Run To The Hills 3: la lunga “maratona” metal

RUN TO HILLS 3 FESTIVAL:
KILLER + CRYING STEEL + REVENGE + BAPHOMET’S BLOOD +
DEMOLITION SAINT + STEEL CROW + ELIMINATE
live @ Parco della Pace, Servigliano (Fermo)
– sabato 4 luglio 2015 –

 

LIVE REPORT •
Sole, aria pura, buon cibo, fiumi di birra e tanto heavy metal: così si può riassumere la giornata trascorsa a Servigliano (Fm), dove al Parco della Pace si è svolta la terza edizione del Run To The Hills Festival.
Divertimento quindi assicurato per i numerosi metalheads giunti qui per assistere ad una manifestazione che di anno in anno va crescendo grazie alla dedizione ed alla passione che gli organizzatori mettono per poter offrire uno spettacolo ricco della musica che più ci piace. Ed anche questa volta non siamo rimasti delusi visto il denso programma a cui abbiamo assistito. Vediamo come è andata.

Eliminate
A scaldare i motori e dare il via alla “corsa sulle colline”, ci hanno pensato gli Eliminate che, incuranti del sole cocente, hanno infiammato tutti coloro che già nel primo pomeriggio erano assiepati sotto il palco.
I cinque ragazzi di Recanati (Mc), a differenza del loro illustre concittadino Giacomo Leopardi, non declamano poesie, ma come suggerisce il cognome dell’artista, ruggiscono e ci colpiscono con zampate violente. Ricalcando le orme di band come Testament ed Exodus, lasciano un segno profondo col loro thrash rude, ma ben strutturato, puntando molto sull’irruenza che hanno messo in mostra. E’ ovvio che essendo una giovane band, con ancora poca esperienza, si siano notate qua e là alcune sbavature, ma le basi sono solide e sono un ottimo punto di partenza sul quale costruire un futuro lastricato di metal incandescente. Peccato che sul pezzo finale, “Fast Like Death (F.L.D.), la mancanza di corrente li abbia un pochino penalizzati costringendoli ad affrettare i tempi, in effetti il pubblico ne avrebbe voluto di più, compresi anche dei bambini del luogo che incuriositi si erano avvicinati al palco. Un buon biglietto di presentazione per loro.

Setlist: “Blast Of Antares” – “Cult Of The Tyrants” – “Thrill Of The Pit” – “Assassin” – ” Fucktotum” – “Fast Like Death (F.L.D.)”

ELIMINATE lineup:
Diego Scutti – Lead & Rhythm Guitar, Vocals
Davide Francesconi – Lead & Rhythm Guitar
Gabriele Bianchelli – Lead Vocals
Damian Baldasso – Drums
Corrado Saracini – Bass
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Steel Crow
Grazie ad un ottimo coordinamento, i cambi palco sono veloci e privi di intoppi tali da ritardare le operazioni, cercando così di ridurre i tempi morti e dare più spazio alla musica.
E’ il turno degli Steel Crow, band proveniente da Spello (Pg), che propone un heavy più classico, figlio della terra di Albione, che continua ad influenzare positivamente anche le generazioni più recenti. Ed anche il nostro combo non è esente da questo fascino con i riff rocciosi ed aggressivi delle chitarre di Nazareno “Nazza” e Cristiano Cellini, sui quali il cantante Gabriele Santoni può spaziare ad ampio raggio con la sua estensione vocale ed i suoi acuti. Non puntano sull’originalità, questo è ovvio, ma in fondo perché cambiare una formula che è sempre stata di successo fin da quando io ero ragazzo? E allora un grande applauso va sicuramente ai cinque “corvi” perché non si sono lasciati coinvolgere dai suoni moderni che un vero defender non apprezzerà mai, ma proseguono la bella tradizione di famiglia: quella del metal vero. Continuate così!

Setlist: “Fight For Your Life” – “The Devil’s Claw” – “The Chosen One” – “Twilight Of Season” – “Reaching The Sky” – “This Time” – “Take A Choice” – “Steel Crow” – “Wicked Spirit”

