Natale con i tuoi e Pasqua con… Gus G.!

GUS G. + ARTHEMIS + NOISE FROM NOWHERE +
LADY REAPER + OZAENA + STAGE OF REALITY
live @ Planet Live Club, Roma
– domenica 27 marzo 2016 – 

 

LIVE REPORT •

Una bella sorpresa quella che ci ha riservato la Pasqua 2016: Brothel Of Sound, Truck Me Hard e Narcotica Promotion Publishing portano nuovamente nella capitale Gus G., mitico chitarrista greco attualmente alla corte di Ozzy Obourne, ma che può vantare nel suo curriculum la militanza in band come Firewind, Dream Evil, Arch Enemy, tanto per citarne alcune. Una volta tanto una festa un po’ diversa e decisamente all’insegna del metal quella trascorsa il 27 marzo al Planet di Roma, dove, oltre al sensazionale guitar-hero, si sono esibiti Arthemis e altre quattro band del circuito romano: Noise From Nowhere, Lady Reaper, Ozaena e Stage Of Reality.

Stage Of Reality
Non c’è tantissima gente quando sta per salire sul palco il primo gruppo in programma oggi, ma d’altra parte era prevedibile che molti avrebbero dato forfait per passare la Pasqua chi in famiglia e chi fuori porta. Ciò nonostante un plauso va alle band che hanno dato lo stesso il massimo per rendere incandescente l’atmosfera al Planet.
Tocca agli Stage Of Reality dar fuoco alle polveri e far cominciare a scaldare gli animi di chi, sottopalco, è venuto a sostenerli. Fautori di un sound che alterna hard vecchio stile a moderni riff più graffianti, gli Stage Of Reality hanno proposto una serie di brani tratti dal loro primo disco “The Breathing Machine” (datato 2014), inserendo in scaletta anche i due recenti singoli “Never” e “Dignity”. Sono proprio questi due pezzi a descrivere meglio la loro prestazione, che personalmente ho trovato altalenante: ad un impatto sonoro più nelle loro corde come quello di “Dignity”, fa contrasto invece una forzata vena melodica che poco si confà alla loro vera anima (appunto come su “Never”) dando la sensazione che non abbiano ancora trovato una loro personale identità. Insomma, meglio sui pezzi tirati che in quelli più “tranquilli”, anche se in entrambi i casi la voce di Damiano Borgi non mi ha trasmesso nessuna energia, ma qui entriamo in un altro discorso: la serata sarà pesantemente condizionata da una cattiva impostazione dei suoni al mixer e tutti ne saranno penalizzati, come scopriremo nel prosieguo del concerto.

Setlist:

  1. The Breathing Machine
  2. Good & Evil
  3. Grey Men
  4. Never
  5. Dignity
  6. The Next Generation

STAGE OF REALITY lineup:

  • Damiano Borgi – Vocals
  • Andrea Neri – Guitar
  • Bernardo Nardini – Guitar
  • Marco Polizzi – Bass
  • Daniele Michelacci – Drums
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 foto: Stefano Panaro

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Ozaena
Si prosegue con un’altra band romana: gli Ozaena. Ci troviamo di fronte ad un combo che fa del groove metal la propria bandiera, i quattro ragazzi infatti propongono un post-thrash rabbioso e trascinante, che, su chi lo segue, ha fatto subito presa. Non sono un grande sostenitore di questo genere, mi fermo ai gruppi che hanno dato il primo input a questo movimento, come Pantera o Sepultura, ma non ho mai amato le contaminazioni arrivate poi in seguito dall’hardcore punk, per cui mi limito a dare un giudizio globale sugli Ozaena, che incarnano bene comunque lo stereotipo di gruppi più popolari come Lamb Of God o i primi Soulfly (per dirne alcuni), e con pezzi dal forte impatto come “Nature Creates” o la conclusiva “Hadal Zone” hanno fatto scapocciare il pubblico del Planet. Sudore ed entusiasmo cominciano a crescere, così come il numero di presenze.

