Il ritorno alle radici di Udo

DIRKSCHNEIDER + ANVIL + BURNING ROME
live @ Circolo Colony, Brescia
– sabato 9 aprile 2016 –

 

LIVE REPORT •

Un concerto indimenticabile quello del 9 aprile al Circolo Colony di Brescia, un evento eccezionale ed imperdibile per qualunque vero “defender”: il ritorno di Udo Dirkschneider. Il mitico cantante tedesco ha intrapreso il “Back To The Roots Tour” che lo vedrà sui palchi di numerose città europee per suonare ancora un’ultima volta le leggendarie hits degli Accept, dopodiché Udo non proporrà più brani della sua ex-band nelle future performance. Un’unica data italiana che richiamato un esercito di metalheads da tutte le regioni, pronti a rendere omaggio ad uno dei personaggi più rilevanti della storia dell’heavy metal. Ad arricchire il piatto ci saranno anche gli Anvil, alta band di assoluta importanza storica. Insomma, un tutto esaurito ampiamente giustificato vista la presenza di questi due grandi nomi.

Burning Rome
In apertura ai due monumentali gruppi protagonisti, troviamo i Burning Rome, band torinese per la prima volta a Brescia e che propone un mix tra alternative e nu-metal. Nulla da dire sui 5 ragazzi, svolgono il loro compito con perizia e precisione, ma in un contesto come questo li ho trovati decisamente fuori luogo. Ero già preparato alla cosa avendo letto un po’ la loro biografia, anche se in realtà, sotto sotto, auspicavo a una band più epica visto il rifermento a Nerone nel loro nome, ma, ahimè, la speranza è subito svanita sulle prime note diffuse in sede live. Come detto prima, la band è ineccepibile, ed affronta il palco col giusto piglio, senza strafare e dando un’immagine di sé decisa e coerente con il loro sound. Peccato per il genere di musica, suoni troppo moderni che poco hanno a che fare con la vera essenza dell’heavy metal, soprattutto in una serata come questa dove ci sono solo veri metallari che amano le classiche sonorità anni ’80 e guardandosi intorno in effetti, durante il loro set, la maggior parte del pubblico li ha un pochino snobbati. Bravi nel loro genere, nessuno lo nega, ma, non me ne vogliano, questa non era la giornata giusta per proporlo.

Setlist:

  1. In Hoc Signo Vinces
  2. Silence & Me
  3. Never Never
  4. This Is The Place
  5. Into Shadows
  6. Gravity
  7. The Second Wave
  8. The Same Old Story

BURNING ROME lineup:

  • Beppe “Jago” Careddu – Vocals
  • Luko – Guitars
  • Six – Guitars
  • Nicola “Nic 13” Baglivi – Bass
  • Marzio Francone – Drums
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foto: Federica Borroni 

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Anvil
Si sgombra il palco e ci si prepara ad iniziare questo percorso a ritroso nel tempo: ecco arrivare gli Anvil. Il pubblico è impaziente, elettrizzato, pronto a scatenarsi sulle note della simpaticissima band canadese.
Una voce metallica si diffonde in sala e ci chiede se siamo pronti… è quella di Lips che attraverso i pick-up della chitarra ci parla e ci dà la carica per farci esplodere. Ed ecco che improvvisamente l’eclettico chitarrista appare in mezzo al pubblico e, circondato dai suoi fans, dà il via alla strumentale “March Of The Crabs”: sbalorditivo!
Mentre Robb e Chris sul palco continuano a “bastonare” a più non posso i loro strumenti, Lips in mezzo a noi cattura l’attenzione di tutti, ci incanta, ci confonde, ci disorienta: un illusionista che poi scompare e riappare vicino ai suoi compagni per raccogliere una vera e propria ovazione. Il viaggio nella storia è iniziato!
Sì, un viaggio… attraverso brani che hanno accompagnato la mia crescita come quella di tanti altri della mia generazione, ma che continuano a dare forti sensazioni anche quelle nuove leve che comprendono quale sia lo spirito che ha fatto diventare grande l’heavy metal.
E allora mettiamoci “comodi” tra incudine e martello e facciamoci colpire a più non posso da questo trio di scatenati rockers. Certo, ci sarebbero volute ore per ascoltare tutto quello che i fans vorrebbero da una band come gli Anvil, ma il set in fondo raccoglie un po’ tutto il meglio della loro produzione, sia vecchia che nuova.
Così ecco “666” cantata in coro da tutto il pubblico, oppure “Ohhh Baby” dal loro album d’esordio, che nel 1981 irruppe fragorosamente nella mia vita di allor giovane metallaro.
Gli Anvil non si risparmiano, a dispetto dell’età anagrafica sembrano tre ragazzini pieni di energia che schizzano da una parte all’altra del palco, sostenuti da un pubblico letteralmente impazzito che, in preda all’entusiasmo, si lascia andare a pogo sfrenato e crowd surfing sulla dirompente “Winged Assassins”.
C’è spazio anche per la più recente “Daggers And Rum” (tratta del nuovissimo “Anvil Is Anvil”), ma è su “Mothra” che si raggiunge l’apice: Lips ci parla ancora attraverso i magneti della sua “Oktober Lips-O-Matic” rossa e poi si lascia andare in un lungo, intenso e tagliente assolo, strapazzando e stuzzicando la sua chitarra con un vibratore elettrico fino a farla letteralmente “eccitare” sotto gli occhi di un pubblico sempre più fomentato.
Si prosegue tra musica e brevi siparietti che Chris e Lips improvvisano in scena, tra espressioni buffe, balletti e finti duelli a colpi di basso e chitarra: due comici nati!
Robb Reiner lì dietro è il più serioso del gruppo, ma cavolo come picchia! Il drummer sale in cattedra e “bacchetta” a dovere i suoi tamburi fino a fargli capire chi è che comanda là sopra: il suo assolo su “Swing Thing” è imponente.
Alla grandiosa “Metal On Metal” è affidata la chiusura di un concerto a dir poco colossale applaudito a lungo da tutti i presenti e che ci ha fatto rivivere i fasti di un genere che non tramonterà mai: gli Anvil sono sempre gli Anvil!

