Rock for the King 2015: il festival del metal cristiano

ROCK FOR THE KING FESTIVAL:
SIGNUM REGIS + SLEEPING ROMANCE + BOARDERS + INSIDE MANKIND + ETERNAL CORE
live @ Exenzia, Prato
– sabato 6 giugno 2015 – 

LIVE REPORT •
Quarta edizione del Rock For The King Festival, l’evento dedicato alle band ispirate al metal cristiano, meglio noto come White Metal. Molti sono i nomi importanti votati (dichiaratamente) alla versione più “buonista” dell’heavy metal, su tutti mi vengono in mente Stryper e Barren Cross, gruppi storici e di grande spessore che hanno deciso di diffondere il Verbo di Dio attraverso la musica. Ma anche le nuove generazioni proseguono questa tradizione, come ad esempio  i Signum Regis, chiamati quest’anno all’Exenzia di Prato a mettere il loro sigillo regale su questa manifestazione che si preannuncia molto interessante.

Eternal Core
L’onore di dare il via al programma della serata è affidato agli Eternal Core. E’ una giovanissima band proveniente da Pescara formatasi da solo due mesi e al loro debutto live in assoluto. Propongono un metal sinfonico, ma sarebbe più appropriato definirlo lirico, che a tratti esplora territori più progressive ed alternative, dove viene messa in evidenza la voce da soprano di Corinne Di Marco. L’emozione che aleggia sulla scena è molta ed anche se l’inesperienza si fa sentire, ma giustamente il pubblico li sostiene e li incoraggia. E’ chiaro che la loro esibizione non possa essere valutata in modo adeguato, già non essendo io un appassionato delle varie contaminazioni che stanno invadendo il metal, e poi dato che è la loro “prima” non sarebbe nemmeno giusto. Posso dire che forse sono ancora un po’ troppo “accademici”, volenterosi sì, ma sembrano legati eccessivamente ai possibili studi da conservatorio che forse stanno ancora seguendo (un tastierista rock non leggerebbe mai uno spartito mentre suona) e alcune lacune andranno sicuramente colmate, soprattutto nel solismo chitarristico di Dino Desiderio. La mia vuole solo essere un’esortazione a migliorarsi per distinguersi in un mondo, come quello musicale, dove la concorrenza è davvero tanta, ma gli Eternal Core possono tranquillamente riuscirci visto che alla base hanno già due elementi di spicco come Deyanira Cirillo (basso) e Luca Vissalli (batteria) che formano una sezione ritmica di buon livello. Concludo, se posso permettermi, con un suggerimento scherzoso rivolto a Corinne: consiglio vivamente di allenarsi nell’headbanging ascoltando un po’ di sano e vero metallo (come Judas Priest o Accept, classici e non “classica”) perché quello che le ho visto fare sopra e sotto il palco non era classificabile.

Setlist: “Spiritual War” – “Tired Soul” – “Dream OR Reality” – “Light For This Time”

ETERNAL CORE lineup:
Corinne Di Marco – Lead Vocals
Dino Desiderio – Guitars
Deyanira Cirillo – Bass
Luca Visalli – Drums
Gabriele Capitanio – Keyboards
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Inside Mankind
Tocca ora ad un’altra “female fronted” band, da Arezzo arrivano gli Inside Mankind, già alla loro quarta partecipazione a questo festival. Riprendo le già citate parole di un grande batterista di Roma (ma di cui non farò, per la seconda volta, il nome): “i Dream Theater hanno rovinato un sacco di gente…”. Quant’è vero questo semplice pensiero! In effetti la band americana ha avuto (ed ha) una grande influenza su molti gruppi dediti al progressive metal, sia nel bene che nel male (e non parliamo in termini Evangelici). Anche gli Inside Mankind non sono rimasti insensibili al fascino dei cinque di Boston, seguendo la loro linea musicale, cavalcando l’onda del prog più tecnico e spingendosi anche oltre, inserendo massicce dosi di musica sperimentale che trova poi la sua valvola di sfogo nella liricità della vocalist Claire Briant. Proprio lei inizia il loro concerto intonando fuori campo un’ode al Re dei Re ed eccoli partire con “Out Of The Loop”. In effetti sono un po’ fuori dal “giro” (ma spero non dalla grazia di Dio) perché il loro sound è iper-tecnico, articolato, forse un po’ eccessivamente, tant’è che a tratti si ritrovano prigionieri del loro stesso labirinto sonoro, facendo così affiorare alcune dissonanze abbastanza accentuate che ad un primo ascolto sembrano più derivanti da errori di esecuzione: anche qui rivedrei un pochino le parti soliste affidate alle corde della chitarra di Francesco Monaci, la chitarra in fondo, è lo strumento principe in un genere come il metal. Alcune delle loro composizioni hanno una struttura molto interessante, come ad esempio “Keep Me By The Stars” o la strumentale “Toccata”, che mettono in evidenza le buone doti del bassista Christian Luconi, forse anche troppo dato che i suoi volumi prevaricavano gli altri, e che visti anche i suoi tratti somatici asiatici sembra così un perfetto emulo, anche fisicamente, del suo più famoso collega Myung (bassista nei Dream Theater). Dulcis in fundo la singer Claire che con la sua teatralità e la dinamicità crea il giusto coinvolgimento del pubblico, aiutata a volte in questo dal growl del loro chitarrista e poi sull’ultimo brano “Human/Divine”, anche dai suoi insegnati di canto. Insomma un ensemble molto particolare e un po’ difficile da assimilare, non facilmente inquadrabile in un contesto puramente metal.

