metal arrembante e i testi in italiano, mi catturarono profondamente fin dal primo ascolto di quel materiale, che mantiene un posto importante nel mio cuore.
Ma i Sabotage non sono solo quelli del 1984, sono state uno degli act di punta dell’HM italiano dei tempi che furono anche, e forse soprattutto, con i due lp successivi.
Dopo questa digressione, che sia la musica a parlare: e quella dei Sabotage è sempre stata una bella combinazione di potenza e trame melodiche profonde, come s’avverte fin da subito con l’opener “Warmachine”, solida e rocciosa, dove il pubblico partecipa con foga al ritornello. La peculiarità del gruppo è che non commette alcun errore, riproduce fedelmente i suoi brani con lo stesso impatto.
Passata la seconda traccia, “Hot Zone”, ecco arrivare “Heroes of the Grave” del 1985 e qui le pareti del Closer cominciano a tremare, un gran pezzo con un ritornello che manda fuori di testa tutti gli spettatori, me compreso, un riff di chitarra irresistibile e una batteria aggressiva ed incalzante!
“Joy‘n’Sorrow” non mi fa lo stesso effetto della precedente, ma apprezzo il suo incedere più lento in alcuni punti del brano, quasi sabbathiano, mentre “It’s time”, che si mantiene sulla stessa lunghezza d’onda, si fa apprezzare anche per l’ottima interpretazione di Morby nello scandire “It’s time! To kill with power! Hate is in my heart…The time has come to die now! Greet your soul and smile”. Vedo il pubblico rispondere molto positivamente allo show e il singer certo non lesina incoraggiamenti e s’impegna assai per essere il più coinvolgente possibile, riuscendoci.
E’ il momento della “musica strana”: “Fight for your music”, e qui mi ritrovo sottopalco a cantare con tutta forza il ritornello sommerso da corpi e capelli e voci ovunque che, come me, sperano di beccare il microfono anche solo per un istante, tocca poi a “Mothers” che ha la sfortuna di trovarsi giusto prima di “Rumore nel vento”, ovvero la canzone con cui ho scoperto il quintetto toscano e quindi “vivo” in maniera particolare, infatti inizio a cantare a squarciagola mimando contemporaneamente un air guitar impazzito… nessuno, di nuovo, si sottrae dal contribuire ad alzare il livello di metal della serata, il pubblico fa headbanging, canta, alza pugni e/o corna al cielo, con fierezza. E’ poi il turno di “Victim of the world”, che sinceramente non mi entusiasma, ma il bello deve ancora arrivare.
Non ci speravo affatto, invece un sogno si è avverato… quando, sbirciando la setlist ho letto, all’ultimo posto, “Killer…” mi son detto che non era possibile fosse “Killer della notte”, magari hanno solo abbreviato “Nightkiller”, non devo farmi trarre in inganno… invece un sogno si è avverato! “Killer della notte” è un brano speciale, dà una carica unica, nelle orecchie oltretutto mi risuona “Killers” degli Iron Maiden: riff di stampo NWOBHM, veloce e incisivo, cantato drammatico che parla di una inestinguibile sete di sangue, drumming che assale all’arma bianca, nel complesso una canzone che non fa prigionieri, non ha pietà.
Una scossa elettrica questa di “Killer della notte” che chiude lo show della band fiorentina, che ci ha regalato una prestazione compatta e muscolare, raggiungendo il culmine, per il sottoscritto, con “Heroes of the Grave”, “Rumore nel vento” e “Killer della notte”.

Setlist: “Warmachine” – “Hot Zone” – “Heroes Of The Grave” – “Joy‘n’Sorrow” – “Its’Time” – “Fight For Your Music” – “Mothers” – “Rumore Nel Vento” – “Victim Of The World” – “Killer Della Notte”

SABOTAGE lineup:
Adolfo “Morby” Morviducci – Vocals
Danilo Bacherini – Guitars
Max Bronx – Guitars
Enrico “Henry” Caroli – Bass
Dario Caroli – Drums

report: Lorenzo Cipolla