Onslaught: che la forza sia con voi

ONSLAUGHT + MAINPAIN + FIL DI FERRO + EXTINCTION
live @ Café Liber, Torino
– venerdì 8 aprile 2016 –

 

LIVE REPORT •

A metà degli anni ’80 il movimento thrash aveva diffuso il proprio verbo in ogni dove e nel vasto panorama che la scena offriva una delle figure di spicco furono senz’altro gli Onslaught, che nel 1986 pubblicarono “The Force”, universalmente riconosciuto come uno dei capolavori del genere. Per celebrare il 30° Anniversario della sua uscita, gli Onslaught hanno intrapreso un tour celebrativo per riproporre, nella sua interezza, questa pietra miliare e quindi eccoci al Café Liber di Torino per la prima delle tre date organizzate qui in Italia dalla Eagle Booking, sempre pronta ad offrire la vera essenza metal a noi irriducibili headbangers.

Extinction
Sono ben tre le band che questa sera accompagneranno gli Onslaught in questo particolare evento. Primi ad entrare in scena per rompere il cosiddetto ghiaccio sono gli Extinction, fautori di un death metal con forti tinte thrash, ma che sanno essere anche melodici nei momenti più opportuni. Giocano in casa i cinque ragazzi, essendo di Torino, e caratteristica che li rende particolari è la presenza di una voce femminile: quella di Alice Darkpeace.
“Tanto gentile e tanto onesta pare…” così Dante avrebbe descritto l’eterea figura della nostra Alice, e invece… la ragazza sfodera un growl brutale che lascia veramente di stucco: sentir uscire dall’ugola di una così delicata (almeno nell’aspetto) fanciulla una voce gutturale è sicuramente una cosa inaspettata per chi non li conosce. La singer non fa assolutamente rimpiangere la mancanza di un cantante del sesso opposto, anzi tutt’altro, e rende la loro proposta più esclusiva mettendo in mostra delle insospettate attitudini “mascoline” (senza offesa, ovviamente, per i suoi colleghi uomini). In effetti Alice se la cava bene in tutto il contesto, sostenuta con la giusta “cattiveria” dal resto della band, tra riff violenti e ritmi distruttivi ai quali fanno da contrappunto alcuni momenti più “delicati”. Certo, gli Extinction non sono esenti da errori, ma d’altra parte essere il gruppo di apertura certamente non paga mai e così qualche “svarione” lo si nota qua e là, come su “Under Control” dove, a dispetto del titolo, i nostri “perdono” il controllo e sono costretti a ricominciare daccapo il pezzo. Ma non fa nulla, sono cose che succedono e gli applausi del pubblico se li meritano lo stesso. Chiudono con “Pain Of Mind” costretti a tagliare “Conspirators”, brano a cui tenevano molto dato che è il loro ultimo singolo, ma i tempi sono ristretti e il ritardo accumulato nei vari sound-check è notevole e questo si ripercuoterà su tutto il prosieguo della serata. Pur non essendo un seguace del genere, posso tranquillamente dire che tutto sommato gli Extinction se la sono comunque cavata.

Setlist:

  1. Progress Regress
  2. Wrong System
  3. Under Control
  4. False Preachers
  5. Latency
  6. Pain Of Mind

EXTINCTION lineup:

  • Alice Darkpeace – Growls
  • Danilo Bonuso – Guitars
  • Marco Campanati – Guitars
  • Marco Vicenza – Bass
  • Alberto Scrivano – Drums
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Fil di Ferro
Si cambia decisamente registro con l’arrivo dei Fil di Ferro: heavy metal allo stato puro! Con l’entrata in scena di questa storica band si prende finalmente la strada asfaltata da quelle sonorità della cosiddetta “vecchia scuola”, da sempre la migliore e gradite dai più (me compreso).
La loro “Licantropus” è una bomba incendiaria che esplode all’improvviso e che infiamma tutti i presenti. Anche qui ci troviamo di fronte ad una voce femminile… e che voce! Paola Goitre ci colpisce in faccia come un pugno con tutta la grinta ed l’esuberanza di cui è dotata, domina la scena da vera frontwoman e ci dà la carica con la sua energia, tanto da farmela paragonare, a tratti, alla sua omologa Doro Pesch.
I Fil di Ferro martellano a più non posso con pezzi come “Get Ready”, “King Of The Night” o “Ambush”. A Gianni Castellino (basso) e Michele De Rosa (batteria) è affidato il compito di avanzare, senza fermarsi, come un rullo compressore e di spianare la strada alle mitragliate che Gianni Uccheddu ci spara addosso con la sua chitarra, milioni di note distorte che colpisco il bersaglio (noi) senza pietà: insomma, una band micidiale che sa come farci esaltare con la propria musica.
Anche loro sono costretti a tagliare alcuni brani e quindi chiudono, purtroppo, anticipatamente il loro set. Peccato, perché nel poco tempo a disposizione hanno dimostrato di essere non un “fil di ferro”, ma una barra d’acciaio inossidabile e, se permettete, ricevere qualche “sprangata” in più non ci sarebbe dispiaciuto affatto!

