METALIA! Vol. I – il rock parla italiano

METALIA! VOL. I:
ASHI + OBLIVIO AMNIS + ALMA IRATA
live @ Locanda Atlantide, Roma
– giovedì 24 gennaio 2019 –

 

LIVE REPORT •

 

L’italiano è una delle lingue derivate dal Latino, evoluzione del cosiddetto “Latino Volgare”, le sue origini, quindi, hanno radici ben lontane nei tempi. Nei secoli la nostra beneamata lingua si è sviluppata, ha preso una sua forma ed è diventata l’idioma ufficiale del nostro Paese.
Metalia! è il nuovo format ideato da Expolive Project che si propone di dare “voce” alle band underground nell’ambito metal (e dintorni) con testi in italiano: un tentativo di sfatare il mito che il rock parla solo inglese.
Locanda Atlantide è stata la sede del primo live di questa nuova interessante manifestazione, dando il via ad una serie di appuntamenti già programmati nelle prossime settimane.

Alma Irata
L’apertura è affidata agli Alma Irata, formazione romana non propriamente dedita al metal (direi per nulla), ma più orientata al rock alternativo. Tematiche sociali che con verve e simpatia fanno riflettere: gli Alma Irata puntano il dito (quello medio) contro tutti, nessuno escluso, con delle sonorità immediate e senza fronzoli. Non troverete ricercatezza o tecnica nel loro sound, ma semplicemente voglia di sfogare la propria passione per un genere che si rifà al garage rock. Il tutto, ovviamente, in lingua italiana!

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foto: 
 Stefano Panaro

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Oblivio Amnis
Si cambia registro con l’ingresso sul palco degli Oblivio Amnis, le sonorità si infittiscono, diventano più grevi, e la distorsione prende corpo, dando, finalmente, un vago sapore di metal alla serata.
Gli Oblivio Amnis non sono una band che si può definire metal, nella sua accezione più profonda, ma alcune sfaccettature rimandano a quelle sonorità che a tratti (e molto lontanamente) ricordano il groove metal dei Pantera, con riff pesanti e d’impatto, in una formula che vede miscelare elementi doom, prog e alternative e dove anche la tecnica dà il suo piccolo contributo. E’ indubbio che Alessio Erriu alla chitarra, Lorenzo di Francia alla batteria e Luigi Russo al basso (new entry) mettano le proprie ottime capacità strumentali a servizio della band, creando un muro sonoro di buona fattura, ma che, a mio giudizio, non viene sviluppato a dovere dalla vocalità del loro singer Francesco Fornara, interpretativo, sì, ma a volte monocorde e poco coinvolgente, come invece il sound della band richiederebbe. Questione di gusti, ovviamente, ma è lampante che le parti esclusivamente strumentali raggiungano l’intento della band di condurre lo spettatore nell’oblio, più di quanto lo facciano quelle cantate.

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foto: 
 Stefano Panaro

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Ashi
E andiamo verso la conclusione della serata, è il turno degli Ashi, apprezzato power trio capitolino che spazia dal rock al metal, con spruzzatine di punk e ballads.
Anche in questo caso parlare di metal è abbastanza difficile, forse sarebbe opportuno fare delle piccole lezioni per rendere più edotto il pubblico e, perché no, i musicisti su quale sia la definizione di heavy metal.
Ma tralasciando i discorsi da defender (e io lo sono) direi che gli Ashi meritano gli applausi del pubblico presente per la loro semplicità ed umiltà, proponendo con grande padronanza degli strumenti un sound accattivante ed incisivo, presentato con schiettezza e simpatia, arricchito da piccole coreografie (messe in scena dal loro ex-bassista Emiliano Baccini, che si è ben volentieri prestato al gioco) e che ha coinvolto i presenti.
Al di là dell’uso di piccole basi pre-registrate, i nostri hanno dalla loro un bagaglio tecnico che gli permette di poter esplorare gli infiniti territori dell’universo musicale, grazie all’estro del loro chitarrista-cantante Marco Piceno che mette in mostra le proprie virtù su un fitto tappeto sonoro creato dalla cronometrica sezione ritmica composta da Fabio Mancinelli alla batteria e Gianni Cifani al basso.
Insomma, un trio che ha sviluppato una propria identità e che è l’ennesima dimostrazione che l’underground nasconde delle piccole gemme ancora allo stato grezzo, ma che potrebbero diventare delle vere pietre preziose.

Una serata piacevole, questa del Volume 1 del Metalia! anche se, tematicamente parlando, le proposte musicali non hanno rispecchiato appieno il nome della manifestazione. Vedremo nel prossimo appuntamento se l’orientamento sarà sempre lo stesso o se l’organizzazione, oltre che dare visibilità alla lingua italiana, metta in risalto anche la parte più realmente heavy del nostro Paese.

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foto: 
 Stefano Panaro