MOONLIGHT HAZE – la natura del Symphonic Metal al Legend

MOONLIGHT HAZE + KALIDIA + WISHMASTERS
live @ Legend Club, Milano
– Sabato 22 Giugno 2019 –

 

LIVE REPORT •

Un’altra serata ricca di emozioni nel piccolo, ma accogliente Legend Club di Milano, che centra in pieno anche questa volta con un bill ricco di sorprese e novità. Non sottovalutate mai la piena creatività in fermento negli ultimi anni, come ho già affermato precedentemente, l’Italia è un terreno musicale vasto, e i suoi frutti devono essere colti da chi li sa apprezzare.

 

Wishmasters
Tali frutti vengono tramandati di generazione in generazione, spargendo i suoi semi per tutto quanto il mondo. Tal esempio si è dimostrato in questa serata. Tutto è incominciato nel lontano 1996 quando un giovane ragazzo di nome Tuomas Holopainen scosse le fondamenta del Metallo per donare ad esso nuova linfa vitale. Il resto è storia. Da qui in poi, le future band a venire hanno preso ispirazione dalla sua creatura. C’è anche chi non è avvezzo a creare qualcosa di suo, ma di riproporre ciò che è già stato inciso sulla pietra del tempo. E’ il caso in questione dei Wishmasters, cinque ragazzi dotati di grande talento con un estro e una grinta pari a quella dei maestri finnici del Symphonic Metal. Nati alla fine del 2017, questa Tribute Band vanta della presenza di un membro fondamentale che tale dovrà rimanere, a detta del sottoscritto. Sto parlando dell’affascinante vocalist Claudia Beltrame, che grazie al suo timbro vocale lirico rievoca quelle emozioni che Holopainen ha saputo donarci in tutti questi anni passati e, Dio voglia, anche negli anni a venire.
Ma torniamo al concerto! “Dark Chest of Wonders” apre la loro esibizione. La song estratta da “Once” è un esplosione orchestrale, sorretto dai riff Heavy di Gianluca Gigliotti. La liricità della Beltrame è quasi pari a quella Turunen, eccezion fatta in una sola song, originariamente cantata dalla Olzon, che è, guarda caso, l’eterea “Amaranth”. La musica dei Nightwish è fatta innanzitutto di storie di vita, desideri e magia. Magia che diventa realtà nella cover di Gary Moore “Over the Hills and Far Away”, dove chitarra e tastiere diventano una cosa sola, unica e tangibile sotto forma di un riff dai toni epici. Si passa per la malinconica “Nemo”, dove viene accentuato il basso di Di Nuzzo che fino a quel momento era rimasto in secondo piano. Ciò vale anche nel caso di “Sleeping Sun”, la bellissima e avvolgente ballata che fa sempre cadere una lacrima quando la si ascolta. Chiudono la loro esibizione con i riff aggressivi di “Wish I had an Angel” e la maestosa “Ever Dream”, che invita a chiudere gli occhi per tutta la sua durata e far sì che i nostri sogni prendano forma nella luce della notte.

Setlist: 

  1. Dark Chest of Wonders (Nightwish cover)
  2. She is my Sin (Nightwish cover)
  3. Over the Hills and Far Away (Nightwish cover)
  4. Nemo (Nightwish cover)
  5. Sleeping Sun (Nightwish cover)
  6. Amaranth (Nightwish cover)
  7. Wish i had an Angel (Nightwish cover)
  8. Ever Dream (Nightwish cover)

WISHMASTERS lineup:

  • Claudia Beltrame – Vocals
  • Mauro Parozzi – Keyboards, Programming
  • Gianluca Gigliotti – Guitar, Backing Vocals
  • Michele Di Nuzzo – Bass
  • Mattia Rubino – Drums
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foto: Dario De Marco Photography 

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Kalidia
Quarta volta che assisto ad un loro concerto… la quarta volta, miei cari lettori. Ciò nonostante, affermo con certezza che sono una di quelle band portanti di una scena underground in pieno sviluppo, soprattutto all’estero. Assieme ai Frozen Crown, i Kalidia sono la risposta alle preghiere di tutti i fan più accaniti del Power Metal dedito a tematiche intrise di draghi, spade ed eroiche gesta. Con il loro secondo album che è “Frozen Throne” conquistano i cuori di tutti noi, grazie anche ad una forte componente scenica in sede Live, che incita in qualche modo a viaggiare con la mente verso luoghi fantastici. Questa volta c’è una novità in casa Kalidia. Per la prima volta, sul palco del Legend Club di Milano, debutta insieme a loro un’asta del microfono molto particolare, che rappresenta in modo fin troppo evidente quello che è lo spirito attuale della band, e ciò che vogliono infondere nei cuori e nelle menti degli ascoltatori. Questa volta, rispetto alle precedenti esibizioni, tendono maggiormente a sorreggere la parte strumentale con delle basi prettamente Symphonic Power, che fino ad ora, non avevo ancora del tutto percepito. Si parte con la title-track del loro secondo album, che mostra nei suoi primi minuti un Power ben fatto, non troppo veloce ma neanche troppo lento. La Rosellini non è una di quelle che si mette a fare la bella statuina sul palco. Tutto il contrario! Fra continui headbanging e incitamenti a far scatenare gli spettatori a braccia incrociate non passa di certo inosservata! I fiori all’occhiello della loro setlist sono state senza ombra di dubbio le melodie arabeggianti di “Circe’s Spell”, i tecnicismi ritmici di Dario Gozzi in “Orpheus” e la piratesca “Black Sails”. C’è anche una piccola sorpresa durante il loro show: ad Andrea Racco, vocalist nella band torinese Soundstorm , viene riservato l’onore di salire sul palcoscenico per unirsi insieme ai Kalidia. In “Harbringer of Serenity” Racco duetta con la Rosellini in modo impeccabile, senza però essere troppo invadente con i suoi vocalizzi, dando sempre maggiore risalto alla sua collega. Un momento di respiro con la ballad “Midnight’s Chant”, dove il cantato della Nicoletta Rosellini riecheggia di pura melodia accompagnata su delle basi di piano. Chiudono la loro magistrale esibizione con un salto nel passato di “Lies’ Device”, poi i richiami della notte si fanno sentire con la dark “Go Beyond” e con la finale “Black Magic”. Uno show che merita infiniti applausi, sperando in futuro che la scia di successo dei Kalidia non finisca mai.
E come un dirompente fuoco continui a far ardere il nostro cuore di passione per il Power!

