METALFORCE FEST 2019 – il report della prima edizione

METALFORCE FEST 2019:
RIOT V + DOMINE + SOUL OF STEEL + WHISPERZ + RED RIOT
live @ Traffic, Roma
– sabato 2 novembre 2019 –

 

LIVE REPORT •

Due anni dopo l’ultima visita nella Capitale, i Riot V vi fanno di nuovo tappa per la loro unica data in Italia del 2019. L’attesa per la serata è cresciuta di giorno in giorno da quando si è sparsa la news che avrebbe preso piede la prima edizione del Metalforce Fest, sotto il vessillo della testata capitolina e la sapiente guida di due delle Agenzie più attive sul nostro territorio: Erocks Production e Apocalypse Extreme Agency.

Con alle spalle 44 anni di attività, 16 album e una nuova giovinezza con gli anni Novanta, proprio quando il nostro amato genere musicale affrontava il suo periodo più buio, i Riot sono la quintessenza della tenacia, sono il costante promemoria non-mollare-mai. Si sono sciolti quando l’HM diventava fenomeno globale (dopo aver contribuito a farcelo diventare grazie a dischi che hanno fatto scuola come “Fire Down Under”), salvo poi riconquistare lo spazio e la visibilità che meritavano pubblicando un album che la quintessenza di questa musica, “Thundersteel”. Hanno affrontato la dipartita del fondatore e guitar hero Mark Reale nel 2012, ma hanno deciso di onore la sua memoria continuando a diffondere il verbo della musica dura. Un’occasione imperdibile per un metallaro, infatti a centinaia hanno risposto alla chiamata e hanno affollato il Traffic Live Club, che ha ospitato l’evento. Insieme ai rockers statunitensi, quattro realtà italiane tra cui i ben noti Domine dei fratelli Paoli e di Adolfo “Morby” Morviducci, i Soul of Steel, i romani Whisperz e i giovanissimi Red Riot.

Red Riot
Il fuoco alle polveri lo danno i campani Red Riot. I giovanotti di Salerno si rivelano dinamite rock n’ roll. Sguaiati e irriverenti quanto ci vuole, duri e quadrati al punto giusto, i RR scagliano sui presenti una manciata di petardi sonori divertenti e “cafoni”, diretti e orecchiabili. Si parte subito con “H.I.P.S.T.E.R.”, primo singolo – con tanto di videoclip – del loro disco d’esordio “Seek! Kill! Burn!”, un mid-tempo energico che pesca dallo sleaze anni Ottanta caricato con quel tanto di rabbia che serve per aumentarne l’impatto. Sul palco i nostri, che dimostrano di aver preso parte delle loro influenze dalla scena hard & heavy 80’s potenziata da una certe dose di modernità, danno visibilmente il massimo dimostrando di tenere bene il palco correndo qua e là, saltando e fomentando il pubblico come in “Who We Are”, dove si fanno accompagnare dagli astanti nello scandire il roboante ritornello. Il frontman Fred Riot si sgola nel microfono alternando acuti e ruvidi passaggi in growl per dare ulteriore enfasi ai brani, ai cori le due asce Max Power e J.J. Riot non lesinano di attingere ai polmoni e sciorinano riff e solos cercando di ottenere il massimo della presenza scenica con genuinità e convinzione. Proprio riff, ritornelli e attitudine sono le carte migliori del mazzo dei RR e se le giocano tutte, risultando divertenti e coinvolgenti. Decisamente un buon inizio per il Metalforce Festival.

Setlist:

  1. I.P.S.T.E.R.
  2. Rise Or Fall
  3. Bang Your Head
  4. Blow Till You Drop
  5. Who We Are

RED RIOT lineup:

  • Fred Riot – Voice
  • Max Power – Guitar
  • J. Riot – Guitar
  • Lexy Riot – Bass
  • ScaR – Drums
{{title}} {{title}}

foto: Stefano Panaro
  –  Arianna Govoni

_____________________________

Whisperz
“To whisper”, dall’inglese, significa sussurrare o bisbigliare. Ma non bisogna lasciarsi trarre in inganno da siffatto monicker, perché la band romana si fa sentire forte e chiara. Attivi dal 2004, con un album in studio, l’omonimo “Whisperz” del 2014 e in attesa di fare uscire la seconda fatica discografica nel 2020, si trovano sotto palco una platea più numerosa e il fattore campo – band di Roma che si esibisce nella Capitale – fa salire la temperatura all’interno del locale. La proposta è completamente diversa rispetto a quella dei Red Riot, si tratta infatti in un heavy metal a tinte molto cupe e introspettive, innervato dalla tensione e dalla fatica di lottare ogni giorno per (soprav)vivere, spinti dalla fiducia di poter cambiare il proprio destino. Un “momento serietà” dopo un inizio festival più caciarone che inietta una durezza più quadrata. A dar la carica ci pensa subito la sostenuta “The Cage”, aperta un riff che sprizza HM da tutti i pori e densa di pathos, trasmessa dalla prestazione vocale del singer Flavio Falsone. Il resto della track-list si mantiene per la maggior parte su tempi medi, dove il buonissimo bagaglio tecnico e l’esperienza del combo capitolino danno vita a una sequenza di canzoni – tra cui “Underdog’s Revenge”, nuova di zecca – nervose e oscure, ma sempre illuminate dalla luce della speranza nel riscatto.

