ROCK THE CASTLE 2022: il report del Day Three

ROCK THE CASTLE 2022 – DAY 3:
MEGADETH + MASTODON + KREATOR +
SUICIDAL TENDENCIES + BARONESS + THE INSPECTOR CLUZO
live @ Castello Scaligero, Villafranca di Verona (VR)
– domenica 26 giugno 2022 –

 

LIVE REPORT •

Il caldo africano che sta investendo / colpendo l’Italia ormai già da qualche giorno non accenna ad arrestare la propria corsa; anche Villafranca, in quest’ultima giornata di Rock The Castle, non sembra essere esente dalle temperature africane che, esattamente come il giorno precedente, sembrano aumentare di ora in ora, permettendo una leggera, sebben minima frescura, solo poco dopo le 19.30.

THE INSPECTOR CLUZO

La terza giornata, quindi, si apre con l’arrivo on stage dei francesi The Inspector Cluzo. Gruppo proveniente da Mont-de-Marsan (capoluogo dell’antica provincia francese della Guascogna) , il duo risulta essere sconosciuto alla gran parte degli astanti presenti quest’oggi al Castello Scaligero, nonostante la band sia musicalmente attiva  dal 2008 e con oltre x milioni di follower sui social media. Si definiscono “la gente che proviene dal suolo, dalla terra” e questo concetto sembra essere ribadito, o meglio sottolineato, sia sull’enorme banner posto dietro la batteria di  Mathieu Jourdain che nei pezzi proposti in questa sede. Sono a malapena 30 i minuti nei quali i signori della terra francese snocciolano la propria proposta musicale, una sorta di rock che sembra voler tendere la mano anche a sonorità semi-blues/folkloristiche che, poco o nulla, centra con il cartellone in programma quest’oggi. In molti, infatti, si sono domandati della presenza della band nel bill di questa giornata e, stando ad alcune conferme ricevute in loco, sembra che la band sia attualmente in tour proprio con i Mastodon; casualità, quindi, che il duo sia stato chiamato in apertura ad una giornata di festival così importante o ci sono altre ragioni a noi sconosciute? La risposta, purtroppo, non possiamo saperla ma ciò che è certo è che i due musicisti agresti sanno come riscaldare a dovere un pubblico non ancora troppo numeroso con una proposta certamente insolita, ma nel complesso neppure troppo bislacco.

Setlist: non pervenuta

The Inspector Cluzo line up:

  • Laurent Lacrouts – vocals, guitars
  • Mathieu Jourdain – drums
foto: Stefano Panaro

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BARONESS

Diciamocelo: quando si parla dei Baroness, specie se in un contesto che preveda più di uno scambio di opinione tra i vari interlocutori, spesso le reazioni risultano essere abbastanza varie. C’è chi ancora non sa dove piazzare la band della Georgia all’interno di un filone musicale particolare, chi, invece, si chiede cosa ci facciano ancora in giro e chi, ancora, non sa se apprezzarli o meno, proprio a causa delle diverse diramazioni musicali della band. Certo, i Baroness fanno sludge ed è così da sempre, anche se nel corso della propria attività musicale, la band ha saputo fornire diversi tentativi sperimentali che hanno sfiorato lidi psichedelici e, a tratti, persino prog. In molti, oggi, si sono dimostrati attenti, o meglio curiosi, nel vedere la formazione a stelle e strisce sul palco di Rock The Castle, specialmente perché la band è ormai assente dalle scene da un paio di anni (proprio durante il periodo di pandemia il gruppo aveva annunciato sui propri canali social di essere al lavoro su un nuovo full length, ndr). Sono circa le 15.30 quando il quartetto di Savannah fa il proprio ingresso sul palco, si parte in pompa magna con l’opening track “Take My Bones Away”, tratto dall’ album in studio del 2012 “Yellow And Green”. Una scelta un po’ azzardata dare il via alle danze con un singolo tratto da un lavoro che ha, ormai, 10 anni sul groppone, ma da subito la band si presenta bella affiatata, in particolar modo ad attirare l’attenzione del pubblico è la bella e prorompente Gina Gleason. La chitarrista, in pianta stabile nella band dal 2017, non si tira indietro ad una serie di headbang che slanciano i suoi foltissimi capelli castani e, tra l’esecuzione e l’altra dei brani proposti in scaletta, si concede anche qualche bel sorriso al pubblico, attento giudice della situazione. Non mancano i brani anche di più recente produzione, quali “Tourniquet” o ancora “Shock Me” che ben si sposano in una scaletta tutto sommato bella omogenea che ci presenta una band sì rinnovata e con tanta voglia di dimostrare ancora una volta di che pasta è fatta. I Baroness sono, quindi, una band da rivedere? Assolutamente sì e si spera pure il prima possibile!

