QUEENSRŸCHE – Operation: Rock Planet

QUEENSRŸCHE + FIREWIND + MIRRORPLAIN
live @ Rock Planet, Pinarella di Cervia (Ra)
– martedì 6 agosto 2019 –

 

 

LIVE REPORT •

Estate, tempo di vacanze: c’è chi va in spiaggia, chi su per i monti, chi ai laghi… noi di Metalforce, in questa occasione, abbiamo preferito il mare e precisamente Cervia, famosa meta turistica sulla Riviera Romagnola.
Il Rock Planet ospita un evento imperdibile per ogni metallaro DOC: QUEENSRŸCHE e FIREWIND uniscono le loro forze in un tour che, in questi giorni, sta percorrendo le strade di mezza Europa e che, per un’unica data, passa anche per il nostro Paese, in una serata targata ERocks Production, in collaborazione con Good Music.

Mirrorplain
E’ compito dei tedeschi Mirroplain di dare il via alla serata. La giovanissima band proveniente da Finnentrop, ha appena pubblicato il loro secondo album dal titolo “Lost In Paradise” dal quale estraggono tutta la loro scaletta di quest’oggi.
Hard rock dallo stampo moderno con forti venature alternative che il pubblico (ancora poco, purtroppo) apprezza e applaude: Partiti un po’ timidamente con l’iniziale “No. 1-0-7”, man mano prendono coraggio e mettono più in evidenza le loro discrete qualità, soprattutto con brani come l’intensa “Judgement Day” o la titletrack “Lost In Paradise” che presenta una costruzione più articolata e che da una power ballad si trasforma in un pezzo più incisivo e ritmato.
Una performance onesta e interessante la loro, ma che forse, a tratti, avrebbe avuto bisogno di un po’ più di dinamismo sulla scena, anche se a loro discolpa dobbiamo dire che gli spazi, sul palco, in questo caso erano veramente ridotti. Ovvio che non si grida al miracolo, ma da quello che abbiamo potuto ascoltare stasera, i Mirrorplain hanno ampi margini di miglioramento per potersi costruire una propria identità che li distingua dalle altre innumerevoli band che affollano l’attuale panorama musicale. Li attendiamo ad un prossimo live.

Setlist:

  1. 1-0-7
  2. Northstar
  3. Judgement Day
  4. Lost In Paradise
  5. Sealed Off
  6. Drown

MIRRORPLAIN lineup:

  • Christian Döring – Vocals
  • Jeremy Vollmert – Guitar
  • Jan Ackerschott – Guitar
  • Sascha Drendel – Bass
  • Kevin Ax – Keyboards
  • Nikolas “Uli” Hoffmann – Drums
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foto: Edoardo De Michelis

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Firewind
Si volta pagina. Puntuali sulla tabella di marcia ecco arrivare i Firewind, guidati dal maestro della 6 corde Gus G.
E’ chiaro che il concerto ora prenda un’altra piega, alla timidezza della band precedente, prende il sopravvento la sfrontatezza e l’irruenza dei Firewind che, nel loro pur breve set, metteranno letteralmente a ferro e fuoco il Rock Planet.
Con una band del genere si ha sempre la certezza di assistere a qualcosa di esemplare e anche questa volta le aspettative non vengono deluse. Ma quando si hanno musicisti del genere si vince facile!
In un tempo limitato a 45 minuti, la band cerca di concentrare il meglio estraendo dalla propria discografia pezzi come “Ode To Leonidas”, “We Defy” o, ancora, “Few Against Many” che strapazzano le nostre orecchie e fanno esaltare i nostri cuori metallici.
Henning Basse fa sentire la sua voce, interpretando impeccabilmente ogni canzone, incitando il pubblico a cantare con lui e distribuendo saluti alla prima fila in transenna: un perfetto frontman per una band perfetta.
E sì, perché i Firewind oltre che avvalersi dei servigi di un Signor Singer, hanno dalla loro altre grandi qualità: classe, potenza e determinazione.
Le fantasiose architetture di Bob Katsionis, le prorompenti armonizzazioni di Petros Christo e l’incontenibile irruenza di Jo Nunez (una vera macchina da guerra dietro le pelli) danno vita ad un abile gioco di squadra che dà modo al grande Gus G. di incantarci con i suoi virtuosismi e giochi di prestigio.
Lo shredder greco fa correre le sue dita sulla sei corde alla velocità della luce, preme sull’acceleratore e ci investe con una travolgente raffica di note: “The Fire and The Fury” fa scatenare il nostro headbanging in un crescendo da apoteosi. IMPRESSIONANTE!
Il simpatico axe-hero interagisce spesso con i suoi fan: scherza, ride, scende a suonare in platea e ci invita a fare quattro salti in discoteca con la cover di “Maniac”, in una versione decisamente più heavy di quella di Michael Sembello. Il pubblico applaude, canta a squarciagola e continua a saltare sulla conclusiva “Falling To Pieces” che chiude un set decisamente strepitoso applaudito a lungo da tutti i presenti. Parafrasando il titolo di un loro album, ancora una volta i Firewind hanno dato prova di essere come gli Dei dell’Olimpo: immortali!

