MegaRay & Gamma Deth: alleanza metal all’Estragon

MEGADETH + GAMMA RAY
live @ Estragon, Bologna
– venerdì 3 giugno 2016 – 

 

LIVE REPORT •

Stasera all’Estragon saliranno sul palco due band capitanate da dei “ragazzi” che hanno qualche somiglianza: entrambi sono frontman-cantante-chitarrista della propria band, entrambi hanno messo le radici di un genere musicale derivante dell’heavy metal classico, entrambi poi hanno dovuto proseguire la loro corsa verso la gloria facendosi un altro gruppo. Sì, ci sono delle similarità tra Kai Hansen e Dave Mustaine, i due leader delle rispettive band che oggi daranno molta musica in pasto ai fan accorsi a Bologna!

Gamma Ray
Co-headliner Gamma Ray e Megadeth, spetta ai tedeschi aprire i giochi con una formazione che presente una novità rispetto al classico four-piece, perché il buon vecchio Hansen non può più reggere un intero concerto a cantare e al suo fianco c’è il nuovo innesto Frank Beck, con cui dividerà le parti vocali. Il pubblico va subito in visibilio quando il gruppo appare on stage e subito fuoco alle polveri perché ecco l’inizio col botto, “Heaven Can Wait” manda in visibilio la platea e pure il sottoscritto, che non conosce quasi per nulla la discografia dei GR e non è propriamente un fan del power anni ’90, non rimane indifferente mentre l’intero Estragon esplode ad ogni ritornello del brano cantato a squarciagola da tutti quanti; segue “Fight” che dimostra quando le capacità compositive di Kai siano sempre state di livello, e dopo questa…tocca fare un tuffo nel passato, alla fine degli ’80, quando gli  Helloween erano uno dei gruppi più in voga del periodo in Europa e tirarono fuori una “hit” tremendamente catchy e irresistibile…sì cari lettori e lettrici, terzo brano della loro esibizione è stato “I Want Out” a cui mi sono unito saltando e strillando come un ossesso. Ma a metà del brano cambia qualcosa, perché si sentono suoni un po’ strani…questi tedesconi stanno suonando del reggae e la cosa sul momento lascia un po’ basito il pubblico che però non si tira indietro e si unisce ai cori di Kai e del co-cantante Beck, poi tutto torna nella norma e “I WANT OUT! I want to do things on my own!” avviando la canzone verso la fine più acconcia; si torna sui binari Gamma  Ray e Kai tira fuori i suoi brani zeppi di teorie complottiste e inviti a ribellarsi contro il New World Order, perché echeggia nella sala “Illuminati! You’ve come to take control! You can take my heartbeat but can’t break my soul! We all shall be free!” e cose del genere, prima che parta a tutta forza “Dethrone Tyranny”, con cascate di riffs e doppia cassa senza tregua; rallenta la velocità e viene consegnato al pubblico un brano dal tiro più rockeggiante dal solito ritornello arioso e armonico, “Master Of Confusion”; un’apertura quieta e classicheggiante ci conduce a “Rebellion In Dreamland”, uno dei pezzi più conosciuti e belli dei Gamma Ray, colmo di sentimento e trasmettitore di una carica non indifferente che l’audience assorbe tutte e restituisce partecipando assai intensamente ai cori; di nuovo power tedesco anni ’90 a manetta con “Man On A Mission”, chitarre melodicissime e veloci, batteria percossa senza pietà e voci che si alzano fino ad alte vette, “dove le aquile volano libere” e un ritornello davvero accattivante! Pezzo conclusivo è “Send Me A Sign” che persino io conosco ed è stato un bel modo per chiudere la scaletta. Come scritto in precedenza, non mi sono mai filato i Gamma Ray e invece ho trovato la loro esibizione niente male!
Uniche note negative del loro show sono state: una parte del pubblico era composto da ragazzini e adolescenti che s’è messa a pogare sotto palco manco fosse all’Obscene Extreme in Repubblica Ceca, ma come vi viene di pogare mentre suona una band power metal ragazzi miei? Alzate il pugno e cantate a squarciagola piuttosto, il mosh non c’entra. L’altra nota negativa è stata che la band ha suonato appena 40 minuti, però ci hanno messo molta intensità nello performance gli va riconosciuto. Bravo Kai, bravi tutti.

Setlist:

  1. Heaven Can Wait
  2. Fight
  3. I Want Out (Reggae Jam) (Helloween cover)
  4. Induction / Dethrone Tyranny
  5. Master Of Confusion
  6. Rebellion In Dreamland
  7. Man On A Mission
  8. Send Me A Sign

GAMMA RAY lineup:

  • Kai Hansen – Guitars, Vocals
  • Frank Beck – Vocals
  • Henjo Richter – Guitars
  • Dirk Schlächter – Bass
  • Michael Ehré – Drums
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foto: Marco Epi