Setlist:

  1. Nature Creates
  2. Seven
  3. Choke
  4. Cosmos
  5. Way Of The Void
  6. Hadal Zone

OZAENA lineup:

  • Stefano Bussadori – Guitar
  • Eugenio Carreri – Bass
  • Shadi Al Amad – Drums
  • Valerio Cascone – Vocals
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foto: Stefano Panaro

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Lady Reaper
E dopo questa ondata di sonorità moderne, fa capolino un po’ di sano e semplice sound anni ’80: ecco i capitolini Lady Reaper. Frizzanti, giovani, spigliati, i cinque ragazzi seguono con fermezza la “retta via” e ci propongono quelle sonorità che hanno dato il via alla nascita della più grande musica di tutti i tempi: l’heavy metal. Certo, i pochi brani in scaletta non sono sufficienti a presentarli in maniera degna, ma sono stati comunque un buon biglietto da visita per farli conoscere meglio a chi ancora non aveva avuto modo di ascoltarli. Qualche tentennamento, per la verità, c’è ancora: la loro strumentale “In The Hall In The Mountain King” rifà il verso ad un certo Criss Oliva e i suoi Savatage di “Prelude To Madness”, ma il paragone sarebbe impietoso, meglio quindi sorvolare. Ma in fondo sono giovani e i margini di miglioramento ci sono, e poi tra tempi stretti, i già citati problemi al mixer e l’ansia da prestazione, qualche errore ci può stare. Nonostante la dedica finale al sottoscritto su “When Jekyll Becomes Hyde”, non mi sento di promuoverli a pieni voti, ma lo faccio unicamente per dargli lo stimolo a migliorarsi ancora di più, ed è loro interesse farlo… e sono convinto che lo stanno già facendo.

Setlist:

  1. Headless Ride
  2. In The Hall Of The Mountain King (E. Grieg cover)
  3. Spit Out From Hell
  4. Another Me
  5. When Jekyll Becomes Hyde

LADY REAPER lineup:

  • Simone Iron – Vocals
  • Stefano Jekyll – Guitar
  • Federico Red – Guitar
  • Gabriele Gimi – Bass
  • Berardo Bear – Drums
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foto: Stefano Panaro

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Noise From Nowhere
Ultima band romana prima del micidiale duo che di qui a poco prenderà possesso del palco: è il turno dei Noise From Nowhere.
A questo punto potremmo passare oltre, ma per dovere di cronaca è giusto scrivere due righe anche su di loro. Di eventi che comprendevano gruppi non proprio in tema col resto della serata ne ho visti molti ed anche se le band di turno non rispecchiavano i miei gusti personali, laddove erano comunque evidenti le loro qualità artistiche, ho sempre giudicato con imparzialità le loro prestazioni, come dire: non potrò mai affermare che musicisti lontani anni luce dai miei ascolti, come i Pooh o gli Stadio (tanto per fare un esempio) non sappiano suonare, sarebbe una sciocchezza. E qui entrano in gioco i Noise From Nowhere.
Sorvoliamo sul fatto che siano decisamente fuori contesto con il loro emo rock, simil-punk’n’roll tendente all’alternative; non metto nemmeno in conto che anche loro saranno colpiti dalla “sindrome da mixer”, perché questa non può e non deve essere una giustificazione: all’atto pratico i Noise From Nowhere sono sembrati una band senza nerbo, sia dal punto di vista strumentale che costruttivo, tant’è che verrebbe da chiedersi quali meriti gli abbiano fatto guadagnare una posizione di privilegio facendoli suonare a questo punto del programma. Una prova scialba e non c’è molto altro da dire.

Setlist:

  1. Intro
  2. Waiting Despite This
  3. The Right Chance
  4. Demons In My Bed
  5. You Don’t Give A Fuck
  6. Hopeless
  7. Give It Up

NOISE FROM NOWHERE lineup:

  • Sim Reda – Vocals & Guitar
  • Marco Reda – Vocals & Drums
  • Cristiano Colangeli – Guitar
  • Valeria Scaparro – Bass
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foto: Stefano Panaro

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Arthemis
Archiviata la pratica dedicata all’underground romano, arriva finalmente la parte più succulenta della serata. Non me ne vogliano gli altri, ma dal punto di vista dello spettatore attendere che ben 4 band si diano il cambio prima che entrino in scena i veri protagonisti, è alquanto stanchevole e non fa apprezzare appieno quello che poi è il vero piatto forte del programma: a mio parere bastavano 3 band in totale.
Detto ciò, sono ora gli Arthemis ad entrare in scena e la serata si illumina! La band di Andrea Martongelli sale in cattedra e fa vedere a tutti come si suona veramente.
La loro è una miscela esplosiva, un mix tra power metal e thrash decisamente letale. Pezzi come “Scars”, “Still Awake”, “Home”, mettono in luce tutto il loro bagaglio tecnico e quelle velleità combattive di una squadra d’assalto come lo sono gli Arthemis, che attaccano all’improvviso e colpiscono senza pietà con le micidiali sciabolate elettriche che lo stesso Andrea tira fuori dalla sua Dean.
Il pubblico (ora abbastanza numeroso e rumoroso), si esalta, si fomenta al grido di battaglia di “We Fight” che Fabio D. ci urla in faccia con tutta la sua potenza vocale. Anche lui però dovrà fare i conti con gli ormai noti “problemi audio” di cui sopra, ma arrivati a questo punto ci siamo abituati.
Non c’è che dire, ogni volta che gli Arthemis affrontano il palco c’è una sola certezza: ne escono vincitori! E il pubblico, a ragione, gode ed applaude. Travolgenti!

