Queensrÿche: Operation LiveRoma compiuta

QUEENSRŸCHE + HEADLESS + IBRIDOMA
live @ Crossroads Live Club, Roma
– venerdì 24 luglio 2015 – 

LIVE REPORT •
Un famoso ciclo di romanzi dei primi anni duemila (dai quali poi fu anche tratto un favolistico e divertente film) si intitolava “Una serie di sfortunati eventi”. Così si potrebbe riassumere quello che è successo il 24 luglio, in una giornata che vedeva arrivare per la prima volta a Roma, una delle band più influenti del panorama metal mondiale: i Queensrÿche. L’evento avrebbe dovuto svolgersi nell’area estiva dell’Atlantico, ma le non buone previsioni meteorologiche avevano fatto tornare sui loro passi gli organizzatori, spostandolo all’interno del locale. Poco male direte voi, ma nella tarda serata del giorno precedente una serie di messaggi avevano raggiunto i media-partners, annunciando un improvviso cambio di location per imprecisate cause tecniche: il concerto non si sarebbe svolto più all’Atlantico, ma al Crossroads Live Club. Inizia così, durante la notte e la mattinata seguente, il tam-tam mediatico su webzine e social network per cercare di avvisare i partecipanti di questa nuova situazione. Per sopperire al disagio che si sarebbe creato (ci sono circa 40 chilometri tra le due location, senza contare il traffico romano..) la Mind Over All e la Erocks Production istituiscono immediatamente un servizio navetta per il trasporto da una sede all’altra e che probabilmente, a giochi fatti, salverà in buona parte la situazione.
Insomma, una serata esclusiva con una band storica diventa una corsa contro il tempo. In tutta questa situazione a farne le spese sono i bulgari Rampart, una delle band previste in apertura, nel marasma generale non arrivano in tempo per la loro esibizione e vengono estromessi dal programma. Ma alla fine ecco che finalmente tutto è pronto per iniziare e facendo i doverosi scongiuri, siamo pronti per assistere al concerto di un gruppo che, nella sua magnificenza, possiamo considerare tra i padri del movimento prog metal.

Ibridoma
Saltata la prima band di supporto, il compito di dare il via alle danze è affidato ai marchigiani Ibridoma. Solida formazione in pista da oltre dieci anni, i cinque ragazzi hanno picchiato duro con il loro heavy/power classico, venato a tratti da riff più orientati al metal moderno come su “Goodbye Nation”, uno dei brani che meno mi hanno entusiasmato, lontano dai loro canoni, con inserti growl decisamente inopportuni. Sound massiccio senza tanti fronzoli, ben suonato e senza sbavature, gli Ibridoma hanno dato prova di sapere tenere bene il palco, capitanati da un frontman come Christian Bartolacci che con le sue vocalità altisonanti ben si amalgama all’energia di pezzi come “My Dying Queen” ad esempio. Anche loro comunque sono stati vittima di un management (quello dei Queensrÿche) un po’ dispotico e qualcosina hanno dovuto tagliare dal loro set. In ogni caso una buona e granitica prova di forza la loro.

Setlist: “Alone In The Wind” – “Night Falling” – “Goodbye Nation” – “Night Club” – “My Dying Queen” – “Page 26”