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Megadeth
Dopo un paio di album non brillanti, “Thirteen” e “Super Collider”, l’ultimo “Dystopia” è un po’ il simbolo della rinascita dei Megadeth: MegaDave ha ritrovato il guizzo creativo che sembrava perso, ha trovato in Kiko Loureiro un’ascia affidabile al suo fianco e in Chris Adler, assente in questa parte del tour per via di impegni dei Lamb Of God, un batterista che ha portato un tasso di tecnica e potenza che latitava da parecchi anni…Dave “Jr.”  Ellefson, beh, è sempre una garanzia da 30 anni a questa parte.
La band californiana sale sul palco quindi con questa formazione: MegaDave voce e chitarra, Kiko chitarra e cori, Dave Ellefson basso e cori, Dik Verbeuren alla batteria.
L’Estragon ora è strapieno, la temperatura del pubblico è decisamente salita e i ‘Death attaccano subito dimostrando che vogliono fare sul serio, che vogliono fare male: il riff di “Hangar 18” scatena l’entusiasmo dell’audience, la mia un po’ meno perché stretto in mezzo alla folla non ho potuto fare da subito il diavolo a quattro. Salta subito all’oc…all’orecchio quando siano potenti i volumi della band, questo non può farci piacere! Play it loud! I brani del nuovo album nella dimensione live acquistano più potenza e piacevolezza, come dimostra l’esecuzione fragorosa della quadrata “The Threat Is Real”, primo estratto della recente uscita discografica; zan-zan-zan…”Wake Up Dead” ci colpisce tra capo e collo senza pietà, in un crescendo di intensità e cattiveria che s’inserisce dentro di noi ci fa perdere il controllo. Devo dire che la voce di Mustaine non mi sembra pessima questa sera, anzi ho molto apprezzato la sua performance vocale. Nei cori il pubblico si sgola senza risparmiarsi per poi ammirare estasiato e gasato le “sfide” tra i due chitarristi nelle rispettive parti soliste, Loureiro si dimostra un esecutore p-a-z-z-e-s-c-o. Il pezzo che segue è di due anni più giovane di “Wake…”, ed è un brano dal particolare valore emotivo per via del testo, e dal fenomenale climax ascendente, con un inizio pacato e sofferto che mano a mano sfocia nel thrash veloce e tecnico, “In My Darkest Hour” ladies & gentlemen! Un’ottima esecuzione di un ottimo brano, grazie MegaDave per averci regalato questa chicca, soprattutto ad uno che preferisce i ‘Deth 1985-1990 al resto.
Anche “Post American World” acquista molto dal vivo, e devo ammettere che la linea vocale, che pure trovo eccessivamente melodica, “acchiappa” e fa canticchiare pure chi non sa nemmeno una parola del testo, e di nuovo si resta a bocca aperta ad assistere allo sfogo con la sei corde di quei due funamboli sul palco. Note di basso…sarà già arrivato il momento di “Peace Sells”? No, non è possibile…, ma… è “Dawn Patrol”! L’immenso Dave Ellefson coadiuvato dal drummer Verbeuren ci conduce verso “Poison  Was The Cure” che tutti insieme suonano con una violenza spropositata e annichilente, che quasi non ti aspetti dai Megadeth del 2016! E mi trovo fare air guitar ed headbanging come un ossesso senza quasi rendermene conto! Che pezza ragazzi! “Purtroppo” dopo questa fucilata i nostri californiano propongono brani  estrapolati dai dischi successivi a “Rust In Peace”, ovvero tutte le canzoni per cui non stravedo affatto, ma tant’è, mi godo l’esibizione di “Poisonous Shadows”, “She Wolf” alla fine della quale Mustaine farà un mezzo discorso riguardo la lupa che allatta Romolo e Remo, “Sweating Bullets” che in effetti il suo livello di coinvolgimento, poi “Trust”, “A Tout Le Monde”, la title-track “Dystopia” che, come gli altri brani di questo disco, dal vivo merita anche di più (e sullo sfondo, su degli schermi, scorrono le scene del video-cartoon) e “Symphony of Destruction” che ci porta di un ventennio indietro, più o meno. Peccato per “Fatal Illusion” e “Tornado”, previste in scaletta, ma estromesse in corso d’opera.
E poi, di nuovo giri di basso, il fottuto momento è arrivato, il brano di 30 anni fa sta per farci cantare saltare scapocciare andare fuori di testa senza controllo! “Peace Sells” è davvero uno dei migliori pezzi dell’intera musica metal dal vivo, fantastico! Ora arriva il momento commovente… si è da poco spento Nick Menza e Dave chiede un minuto di silenzio da dedicare alla memoria del suo ex collega. Un momento di raccoglimento e di cordoglio purtroppo rovinato da qualche cretino che fa dei cori e urla, noi italiano sappiamo sempre delle figura di merda, siamo davvero un pubblico pessimo sotto ‘sto punto di vista, allo stadio, ad un concerto…ovunque. Poi la band ci “ricorda” Nick con uno dei pezzi che lo ha reso famoso: le rullate di “Holy Wars” c’investono con la furia di un uragano e “Brother will kill brother spill the blood across the land Killing for religions something I don’t understand…HOLY WAAARS”! E con questo ci avviamo alla conclusione. Ci avviamo alla macchina. Ci avviamo alla volta di Roma. Grazie Kai, grazie MegaDave. Nick, non ti dimenticheremo mai.

Setlist:

  1. Hangar 18
  2. The Threat Is Real
  3. Wake Up Dead
  4. In My Darkest Hour
  5. Post American World
  6. Dawn Patrol
  7. Poison Was The Cure
  8. Poisonous Shadows
  9. She-Wolf
  10. Sweating Bullets
  11. Trust
  12. A Tout Le Monde
  13. Dystopia
  14. Symphony of Destruction
  15. Peace Sells
  16. Holy Wars… The Punishment Due

MEGADETH lineup:

  • Dave Mustaine – Guitars, Vocals
  • Kiko Loureiro – Guitars
  • David Ellefson – Bass
  • Dirk Verbeuren – Drums
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foto: Marco Epi