ROCK THE CASTLE 2022: il report del Day Two

ROCK THE CASTLE 2022 – DAY 2:
JUDAS PRIEST + SAXON + UFO +
EXCITER + GIRLSCHOOL + SKANNERS
live @ Castello Scaligero, Villafranca di Verona (VR)
– sabato 25 giugno 2022 –

 

LIVE REPORT •

La seconda giornata al Rock the Castle si presenta piuttosto diversa dalla precedente. L’imprevedibile brezza che il venerdì aveva quasi azzerato la tradizionale afa di fine giugno purtroppo non c’è più, ed il sole colpisce senza pietà le calotte craniche dei convenuti, che sono molti di più del giorno precedente. Non che questo sia una sorpresa, dato il tenore molto più mainstream dei gruppi che si esibiranno sul palco; poco male comunque, siamo ancora ebbri di felicità e stupore per la prestazione sovrumana di King Diamond (autentico Signore del Male) alla guida dei Mercyful Fate poche ore innanzi, nonché eccitati in attesa dei prossimi eventi, che avranno come gran finale l’esibizione degli indiscutibili Imperatori dell’Heavy Metal.

SKANNERS
(report a cura di Giovanni Loria)

Ad aprire le tradizionali danze sono i cinque altoatesini, che avevo ammirato in splendida forma soltanto poche settimane prima a Roma, in apertura ai Grave Digger. Come al solito la truppa dell’undertaker Claudio Pisoni si è disimpegnata alla grande, non perdendo il “brutto vizio” di rubare regolarmente lo show a formazioni teoricamente più accreditate che hanno la sventura di salire sul palco dopo di loro (paradigmatica in tal senso l’esibizione che tennero sempre nella Capitale prima dei pur ottimi Savage nel 2015). È incredibile la potenza che i ragazzi dell’Oltrisarco sono ancora in grado di sprigionare, in particolare sul loro brano-feticcio, quella ‘Starlight’ che fra rifferama terremotante e drumming assassino vede i nostri sfoderare una serie di pose plastiche che fanno parte a pieno titolo dell’iconografia del Metallo Pesante e che quindi noi adoriamo e anzi pretendiamo! Non starò qui a menarvela con la solita, trita pantomima del “metallo italiano che non ha niente da invidiare alle più blasonate compagini internazionali”, ma di sicuro gli Skanners dal vivo sono sempre una garanzia. Garanzia di sonore staffilate metalliche, quelle che più amiamo ricevere!

Setlist:

  1. Welcome To Hell
  2. We Rock The Nation
  3. Metal Party
  4. Factory Of Steel
  5. Starlight
  6. Hard And Pure
  7. Fight Back

Skanners line up:

  • Claudio Pisoni – vocals
  • Fabio Tenca – guitars
  • Tomas Valentini – bass
  • Walther Unterhauser – guitar
  • Christian Kranauer – drums
foto: Dario De Marco

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GIRLSCHOOL
(report a cura di Giovanni Loria)

Adoro queste antiche ragazze, che molti ricorderanno perché prese sotto la loro ala protettiva dai Motorhead, con diversi tour assieme a loro e persino un ep pubblicato in comune, alla fine degli anni 70. In Italia negli anni sono transitate piuttosto regolarmente, ed i loro concerti sono garanzia di divertimento e di un heavy rock’n’roll senza troppe pretese, lontano da ogni sterile tecnicismo. La loro prestazione non è stata forse impeccabile, ma l’adrenalina, l’entusiasmo sparsi a piene mani dalle quattro signore inglesi hanno compensato qualsiasi sbavatura. La storica bassista Enid Williams è stata da poco tempo avvicendata da Tracey Lamb, già al servizio delle scolarette molti anni fa, ma che amo soprattutto ricordare tra le fila delle Rock Goddess ai tempi del loro esordio. Il tutto mentre Jackie Chambers è abilissima a barcamenarsi nel duplice ruolo di chitarrista solista e di sex-symbol, anche se rimarco con assoluto piacere il fatto che ormai da anni le Girlschool sono molto rispettate e non cadono mai preda di inopportune battute sessiste. Una ‘Bomber’ piazzata a fine set in onore di Lemmy, Animal e Fast Eddie ha definitivamente conquistato un pubblico che cominciava già a patire le temperature africane.

