MILADY METAL FEST 2019 – il report della 3^ edizione

MILADY METAL FEST – Third Edition:
MAYAN + ANKOR + SICK N’ BEAUTIFUL + SINHERESY
+ WICKED ASYLUM + PROJECT RENEGADE + NULL POSITIV
live @ Arci Tom, Mantova
– sabato 4 maggio 2019 –

 

 

LIVE REPORT •

Siamo giunti alla terza edizione del Milady Metal Fest, noto festival che si tiene ogni anno all’Arci Tom di Mantova. Per chi non lo sappia è un festival dedicato interamente alle voci femminili. Un elemento che ha preso sempre più notevole rilievo nel Metal nel corso degli anni. Ma andiamo a scoprire assieme le ugole d’oro che hanno partecipato a questa edizione!

Null Positiv
Arrivato al locale, incontro vecchie e nuove conoscenze. Solito scambio di chiacchiere e pareri positivi espressi riguardo al festival. Mentre mi trastullo in piacevoli discorsi, scorgo sul modesto palcoscenico i membri della prima band, i teutonici post-apocalittici Null Positiv, concentrati duramente sul sound-check. Fin da quel primo momento ho avuto prova dell’abilità vocale della cantante, una stangona palestrata che risponde al nome di Elli Berlin. Un’estensione vocale che varia a seconda della canzone. Una timbrica profonda e carica di intensità, ma che esplode con tutta la sua forza un growl potente e personalissimo, che vira leggermente anche con degli scream. C’è molta carne al fuoco e l’ho capito fin dal primo momento che ho varcato le porte dell’Arci Tom! E così, verso le 18 del pomeriggio, ha inizio la loro esibizione. Nelle prime due tracce nulla di particolare e di originale, ma dalla terza canzone lo spettacolo inizia ad essere interessante. Il loro è una miscela ben riuscita di Melodic Metal e Alternative con un uso predominante della lingua madre. Lo ammetto, non amo tanto il tedesco. Infatti, non ho potuto che storcere il naso durante qualche canzone per via della sua dialettica particolarmente “pesante”. In “Amok” predomina il Death Metal con chiare reminiscenze Industrial. Ritmo adagiato, quasi quanto quello di una ballad.
Quarta traccia, “Unschlagbar”, le basi Industrial dominano sulla chitarra di Martin, ma prevale comunque la componente vocale estrema, con lo sporadico utilizzo di voce pulita sul ritornello. Dalla successiva “Friss Dich Auf” il ritmo accellera sui primi minuti, per poi ritornare ad una batteria molto morbida. Qui la melodia si fa più insistente. In “Matrix” la batteria inizia ancora più a rallentare ammiccando al Doom Metal, sfociando successivamente nel ritornello con una batteria fin troppo tranquilla, mancando per giunta di una certa spinta che scuota il pubblico presente in sala.
La settima, “Psycho” assume inizialmente una profondità ed una carica emotiva grazie anche all’ottimo registro vocale di Elli che fa da protagonista per tutta quanta l’esibizione, sfoderando anche un poderoso growl. Concludono sui dolci riff di chitarra di chiaro stampo Heavy in “Virus” e la non eccezionale “Kollaps”. Un’esibizione abbastanza gradevole nel suo, ma che non resterà di certo negli annali dei miei report. Per chi cerca qualcosa di alternativo è sulla strada giusta!

Setlist: 

  1. Koma
  2. Labyrinth
  3. Amok
  4. Unschlagbar
  5. Friss Dich Auf
  6. Matrix
  7. Psycho
  8. Virus
  9. Kollaps

NULL POSITIV lineup: 

  • Elli Berlin – Vocals
  • Flo – Drums
  • Martin – Guitar
  • Tom – Bass
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foto: Lisa Berg 

