Opeth – prog e molto più all’Alcatraz

OPETH + SAHG
live @ Alcatraz, Milano (Mi)
lunedì 14 novembre 2016  

LIVE REPORT •

Il ritorno in Italia di una delle band più apprezzate del panorama progressive metal internazionale non poteva non destare curiosità e noi ovviamente siamo stati in prima linea.
Mikael e soci ci fanno trovare il palco più grande dell’Alcatraz allestito in maniera favolosa, e puntuali come un orologio svizzero inizia tutto all’orario stabilito.

Sahg
Per il support act il pubblico non è tantissimo, ma comunque l’affluenza è buona. Dopo un breve intro inizia il combo norvegese che ci propone una strana miscela musicale, tra elementi prog, doom, e parti più classicheggianti.
I riff di “Hollow Mountain” suonano abbastanza pesanti, ma il light show rosso fisso dei primi brani e dei suoni molto poco cristallini non fanno l’impressione migliore e non aiutano chi non conosce i Sahg.
Il frontman Olav è di poche parole tra un brano e l’altro, saluta il pubblico e si prosegue; l’atmosfera si scalda e anche una buona dose di fan della band contribuisce finalmente “facendosi sentire”.
Sul palco le movenze dei musicisti movimentano un po’ l’esecuzione, che si fa meno composta e più violenta; elementi e suoni maggiormente psichedelici arricchiscono la pasta sonora e rendono più appetibili dei brani non proprio di facile ascolto.
Comunque i Sahg fanno egregiamente il loro mestiere e coinvolgono gli spettatori, portandosi a casa un’apertura non esattamente delle più semplici, dovendo aprire la serata ad una delle band più monolitiche del prog metal.
Giunti alla fine, salutano e liberano il palco, lasciando il posto ad un allestimento che si preannuncia sensazionale.

Setlist:

  1. Hollow Mountain
  2. Firechild
  3. Sanctimony
  4. Black Unicorn
  5. Pyromancer
  6. Blood of Oceans

SAHG lineup:

  • Tom Cato – Bass
  • Olav Iversen – Vocals, Guitar
  • Thomas Tofthagen – Guitar
  • Thomas Lønnheim – Drums
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foto:  Federica Borroni

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Opeth
Le luci del club illuminano un pubblico decisamente più vasto ora, e quando si eclissano, i cori per Åkerfeldt “Michele! Michele!” non tardano a farsi sentire.
Dei tendoni neri separano metà dell’Alcatraz rendendo lo spazio più teatrale e vagamente claustrofobico.
Dopo una breve introduzione per creare l’atmosfera i nostri salgono sul palco uno a uno, tra gli applausi.
Inizia l’intro strumentale della title track del nuovo album, “Sorceress”, con dei suoni esattamente identici a quelli del disco.
Sulla ritmica di chitarra si inserisce la voce calda di Mikael, che parte cantando con una precisione eccezionale.
Il secondo brano “Ghost of Perdition” fa spazio a degli Opeth estremamente più brutali, il growl è veramente profondo e, pur essendo una canzone completamente diversa rispetto alla precedente, l’impressione è che la band sia talmente amalgamata da poter suonare qualsiasi cosa.
Åkerfeldt presenta i brani della scaletta con estratti da praticamente ogni periodo di una carriere lunga, ad oggi, 26 anni.
“Face of Melinda” con i suoi suoni acustici e il suo mood atmosferico riempie il club di vibrazioni malinconiche e suggestive.
Il light show è stupendo, dietro alla band delle colonne di schermi/luci rotanti sono montate e mostrano artwork eccezionali che cambiano col cambiare delle canzoni.
La varietà della scaletta dà modo di apprezzare a pieno i suoni variegati ma sempre compatti e ben mixati tra loro, tutto resta sempre udibile ed è ben livellato.
Il drumming di Martin Axenrot riempie, ma non disturba, le dinamiche esecutive e il variare dei volumi permettono transizioni da momenti di estremo gusto death metal a intermezzi acustici ricchi e unici.
Tra una canzone e l’altra il frontman parla parecchio, presenta i pezzi, intrattiene il pubblico e si lascia andare in battute ironiche che stemperano un po’ il clima serio e professionale che i progster svedesi tengono sul palco.
L’impressione che danno è di essere interessati unicamente alla musica, al suonare in sé, in un quadro nel quale tutto ciò che non è musica è solo una bella cornice.
Dopo la presentazione di ogni membro della band, è il momento di “The Grand Conjuration” che anch’essa suona esattamente come sul disco, con la stessa enfasi e la stessa cattiveria; le scelte a livello di show, tempi e setlist sono molto azzeccate e valorizzano in toto la proposta della band.
Successivamente, una pausa fa richiamare la band a gran voce, per poter concludere con un encore di un solo brano, meritevole title track dell’album “Deliverance”.

Vertigo ha organizzato un grandissimo concerto in cui gestione e organizzazione sono state impeccabili, con un nome che ha richiamato fan da tutto il suolo italico.
Quello che resta dopo 2 ore di live è anzitutto la perfezione e la maestria con la quale gli Opeth hanno portato in scena la loro musica; sembra esserci più che del lavoro, ma una sorta di connessione particolare che riesce a far trasmettere atmosfere e emozioni in modo autentico.
Hanno elevato la loro personale interpretazione del metal ad una forma d’arte complessa e articolata, che lascia tutti senza fiato.

Setlist:

  1. Sorceress
  2. Ghost of Perdition
  3. Demon of the Fall
  4. The Wilde Flowers
  5. Face of Melinda
  6. In My Time of Need
  7. Cusp of Eternity
  8. The Drapery Falls
  9. Heir Apparent
  10. The Grand Conjuration
  11. Deliverance

OPETH lineup:

  • Mikael Åkerfeldt – Vocals, Guitars
  • Martin Mendez – Bass
  • Martin Axenrot – Drums
  • Fredrik Åkesson – Guitar
  • Joakim Svalberg – Keyboards
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foto:  Federica Borroni