Setlist:

  1. Demolition Boys
  2. C’Mon Let’s Go
  3. The Hunter
  4. Guilty As Sin
  5. Action
  6. Future Flash
  7. Kick It Down
  8. Nothing To Lose
  9. Take It Like A Band
  10. Race With The Devil (The Gun cover)
  11. Bomber (Motorhead cover)
  12. Emergency

Girlschool line up:

  • Denise Dufort – drums
  • Kim McAuliffe – vocals, guitars
  • Tracey Lamb – bass
  • Jackie Chambers – guitars
foto: Dario De Marco

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EXCITER
(report a cura di Giovanni Loria)

Confrontandomi con qualche vecchio marpione dell’editoria metallica prima del concerto, raccoglievo pareri non entusiasti sulla nuova incarnazione del power trio canadese; secondo qualcuno di loro infatti, l’assenza di John Ricci avrebbe penalizzato il sound dei fustigatori di Ottawa. Avendoli già visti con il nuovo axeman Daniel Dekay nel dicembre 2019 (poco prima che cominciasse la stramaledetta pandemia) ero in disaccordo con loro ma per quieto vivere ho preferito tenere per me la mia opinione. Spero piuttosto che questi uomini di poca fede ci siano coperti il capo di cenere: il ruvido speed metal degli Exciter tramortisce oggi come diverse decadi orsono, caratterizzato dall’ugola al vetriolo di Dan Beehler che, piaccia o meno il suo timbro vocale, lo ha mantenuto pressochè inalterato rispetto ai tempi di ‘Violence And Force’ e ‘Long Live The Loud’, peraltro entrambe regolarmente eseguite. Dopo tanti anni sono ancora colpito dal fatto che Dan sia in grado con naturalezza di abbinare il ruolo di cantante a quello, apparentemente quasi incompatibile, di batterista, ma il treno ritmico guidato da lui e da un più essenziale Allan Johnson non è stato mai vicino a deragliare, nonostante le alte velocità. Una esibizione che per feeling ed una certa proclività all’estremismo può essere per alcuni versi paragonata a quella, per me molto emozionante, dei Venom del giorno prima, con l’ulteriore chicca della presenza nel set di ‘Die In The Night’, forse non un loro classico ma la loro canzone che mi “excita” maggiormente, e di un altro omaggio ai Motorhead, con una sentita versione, seppur forse un po’ sgangherata, di ‘Iron Fist’.

Setlist:

  1. Violence & Force
  2. Stand Up And Fight
  3. Victims Of Sacrifice
  4. Die In The Night
  5. Iron Dogs
  6. Heavy Metal Maniac
  7. Rising Of The Dead
  8. Pounding Metal
  9. Blackwitch
  10. Living Evil
  11. Beyond The Gates Of Doom
  12. Long Live The Loud
  13. Feel The Knife
  14. Iron Fist (Motorhead Cover)

Exciter  line up:

  • Allan Johnson – bass
  • Dan Beehler – drums
  • Daniel Dekay – guitars

 

foto: Dario De Marco

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UFO
(report a cura di Giovanni Loria)