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Project Renegade
Questi primi gruppi risultano essere accattivanti grazie anche ad una componente estetica che non passa di certo inosservata. E i greci Project Renegade non sono da meno! Tutti i membri salgono sul palco con indosso l’uniforme mimetica dei militari, sia i musicisti che la cantante. Quest’ultima ha una diversa impostazione scenica rispetto alla prima cantante. In poche parole è un animale da palcoscenico! Si scatena a colpi di headbanging durante tutte le canzoni. Cosa che compensa la poca originalità nel registro vocale, che vira su di un Melodic a dir poco zuccheroso. A differenza però di Elli Berlin, lei intrattiene e coinvolge maggiormente il pubblico invitando ad alzare le mani e a batterle a ritmo delle canzoni. Inoltre, i suoi movimenti selvaggi non fanno subito che trascinare tutti i presenti con scatenati balli! La band mostra fin dalla prima canzone quella spinta che mancava ai Null Positiv. Tutto merito di Ody dietro alle pelli, che sfodera i suoi tecnicismi di batteria senza alcuna fatica. Brani che non passano di certo inosservati sono: “Pressure”, dove compare il basso decisamente corposo di Jay, “One of the Crowd”, altra song dove il basso predomina sui riff aggressivi di chitarra di Nick, facendo anche da contrasto alla voce melodica di Marianna, ed infine “The New Joker”, dove i ritmi si fanno totalmente serrati e colpiscono le orecchie come un maglio. Non mi hanno colpito in particolare questi Project Renegade. Infatti, la struttura dei brani ricordavano fin troppo gli ultimi lavori dei Lacuna Coil. Mancanza di personalità compensata con una buona presenza scenica.

Setlist: 

  1. Liber8
  2. Pressure
  3. Natural Born Killer
  4. One of the Crowd
  5. Sylar
  6. The New Joker 

PROJECT RENEGADE lineup: 

  • Marianna – Vocals
  • Ody – Drums
  • Jay – Bass
  • Nick – Guitar
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foto: Lisa Berg 

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Wicked Asylum
La band interamente al femminile conosce molto bene l’Arci Tom di Mantova! L’anno scorso diedero il via alla precedente edizione come band d’apertura. Quest’anno il loro sound è stato arricchito da grandi novità. Infatti, verso il mese di Settembre è stato annunciato a tutti noi che uscirà il loro primo full-lenght! E noi, spettatori inconsapevoli di tutto ciò, abbiamo assistito all’anteprima di quelle che sono le canzoni che andranno sull’album ed altre ancora che non compariranno! All’attivo dal 2015, queste ragazze spolverano dagli annali del Metal cio’ che fece la sua storia. Si percepisce molto nelle loro canzoni la chiara impronta dei Judas Priest, con un accenno anche di Modern Metal delle Crucified Barbara. Novità anche di quest’anno è la comparsa tra le scene della drummer Cioppa, sostituita l’anno precedente da un batterista maschile. Le ragazze mettono subito le carte in tavola con “Soldier”, un brano accattivante dove a far da padrone è la doppia cassa di Cioppa. La voce di Banshee ha una timbrica chiaramente Alternative, i riff Hard di Luna sono allucinanti e veloci, non lasciano fiato per riprendersi da quelli che sono degli assoli decisamente ispirati di Fade. Si passa all’Hard ‘N’ Heavy di “Choke” per poi tornare su sfuriate Heavy ottantiane di “Silent Watchers”. In veste di ospite sale sul palcoscenico il marito della frontwoman, che duetta con lei in quella che è la song più personale della band, ovvero “Thremosy”. Concludono con la ballad “Sun Hill” e la title-track del nuovo album “Out of the Mist”. Hanno percorso molta strada in questi quattro anni di carriera e ne avranno ancora di strada da fare. Ma se non si discostano da questo percorso musicale che hanno intrapreso, avranno la vittoria assicurata!

Setlist: 

  1. Soldier
  2. Choke
  3. Sound of Nothing
  4. Silent Watchers
  5. Breakout
  6. In my Soul
  7. Thremosy
  8. Sun Hill 

WICKED ASYLUM lineup:

  • Cioppa – Drums
  • Fade – Guitar
  • Luna – Guitar
  • Banshee – Vocals
  • Chiara – Bass

 