IBRIDOMA lineup:
Christian Bartolacci – Vocals
Marco Vitali – Guitar
Sebastiano Ciccalè – Guitar
Leonardo Ciccarelli – Bass
Alessandro Morroni – Drums
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Headless
La piccola speranza di vedere almeno qualche minuto dei malcapitati Rampart (che sicuramente avrebbe incontrato i gusti dei numerosi ed incalliti metalhead qui presenti), viene vanificata dai preparativi che fervono in scena per gli abruzzesi Headless: ormai è chiaro che i bulgari siano fuori gioco.
Niente scapocciamento per stasera e allora godiamoci la classe e l’eleganza degli Headless, con il loro progressive metal a forti tinte hard, melodico e raffinato. Non tutti sanno che la band ha avuto il piacere di usufruire dei servigi di Scott Rockenfield (Queensrÿche) per le parti di batteria del loro ultimo album “Growing Apart” – targato 2013 – e che vedeva il loro ritorno in sala di incisione dopo ben oltre 15 anni dal loro debutto discografico. Un legame particolare quindi con la band di Seattle e sicuramente un grande onore aprire proprio per loro: posso immaginare l’emozione che potevano provare in quel momento e i mille pensieri che scorrevano nelle loro menti.
Ed è proprio con la title track “Growin Apart” che danno il via alla loro performance, mettendo in mostra il loro stile e tutte le qualità di cui sono dotati, consci di avere dalla loro un notevole bagaglio tecnico come ci dimostrano su ogni brano i due chitarristi Walter Cianciusi e Dario Parente che insieme hanno dato vita a questo progetto affidando il microfono ad un Signor cantante come Göran Edman (Malmsteen, Norum, Brazen Abbot), che ancora una volta dimostra la sua signorile vocalità. Il pubblico apprezza ed applaude ripetutamente, i commenti che sento intorno a me sono tutti positivi, in particolar modo di coloro che non li conoscevano e che rimangono impressionati dalla loro bravura. Si cimentano anche in una cover di Malmsteen (“Bedroom Eyes”) e presentano un paio di inediti, So Much Of A Bore” e “Shortage”, che saranno presenti sul loro prossimo album. Alla batteria ovviamente non c’è Rockenfield (anche se sarebbe stata gradita una sua jam), ma l’ottimo Enrico Cianciusi (del quale agli amanti rock progressivo consiglio di ascoltare il progetto parallelo AlterEggs, la cui recensione potete leggere qui) che insieme al determinato Domenico Di Girolamo crea una sezione ritmica di pregevole spessore.
Il pubblico ne vorrebbe di più, ma i tempi stringono e per non incorrere anche loro alle “ire” del management di cui sopra (che in ogni caso, lateralmente al palco, ha seguito con grande attenzione il loro set, mostrando una buona sensibilità musicale) ci lasciano con “God Of Sorrow And Grief”, concludendo così una prova di grande livello.

Setlist: “Intro” – “Growing Apart” – “F-Body / The Backstabbers Around Us” – “So Much Of A Bore” – “Knives In My Heart” – “Bedroom Eyes” (Yngwie J. Malmsteen cover) – “No Happy Ending” – “Shortage” – “Nero Fantasies” – “God Of Sorrow And Grief”