STEEL CROW lineup:
Gabriele Santoni – Vocals
Nazzareno “Nazza” – Lead and Rhythm guitars
Cristiano Cellini – Lead and Rhythm guitars
Mauro Alocchi
– Bass
Giacomo Torti – Drums
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Demolition Saint
Anche se siamo in provincia di Fermo, qui invece si continua a “correre” (spero mi consentiate il gioco di parole) e lo facciamo con gli emiliani Demolition Saint. Fautori del thrash più spinto alla Heathen, Forbidden, Annihilator e chi più ne ha più ne metta, i cinque ragazzi hanno letteralmente “demolito” la location con il loro sound di impatto massiccio e travolgente. In un crescendo inarrestabile, nel tempo a loro disposizione, i loro brani hanno fatto pogare, scatenare e stramazzare al suolo tutto il pubblico che li attendeva. La band ha i numeri per imporsi all’attenzione di tutti: rabbiosi al punto giusto, coinvolgenti e soprattutto impetuosi. La loro musica è uno scossone elettrico che colpisce senza pietà e lo fanno anche con perizia tecnica: i duelli tra le due asce Nicolò Bondioli e Matteo Mastrangelo sono veramente micidiali. Non da meno è l’irruenza con cui aggredisce il microfono Danny Schiavina, che incita e trascina gli spettatori nel loro vorticoso sound, dando vita ad un ballo sfrenato davanti al palco con tanto di headbanging e crowd surfing dall’inizio alla fine. Il loro thrash stradaiolo ha veramente sbaragliato tutto e tutti. Insomma, il festival sta prendendo sempre più vita e di lì a breve esploderà.

Setlist: Massive Destruction” – “Under The Pyramids” – “Humanized Beast” – “Ignorance Is The Law” – “revolutionary Suicide” – “Beyond The Doors Of Insanity” – “Street Trash”

DEMOLITION SAINT lineup:
Danny Schiavina
– Vocals
Nicolò Bondioli – Guitars
Matteo Mastrangelo – Guitars
Eugenio Zambardi – Bass
Simone Nola – Drums
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Baphomet’s Blood
Siamo al giro di boa, comincia la serie delle band più rinomate. Gli addetti alla sicurezza, che fino a quel momento avevano avuto vita facile, ora sono costretti a piazzarsi a ridosso del palco e “puntellare” le transenne: sono in arrivo i Baphomet’s Blood. Quel che si nota da subito è la maggiore presenza di pubblico di fronte allo stage, segno che la band di S. Benedetto del Tronto (Ap) è molto seguita ed ha raccolto ampi e meritati consensi fin dai tempi della sua fondazione. Ed oggi sono qui per dimostrare ancora una volta il loro valore. E allora via con il “rozz’n’roll” di “March Of The Dead/Metal Hunt”, violenza pura allo stato grezzo, senza compromessi, come la scuola Motörhead insegna. Riff di chitarra prorompenti quelli di Necrovomiterror e Angel Trosomaranus, che come il napalm fanno terra bruciata intorno a loro, potenti mitragliate che spazzano via ogni cosa e che non fanno prigionieri. I fan sono fomentati dal ritmo incalzante dei loro pezzi e come impazziti si lanciano in uno sfrenato pogo che continuerà ad accompagnare tutto il loro set.
C’è spazio anche per un ospite di prestigio ed ecco salire in scena Shorty (voce e chitarra dei Killer) per cantare insieme a loro uno dei suoi brani con il quale i Baphomet’s Blood gli rendono omaggio: la mitica “Ready For Hell”. Ma ad una cosa ci tengono in particolar modo: a far capire anche il nostro Paese può dire la sua e fare la voce grossa nel metal e lo fanno con “Italian Steel”, durante la quale il giovanissimo (appena diciottenne) Stefano Rutolini, meglio conosciuto come S.R. Bestial Hammer, ci colpisce duro con il suo drumming martellante (è proprio il caso dirlo), bombardandoci con un assolo di batteria che lascia a bocca aperta non solo un pubblico in estasi, ma anche Ramon Sonato (cantante dei Crying Steel) impressionato, come tutti noi, dalla veemenza di Stefano. E il “fanciullo” si ripete sulla finale “Overkill”, cover dei tanto amati Motörhead, portando così a termine il “massacro” nell’apoteosi più totale. Devastanti.