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foto: Lisa Berg 

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Sinheresy
Quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare! Qui, miei cari lettori, si è passato al livello superiore del concerto. Avevo già assistito in passato ad un esibizione dei friulani Sinheresy. Definiti da tutti come la “punta di diamante del symphonic metal nazionale”, hanno calcato palcoscenico con gruppi di notevole rilievo. Giusto per fare qualche nome: Dream Theater, Anathema, Seventh Wonder, Queensryche e Lacuna Coil (a cui ebbi l’onore di assistere ad una magistrale esibizione) Mi colpirono fin da subito per la loro proposta musicale adottata tra altre band quali i Temperance. Elementi sinfonici con l’aggiunta di inserti elettronici e cinematografici. La colonna sonora portante del metal nostrano.
Questa volta, però, la componente sinfonica rimane molto in disparte, adattando le sonorità con un approccio chitarristico. Con dieci anni di carriera alle spalle, i Sinheresy sono all’attivo con tre album e un EP. Acclamati da una buona fetta di fan, salgono sul palco uno per uno i membri della band su di un intro epico ed orchestrale. Stefano Sain e Cecilia Petrin sfoggiano con disinvoltura il loro canto pulito e melodico. Sain ha una voce prettamente aggressiva, mentre l’aggraziata Petrin assume un cantato cristallino ed etereo. C’è chi dice fra i presenti in sala che vocalmente assomigli alla Scabbia, ma io ho i miei dubbi a tal proposito. Cecilia ha un timbro suo personale. Non attinge allo stile altrui. Ci mette tutta la sua personale esperienza con i Sinheresy quando era agli albori della sua carriera, maturando col tempo la sua timbrica. Stessa cosa vale per Sain, che adatta parzialmente alla band l’elemento gothic voce maschile – voce femminile per creare qualcosa di unico nel suo genere. Punto di forza della band nella serata è il formidabile batterista Gabriele Boz, dotato di un’eccelsa bravura. Dietro alle pelli è un vero dio! È talmente bravo e potente al punto che, sul finire della prima canzone rompe un rullante! Nulla di grave! Giusto il tempo per sostituira che la band prosegue con la sua scaletta. Presentano anche il nuovo singolo, “Out of Connection”, che sarà presente sul nuovo album in uscita il 26 Luglio via Scarlet Records. Questo singolo mostra una certa dominanza degli inserti elettronici sugli altri strumenti musicali. Un elemento che nei tempi odierni molti gruppi hanno adottato al loro sound originario, ma pochi hanno saputo renderlo orecchiabile come hanno i Sinheresy o i Temperance! Altri tre pezzi ancora e la band conclude la sua esibizione letteralmente col botto! Ringraziano i gruppi che hanno suonato prima e quelli che ancora suoneranno, e lasciano il palcoscenico in mano agli alieni!

Setlist: 

  1. Intro
  2. Stardome
  3. My Only Faith
  4. Paint the World
  5. Unspoken Words
  6. Believe
  7. Out of Connection
  8. Temptation Flame
  9. The Gambler
  10. Under your Skin

SINHERESY lineup: 

  • Davide Sportiello – Bass
  • Lorenzo Pasutto – Guitar
  • Cecilia Petrini – Vocal
  • Stefano Sain – Vocal
  • Gabriele Boz – Drums

 