Setlist:

  1. The Cage
  2. Malicious Intent
  3. Underdog’s Revenge (inedita)
  4. Nothing
  5. Bloody Eyes

WHISPERZ lineup:

  • Flavio Falsone – Vocals
  • Massimiliano Maggi – Guitar
  • Leonardo Olasio – Guitar
  • Marco Di Ianni – Bass
  • Enrico Bagnato – Drums
{{title}} {{title}}

foto: Stefano Panaro
  –  Arianna Govoni

_____________________________

Soul Of Steel
Un maggior minutaggio consente alla band pugliese di suonare una scaletta un po’ più consistente con brani leggermente più lunghi. Ai Soul of Steel piace la melodia più passionale possibile e non ne fanno mistero, grazie alle buone doti del vocalist Gianni Valente e all’uso importante ed efficace della tastiere che consentono di far sposare ariosità e sentimento con un la pesantezza dell’heavy metal. Dopo la suggestiva intro “Dracarys”, i SoS ci trascinano in viaggio sospeso tra atmosfere sognanti come in “Sailing To My Fate” e “Journey To Infinity” e l’asprezza luccicante dell’acciaio a tinte power metal di “Blessing In Disguise” e “A Margin Of Life”. Unica pecca, ma qui si tratta di un appunto esclusivamente personale, ho trovato che la resa dei brani in sede live li rendeva più omogenei e meno vari rispetto alle versione da studio. Ciò non toglie che viene riconosciuta al quintetto di Martina Franca la capacità di scrivere buone canzoni e di sapere tenere buoni show dal vivo.

Setlist:

  1. Dracarys (intro)
  2. Oblivion
  3. Brothers In Arms
  4. Sailing To My Fate
  5. Journey To Infinity
  6. Blessing In Disguise
  7. A Margin Of Life

SOUL OF STEEL lineup:

  • Gianni Valente – Vocals
  • Lorenzo Chiafele – Drums
  • Salvatore Destratis – Guitars
  • Nicolas Coppola – Guitars
  • Alessandro Saracino – Bass
{{title}} {{title}}

foto: Stefano Panaro
  –  Arianna Govoni

_____________________________

Domine
Prima che l’headliner salga sul palco, è il turno di uno dei pezzi da novanta dell’heavy metal italiano. Come si può notare dalla massiccia affluenza al momento della loro esibizione (il Traffic si riempie quasi per i tre quarti, i Domine – che non pure non pubblicano materiale inedito dal lontano 2007 – riscuotono ancora un successo e un seguito che ha pochi paragoni tra i connazionali. E’ il frutto di una militanza lunga e tenace, sempre fiera all’insegna della musica più pura e scevra da contaminazioni che non siano in grado di ampliare ancora di più la forza d’urto. Come l’eroe di tante loro canzoni, Elric di Melniboné, i Domine dal 1983 lottano contro tutto e tutti, ma soprattutto il tempo sempre meno felice per l’HM e per il mercato discografico che lo ha relegato nei bassifondi – sempre coerenti e coraggiosi con le loro chitarre in pugno e la determinazione negli occhi. Quella che ti spinge a trasformare una passione, un sogno, un gioco, nella tua vita. Purtroppo nei vari cambi palco si è accumulato un certo ritardo, così i Domine sono costretti ad accorciare la scaletta tagliando due brani, ma l’accoglienza che ricevono è calorosa ed entusiasta fin dalla salita sulle assi del palcoscenico. Dopo il minuto di introduzione “Anthem”, una poderosa “Thunderstorm” si abbatte sull’affollato Traffic esaltando tutti i metallari presenti che si lasciano trascinare felici e contenti dalla band. Riff melodici e veloci si susseguono senza tregua, alternandosi a momenti più lenti e solenni trasmettendo in pieno in senso di epicità e di dramma che permea la saga dell’imperatore albino e della sua spada Tempestosa. L’ambientazione fantasy delle canzoni dei Domine, declamate da un Morby in splendida forma nel raggiungere acuti importanti colorandoli con la giusta espressività, ha lasciato negli anni ai nostri la libertà di far andare a briglia sciolta la propria fantasia e la propria ortodossa ispirazione metallica, disegnando fendenti chitarristici nell’area farciti fino allo stremo dall’eroismo della battaglia. Il picco dell’esibizione di questi toscani che non danno il minimo segno di ruggine sono gli ultimi due brani, “The Ride of the Valkyries” dove il chitarrista Enrico Paoli si lancia in uno strepitoso arrangiamento in chiave metallica della “Cavalcata delle Valchirie” di Richard Wagner, spargendo fomento in ogni dove, e la conclusiva “Defenders”. Un autentico missile terra-aria power metal che infrange i limiti di velocità e insieme il muro del suono, un rito per officiare la formula della propria fede nell’heavy metal. Uno show davvero impressionante, tanto di cappello ai Domine.

