Non temere amico mio… ci vediamo all’inferno!

STEVE GRIMMETT’S GRIM REAPER + LADY REAPER + BLACK INSIDE
live @ Traffic, Roma
– venerdì 6 novembre 2015 – 

LIVE REPORT •
Un novembre insolitamente tiepido viene surriscaldato ulteriormente dalla calata in Italia dell’heavy metal act britannico, del Worchestershire, Grim Reaper, attivi inizialmente, dal 1979 fino al 1988 rilasciando tre full lenght, due via Ebony Records (la medesima, tra gli altri, dei Savage di “Loose n’ Lethal), intitolati “See You In Hell” del 1983 e “Fear No Evil” del 1985, più il terzo ed ultimo “Rock You To Hell” del 1987 via RCA, poi tornati on stage a partire del 2006 con il nuovo monicker Steve Grimmett’s Grim Reaper, essendo il vocalist l’unico membro rimasto della storica line-up degli 80’s. (Per semplicità in questo articolo verranno chiamati solo Grim Reaper – n.d.r.).
Gruppi di supporto i campani Black Inside e i romani Lady Reaper, che si trovano a scontare una scarsa affluenza di pubblico che farà il suo ingresso più in là, dato che la performance degli inglesi è prevista per le 23:40.

Black Inside
Formazione a quattro, il gruppo di dimostra affiatato e con un sound che non risparmia i decibel, il loro è un heavy a forte tinte doom, tanto che durante l’esecuzione dei sei brani mi venivano in mente reminiscenza di stampo Black Sabbath. Di questa non lunga setlist tre dei brani proposti sono del full d’esordio su Underground Symphony “The Weigher Of Souls”, datato 2013, e gli altri tre dal nuovo “A Possession Story”, stessa label. Luigi Martino, il vocalist della band, con smanicato di pelle d’ordinanza tira fuori un’interpretazione convinta e convincente, con un certo flavour rock mescolato all’aggressività heavy metal, le due asce macinano riffs e solos di tipo sì sabbathiana, ma personalmente interpretati e ben miscelati in una dimensione più vicina al metal che agli anni ’70. I pezzi prediligono essere possenti e cadenzati piuttosto che veloci, cosa che non sempre fa presa sui metalheads, dato che in un genere come l’heavy metal la velocità permette spesso di avere un impatto maggiore, almeno apparentemente, sull’audience, ma i Black Inside hanno un buon bagaglio tecnico ed artistico e le loro canzoni valgono, giusto sulla chiusura della penultima traccia, “After The Pain”, si danno all’assalto frontale all’arma bianca.

Setlist: “Man Is A Wolf To Men” – “Black Inside” – “Servant” – “Jeffrey” – “After The Pain” – “Zombies Train”

BLACK INSIDE lineup:
Luigi Martino – Vocals
Brian Russo – Guitars
Eduardo “Eddie” Iannaccone – Guitars
Vincenzo “Vince” La Tegola – Bass
Enzo Arato – Drums
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Lady Reaper
Ecco on stage i capitolini Lady Reaper, che con la band headliner condividono, curiosamente, metà del monicker; in formazione a cinque, quello che i Black Inside avevano fornito in termini di “heaviness” loro lo danno in energia, il frontman non si risparmia dal correre a destra e manca per il palco, venire alla transenna per intrattenere il pubblico, lanciarsi in una breve crowd surfing per poi tornare ad alternare tonalità acute a registri più ammiccanti e viziosi, mentre il resto del gruppo suona i brani con piglio e compattezza, molto meglio di come li avevo visti esibirsi qualche tempo fa, decisamente un altro livello stasera!
Il loro sound ha delle forti tinte più rockeggianti, ammiccanti appunto, con un certo feeling “happy” anche se non fanno power metal anni ’90, ma la loro musica è un insieme di sfumature.
Anche per loro una setlist ridotta, sei brani, ripescando pure il brano “Lady Reaper”, che a quanto pare era stato, per qualche tempo, accantonato in sede live. Ancora la folla è abbastanza scarsa, ma certo i Lady Reaper mettono un altro po’ di pepe alla serata.