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foto: Lisa Berg 

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Sick N’ Beautiful
Durante il cambio palco, noto con una certa curiosità che dai camerini spuntano dei curiosi personaggi. Ho capito fin da subito che erano i membri della band che doveva suonare, anche perché qualcuno mi aveva già accennato ad inizio serata che si sarebbero vestiti in modo bizzarro. Prima di arrivare all’Arci Tom, avevo fatto un veloce ascolto a random dei loro brani. In studio, purtroppo, non mi hanno convinto appieno. In sede live, invece, è tutto un altro discorso. Non si può proprio definire una metal band, anche perché nel loro sound c’è poco o niente di metal! Percepisci fin da subito un Industrial Rock con l’aggiunta di Electro-Pop ed un pizzico, proprio un pizzico, di Heavy Modern Metal. Una delle colonne portanti della band è la loro coreografia sul palcoscenico, che include laser, scintille prodotte da un flessibile su di una chitarra e libri che bruciano. Teatrali quasi quanto i Deathless Legacy e i Theatres Des Vampires! Sfortunatamente, il sound-check penalizza molto l’esibizione dei ragazzi, che si fanno attendere non poco dal pubblico, ma che alla fin fine ringraziano tutti noi per la pazienza avuta. Tra i musicisti della band spunta anche un nuovo membro, che va a sostituire quello precedente. Un ottimo acquisto, a detta del sottoscritto. Si tratta di Tommy Nemesio, alias Nemes, noto per essere il chitarrista dei Kaledon. Ma torniamo al concerto! Big Daddy Ray, il bassista, presenta la band giocherellando con un frustino che ha in mano. Fin dai primi minuti, si dimostra innanzitutto la bravura di Evey alla batteria. Un Mike Portnoy al femminile venuto da una galassia lontana lontana! Herma, brava e bella, si fa subito sentire. I suoi vocalizzi pop sono tutto un programma! Spuntano persino degli acuti sul ritornello di “Megalomaniacal”. “All wanna go to Heaven”, un brano che mi ha colpito in particolare anche per l’intensa espressività della frontwoman, che sfodera dalle dita dei laser verdi! Nulla di particolare fin qui a confronto di quello che verrà dopo..”Sick to the Bone” è bellissima! Sul ritornello la batteria assume un ritmo sincopato. A quel punto Herma invita tutti a cantare con lei il ritornello. La folla inizia a scaldarsi e si scatena sulle note di “Cryptid”, poi tocca a “Slam!” Ed è qui che viene il bello, miei cari lettori.. Prima di iniziare la canzone, Herma va dietro le quinte e prende con sé una chitarra molto particolare. Inizialmente ho pensato che adesso si metteva a suonare lei. Invece no! Quella chitarra l’ha usata per tutt’altro scopo. Affera fra le sue mani un flessibile, e proprio sul culmine della canzone, passa la lama del flessibile su una lastra metallica della chitarra, producendo delle scintille. Rimasto meravigliato di questo spettacolo così acceso, ho cambiato fin da subito parere su di loro. Sugli ultimi brani, Herma indossa anche un costume da strega che sfodera fra le mani un libro con un occhio verde al centro. In “New Witch 666”, mentre parte l’assolo di Rev C2, il libro prende improvvisamente fuoco al suo interno, spegnendosi istantaneamente quando lo chiude. Il pubblico rimane soddisfatto di questa esibizione ricca di coreografie studiate alla perfezione. Una band poco apprezzabile in studio (almeno così è per i miei gusti), ma fantastica in sede live. Se avrete in futuro l’occasione vi consiglio di andarli a vedere!

Setlist: 

  1. March of the Scolopendra
  2. Megalomaniacal
  3. All wanna go to Heaven
  4. Sick to the Bone
  5. Cryptid
  6. Slam!
  7. Hellawake
  8. Heart December (Gates II)
  9. New Witch 666
  10. Makin’ Angels 

SICK N’ BEAUTIFUL lineup: 

  • Herma – Vocals
  • Rev C2 – Guitar
  • Nemes – Guitar
  • Evey – Drums
  • Big Daddy Ray – Bass

 

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foto: Lisa Berg 
 

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MaYaN
E con gran sorpresa di tutti veniamo a conoscenza che gli Ankor sono stati spostati e suoneranno dopo gli headliner per ragioni a noi sconosciute.. Il pubblico inizia a farsi più numeroso in sala e i presenti aspettano con impazienza l’arrivo degli olandesi MaYaN. C’è molto da dire su questo supergruppo symphonic Death. Master e leader indiscusso della band è il leggendario Mark Jansen, chitarrista e cantante attuale negli Epica ed ex membro negli After Forever. Il suo intento è stato quello di radunare i membri di un certo spessore musicale che si sono fatti un nome all’interno della cerchia del Symphonic. Tra questi nomi abbiamo: Merel Bechtold (Delain, Purest of Pain), Arien Va n Weesenbeek (Epica), Marcela Bovio (Stream of Passion), Laura Macrì, George Oosthoek (Celestial Season, Doghouse Gallows) e Henning Basse (Firewind). Lo scopo principale del gruppo è quello di far scaturire ciò che con gli Epica è stato messo in secondo piano dalla voce di Simone Simons: un Symphonic Death parecchio violento che mescola anche al suo interno un po’ di Black Metal, con lo sporadico utilizzo di voci femminili liriche. Lo show si apre con un intro magistrale ad opera di Jack Driessen. Si parte con “The Rythm of Freedom”, che lascia subito intendere il tipico sound della band. Ritmi serrati e senza pietà, riff frenetiche di chitarre, growl e scream a più non posso alternati alle voci pulite. Questa sera però manca la Laura Macrì, le cui parti liriche le copre la Bovio senza alcun tipo di problema. Il palcoscenico è una continua entrata ed uscita di scena dei cantanti. Jansen però è quasi sempre presente. Quando non canta intrattiente il pubblico e si avvicina a loro. Si dimostra disponibile al contatto con la folla. Lui ha bisogno di loro e loro hanno bisogno di lui. I suoi scream sono acidissimi, alternati assieme ai growl di George Oosthoek. L’unico poco presente sulle scene è Henning Basse dei Firewind, che apparirà più volte quasi alla fine del concerto. Protagonista assoluto è però nel brano “Saints Don’t Die”. Con la sua timbrica calda e suadente ci trascina in un atmosfera sognante..Ma è solo un attimo che subito dopo i ritmi tornano a farsi violenti ed aggressivi. C’è anche l’ultimo singolo rilasciato dalla band che è “The Power Process”. Qui i cantanti lasciano spazio interamente alla Bovio che varia in un istante da voce pulita a soprano. C’è anche un po’ di spazio per rispolverare la carriera di Jansen negli After Forever con “My Pledge of Allegiance”. Il concerto sembra essersi concluso con “Set Me Free”. I musicisti scendono dal palco, ma il pubblico, non ancora pienamente soddisfatto della loro esibizione, li chiama a gran voce. Sale Arien sul palco, che ride e scherza con le persone. Dopodichè, invita i suoi compagni di viaggio a tornare sul palcoscenico. Fanno un bis di due pezzi, “Human Sacrifice”, la più violenta di tutta quanta la scaletta, ed infine “Bite the Bullet”. Applausi a non finire per i MaYaN! E loro ricambiano con un modesto inchino.