Setlist: “March Of The Dead/Metal Hunt” – “Metal Damnation” – “Wiskey Rocker” – “Baphomet’s Blood” – “Baphometal” – “Ready For Hell” (Killer cover) – “Italian Steel” – “Burn In Hell” – “Satanic Beerdrinkers” – “Overkill” (Motörhead cover)

BLAPHOMET’S BOOD lineup:
Necrovomiterror – Vocals, guitar
Angel Trosomaranus – Guitar
Speed Necromancer – Bass
S.R. Bestial Hammer – Drums
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Revenge
Inizia ora un percorso a ritroso nel tempo, si torna ai primi anni ’80, alla cosiddetta old school, che io invece continuerò a vita a chiamare semplicemente col nome che più gli si addice: heavy metal!
E’ il turno dei Revenge, band di Pesaro che ha un lungo passato alle spalle e che lo scorso anno ha finalmente pubblicato il primo full lenght, dopo oltre trent’anni, dal titolo “Survival Instinct”. Purtroppo questa è stata la sorte di molte band metal italiane dell’epoca, sottovalutate negli 80s e rivalutate nei nostri giorni, quasi una sorta di omaggio alla carriera, che poi realtà non c’è mai stata per colpa della major che non diedero abbastanza appoggio ai giovani gruppi di allora, lasciandoli andare al loro destino e quindi nel dimenticatoio. Questo è quello che in pratica è successo anche ai Revenge, che grazie alle loro qualità avrebbe senz’altro meritato di più e probabilmente nascendo in un’altra nazione ci sarebbero anche riusciti. Nonostante alcuni problemini tecnici iniziali, la band ha mostrato, come suo solito, tutta la classe che da sempre li contraddistingue con pezzi vecchi e nuovi come “Don’t Play With Fire”, “Hotzone”, le strumentali “Battlefield/Sweet Revenge” (con il bell’assolo di batteria di Eric Lumen) o “Dead Or Alive” dando prova che oggi come allora il loro hard&heavy è sempre graffiante e riesce a dare emozioni forti e durature. Anche loro sono stati costretti a tagliare qualcosina per recuperare tempo e forse nella fretta non hanno curato al meglio la parte finale dello show: le chitarre infatti, a mio giudizio, sembravano essere “out of tuning” creando uno strano effetto sulle loro sonorità, fino a quel momento precise ed inappuntabili, ma che negli ultimi due brani davano invece più un senso di approssimazione. Ma sono piccole sottigliezze che poco incidono sull’andamento generale di una prestazione incisiva e pregevole: rock al top!

Setlist: “Don’t Play With Fire” – “Hotzone” – “Rock You To The Top” – “From Heaven To Hell” – “Battlefield/Sweet Revenge” – “Another Kind Of Love” – “Girls Are Dancing” – “Angels In Leather” – “Dead Or Alive” – “Survival Instinct” – “Cannonball”

REVENGE lineup:
Kevin Throat – Vocals, Guitars
Eric Lumen – Drums
Red Crotalo – Guitars
Vallo – Bass
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Crying Steel
Ci si avvicina inesorabilmente verso il gran finale della serata ed è il momento dei Crying Steel. Ramon Sonato invita il pubblico che si era allontanato per rifocillarsi, ad avvicinarsi nuovamente per dimostrare di essere ancora ben sveglio e vigile. “Finché eravate sbronzi vi siete scatenati ed ora vi siete spenti?” – ci dice – “E’ forse passata la sbornia? Fatevi sentire!”. La carica di energia ce la danno subito con “Defender” che ci porta nel loro universo priestiano, una mazzata che rompe gli indugi e ci dà una bella shakerata di puro acciaio. I bolognesi sono cresciuti a pane e metallo e mettono a ferro e fuoco il palco del festival con una sequenza letale di brani che non lasciano scampo come “Shutdown”, “Looking @” o la dirompente “Raptor”. Non ci sono mezzi termini, come un rullo compressore i Crying Steel schiacciano tutto al loro passaggio, una macchina da guerra ben assemblata e rodata, guidata con fierezza ed ardore da un Alessandro “Ramon” Sonato decisamente in palla, che con la sua voce incita ed esalta un pubblico fatto solo di true metallers.
Franco Nipoti e JJ Frati combattono fianco a fianco e chitarre in mano, sostenendo il vessillo della loro fede e mostrando il loro cuore di puro acciaio, sostenuti dalla spinta di Luca Ferri che con il suo drumming spiana la strada alla loro avanzata. Alfiere di questa “nobile casata” è sempre e comunque Angelo Franchini (basso), il loro fondatore, uno indomito guerriero che non si è mai arreso ed imperterrito ha continuato a suonare quello che più ama: l’heavy metal.
Un piccolo momento di emozione ce lo regalano con “Heavens Of Rock” suonata in ricordo di Steve Lee, cantante dei Gotthard scomparso tragicamente cinque anni fa e subito dopo presentano l’inedita “With The Eyes Of The Night” un nuovo ed intenso brano che sarà presente sul loro prossimo album. Ma l’ora si fa tarda ed è il momento di riprendere la corsa e quindi saliamo tutti sul loro “Rockin’ Train” e lasciarci condurre verso la conclusione della loro performance con “Thundergods” che ci investe con tutta la sua potenza e dà, una volta di più, l’occasione a Ramon “Halford” Sonato di darci un saggio del suo range canoro. I Crying Steel sono sempre una certezza!