Setlist:

  1. Take My Bones Away
  2. The Sweetest Curse
  3. Ogeechee Hymnal
  4. A Horse Called Golgotha
  5. March to the Sea
  6. Tourniquet
  7. Shock Me
  8. War, Wisdom and Rhyme
  9. Isak

Baroness line up:

  • John Baizley – vocals, guitars
  • Nick Jost – bass, keys
  • Sebastian Thomson – drums
  • Gina Gleason – guitars, vocals
foto: Stefano Panaro

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SUICIDAL TENDENCIES

Con l’arrivo dei Suicidal Tendencies il caldo si fa ancora più torrido nella prima delle uniche due date in programma previste per questo 2022 (la seconda si terrà il giorno successivo nella cornice di Rock In Roma, ndr). A cavallo tra punk e metal, i Suicidal Tendencies festeggiano quest’anno il loro 40esimo anniversario ed incendiano maggiormente la giornata, già altamente afosa, con una carica di adrenalina alle stelle. Il grande “Cyco Miko”, ormai alla soglia dei 60 anni, dimostra sin dalle prime battute di “You Can’t Bring Me Down” di sapere reggere ancora degnamente un palco e lo fa davvero in grande stile; infatti, vediamo il vocalist saltare a destra e a sinistra, è letteralmente una scheggia impazzita a cui difficilmente il pubblico riesce a stargli dietro. Assente in questa nuova parentesi live il mitico Dave Lombardo, attualmente in forze nei Testament, degnamente sostituito da Brandon Pertzborn, il cui drumming scandisce ogni singolo istante della giornata con una forza – e diciamocelo, fierezza – decisamente devastante. Una grande novità, invece, è rappresentata dall’ingresso in lineup del giovanissimo Tye Trujillo, noto figlio d’arte (il padre è, infatti, lo storico bassista dei Metallica, Robert Trujillo) che, esattamente come fece il padre prima di lui, sta (ri)percorrendo i passi precedentemente lasciati a testa alta; nonostante la giovanissima età (appena 17 anni), il ragazzo dimostra una padronanza tecnica impressionante, infatti lo vediamo spesso concentrato sul proprio strumento, tra un headbang e l’altro, quasi come voler dimostrare al pubblico il proprio, incredibile potenziale artistico. Dieci i brani proposti in questa prima parentesi italiana che ripescano a piene mani nella discografia della band, dando un maggior spazio a dischi come “Freedumb” del 1999, “How Will I Laugh Tomorrow When I Can’t Even Smile Today” e ancora “Join The Army”, dove Mike Muir, per l’occasione, presenta i singoli scatena circle pit “Possessed To Skate” e “War Inside My Head”. Immancabile, inoltre, l’invasione sul palco durante il brano di chiusura “Pledge Your Allegiance”: infatti, il vocalist invita una grossa fetta di pubblico ad unirsi alla band per cantare all’unisono lo storico brano del 1988 e, da subito, l’ovazione si sussegue a livelli esorbitanti. Un concerto gagliardo e robusto come pochi ancora se ne vedono in giro che conclude questa prima tappa italiana degli statunitensi, pronti a levare le ancore in attesa di poter replicare una seconda volta il giorno successivo a Roma.

Setlist:

  1. You Can’t Bring Me Down
  2. Send Me Your Money
  3. Freedumb
  4. War Inside My Head
  5. Subliminal
  6. Possessed To Skate
  7. Cyco Vision
  8. How Will I Laugh Tomorrow
  9. Pledge Your Allegiance

Suicidal Tendencies  line up:

  • Mike Muir – vocals
  • Dean Pleasants – lead guitar
  • Ben Weinmann – guitars
  • Ty Trujillo – bass
  • Brandon Pertzborn – drums