Una delle mie band preferite in assoluto, giunta ormai al passo d’addio, annunciato in epoca pre-pandemica dal sempiterno leader Phil Mogg, e comunque rinviato per ovvi motivi, tanto che il drappo del ‘Last Orders Tour’, posizionato sul fondale del palco, citava il 2019 come l’anno degli ultimi urrà. Maledettamente difficile per me essere obiettivo, a fronte di un gruppo del quale conosco a menadito l’intero repertorio già dalla prima metà degli anni 80, e per il quale ho una autentica venerazione: ma è giusto dividere il cuore dal cervello e allora sì, con la morte nel cuore devo scriverlo, che forse è bene finirla qui. Perché il povero Phil, uno dei grandi crooner inglesi della sua epoca e al contempo ineguagliabile bevitore e rissaiolo, a 74 anni ormai fatica; e lo stesso Andy Parker, storico e affabile batterista dell’Oggetto Volante Non Identificato, è apparso a tratti legnoso. Devo dire però che dopo un incipit non entusiasmante (fra una seminuova ‘Fighting Man’ ed una ‘Cherri’ che pur risalendo al 1978 non ho mai considerato uno dei loro classici), i ragazzi hanno cominciato a carburare, si sono tolti la polvere di dosso e ci hanno travolto con la forza di un repertorio stellare, concepito ai tempi in cui Michael Schenker era la loro punta di diamante, più che dignitosamente avvicendato, da ormai quasi un ventennio, dall’ex shredder Varneyano Vinnie Moore. ‘Only You Can Rock Me’, la paradisiaca ‘Love To Love’, ‘Shoot Shoot’, il celeberrimo boogie di ‘Doctor Doctor’… la navicella è salpata alta nei cieli, ed il pubblico è impazzito, mostrando di apprezzare davvero la performance di questi irriducibili hardrockers. Cari vecchi UFO, quanto ci mancherete!

Setlist:

  1. Fighting Man
  2. Only You Can Rock Me
  3. Cherry
  4. Love To Love
  5. Too Hot To Handle
  6. Rock Bottom
  7. Lights Out
  8. Doctor Doctor
  9. Shoot Shoot

UFO line up:

  • Phil Mogg – vocals
  • Vinnie Moore – guitars
  • Neil Carter – keys
  • Rob De Luca – bass
  • Andy Parker – drums

 

foto: Dario De Marco

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SAXON
(report a cura di Max Rutigliano)

Ma ora entrano gli storici “Stalloni delle autostrade”: i Saxon. La band prende possesso del palco, la folla si riscalda da paura, i suoni sono potentissimi e Biff Byford in formissima, mentre Paul Quinn appare poco preciso negli assoli. La setlist non prevede canzoni tratte da “Carpe Diem“, ma il fatto era preventivabile, in quanto la band aveva precedentemente annunciato che questo tour sarebbe stato volto alla promozione di “Thunderbolt” (messo in stanby dalla pandemia), mentre in autunno verrà promosso il nuovo album, uscito lo scorso febbraio; inoltre, in questa occasione la band omaggia la memoria di Lemmy con “They Played Rock ‘N Roll” e propone, come sempre, classiconi prevedibili e qualche chicca come “Dogs Of War”, “And The Band Played On”, “Broken Heros” e “Heavy Metal Thunder”. Le conclusive “747 Strangers In The Night” e “Princess Of The Night” mandano in visibilio tutto il popolo metallaro sotto il palco. Ancora oggi qualunque metalhead del mondo dovrebbe forgiarle nel proprio background culturale; insomma, concerto soddisfacente, i “Sassoni” sono sempre una garanzia per chi è nato musicalmente con il metal degli anni ’80.

Setlist:

  1. Motorcycle Man
  2. Thunderbolt
  3. Wheels Of Steel
  4. Heavy Metal Thunder
  5. Strong Arm Of The Law
  6. Dogs Of War / Solid Ball Of Rock
  7. Denim And Leather
  8. And The Bands Played On
  9. Broken Heroes
  10. Crusader
  11. They Played Rock And Roll
  12. Power And The Glory
  13. 747 (Strangers In The Night)
  14. Princess Of The Night

Saxon line up:

  • Biff Byford – vocals
  • Paul Quinn – guitars
  • Nigel Glockler – drums
  • Nibbs Carter – bass
  • Doug Scarratt – guitars

 

foto: Dario De Marco

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JUDAS PRIEST
(report a cura di Max Rutigliano)