Setlist:

  1. Licantropus
  2. Get Ready
  3. King Of The Night
  4. Ambush
  5. Over The Light

FIL DI FERRO lineup:

  • Paola Goitre – Vocals
  • Gianluca Yes Uccheddu – Guitars
  • Gianni Castellino – Bass
  • Michele De Rosa – Drums
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Mainpain
Penultima band in programma prima dell’apoteosi: i Mainpain di Novara, E siamo alla perfezione! Il gruppo sul palco del Liber ha dato dimostrazione di essere notevolmente cresciuto esibendosi alla grande senza mai un momento di flessione. La loro formula è semplice: ai riff rabbiosi di Dave Valli e Paolo Raffaello si unisce il drumming prorompente di Gianmarco Bonenti e le inarrestabili cavalcate al basso di Daniele Tamborini, per costruire così un’aggressione sonora che miscela classic metal ad un thrash più moderno, che non lascia scampo alcuno e sul quale la voce di Ronnie Borgese può spaziare in lungo e largo con autorevolezza.
Così ecco pezzi come “Reflex Of Events”, “Room 666”, “On The Run”, con i quali i Mainpain mostrano i denti e ci ringhiano contro pronti a morderci e strapparci le carni.
Se proprio vogliamo trovare un piccolo neo in loro, dobbiamo guardare con la lente solo all’impatto visivo e una tiratina di orecchie la si può fare al singer Ronnie, a volte troppo statico rispetto agli altri suoi scatenati compagni di ventura: è compito del frontman coinvolgere il più possibile il pubblico e qualche sua “mossettina” in più forse non guasterebbe, fermo restando che la sua è una grande canna ed in fondo è quello che più conta nell’economia della band.
Con l’omonimo brano “Mainpain” chiudono una prova maiuscola a lungo applaudita da tutto il pubblico. Bravi!

Setlist:

  1. Intro: The Arrival
  2. Reflex Of Events
  3. Kiss Of Death
  4. Room 666
  5. The Healer
  6. On The Run
  7. Mainpain

MAINPAIN lineup:

  • Ronnie Borgese – Vocals
  • Dave Valli: Guitars
  • Paolo Raffaello: Guitars
  • Daniele Tamborini: Bass
  • Gianmarco Bonenti: Drums
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Onslaught
Ed ora ci si prepara alla devastazione totale, tutto è pronto per gli ospiti principali della serata: gli Onslaught. La sala si è andata man mano riempiendo di impavidi thrashers pronti a scatenare l’inferno al ritmo indiavolato del combo britannico.
Una lunga intro accompagna l’entrata in scena della band, accolta dall’ovazione di un pubblico trepidante… e il chaos ha inizio!
“Let There Be Death” ci investe con tutta la sua potenza, e fin da subito prende il via un pogo convulso davanti al palco, una giostra che andrà avanti per tutto il loro set. Gli Onslaught sono una squadra d’assalto che non fa prigionieri, ma miete solo vittime con la ferocia della sua aggressione sonora, le “Metal Forces” sono ancora una volta vincenti e sferrano un attacco furioso condotto dai solos al fulmicotone delle chitarre di Nige Rockett e Iain Davies (che inizialmente ha qualche problemino tecnico tempestivamente risolto).
Sembra di essere tornati nel lontano 1986 quando, messo sul piatto il vinile di “The Force”, cominciai a sentire quello che poi divenne un must nella storia del thrash metal E allora proseguiamo il nostro ”ascolto” e continuiamo la nostra battaglia con “Fight With The Beast”.
Quello che impressiona è che a distanza di tanti anni la band abbia sempre l’energia e la “forza” di un tempo che, a questo punto, sembra non essere mai passato e ancor oggi il loro sound riesce ad avere un effetto distruttivo su ognuno di noi. Sy Keeler ha la stessa potenza vocale che da sempre lo contraddistingue e passa con nonchalance dalle graffianti zampate canore agli acuti che improvvisamente tira fuori dalla sua ugola.
E Mic Hourihan? Il minuto batterista è l’albero motore degli Onslaught, un martello pneumatico che demolisce, brano dopo brano, ogni nostra resistenza con il suo drumming veloce ed impetuoso che, unito alle tuonanti bordate del bassista Jeff Williams, ci trascina nel vortice del loro travolgente sound: “Thrash Till The Death” ne è l’esempio più lampante. E in platea il vortice umano non si placa!
Si chiude così anche il lato “B” di “The Force” ed inizia allora un piccolo excursus che ripercorrerà i capitoli più salienti della loro carriera, dai primi loro passi con il debut album “Power From Hell”, dal quale propongono tra le altre “Death Metal”, a “Killing Peace” tratta dall’omonimo disco che li vide tornare in pista dopo un lungo periodo di stop, per chiudere poi con “Thermonuclear Devastation” ultimo brano in scaletta con il quale ci salutano.
I cori di richiamo intonati all’unisono da tutti i fan, li convincono a rientrare per regalarci una vera chicca: “Bomber” dei Motörhead, giusto per rendere omaggio allo scomparso Lemmy. Assolutamente letali!
Ora è veramente finita e possiamo tornare al presente dopo questo elettrizzante ed intenso viaggio nel tempo: dopo trent’anni “la forza” del metal scorre ancora forte in noi!

Setlist:

  1. Let There Be Death
  2. Metal Forces
  3. Fight With The Beast
  4. Demoniac
  5. Flame Of The Antichrist
  6. Contract In Blood
  7. Thrash Till The Death
  8. Death Metal
  9. Killing Peace
  10. 66 Fucking 6
  11. Power From Hell
  12. Thermonuclear Devastation
  13. Bomber (Motörhead cover)

ONSLAUGHT lineup:

  • Sy Keeler – Vocals
  • Nige Rockett – Guitar
  • Jeff Williams – Bass
  • Iain GT Davies – Guitar
  • Mic Hourihan – Drums
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