 

foto: Stefano Panaro

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KREATOR

Diciamo la verità: quanto ci mancavano i Kreator live? Mille Petrozza torna a distanza di quattro anni dalla sua ultima calata italica più carico e “cattivo” che mai e con sé porta sul palco di Rock The Castle un set rinnovato che vede persino una scenografia dal notevole impatto. Chi conosce la band teutonica sa perfettamente che Petrozza e soci puntano decisamente in alto con i propri scenari visivi: al contrario dell’ultima prestazione in terra italica, questa volta i tedeschi hanno volutamente osato di più portando sul palco dei manichini impalati vestiti di rosso. La dose di ‘cattiveria’ necessaria ad aprire il set, quindi, è già presente e tangibile da questi nuovi elementi, anche se la stessa ferocia esploderà in tutto e per tutto con l’arrivo del quartetto di Essen sulle note di “Violent Revolution”. Per noi italiani l’occasione di vedere la band teutonica dopo quasi 4 anni è davvero ghiotta, anche perché questo sarà il primo live ufficiale italiano col nuovo bassista della band, Frédéric Leclercq, unitosi nel settembre del 2019 dopo la sua dipartita dalla sua storica band, i Dragonforce. Se eravamo abituati a vedere il bassista francese in una sfera più virata al power, c’è da dire che il musicista non ha mai negato la sua vera essenza, legata decisamente al panorama black metal; ricorderete, infatti, il progetto Sinsaenum, che all’epoca della sua nascita vedeva oltre lo stesso Leclercq anche l’ormai scomparso Joey Jordison. Fedele, quindi, alle sue origini più “cupe”, il musicista si dimostra decisamente a suo agio in queste nuove vesti e si rende autore di una prestazione all’altezza della situazione: in più di un’occasione lo vediamo persino duettare col “Maestro” Petrozza e destreggiarsi in passaggi super tecnici che evidenziano ancora una volta le sue incredibili abilità tecniche. In questa occasione, i Kreator optano per una scaletta lunga e decisamente articolata: con grosso stupore di chi scrive, si sperava che la band, fresca di pubblicazione col nuovo album “Hate Uber Alles”, pubblicato recentemente sotto Nuclear Blast, potesse dare libero sfogo alla cattiveria dell’ultimo arrivato… invece, solamente due sono i brani tratti dalla release. La band, infatti, sembra aver voluto ripescare un brano appartenente a ciascuna uscita discografica, pensando, forse, di presentare una scaletta omogenea. Certo, il pubblico interagisce e canta con Mille Petrozza, ma sinceramente, ci saremmo aspettati un po’ di più da una parentesi live di circa un’ora. Immancabili, ovviamente, poghi e circlepit durante l’esecuzione di brani storici quali “Satan Is Real”, “Awakening Of The Gods” o, ancora, “Phantom Antichrist”. I Kreator, quindi, regalano sì quella dose di cattiveria e ferocia che ci si aspetterebbe da un loro concerto, nonostante, come appena sottolineato, da una band della loro caratura ci saremmo aspettati certamente qualcosa di più. Da rivedere sicuramente in un contesto che non sia un open air e che possa permettere alla band una più naturale spontaneità.

Setlist:

  1. Violent Revolution
  2. Hate Über Alles
  3. Phobia
  4. Satan Is Real
  5. 666 – World Divided
  6. Awakening of the Gods
  7. Enemy Of God
  8. Phantom Antichrist
  9. Strongest Of The Strong
  10. Flag Of Hate
  11. Pleasure To Kill

KREATOR line up:

  • Mille Petrozza – vocals, guitars
  • Sami Yli-Sirniö – guitars
  • Frédéric Leclercq – bass
  • Ventor – drums

 

foto: Stefano Panaro

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MASTODON

Seconda band sludge del cartellone e co-headliner di quest’ultima giornata di festival, i Mastodon calcano il palco di Rock The Castle alle 19.45 circa. Fresca di pubblicazione da appena qualche mese del nuovo, acclamato doppio lavoro in studio “Hushed And Grim”, la band si appresta a presentare ben sei nuovi estratti dall’ultima release discografica, i quali sembrano fare un’ottima presa su un pubblico già in chiaro visibilio: in molti, infatti, si lanciano nella formazione di svariati circle pit, mentre altri si sono dedicati al crowdsurfing, con annessa uscita dall’area da parte della security. In circa 75 minuti, la band ha comunque offerto un buon set che ha dato sì un ampio spazio all’ultima produzione, ma ha saputo anche ripescare a piene mani da album eloquenti come “Blood Mountain” e “Leviathan”, di cui sono state riproposte live le bellissime “Bladecatcher”, “Crystal Skull”, “Blood and Thunder” e “Megalodon”. Piccolissima parentesi dedicata anche all’album d’esordio “Remission” del 2002 con l’esecuzione live di “Mother Puncher”. Un’ottima vetrina quella offerta da Troy Sanders e soci che ha permesso anche ai non avvezzi di entrare in contatto con una proposta musicale sì variegata, tuttora oggetto di critiche e discussioni dei metalheads, ma decisamente appetibile che meriterebbe di essere scoperta a tutto tondo!