Setlist: 

  1. The Rhythm of Freedom
  2. Devil in Disguise
  3. Saints Don’t Die
  4. Rebirth from Despair
  5. Burn Your Witches
  6. The Power Process
  7. My Pledge of Allegiance
  8. The Flaming Rage of God
  9. Set me Free
  10. Human Sacrifice
  11. Bite the Bullet

MAYAN lineup: 

  • Mark Jansen – Scream
  • Marcela Bovio – Vocals, Soprano
  • George Oosthoek – Growls
  • Henning Basse – Vocals
  • Jack Driessen – Keyboards
  • Frank Schiphorst – Guitars
  • Merel Bechtold – Guitars
  • Roel Kaller – Bass
  • Arien Van Weesenbeek – Drums

 

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foto: Lisa Berg 

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Ankor
La notte è giunta, miei cari lettori..Il pubblico inizia ad uscire dal locale. C’è chi si ferma per qualche autografo e qualche foto con Jansen. Notiamo però che la batteria viene smontata e sostituita da un’altra ancora! Equivale a dire che gli Ankor avrebbero suonato dopo i MaYaN. Non siamo stati informati di questo cambio di programma durante il concerto, anzi! Pensavamo che addirittura fossero stati rimossi per via dell’ora tarda che si era fatta, ma non è stato così. Solo i più temerari sono rimasti ad assistere all’esibizione di questi giovani ragazzi spagnoli che dovevano suonare come co-headliner, ma hanno suonato come post-headliner. Per un’ora ininterrotta sono andati avanti nonostante fossero l’una di notte da quando avevano iniziato! Il loro è un Alternative Metal che riprende molto anche il lato Pop-Punk dei Green Day. Il cantato di Jessie Williams non è nulla di particolare rispetto alle signorine delle band precedenti, tirando fuori un poderoso scream. Una scaletta dove i pezzi sono veloci, afferrati e catchy, tra i quali spiccano “Ghosts” e “Shhh…(Ìm Not Gonna Lose It). La stanchezza ha iniziato a farsi sentire ed io ho faticato non poco a seguire questo show, che ha rischiato di addormentare una buona parte di pubblico rimasto grazie anche alle luci sul palco che si spegnevano quando si sono concluse le canzoni.

Setlist: 

  1. Holy Wolf
  2. New Kingdom
  3. Ghosts
  4. ..(Ìm Not Gonna Lose It)
  5. Sail
  6. Nana
  7. Lost Soul
  8. Nebula
  9. Walking Dead
  10. Hill Valley

ANKOR lineup: 

  • David Romeu – Guitars
  • Fito Martinez – Guitars
  • Jessie Williams – Vocals
  • Ra Tache – Drums
  • Julio Lopez – Bass
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foto: Lisa Berg