OPETH: Una suggestiva cornice per una band storica e iconica!

OPETH + THE VINTAGE CARAVAN
live @ Teatro Romano Ostia Antica, Roma
– mercoledì 28 settembre 2022 –

LIVE REPORT •

C’è il pubblico delle grandi occasioni questa sera al all’anfiteatro di Ostia Antica per uno dei quei concerti che sicuramente, complice anche la suggestiva cornice storica, non poteva assolutamente essere saltato in particolare dai fan della musica progressive. E il bello degli Opeth è proprio questo; portano con se e mettono d’accordo un pubblico davvero variegato, fatto di amanti della musica prog rock, prog metal del metal estremo o della musica heavy in generale.

THE VINTAGE CARAVAN
In apertura gli Islandesi “The Vintege Caravan” che purtroppo abbiamo quasi del tutto saltato arrivando solamente per l’ultimissimo brano, complice il gran traffico e il delirio per trovare parcheggio nei pressi dell’area a pochi minuti dall’inizio dei concerti.

Setlist: non pervenuta

The Vintage Caravan line up:

  • Jack – vocals
  • D.B. – guitar
  • Michael – guitar
  • Fungo – bass
  • Andrew – drums
 foto: Stefano Panaro

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OPETH
Alle 21 in punto come stabilito ecco che la band di Akerfeldt e compagni calcano il palco per un concerto sapientemente equilibrato tra i pezzi più recenti e di stampo progressive rock e quelli del loro periodo prettamente progressive death metal. Akerfeldt vestito in maniera insolita (almeno in relazione alla proposta musicale offerta) con tanto di camicia, gilet e cappello rimane comunque il solito inossidabile frontman, sia durante che in mezzo ai brani quando intrattiene il pubblico; Il buon “Michelino” come a suo solito non ha esaurito di certo la sua verve comica e il suo humour scandinavo facendo ridere più e più volte i fan accorso a vederli. Questo concerto sarà anche uno dei primissimi per il nuovo batterista Watteri Vayrynen subentrato quest’anno al posto del deficitario Martin Axenrot (batterista degli Opeth dai tempi di Watershed). Si parte non benissimo con “Demon Of The Fall”, non tanto per il pezzo che è un grande classico della discografia degli anni 90’ della band, ma piuttosto per i suoni che risultano bassi e impastati e le chitarre insolitamente poco robuste.  È lo stesso Akerfeldt che dopo il pezzo accorre verso i tecnici per farsi sistemare a dovere la chitarra ed è così che brano dopo brano ho avuto l’impressione che i suoni migliorassero sempre di più.  Si prosegue con “Ghost Of Perdition” un altro tra i brani più classici della band e anche uno di quelli che a mio avviso fonde meglio di tutti il lato progressive e quello più pesante e oscuro della band. Ovviamente questo tour è ancora il tour di supporto ad “In Cauda Venanum”, l’ultimo disco del five-piece svedese uscito nel 2019, ma a sorpresa la band sceglierà di pescare da questo platter solo “Heart In Hand” che eseguirà in lingua svedese per rendere giustizia a come il lavoro in questione era stato originariamente concepito, ossia come un unico album cantato interamente in svedese, dato che la versione del platter in lingua inglese è stata più che altro una “forzatura” dell’etichetta discografica. Si torna a “Ghost Reveries” con la mitica “Reverie/ Harlequin Forest” un viaggio musicale meraviglioso ed ispirato che segue il protagonista del racconto tormentato dai demoni del suo passato e che fugge via dalla sua precedente vita mentre essa continua a inseguirlo e tormentarlo sotto forma di varie icone metaforiche come i segugi che lo inseguono, o come quella foresta che vorrebbe apparire come una sorta di “isola felice lontano da tutto”, ma che in realtà è solamente un’altra realtà dove i demoni della sua precedente vita continuano a beffarsi di lui sotto forma di alberi e radici. La foresta brucia e la ferocia del growl di Akerfeldt traspare in tutto il suo splendore, anche se come ho più volte constatato negli ultimi anni vedendo gli Opeth dal vivo, per chi scrive manca dal punto di vista sonoro quell’impatto e quella ferocia nel riproporre alcuni dei loro vecchi brani. Un esempio è “The Leper Affinity” da “Blackwater Park” che per quanto mi riguarda su disco appare più oscura, malvagia e sinistra di quanto poi traspaia live. Ovviamente gli anni passano per tutti ma è altrettanto chiaro che la band in questo momento si trovi più a suo agio nel proporre dal vivo i brani del nuovo corso ( da “Heritage” in poi quindi), anche se il pubblico in buona maggioranza vorrebbe sentire altro. In ogni caso stasera non ci si può davvero lamentare, perché oltre la appena citata “The Leper Affinity” la band ci delizia con altri meravigliosi pezzi dal passato come la dolce ed eterea “Hope Leaves” da “Damnation” accolta da un ovazione calorosissima del pubblico o la stupenda “The Lotus Eater” da “Watershed” con quel blast-beat incessante ad inizio pezzo e quella sezione iper-progressiva nella parte centrale. In mezzo la riuscitissima “The Devil’s Orchard” oltre che “Nepenthe”, per una doppietta da “Heritage” che i fan del suddetto disco apprezzeranno. Mikael continua i suoi monologhi, raccontandoci della prima volta che vennero a Roma nel lontano 1996 insieme agli inglesi Cradle Of Filth (la famosa data in cui Dani degli stessi Cradle venne arrestato in vaticano per la maglietta che portava, ma quella è un’altra storia…), mentre verso la fine del concerto accoglie a gran voce le richieste del pubblico di cimentarsi in alcuni pezzi vecchi del repertorio, tirando fuori a sorpresa “Face Of Melinda” che verrà eseguita fino alla fine della prima strofa dalla band. Il gruppo continua a giocare sui vecchi brani accennando “Harvest” e Mikael fa presente che presto inizierà un tour celebrativo ( L’Evolution XXX tour by request con scaletta scelta dai fan che ahimè non toccherà l’Italia), scherzando su come sia evidente quanto debba ancora esercitarsi duramente sui vecchi pezzi prima di poterli proporre dal vivo e di quanto il tempo stringa prima dell’inizio del tour. L’encore è affidata a “Sorceress” e alla solita “Deliverance” con il pubblico in piedi in completa ovazione per quei tredici minuti finali che ormai sono diventati un must di qualsiasi concerto degli Opeth. In conclusione due ore precise di concerto e una serata memorabile e riuscitissima in termini di affluenza di pubblico questa all’anfiteatro di Ostia Antica. Una cornice degna di una band storica, iconica e tra le più influenti degli ultimi trent’anni in campo metal e progressive!

Setlist:

  1. Demon Of The Fall
  2. Ghost Of Perdition
  3. Hjartat vet vad handen gor
  4. The Leper Affinity
  5. Reverie/Harlequin Forest
  6. Nepenthe
  7. Hope Leaves
  8. The Devil’s Orchard
  9. Face Of Melinda (intro + first verse)
  10. The Lotus Eater
  11. Sorceress
  12. Deliverance

Opeth line up:

  • Mikael Akerfeldt- Vocals, Guitar
  • Fredrik Akesson – Guitar
  • Martin Mendez- Bass
  • Joakim Svalberg – Keyboards
  • Waltteri Vayryen- Drums
foto: Stefano Panaro