Setlist: “Out Of The Loop” – “Forty” – “Keep Me By The Stars” – “Fear” – “Phariseum” – “Toccata” (strum.) – “Human/Divine”

INSIDE MANKIND lineup:
Claire Briant – Vocals
Francesco Monaci – Guitar
Christian Luconi – Bass
Antonio Trevisi – Keyboards
Matteo Bidinii – Drums
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Boarders
Ed arriva finalmente, almeno per il sottoscritto, una boccata d’ossigeno: dopo tanta musica “sinfonica” e da “camera” in chiave prog, ecco un po’ di sano metallo pesante con i Boarders. Il programma prende decisamente un’altra strada con i milanesi, quella lastricata di solo acciaio: chitarre ruggenti, riffoni devastanti, ritmi martellanti. In poche parole: un rullo compressore. Se i quattro non sono cresciuti alla corte di un certo Udo Dirchsneider e dei suoi Accept, poco ci manca. Il sound granitico si avvicina molto a quello della band teutonica capitanata da Wolf Hoffman (tra l’altro anche il chitarrista Luigi Civardi fisicamente lo ricorda e come lui imbraccia una bella Flying V), con la voce di Egi Casati calibrata sul registro “graffiare” e la massiccia sezione ritmica del batterista Roby Agnelli e del bassista Oscar Sasso: con un cognome così poteva solo suonare in modo roccioso. Più si va avanti con la loro scaletta e più ci si carica d’energia e lo “scapocciamento” è d’obbligo su “Baptized With Fire”, “Deliver You Back To Hell” o la conclusiva “Jump For Joy”. Una cosa è certa: il loro credo non è soltanto verso l’Altissimo, perché anche l’heavy scorre forte nelle loro vene. Dei veri “defenders of the faith”!

Setlist: “True Rebellion” – “Baptized with Fire” – “Schmertzgarten” – “Signs Of Resistance” – “Deliver You Back To Hell” – “Tha Agony Of Lying” – “Meet My Heart – “Lightbringer” – “Jump For Joy”

BOARDERS lineup:
Egi Casati – Vocals / Guitars
Luigi Civardi – Lead Guitars
Oscar Sasso – Bass
Roby Agnelli – Drums
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Signum Regis
La serata prosegue e a sorpresa salgono sul palco i Signum Regis. Una scelta logistica alquanto obbligata quella di farli suonare prima, dato che la band deve affrontare il lungo viaggio verso la meta successiva del loro tour. Tutto è pronto per la loro esibizione e le prime note di “Let Us Go” richiamano a raccolta sotto il palco tutti quelli che erano usciti per riprendersi un po’ dalla lunga maratona alla quale stiamo assistendo. Pur possedendo la loro discografia completa, non avevo mai avuto occasione di vederli in sede live. Tra l’altro questa era la loro prima volta in Italia e spero che non sia l’ultima perché il gruppo slovacco ha veramente impressionato, ben oltre le nostre aspettative.
Eccellenza assoluta: così si potrebbe definire quello che ci hanno offerto con una sicurezza ed una classe veramente disarmanti, un esempio anche per molte altre band più blasonate e sicuramente meno meritevoli.
I Signum Regis hanno le attitudini giuste, sanno tenere il palco e, soprattutto, sanno suonare.
La straordinaria voce di Mayo Petranin risuona in sala creando un’atmosfera di magnificenza, le sue interpretazioni sono coinvolgenti, emozionano e nel contempo esaltano quello che il resto della band costruisce, un power metal con venature melodiche accattivanti creando così la giusta miscela tra agro e dolce: un pugno di ferro in un guanto di velluto.
Presentano brani tratti dai loro quattro dischi (di cui tre album ed un ultimo Ep uscito proprio nel 2015), tra cui “Mountain Of God”, “Exodus”, “Mystical Majesty” o “Through The Desert, Through The Storm”, che mettono in risalto le doti tecniche di ciascun musicista. Intendiamoci, non ci sono virtuosi dello strumento, ognuno fa la sua parte in maniera essenziale senza eccedere, ma sempre dando prova di assoluta padronanza dello strumento. E così ecco vedere sulla sinistra correre veloci e sicure le dita del chitarrista Filip Koluš, alle quali fanno da contrappeso a destra quelle delle mani del tastierista Ján Tupý, ponendo in questo modo i due piatti della bilancia sullo stesso livello in un equilibrio perfetto. Ma ugualmente importante nell’economia della loro musica è l’apporto che danno l’irruenza di Jaro Jancula sui suoi tamburi e l’eleganza di Ronnie König al basso: il lupo e l’agnello.
Una band completa quella dei Signum Regis che ci saluta con “All Over The World”, conscia di aver fatto e dato il meglio di sé e visibilmente contenta della risposta ricevuta dal pubblico che li ha sommersi di applausi.