HEADLESS lineup:
Göran Edman – Vocals
Walter Cianciusi – Guitars
Dario Parente – Guitars
Domenico Di Girolamo – Bass
Enrico Cianciusi – Drums
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Queensrÿche
Con una cura maniacale viene ora preparata la scena per l’arrivo dei protagonisti di questa sera: i Queensrÿche. La sala è gremita, non so quanti, purtroppo, non abbiano avuto la possibilità di raggiungere il Crossroads, di mezzo, tra l’altro, ci si è messo anche un breve scroscione di pioggia, tanto per rendere la giornata più facile, ma in ogni caso siamo qui per godere finalmente del ritorno sulle strade musicali da cui erano partiti di una grande band che negli ultimi anni aveva sicuramente deluso le aspettative, prendendo direzioni opinabili causate dalle insane scelte di un personaggio come Geoff Tate, a ragione considerato uno dei migliori e versatili cantanti della scena hard&heavy, ma che ha letteralmente rovinato, a mio parere, la grandissima band che tra la metò dell’80 e inizio ’90 aveva consolidato tutta la sua forza. Del seguito invece non ne voglio nemmeno accennare, posso solo dire che negli ultimi anni ogni volta vederli live era solo una sofferenza il dover ascoltare brani così scialbi ed inutili e vedersi privare di tanti loro capolavori che nemmeno venivano più eseguiti. Ma tolto il dente, passato il dolore ed ecco arrivare i rinati Queensrÿche. Le note introduttive di “Anarchy-X” accompagnano il loro ingresso accolti da un tripudio di applausi e grida. E si parte con la memorabile “Nightrider”, il poter riascoltare quelle grandiose note che accompagnavano i miei pomeriggi musicali di oltre trent’anni fa, ci porta all’esaltazione. Basta chiudere gli occhi per poter assaporare al meglio quanto ci stanno offrendo ed immergerci in quella fantastica atmosfera che pian piano si sta creando intorno a noi. Todd La Torre è l’uomo chiave, colui che ha dato nuova linfa e che, permettetemi di dirlo, per nulla fa rimpiangere il suo predecessore. Interprete perfetto, voce superlativa, protagonista assoluto della scena: Todd è tutto questo e merita ogni singolo applauso che gli tributiamo. Ci è voluto lui per “rompere il lungo silenzio” che si è andato creando nella band fino al suo arrivo e per farla tornare a parlare la lingua che meglio conoscevano, quella metal. Ed ecco appunto “Breaking The Silence”, con tutte le sue articolate armonie, che precede la superba “I Don’t Believe In Love”; ogni brano in scaletta è un capitolo della loro storia, quella, ovviamente, dei primi album. C’è spazio anche per delle vere e proprie opere d’arte come “En Force” o “Warning”, pietre miliari della storia dell’heavy metal, che hanno forgiato le anime di noi headbangers degli anni ’80. E’ più che naturale che gli sguardi siano tutti puntati su Todd, la sua immensa voce espressiva risuona profonda, calda ed epica in sala ed ormai ci ha totalmente conquistato e spesso si avvicina al suo pubblico per stringere le loro mani, ma non dimentichiamoci di chi si sia alle sue spalle: Michael Wilton ci affascina con il suo innato gusto ed insieme al giovanissimo Parker Lundgren creano dei duetti di chitarra che ci rapiscono completamente. Tra l’altro Parker è l’ex-marito della figliastra di Geoff e l’allontanamento del “suocero” è coinciso con il suo divorzio, proprio a tagliare, provvidenzialmente, i ponti con la famiglia Tate.
La delicatezza di “Silent Lucidity” ci avvolge come un affettuoso abbraccio, con tenerezza il brano ci trasporta in una dimensione onirica ineguagliabile ed è preludio alla parte dedicata alla produzione più recente con “Where Dreams Go To Die”, seguita dall’inedita “Arrow Of Time”, che sarà contenuta nel loro nuovo disco che verrà pubblicato il 2 Ottobre prossimo. Certo, non ci troviamo di fronte alla perfezione delle successive “Nm 156” o “The Lady Wore Black”, ma almeno è un tentativo di tornare a sonorità più consone alla loro natura e di non far rimpiangere la mancanza del songwriting della geniale mente di Chris DeGarmo.
L’imperturbabile Eddie Jackson accompagna ogni brano con il suono del suo basso corposo, con discrezione, senza rubare la scena agli altri componenti, mentre Scott ci dà un saggio della sua maestria e destrezza, colpendo con precisione assoluta i tamburi della sua batteria: un vero giocoliere.
E poi l’apoteosi. Dopo anni di assenza nelle loro setlist, ecco tornare a riecheggiare più forte che mai la canzone simbolo, considerata uno dei classici dell’heavy metal, uno di quei pezzi epocali che non si dimenticheranno mai e che permisero alla mia generazione, nel lontano 1983, di fare la loro conoscenza: la straordinaria “Queen Of The Reich”. L’impatto devastante di quel brano leggendario fa esplodere la nostra incontenibile gioia, braccia al cielo e tutti insieme a cantare quell’antemico inno: sublimazione totale!
Chiudono con “Take Hold Of The Flame” portandoci in uno stato di esaltazione che difficilmente potremo provare nuovamente. Una vera standing ovation accompagna la loro uscita, giusto il tempo di una doccia ed eccoli nuovamente tra noi, per concedersi ai propri fan per autografi e foto di rito con chi ha avuto la costanza di attenderli dopo questa lunga e particolare giornata. Un grazie alla Mind Over All ed alla Erocks Production per aver portato nella capitale una delle eccellenze del metal mondiale che ha dato vita ad una performance elettrizzante ed indimenticabile come poco spesso se ne vedono: colossali!

Setlist: “Intro: Anarchy-X” – “Nightrider” – “Breaking The Silence” – “I Don’t Believe In Love” – “Walk In The Shadows” – “En Force” – “Warning” – “Silent Lucidity” – “X2 / Where Dreams Go To Die” – “Arrow Of Time” – “Nm 156” – “The Lady Wore Black” – “My Empty Room” – “Eyes Of A Stranger” – “Empire” – “Queen Of The Reich” – “Jet City Woman” – “Take Hold Of The Flame”

QUEENSRŸCHE lineup:
Todd La Torre – Lead Vocals
Michael Wilton – Guitar
Eddie Jackson – Bass
Scott Rockenfield – Drums
Parker Lundgren – Guitar

report: Rockberto Manenti
foto: Ilaria Degl’Innocenti