Setlist:

  1. March Of The Crabs
  2. 666
  3. Oooh Baby
  4. Badass Rock’n’Roll
  5. Winged Assassins
  6. Free As The Wind
  7. Daggers And Rum
  8. Mothra
  9. Swing Thing
  10. Die For A Lie
  11. Metal On Metal

ANVIL lineup:

  • Lips – Vocals, Guitar
  • Robb Reiner – Drums
  • Chris Robertson – Bass
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foto: Federica Borroni 

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Dirkschneider
Era il 1986, precisamente il 28 marzo, quando vidi gli Accept per la prima volta dal vivo, seguivo la band già dal secondo album (“I’m A Rebel” 1980), ma vederli live fu tutt’altra cosa ovviamente. Neanche a farlo apposta sono passati esattamente trent’anni, ho visto tante altre volte gli Accept e Udo con la sua band, ma come si dice: “il primo live non si scorda mai”, quindi questa serata per me diventa celebrativa di quello che fu il primo incontro faccia a faccia con il mitico singer tedesco, soprattutto alla luce del fatto che saranno eseguite solo canzoni dell’era d’oro degli Accept. Per l’occasione Udo userà il moniker DIRKSCHNEIDER, perché, come ci ha spiegato nell’intervista che a breve leggerete, ha voluto scindere questo progetto dai suoi U.D.O.
Il pubblico è in ebollizione… l’adrenalina sale… così come i cori che vengono dalla platea: “Udo… Udo… Udo!”… Sulle note di “Just A Gigolo” (nella versione di David Lee Roth), nella penombra, in fondo al palco, compaiono stagliate le figure dei membri della band e per me è come vivere un flashback: riaffiorano nella mia mente le immagini di quel memorabile concerto di oltre un quarto di secolo fa, perché così apparvero ai nostri occhi i leggendari Accept!
“Starlight” è come una liberazione, finalmente possiamo dare sfogo a tutta la nostra energia che già con gli Anvil si era andata accumulando e l’entrata in scena di Udo fa esplodere l’entusiasmo di tutta l’audience. E da questo momento in poi non ce n’è più per nessuno.
Brano dopo brano si rivive un’epoca che purtroppo chi è nato dopo gli anni ’80 non ha potuto seguire appieno passo dopo passo, ma che grazie ai vinili prima e musica ditale poi, ha potuto ugualmente conoscere, approfondire e comprendere fino ad esserne orgogliosamente conquistato. Prova ne è che durante tutto il concerto anche i più giovani canteranno con passione questi veri e propri inni della storia del metal… e non potrebbe essere altrimenti.
Udo ci aggredisce con la sua voce al vetriolo, unica, inconfondibile, che non teme il trascorrere del tempo; l’inossidabile cantante non interagisce moltissimo col pubblico, bada più al sodo: la strada da percorrere con noi è molto lunga e non c’è tempo da perdere, preferisce dare più spazio alla musica, tanto basta quella per scatenare l’inferno nella sala stracolma.
“Living For Tonite”, “Flash Rockin’ Man”, “London Leather Boys” si susseguono senza un attimo di sosta, incalzanti, prepotenti, come il loro sound. Non c’è tregua, la band picchia duro e sa il fatto suo: Andrey Smirnov e Kasperi Heikkinen sono una coppia di axemen decisamente letale con le loro schitarrate rabbiose e i solos al fulmicotone con cui ci colpiscono con precisione assoluta; Fitty Wienhold, al basso, fa valere tutta la sua esperienza degli anni passati al fianco di Udo.
E poi Sven Dirkschneider, il figlio di Udo, il nuovo motore della band, colui che con la sua “batteria” (mi perdonerete il gioco di parole) alimenta la propulsione inarrestabile di pezzi come “Breaker”: travolgenti!
La più ipnotica “Neon Nights”, il riff ossessivo di “Princess Of The Night” e la delicatezza di “Winterdreams” danno un attimo di respiro anche ai poveri ragazzi della sicurezza che, sotto il palco, hanno il loro gran bel da fare a respingere i continui attacchi degli imperterriti pogatori e crowd surfers, ma è quasi impossibile bloccare la straripante veemenza di un pubblico ormai sempre più galvanizzato.