Setlist: “Let Us Go” – “Come And Take It” – “Mountain Of God” – “Exodus” – “Purpleborn” – “Mystical Majesty” – “Enslaved” – “Oathbreaker” – “Through The Desert, Through The Storm” – “All Over The World”

SIGNUM REGIS lineup:
Mayo Petranin – Vocal
Ronnie König – Bass
Filip Koluš – Guitars
Ján Tupý – Keyboard, Backing Vocals
Jaro Jancula – Drums
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Sleeping Romance
Ci si avvia così alla conclusione con l’arrivo dell’unica band che manca ancora all’appello: gli Sleeping Romance. Il loro ruolo in realtà non sarebbe stato quello di band di chiusura, ma per il piccolo cambio di programma a cui ho accennato prima, gioco forza si trovano a doverci iniettare la dose di energia necessaria per affrontare quest’ultimo stralcio di serata. Sotto gli occhi di un pubblico fedele ed appassionato, tra cui si aggirano anche alcuni membri dei Signum Regis, il combo modenese prende possesso del palco e mentre una maestosa intro accompagna il loro ingresso, una figura angelica fa la sua improvvisa apparizione sulla scena: la cantante Federica Lanna.
I richiami a band come Epica e Nightwish sono ben evidenti ed anche la loro musica ne risente apertamente, proponendo quel symphonic metal che a fatto la fortuna dei due gruppi sopracitati e di tanti altri, ma che forse ora comincia ad essere un po’ inflazionato e troppo emulato: sembra come se le band con una frontwoman di bell’aspetto siano quasi obbligate a seguire quest’onda, ma ricordatevi che ci sono state le varie Doro o Lee Aaron che hanno invece fatto del metallo più pesante. Detto ciò e sorvolando sull’avvenenza della soave Federica (che potrebbe influenzare il giudizio di chiunque, anche del più imperturbabile asceta), non ho timori a dire che gli Sleeping Romance sanno il fatto loro e pur non essendo io un grande cultore di questa ramificazione del genere metal, è innegabile che hanno tecnica da vendere ed aggiungono con saggezza alle loro sonorità più aggressive quel pizzico di romanticismo che li pone in una dimensione leggermente diversa dal classico stereotipo del symphonic, rendendoli così più interessanti.
Le peculiarità del chitarrista Federico Truzzi sono ben evidenti e contribuiscono a dare un particolare gusto alle loro composizioni, vedi ad esempio l’iniziale “Enlightnen”, e salvo contestargli il troppo uso di basi pre-registrate (ma chi non lo fa ormai), direi che tutta la band crea un tappeto sonoro d’impatto, ma nel contempo vellutato sul quale ben si adagia la fatata voce di Federica, che con il suo fascino ci ammalia, ci conquista e ci trasporta in un mondo etereo: sarà pur un festival di metal Cristiano, ma lei però è una diavoletta tentatrice!
L’ora è tarda ed è tempo ormai di andare ad immergerci nei nostri romantici sogni e la band si congeda con “Devil’s Cave” raccogliendo gli applausi dei presenti e i complimenti anche dei Signum Regis.
Si spendono così le luci su questo interessante festival, che di anno in anno sta crescendo ed allargando i suoi confini. Le strade verso il Signore sono molte e questa è una di quelle: God bless us all!

Setlist: “Intro” – “Enlighten” – “Passion Lost” – “The Promise Inside” – “Soul Reborn” – “Free Me” – Fire & Ice” – “Finding My Way” – “Devil’s Cave” – “Outro”

SLEEPING ROMANCE lineup:
Federico Truzzi – Guitars
Federica Lanna – Voice
Lorenzo Costi – Bass
Francesco Zanarelli – Drums
Nichola Bonavoglia – Guitars

report: Rockberto Manenti