Setlist: “Spit Out From Hell” – “Dr. Chainsaw” – “Another Me” – “Catch The Moon” – “Lady Reaper”

LADY REAPER lineup:
Simone “Iron” Calderoni – Vocals
Stefano “Jekyll” Coggiatti – Guitars
Federico “Red” Arzeni – Guitars
Gabriele “Gimi” Grippa – Bass
Berardo “Bear” Di Mattia – Drums
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Steve Grimmett’s Grim Reaper
È il momento: la band d’Albione sale sul palco pronta a mettere a ferro e fuoco il locale e visto come i presenti reagiscono, direi che ci sono riusciti!
Grimmett e la sua band hanno certo svolto un ruolo da comprimari, da gregari nella golden age dell’heavy metal, i loro tre album, puro acciaio con picchi di melodia evidenti, si trovavano davanti compagini come Iron Maiden e Judas Priest (i Saxon già s’erano indirizzati verso un’americanizzazione delle loro sonorità) in ambito HM mentre oltreoceano e oltremanica le cose iniziavano a farsi più dure, più veloci, più estreme (Metallica, Slayer ed Exciter da una parte, mentre nel continente stava sviluppandosi una scena thrash europea debordante e violentissima, partendo dai Bathory fino ai Sodom), ma in questi 30 anni circa si sono ritagliati comunque un po’ d’affetto nel cuore dei metallari, che stasera viene fuori!
Una scaletta che pesca il meglio delle loro release, ovviamente le storiche title tracks “Rock You To Hell, “Fear No Evil” e “See You In Hell” creano un’orgia metallica roboante, ma il pubblico non si risparmia su nessuno dei brani, tra i quali i clamorosi “Lust For Freedom”, “Rock Me ‘Til I Die” e “Final Scream”, che un metallaro (chi sa chi era, eheheh) tra il pubblico inconsapevolmente “richiede” in un intervallo tra un brano e l’altro, uscendosene con “Hey Michael!” e pochi istanti dopo il buon Steve attacca con “What’s the problem Michael?” e parte con “Final Scream”!
Come dicevo, la band dà fuoco a tutte le polveri e l’audience risponde con calore e passione, headbanging , air guitar e cori cantati a pieni polmoni si susseguono senza sosta brano per brano, i corpi vengono trascinati dalla musica che martella incessantemente grazie ai riffing affilato della sei corde e i poderosi colpi sulle pelli della batteria, tanto che ad una certo punto quella del rullante s’infrange dopo tante percosse ed urge cambiarla: Roma aveva già assistito alla calata italica di heavy metal heroes come Brian Ross coi i suoi Blitzkrieg e gli americani Lizzy Borden, ma il buon Grimmett certo non è da meno dei suoi colleghi e sfodera una voce che pare quasi immutata da quando incise nei solchi dei vinili quei brani storici, simbolo di un’epoca, di un modo di pensare, vivere e concepire la musica che adesso noi che non c’eravamo possiamo solo assaporare di rimando.
In scaletta c’è pure una cover, “Don’t Talk To Strangers” dell’immortale Ronnie James Dio, a cui, in certo casi, Grimmett sembra dovere molto in termini d’interpretazione vocale; beh, se qui tra il pubblico non è scesa qualche lacrima, c’è mancato davvero poco!
Personalmente devo sottolineare che un brano come “Waysted Love”, di certo il più “easy listening” della loro discografia, è davvero scoppiettante e divertente in sede live, rompe un po’ la continuità di brani più seriosi come possono essere “Wrath Of The Ripper” e “Lay It Down The Line”.
Che dire di più? Abbiamo scapocciato, cantato a squarciagola, abbiamo provato emozioni (per quanto mi riguarda, soprattutto durante il primo chorus di “Fear No Evil”!), grazie Grim Reaper. E un grande ringraziamento alla Erocks che ha permesso lo svolgimento di questa serata, dove abbiamo avuto modo di vedere e sentire con i nostri occhi e le nostre orecchie una band degli anni d’oro!

Setlist: “Rock You To Hell” – “Night Of The Vampire” – “Lust For Freedom” – “Wrath Of The Ripper” – “Now Or Never” – “Fear No Evil” – “Liar” – “Never Coming Back” – “Lay It Down The Line” – “Rock Me ‘Til I Die” – “Matter Of Time” – “Final Scream” – “Don’t Talk To Strangers” (Dio cover) – “Waysted Love” – “See You In Hell”

GRIM REAPER lineup:
Steve Grimmett – Vocals
Ian Nash – Guitars
Chaz Grimaldi – Bass
Paul White – Bass

report Lorenzo Cipolla
foto Magda Red