A questo punto c’è una pausa un po’ più lunga che serve a implementare lo stage dei Judas Priest con la scenografia e, soprattutto, il grande “candelabro priestiano e tre braccia” che viene issato in alto con le catene ancorate alla struttura del palco, il quale si accenderà per illuminare i metalheads e avrà anche dei movimenti basculanti dall’alto in basso durante il concerto.
Intorno alle 22 inizia lo show, i Priest sono tornati con il loro caravanserraglio di musica “cattivissima” e “potentissima” così come era stato progettato “Painkiller (1990)”, l’album della riscossa metallica dopo i passi falsi (per molti ma non per tutti, ndr) di “Turbo” e “Ram It Down“, inferiore comunque al precedente.
Si parte, quindi, con “One Shot at Glory”, la folla si accalca tutto intorno al palco ma purtroppo la venue è piena solo a metà della capienza, già in zona mixer si sta larghi e sparsi, si credeva che molte persone sarebbero arrivate solo per loro ma non è stato così, purtroppo.
I Judas Priest attuali sono sempre una macchina da guerra pura senza Glenn Tipton a malincuore, non troppo sentita la mancanza di KK Downing, sostituito degnamente da oltre 12 anni da Richie Faulkner che si sobbarca tutti gli assoli, Ian Hill suona il basso sempre dietro gli altri ma sfoggia il suo classico movimento danzante con lo strumento identico come negli anni ’80, Andy Sneap (produttore e anche polistrumentista) fa il suo “sporco lavoro” alla chitarra ritmica ma si vede che non ha il carisma di Glenn, alle pelli abbiamo un dei batteristi migliori al mondo ovvero Scott Travis che dal 1990 è il valore aggiunto alla band: macina ritmiche e assoli di batteria con precisione maniacale e perfezione assoluta.
Infine, il “Metal God” Rob Halford, il mito per chi vuole cantare il metal senza sfociare nei modernismi delle tecniche attuali vocali come il Growl o l’Harsh. Nonostante i 71 anni sul groppone, il vocalist britannico si muove bene sul palco, il suo carisma è unico è inimitabile e gli si può anche perdonare tutte le difficoltà che ha nel riprodurre le linee vocale che ha inciso in molti casi anche più di 40 anni fa. Ma come si fa a criticarlo?
Ottime le esecuzioni live delle vari “The Sentinel”, “Hell Patrol”, “A Touch Of Evil”, “Blood Red Skies” e “Diamond And Rust”, peccato che per colpa delle rigide leggi italiane lo show debba terminare improrogabilmente entro le ore 24 e, forse per questo motivo, sono state tagliate rispetto alle altre date europee e americane, “Rocka Rolla” (vabè non è una grave perdita, se non che volesse rappresentare gli inizi della band) e “Desert Plain”.
Gli immancabili bis arrivano con “Electric Eye”, “Hell Bent For Leather” e Mister Halford che entra con la Harley sono un “must imprescindibile”, con tutti i metallari presenti a cantare a squarciagola “Breaking The Law” e “Living After Midnight”. Circa a metà di quest’ultima entra in scena un gigantesco toro gonfiabile, simpatico divertissement fine a se stesso.
Il concerto termina alle ore 23.40, con un pubblico decisamente affiatato e appagato dal set appena offerto dai britannici. LUNGA VITA ALL’HEAVY METAL!

Setlist:

  1. One Shot At Glory
  2. Lightning Strike
  3. You’ve Got Another Thing Comin’
  4. Freewheel Burning
  5. Turbo Lover
  6. Hell Patrol
  7. The Sentinel
  8. A Touch Of Evil
  9. Victims Of Changes
  10. Blood Red Skies
  11. The Green Manalishi (With The Two Prong Crown) (Fleetwood Mac cover)
  12. Diamond And Rust (Joan Baez cover)
  13. Painkiller
  14. Electric Eye
  15. Hell Bent For Leather
  16. Breaking The Law
  17. Living After Midnight

Judas Priest line up:

  • Rob Halford – vocals
  • Ian Hill – bass
  • Andy Sneap – guitars
  • Scott Travis – drums
  • Richie Faulkner – guitars

 

foto: Dario De Marco