La macchina da guerra riprende il suo cammino, pronta a demolire tutti gli ostacoli e darci ancora tanta di quella energia per renderci sempre più “Restless And Wild”.
E poi ancora l’irriverente “Son Of A Bitch”, la rockeggiante “Up To The Limit”, la trascinante “Wrong Is Wright”… ce n’è per tutti i gusti, in fondo nella discografia Accept qualunque cosa si prenda si pesca sempre bene.
Udo è padrone assoluto della scena, il “colonnello” dirige le operazioni con autorevolezza, il suo carisma è rimasto inalterato nel tempo ed ha sempre avuto un posto di rilievo nei cuori di tutti gli appassionati di heavy metal.
L’acciaio incandescente scorre a fiumi questa sera, così come il sudore che fuoriesce dai nostri corpi impegnati a muoversi continuamente sui ritmi granitici e rocciosi di pezzi del calibro di “Wrong Is Right” o “Screaming For A Love Bite”, tanto per citarne alcuni.
E’ tempo ora di vedere cosa fanno questa sera in televisione, quindi mano al telecomando: c’è “T.V. War” sul canale Colony… ed è un’altra mazzata che ci arriva tra capo e collo!
Udo annuncia l’ultimo brano del set, “Losers And Winners”, con il quale i Dirkchsneider si concedano accompagnati dal tripudio del pubblico. Ma naturalmente non possiamo averne già abbastanza e i nostri cori di incitazione fanno rientrare la band dopo pochi minuti.
“You want some more?” – ci urla Udo – e allora eccoli darci una bella scossa e farci battere sempre più forte il nostro “Metal Heart”: maestosi!
Tutti a saltare all’unisono sulla scanzonata “I’m Rebel” pronti a scattare come una molla prima dell’Apocalisse… “…Aidì Aidò Aidà…”… bastano queste poche parole per farci intonare la famosa marcetta popolare, preludio di quello che considero uno dei più grandi capolavori della storia del metal: “Fast As A Shark”. E’ l’apoteosi, in sala non ci sono più freni e il chaos regna sovrano: esaltazione totale!
E vogliamo parlare di “Balls To The Wall”? Udo, da grande frontman, ci coinvolge nel coro che accompagna il refrain del pezzo e mette in moto il nostro headbanging cadenzato.
Dopo quasi due ore e mezzo è il momento dei saluti e quale miglior modo di infiammare il pubblico un’ultima volta se non con “Burning”? Tutti a ballare e a battere le mani al ritmo indiavolato del rock’n’roll, mentre Udo invita a cantare vicino a lui un bambino che ha seguito tutto il concerto sotto il palco: la nuova generazione di metallari è già pronta!
Sulle note di “My Way” di Frank Sinatra la standing ovation è d’obbligo per ringraziare Udo e gli altri membri della band per tutte le emozioni che ci hanno regalato questa sera.
Dopo un concerto così il messaggio è forte e chiaro: dalla notte dei tempi questo è il vero e unico Heavy Metal! E’ inutile che si spacci per metallo ciò che non luccica, che si continui a dire che il metal anni ’80 è solo vecchiume e bisogna modernizzarsi: rassegnatevi, cari denigratori, continuate pure a contaminare la più grande musica di sempre con tutti i vostri ridicoli “intingoli”, ma ricordate che la m**da non sarà mai cioccolata! Lunga vita all’Heavy Metal!

Setlist: (all Accept songs)

  1. Starlight
  2. Living For Tonite
  3. Flash Rockin’ Man
  4. London Leatherboys
  5. Midnight Mover
  6. Breaker
  7. Head Over Heels
  8. Neon Nights
  9. Princess Of The Dawn
  10. Winterdreams
  11. Restless And Wild
  12. Son Of A Bitch
  13. Up To The Limit
  14. Wrong Is Right
  15. Midnight Highway
  16. Screaming For A Love-Bite
  17. Monsterman
  18. T.V. War
  19. Losers And Winners
  20. Metal Heart
  21. I’m A Rebel
  22. Fast As A Shark
  23. Balls To The Wall
  24. Burning

DIRKSCHNEIDER lineup:

  • Udo Dirkschneider – Vocals
  • Andrey Smirnov – Guitars
  • Kasperi Heikkinen – Guitars
  • Fitty Wienhold – Bass
  • Sven Dirkschneider – Drums
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foto: Federica Borroni