Setlist:

  1. Ode to Leonidas
  2. We Defy
  3. Head Up High
  4. Few Against Many
  5. World on Fire
  6. The Fire and the Fury
  7. Mercenary Man
  8. Maniac (Michael Sembello cover)
  9. Falling to Pieces

FIREWIND lineup:

  • Gus G. – Guitar
  • Henning Basse – Vocals
  • Petros Christo – Bass
  • Bob Katsionis – Keyboards, Guitar
  • Jo Nunez – Drums
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foto: Edoardo De Michelis

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Queensrÿche
Piccola pausa per dare il tempo alla crew di sgombrare la scena e prepararla all’arrivo degli headliner della serata: Queensrÿche!
Il nuovo corso della band di Seattle non prevede nessuna retromarcia: l’ingresso di Todd La Torre ha indubbiamente dato nuova linfa vitale ad una band, a mio parere, seminale per lo sviluppo del progressive metal, ma che stava, suo malgrado, ristagnando in maniera rovinosa in un percorso che, ormai, non avrebbe avuto nessuna via di uscita.
L’ultimo full lenght “The Verdict” è la dimostrazione della rinascita di questa grandissima band, un disco che stanno promuovendo con questo tour.
Ed è proprio con il primo brano dell’album, “Blood Of The Levant”, che i Queensrÿche si presentano al pubblico italiano. Accolti dai numerosi applausi, La Torre e compagni iniziano la lunga retrospettiva della loro carriera, un’ora e mezza di pure geometrie musicali, disegnate con raffinata eleganza e tecnicismo.
Si passa da “I Am I “ di Promised Land a “NM 156” di The Warning che danno ampio spazio alla stratosferica vocalità di Todd, perfettamente a suo agio con quelle tonalità ed interpretazioni che erano il fiore all’occhiello del suo predecessore (di cui non c’è bisogno di presentazione).
Anzi, direi che il suo arrivo ha permesso di rispolverare un autentico gioiello della loro discografia: quella “Queen Of The Reich” con la quale, nel lontano 1983, feci la loro conoscenza sonora e che, tutt’ora, considero il loro più grande brano (senza nulla togliere ai capolavori presenti in album come “Operation: Mindcrime” o “Empire”). Il lato più heavy metal della band – come ci dice lo stesso La Torre – con i riff aggressivi impressi dal veterano Michael Wilton e dal più giovane Parker Lundgren, due diverse generazione che unite fanno la differenza. E poi l’acuto iniziale di Todd vale tutto il costo del biglietto: riascoltare questo brano fa scorrere nuova energia nelle mie vene di vecchio metalhead! Che pezzone, ragazzi!
E come non lasciarsi delicatamente cullare dalle magiche note di “Silent Lucidity” ed immergersi nella suggestiva atmosfera di un brano che Todd interpreta con infinita passione, accompagnato dalla soave leggerezza della melodia creata dalla chitarra di Michael?
C’è spazio anche per la title track di quello considerato, a ragione, uno dei massimi esempi nella storia del metal: “Operation: Mindcrime” viene cantata in coro all’unisono, rendendo ancora più forte l’empatia tra pubblico e musicisti.
E se “Screaming in Digital” mette in risalto l’incalzante schema sonoro tracciato dal basso di Eddie Jackson e dal preciso drumming di Casey Grillo (ex-Kamelot), con “Take Of A Stranger” si raggiunge la magnificenza assoluta tra le ricercate armonie create da Wilton e i vocalizzi stratosferici di La Torre.
Come su “O:M”, anche il loro set si conclude con la superba “Eyes of A Stranger” e sullo stacco finale di “Anarchy-X”, la band ci saluta lasciando il palco per una brevissima pausa. Giusto il tempo di riprendere fiato e sono di nuovo pronti a regalarci ancora qualche emozione.
Le cupe ambientazioni di “Light-Years” ci portano nuovamente al presente, al loro nuovo album che dimostra come la band, abbia trovato una nuova vena creativa.
Ma è ovvio che la storia di un gruppo si appoggi sulle solide fondamenta di un glorioso passato, ed ecco arrivare “Jet City Woman”, tratta da un grandissimo album come Empire, il cui brano eponimo segna la conclusione di un concerto magistrale. Gli applausi che accompagnano l’uscita di scena dei Queensrÿche, sono il miglior modo per ringraziare una band che ha contribuito in maniera determinante alla creazione di un genere come il progressive che, senza di loro, non avrebbe avuto ragione di essere. Per riprendere il titolo del loro ultimo album “il verdetto” finale è senza dubbio positivo: bentornati, Queensrÿche!

Setlist:

  1. Blood of the Levant
  2. I Am I
  3. NM 156
  4. Man the Machine
  5. Walk in the Shadows
  6. Condition Hüman
  7. Queen of the Reich
  8. Silent Lucidity
  9. Operation: Mindcrime
  10. Screaming in Digital
  11. Take Hold of the Flame
  12. Eyes of a Stranger (with Anarchy-X outro)
  13. Light-years
  14. Jet City Woman
  15. Empire

QUEENSRŸCHE lineup:

  • Todd LaTorre – Vocals
  • Michael Wilton – Guitar
  • Eddie Jackson – Bass
  • Casey Grillo – Drums
  • Parker Lundgren – Guitar
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foto: Edoardo De Michelis