Setlist:

  1. Scars
  2. Blood Of Generation
  3. Still Awake
  4. Home
  5. We Fight
  6. 7 Days
  7. Vortex

ARTHEMIS lineup:

  • Andrea Martongelli – Guitars
  • Fabio D. – Vocals
  • Francesco Tresca – Drums
  • Giorgio “JT” Terenziani – Bass
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foto: Stefano Panaro

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Gus G.
Ed eccoci alla conclusione di questa lunga maratona, è il momento di accogliere con un’ovazione lo straordinario Gus G.
Nell’arco di pochi mesi è la quarta volta che le nostre strade si incrociano ed ogni volta è sempre sorprendente. Forse sarà anche il fatto che al microfono in queste ultime occasioni si sono alternati a turno Mats Léven ed Henning Basse a rendere diversa ogni performance, o forse più semplicemente perché Gus è un mostro di bravura e vederlo ogni volta è sempre un immenso piacere. Fatto sta che ogni chitarrista che ami veramente questo strumento, almeno una volta nella vita dovrebbe assistere ad una sua esibizione.
Ed appunto per questo siamo qui questa sera, per vedere all’opera uno degli Dei dell’Olimpo Metal, disceso tra noi mortali per donarci un po’ del suo sapere.
“Burn” è il brano di apertura del loro set e da subito si ha l’esatta dimensione della sua grandezza: Gus ci lascia semplicemente ammutoliti, è lui a far “parlare” la sua chitarra, a strabiliarci con la sua tecnica e la sua arte. E tanto per pungolarci ulteriormente e tenerci ben svegli vista la tarda ora, butta lì una magnifica cover di “I Don’t Know”, ormai entrata nel suo Dna da quando è al servizio di Sua Maetà Ozzy e che Mats Levén canta con il giusto piglio.
Questa è l’ultima data del mini-tour che Gus G. ha tenuto in questi giorni nella nostra penisola, ma non per questo mostrano cenni di stanchezza o di flessione, la band picchia duro e lo fa con estrema professionalità: Mats interpreta con autorevolezza ogni brano, con la grinta che lo ha sempre contraddistinto e fatto apprezzare nel panorama metal; il duo Strutter / Johan Nunez, rispettivamente basso e batteria, spinge a più non posso con tutta la irruenza che hanno, tanto che l’inarrestabile Johan su “Brand New Revolution” farà cadere alcune aste con tutti i piatti. E poi c’è lui, il divino Gus, che prima accarezza delicatamente la sua chitarra e poi la strapazza con i suoi virtuosismi, come sulle strumentali “The Quest” e “Terrified”: prestidigitazione e magia nelle sue dita.
C’è anche spazio per una retrospettiva sabbathiana ed è tempo, quindi, di fare un po’ di sano headbanging cadenzato sul ritmo di “Into The Void”. Ma non finisce qui: la rabbiosa “World On Fire” ci trascina nel vortice inarrestabile della musica dei Firewind, per poi infiammarci (è proprio il caso di dirlo) con “I Am The Fire”, dove Gus e Mats duettano in coro con la platea in un lungo botta e risposta.
Concludono il set con “Crazy Train”: tutti a cantare il celeberrimo pezzo di Ozzy e chiudere così in bellezza questa loro fantastica performance.
Giusto qualche minuto ed eccoli presentarsi in sala per raccogliere i meritati applausi dei fan visibilmente soddisfatti ed elettrizzati nel poter stringere la mano ad personaggio come Gus G., che senza atteggiamenti da divo, è stato ben felice di poter firmare autografi e fare qualche scatto con chi era rimasto ad aspettarlo: la semplicità di un artista vero.

Setlist:

  1. Burn
  2. Brand New Revolution
  3. I Don’t Know (Ozzy Osbourne cover)
  4. Eyes Wide Open
  5. Blame It on Me
  6. Come Hell or High Water
  7. Into The Void (Black Sabbath cover)
  8. World On Fire (Firewind song)
  9. The Quest / Terrified
  10. My Will Be Done
  11. Redemption
  12. I Am The Fire
  13. Crazy Train (Ozzy Osbourne cover)

GUS G. lineup:

  • Mats Levén – Vocals
  • Gus G. – Guitar
  • Johan Nunez – Drums
  • Strutter – Bass
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foto: Stefano Panaro