Setlist: 

  1. Frozen Throne
  2. To the Darkness I belong
  3. Circe’s Spell
  4. Orpheus
  5. Reign of Kalidia
  6. Harbringer of Serenity (feat. Andrea Racco)
  7. Black Sails
  8. Midnight’s Chant
  9. Lies’ Device
  10. Go Beyond
  11. Black Magic

KALIDIA lineup:

  • Nicoletta Rosellini – Vocals
  • Federico Paolini – Guitar
  • Roberto Donati – Bass
  • Dario Gozzi – Drums

 

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foto: Dario De Marco Photography 

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Moonlight Haze
Finalmente è il momento che stavamo tutti aspettando, miei cari lettori. Per chi conosce bene la carriera della Chiara Tricarico sa bene che ha dato il suo contributo musicale in varie band. Tra queste salta subito in mente i Temperance di Marco Pastorino, i Teodasia e attualmente anche i Soundstorm. Ora, decide lei di prendere le redini in mano e fonda una sua band, appunto i Moonlight Haze. Tra i membri, spicca fra tutti Giulio Capone, che guarda caso, suonava nei Temperance; e Alessandro Jacobi, conosciuto per la sua militanza anche negli Elvenking.
Le luci si fanno fievoli fievoli…il suono notturno della foresta invade la sala. Un dolce e candido richiamo ai tanto amati paesaggi di montagna… Ma è solo questione di pochi minuti che le danze si scatenano subito con “To the Moon and Back”, un classico brano con elementi Symphonic Power dei primi Nightwish, con la differenza però che i ritmi sono meno veloci e si cerca quindi di dare più importanza alle basi sinfoniche, senza troppo coprirle con le mitragliate di batteria. Nella successiva “Odi et Amo” la ritmica incomincia a dominare le scene, accentuata dalla voce prettamente melodica della Tricarico. La notte è vicina…un avvolgente dolce abbraccio in “The Butterfly Effect”, con i suoi toni cadenzati e meno aggressivi rispetto alle precedenti. Qui va anche sottolineato il fatto che le chitarre prendono una buona parte della struttura compositiva, sferrando una sfuriata heavy durante l’assolo. Fin da subito avevo capito che c’era qualcosa di molto curioso nei Moonlight Haze, sperando tuttavia di sentire qualcosa che ricordi un po’ il Modern Metal dei Temperance. Elemento che fa capolino in “A Restless Mind”, dove la Tricarico sfoggia anche una timbrica lirica. “Goddess”, invece, riempie quella lacuna che mancava nelle altre canzoni, ovvero la velocità. Quella velocità tanto cara ai fruitori di Power Metal! Qui Capone ha dato il meglio di sé dietro alle pelli, senza ombra di dubbio. Uomo di innato talento, che lo esprime anche con un improvviso giro di tastiere nella ballata “A Shelter from the Storm”, dove chitarra, basso e batteria rimangono in disparte. La voce della Tricarico seduce e affascina in questi quattro minuti, quasi quanto quella di una dea della foresta. Gli applausi sono tutti per lei, lunghi e quasi infiniti. Ma c’è ancora un’altra sorpresa. A loro modo, i Moonlight Haze propongono una ben nota cover degli Stratovarius, “Hunting High and Low”, col suo ritornello orecchiabile che invita tutti a cantare a squarciagola. Si chiude con la nightwishiana “Not the End”, “Time” (canzone che vanta peraltro della presenza in studio di Laura Macrì e Mark Jansen) e “Dark Corners of Myself”, dalle chiare reminiscenze Prog Metal. Prima dei saluti e del consueto selfie di gruppo, Chiara approfitta dell’occasione anche per presentare la band. Il pubblico, anche se è ormai stanco per l’ora tarda, non si risparmia con gli applausi ed esultanze. La band si ritiene soddisfatta di questa release party del loro debut album “De Rerum Natura”, e come regalo ci offre il consueto selfie di gruppo. Possano i Moonlight Haze brillare nella luce del firmamento celeste per molte notti a venire. 

Setlist: 

  1. To the Moon and Back
  2. Odi et Amo
  3. The Butterfly Effect
  4. A Restless Mind
  5. Goddess
  6. A shelter from the Storm
  7. Deceiver
  8. Hunting High and Low (Stratovarius cover)
  9. Not the End
  10. Time
  11. Ad Astra
  12. Dark Corners of Myself 

MOONLIGHT HAZE lineup:

  • Alessandro Jacobi – Bass
  • Giulio Capone – Drums, Keyboards
  • Chiara Tricarico – Vocals
  • Marco Falanga – Guitar
  • Alberto Melinato – Guitar
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foto: Dario De Marco Photography