Setlist:

  1. Pain With An Anchor
  2. Crystal Skull
  3. Megalodon
  4. The Crux
  5. Teardrinker
  6. Bladecatcher
  7. Black Tongue
  8. The Czar
  9. Pushing The Tides
  10. More Than I Could Chew
  11. Mother Puncher
  12. Gobblers of Dregs
  13. Blood and Thunder

Mastodon line up:

  • Troy Sanders – bass, vocals
  • Brann Dailor – drums
  • Brent Hinds – guitars, vocals
  • Bill Kelliher – guitars

 

foto: Stefano Panaro

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MEGADETH

Pensando ai Megadeth, è impossibile rimanere indifferenti all’intera polemica che ha colpito la band di Dave Mustaine nel corso degli ultimi mesi. Interfacciarsi, quindi, ad una nuova prova dal vivo ad opera del gruppo thrash metal statunitense richiede uno sforzo notevole nel lasciare volutamente da parte le ultimi vicissitudini per approcciarsi a questa nuova esibizione con occhi e orecchie vigili. Con un ritardo di circa 20 minuti sulla tabella di marcia, il quartetto americano fa il proprio ingresso sul palco di Rock The Castle e sulle note di “Hangar 18” prende vita la serata. Nonostante le dicerie vedessero un Dave Mustaine notevolmente calato e peggiorato a livello vocale, possiamo fermamente confermare come il rosso frontman abbia, in verità, un’energia e una prestazione vocale a livelli qualitativamente molto alti: infatti, durante tutto il set, la voce del frontman è risultata facilmente percettibile, il che ha reso la performance della band ulteriormente interessante da ascoltare, ma soprattutto vedere. Anche per la band la scelta della scaletta verterà principalmente sull’ultimo, acclamato disco “Dystopia”, di cui verranno presentati circa tre brani live, alternati ad una massiccia dose di brani storici, quali “Wake Up Dead”, “In My Darkest Hour”, “Symphony Of Destruction”, per menzionarne un paio. Menzione, ovviamente, a parte va all’incredibile padronanza tecnica di tutti i musicisti, in particolar modo a Kiko Loureiro, il quale si destreggia in magnifici passaggi che lasciano i presenti senza fiato, così come il drumming di Dirk Verbeuren (ex-Soilwork) e l’ottimo lavoro al basso del nuovo innesto, James LoMenzo. Certo, vedere il nuovo arrivato sul palco a pochi mesi dalla rottura ufficiale con David Ellefson è qualcosa da cui i fan col tempo si abitueranno, ma in questa sede il musicista ha dato prova di essere all’altezza del suo predecessore. Nonostante l’omogeneità della scaletta, che ha largamente ripagato l’appetito dei fan italiani, dispiace in parte non aver potuto udire in anteprima il nuovo singolo “We’ll Be Back”, tratto dal prossimo album in studio ‘The Sick, The Dying… And The Dead!’, la cui uscita è prevista per il 2 settembre; malgrado la mancata esecuzione, rimpiazzata come annunciato da Dave Mustaine dalla storica “Holy Wars”, scelta come brano conclusivo del set, è bello constatare come una band, da sempre molto criticata, ma al contempo altresì molto amata, sia riuscita momentaneamente a lasciarsi tutte le diatribe alle spalle per regalare ai fan un’esibizione memorabile. Come suggerisce il titolo stesso dell’inedito singolo, la band è tornata e tornerà ancora a far parlare di sé ed in attesa di una prossima data live, noi ci pregustiamo questo nuovo materiale, con la speranza di non dover attendere troppo per il ritorno onstage della thrash metal band statunitense.

Setlist:

  1. Hangar 18
  2. Dread and the Fugitive Mind
  3. The Threat Is Real
  4. Wake Up Dead
  5. In My Darkest Hour
  6. Angry Again
  7. Sweating Bullets
  8. Conquer Or Die!
  9. Dystopia
  10. Trust
  11. A Tout Le Monde
  12. Symphony Of Destruction
  13. Peace Sells
  14. Holy Wars… The Punishment Due

Megadeth line up:

  • Dave Mustaine – vocals, guitars
  • Kiko Loureiro – guitars
  • James LoMenzo – bass
  • Dirk Verbeuren – drums

 

foto: Stefano Panaro