Setlist:

  1. Anthem
  2. Thunderstorm
  3. The Hurricane Master
  4. The Aquilonia Suite
  5. The Ship Of The Lost Souls
  6. The Battle For The Great Silver Sword
  7. Dragonlord (The Grand Master of the Mightiest Beasts)
  8. The Ride of the Valkyries
  9. Defenders

DOMINE lineup:

  • Morby – Vocals
  • Riccardo Paoli – Bass
  • Enrico Paoli – Guitar
  • Riccardo Iacono – Keyboards
  • Stefano Bonini – Drums
{{title}} {{title}}

foto: Stefano Panaro
  –  Arianna Govoni

_____________________________

Riot V
Nonostante la lunga attesa e il cospicuo ritardo accumulato, il desiderio di assistere allo show dei Riot non è affatto scemato, anzi… l’intensità dell’esaltazione che muovono i cinque di NY è di quelle riservate a chi è davvero grande, a chi ha lasciato un segno profondo nel cuore degli appassionati e degli ascoltatori. La loro setlist è bella “cicciotta”, anche non c’è traccia di nemmeno mezzo brano di quelli presenti sui due dischi registrati col biondo Rhett Forrester , ovvero “Restless Breed” (1982) e “Born in America” (1983). La formazione è quella conosciuta e consolidata negli ultimi anni: alla voce Todd Michael Hall – fisico da statua greca, occhio azzurro, viso pulito da bravo ragazzo, muscoli gonfi, un’ugola adamantina e polmoni con riserve infinite – nella band dal 2013; il nuovo innesto alla sei corde Nick Lee (in line-up dal 2014); i veterani Mike Flyntz alla chitarra, Don Van Stavern al basso (e alla bottiglia di tequila) e il batterista Frank Gilchriest, uno che ha nel curriculum musicae dischi come “The Age of Consent” e “The Marriage of Heaven & Hell – Part Two” nei Virgin Steele. I Riot del Duemila – Riot V, la quinta incarnazione della band – sono una macchina da guerra inarrestabile, dove la potenza muscolare e l’indomita volontà si cingono in una stretta che al tempo stesso una prova di forza e un abbraccio da cui non ci si libera. Personalmente, da diversi anni non provavo emozioni così totali come durante una loro canzone, “Johnny’s Back”, e dev’essere stato così per molti visto con quel grado di partecipazione l’intero Traffic ha risposto alla tellurica esibizione del quintetto, che non ha avuto remore a farci sfiorare la sordità nella sua irrefrenabile dimostrazione di forza musicale. Tutti i brani, dai più recenti dell’ultima release “Armor of Light” alle chicche come “49er” dal secondo disco “Narita” del 1979 (con una delle cover più brutte di sempre, battuta solo da quella di “Rock City” di due anni prima) mandano fuori di testa i metalheads che cantano e alzano le braccia al cielo. Il muro sonoro eretto dai Riot è stato incredibile, sia nei pezzi più spinti “Storming The Gates of Hell” sia in quelli più quadrati come “On Your Knees”, ma a lasciare veramente di stucco è stato il buon Todd Michael Hall. Una pulizia straordinaria nell’esecuzione, una rara capacità di tenere le note alte e un’abilità nel calarsi in linee vocali diverse dalla sua risultando pressoché uguale all’originale. Quando sono state suonate “49er”, “Altar Of The King”, “Warrior”, “Sword & Tequila”, sembrava si fosse veramente materializzato sul palco il cantante che ha lasciato quelle incisioni nella storia, Guy Speranza. L’esibizione dei Riot è stato un vero delirio, il momento più folle di un rituale dove la musica ha preso forma e ha parlato ai cuori e ai corpi di chi c’era, che ha tocca l’apice generale con le due tracce conclusive, “Warrior” e “Thundersteel”. C’è mancato poco venisse giù il locale. Grazie Riot, ci avete esaltato come pochi hanno saputo fare… e adesso il party continua, una tequila grazie!

Un ringraziamento speciale va al numeroso pubblico che ha invaso il Traffic di Roma, a dimostrazione che la scena metal è ancora forte e combattiva!

Setlist:

  1. Victory / Armor Of Light
  2. Flight Of The Warrior
  3. Bring The Hammer Down
  4. On Your Knees
  5. Metal Soldiers
  6. Fall From The Sky
  7. 49er
  8. Destiny
  9. Johnny’s Back
  10. Storming The Gates Of Hell
  11. Bloodstreets
  12. Take Me Back
  13. Altar Of The King
  14. Angel’s Thunder, Devil’s Reign
  15. Magic Maker
  16. Heart Of A Lion
  17. Swords And Tequila
  18. Warrior
  19. Thundersteel

RIOT V lineup:

  • Don Van Stavern – Bass
  • Mike Flyntz – Guitars
  • Todd Michael Hall – Vocals
  • Frank Gilchriest – Drums
  • Nick Lee – Guitars
{{title}} {{title}}

foto: Stefano Panaro