Setlist: “Defender” – “Shutdown” – “Looking @” – “Over My Sins” – “Raptor” – “No One’s Crying” – “Heavens Of Rock” – “Beverly Kills” – “With The Eyes Of The Night” – “Rockin’ Train” – “Runnin’ Like A Wolf” – “Thundergods”

CRYING STEEL lineup:
Angelo Franchini – Bass
Luca Ferri – Drums
Franco Nipoti – Guitars
Alessandro “Ramon” Sonato – Vocals
JJ Frati – Guitars
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Killer
La lunga maratona sta per concludersi e siamo in vista del traguardo finale, i protagonisti della serata stanno per prendere possesso della scena: dal Belgio arrivano i Killer.
A giudicare dall’età media dei presenti, credo che eravamo ben pochi della vecchia guardia ad aver seguito sin dagli esordi la band di Shorty e quindi fa piacere vedere che anche le giovani leve sappiano apprezzare band che nel loro piccolo hanno dato un contributo allo sviluppo del movimento metal negli anni ’80, pur non avendo vissuto in prima persona (come noi vecchiacci) quel periodo: c’è sempre tanto da imparare dalla vecchia scuola.
Al loro ingresso (in sordina per la verità) sul palco, una cosa balza subito agli occhi: non è presente il loro bassista Jakke, ma troviamo una vecchia conoscenza, Gerry Verstreken, bassista visto anche con i Tank a Roma.
I Killer badano al sodo e cominciano a costruire il loro “Wall Of Sound” granitico ed indistruttibile e mattone dopo mattone mettono in scena una serie di pezzi storici come “Bodies And Bones”, “No Future” o “Kleptomania” con l’assolo di batteria di Vanne, intervallate da nuovi episodi tratti del loro ultimo album “Monsters Of Rock”, come “Hold Your Head Up High” che parla della crisi economica che il mondo sta attraversando in questo periodo, o come “Back To The Roots” dedicata a tutte le band che hanno fatto la storia del metal e sono state parte della nostra vita musicale e che per riconoscenza vengono citate nel testo della canzone: Black Sabbath, Motörhead, Dio, Rainbow, Whitesnake etc…
I Killer non hanno bisogno di tante parole per dare l’energia necessaria a far sfogare tutta la nostra voglia di scapocciare, ci pensa la loro musica a farlo, con un pezzo che io personalmente considero una pietra miliare della loro storia: la furiosa “Shock Waves” introdotta dalla possente batteria di Vanne. A Shorty resta solo il compito di portarci all’eccitazione più totale scendendo tra di noi durante il lungo assolo di “Laws Are Made To Break” e circondato da tutti i suoi fan continua a suonare percorrendo in lungo e largo il parco.
“Ho una domanda per voi…” – ci dice lo stesso Shorty, una volta tornato sul palco – “Vi piace il sesso?” e la risposta del pubblico è tiepida. “Allora forse la prossima domanda è più interessante: vi piace l’alcool?” e qualche consenso in più lo raccoglie. “Ora ho da porvi la più importante domanda della vostra vita: vi piace l’heavy metal?” ed un boato di approvazione risuona nella location con le note della straripante “Ready For Hell” che come un uragano ci colpisce e ci sommerge per chiudere nel tripudio il loro concerto. Ma di metal non se ne ha mai abbastanza e così ci regalano un ultimo brano: l’aggressiva “Blinded” con la quale mettono la parola fine a questa lunga giornata dedicata al metal.

Setlist: “Wall Of Sound” – “Bodies And Bones” – “No Future” – “Hold Your Head Up High” – “Touch Of Evil” – “Kleptomania” – “Back To The Roots” – “Shock Waves” – “Laws Are Made To Break” – “Ready For Hell” – “Blinded”

KILLER lineup:
Shorty – Guitars, Vocal
Vanne – Drums
Gerry Verstreken – Bass, Vocals
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Si spengono le luci su un festival elettrizzante dall’inizio alla fine, che non mai ceduto il passo e che ha tenuto continuamente alta la bandiera di quello che da sempre è il più grande genere musicale di tutti tempi e che noi vogliamo vedere sventolare qui anche il prossimo anno.

report: Rockberto Manenti