Marco Mendoza – rock, funk & blues al Jailbreak

MARCO MENDOZA + ZERODIVA + FOREVERMORE
live @ Jailbreak, Roma
– venerdì 15 aprile 2016 – 

 

LIVE REPORT •

Torna nella capitale, e precisamente al Jailbreak, l’eclettico bassista Marco Mendoza, fantasioso musicista dai mille volti e dalle innumerevoli collaborazioni, infatti nel suo curriculum può vantare trascorsi con Whitesnake, Thin Lizzy, Ted Nugent e tanti altri, fino ai The Dead Daisies, sua attuale band, con la quale sta preparando un nuovo album ed un conseguente tour promozionale che, come lui stesso ci ha più volte ripetuto nel corso del concerto, toccherà prossimamente anche l’Italia. Un appuntamento, quindi, in compagnia di un artista di notevole spessore e caratura internazionale, per una serata di qualità, come sempre ben curata dalla direzione artistica del Jailbreak, alla quale un appassionato della buona musica non sarebbe dovuto mancare.

Forevermore
La concomitanza con altri eventi, purtroppo, non richiama moltissimo pubblico (anche se nel prosieguo della serata la situazione andrà man mano migliorando), ci saranno infatti solo una cinquantina di persone quando prendono possesso del palco i Forevermore, tribute band romana dei Whitesnake. E qui si affronta l’annoso discorso delle cover band.
Non sono un sostenitore dei cosiddetti “tributi”, non ne capisco il senso, soprattutto quando gli “originali” sono ancora on the road. Come giustamente ha affermato Hena Habegger (batterista dei Gotthard), durante un’intervista che gli feci tempo fa, vista nell’ottica della sola voglia di suonare tra amici e come appassionati, la tribute band ci può stare, ma se intendi farlo come lavoro, sicuramente la cosa non appaga e puoi dimostrare il tuo valore solo facendo pezzi propri e non quelli degli altri. Un pensiero che condivido, anche perché, personalmente, preferisco casomai farmi chilometri di strada per andare a vedere, che so, i veri Iron Maiden piuttosto che un surrogato, o al limite starmene comodamente a casa ed ascoltare un loro album. In questo discorso rientrano anche i nostri Forevermore, che, senza dubbio, eseguono molto bene il loro lavoro di “copisti”, anche se a voler essere pignoli se la cavano meglio più quando affrontano brani dell’era Marsden/Moody (vedi “Ready An’ Willing”), che piuttosto quelli più “virtuosi” dei vari Steve Vai o John Sykes… ma lì, ovviamente, è questione di tecnica e quella è inimitabile!
Ad ogni modo fa sempre piacere riascoltare brani di una band che ha fatto la storia del rock ed ogni componente ha ben svolto il proprio ruolo, forse anche troppo, tant’è che lo stesso cantante Carlo Catelli si è così immedesimato nella parte che, come l’attuale Coverdale in alcuni live degli ultimi anni, mi ha lasciato un po’ perplesso su certe interpretazioni.
Ma va bene così, in fondo non sono i veri Whitesnake e gli applausi che il pubblico gli ha tributato se li sono meritati lo stesso.

Setlist:

  1. Gimme All Your Love Tonight
  2. Slide It In
  3. Judgement Day
  4. Is This Love
  5. Ready An’ Willing
  6. Here I Go Again
  7. Still Of The Night

FOREVERMORE lineup:

  • Carlo Catelli – Vocals
  • Filippo Murgia – Guitars
  • Federico Murgia – Guitar
  • Paolo Castellani – Keyboards
  • Leo Cuomo – Bass
  • Guido Cascone – Drums
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foto  Ilaria Degl’Innocenti, per gentile concessione del Jailbreak Live Club

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Zerodiva
Il falso d’autore non sarà mai come l’originale ed ecco allora che arrivano gli Zerodiva che propongono invece brani propri per dimostrare le loro qualità. Premetto subito che la band non rientra assolutamente nei canoni di quella che io considero musica, il resto, come diceva Califano, è noia e, non me ne vogliano, ovviamente non comprerei mai un loro disco. Eppure il trio capitolino ha portato una bella ventata di freschezza al Jailbreak. Certo, un sound che accetta spudoratamente tutti i compromessi, spaziando dal rock, al pop, attraverso l’elettronica e l’alternative, e tutte le contaminazioni possibili ed immaginabili, insomma, come dire: vogliamo sfondare! E i tre sicuramente hanno tutte le carte in regola per poterlo fare.
Sì, perché hanno grinta, voglia, e belle idee. Intendiamoci, con questo non voglio dire che facciano cambiare i miei gusti musicali, ma non ho nessun problema ad ammettere che sanno il fatto loro ed hanno pezzi ben costruiti: il cantato in italiano, le sonorità moderne che tanto piacciono alle nuove generazioni e, soprattutto, il saper suonare bene, da veri musicisti (il che non guasta mai), contribuisce a creare la loro formula strategicamente vincente.
Deve averla pensata così anche l’ospite principale della serata, Marco Mendoza, che dal backstage ha seguito tutta la loro performance, soprattutto quella vocale di Aleks Ferrara, già conosciuto nell’ambiente romano come bassista nei Pavic.
Interessanti alcuni brani come “Beata Solitudo”, ma anche la loro rielaborazione di un classico degli Stones come “Paint It Black”, qui riproposta nella versione italiana di Caterina Caselli “Tutto Nero”, oppure “Creatività E Schizofreniza”,  titolo che riassume alla perfezione la loro musica e che dà anche il nome al loro album che contiene le canzoni presenti in scaletta questa sera.
Che dire? Nel panorama musicale odierno, già di per sé inflazionato da sedicenti artisti che seguono le mode alla ricerca del facile e rapido successo, non sono molte le band che possono veramente emergere e i Zerodiva meritano senz’altro un chance per raggiungere i loro obbiettivi, viste le indubbie qualità di cui sono dotati e il giusto piglio con il quale affrontano il palco. Sicuramente non sarò mai un loro fan, ma, anche se sono un “defender”  li sponsorizzo volentieri. Convincenti.

Setist:

  1. Intro
  2. Speculazioni
  3. Follogica
  4. Beata Solitudo
  5. Mai Dire Mai
  6. Creatività E Schizofrenia
  7. Tutto Nero (Rolling Stones / Caterina Caselli cover)
  8. Underground

ZERODIVA lineup:

  • Aleks Ferrara – Vocals Bass
  • Valerio “Bull” Bulzoni – Guitars
  • Mark MadHoney – Drums
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foto  Ilaria Degl’Innocenti, per gentile concessione del Jailbreak Live Club

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Marco Mendoza
Se fino ad ora si era rimasti comodamente seduti ai tavoli ad assistere alle due esibizioni precedenti, con l’arrivo di Marco Mendoza la musica cambia (in ogni senso) e quindi tutti in piedi, sotto il palco, pronti ad applaudire l’istrionico musicista.
Carisma, classe e padronanza assoluta degli strumenti: tutto questo è Marco Mendoza. Sì, avete letto bene, strumenti al plurale, perché Marco, oltre ad essere un valente bassista è dotato di una duttilità vocale straordinaria, tale da poterla usare proprio come fosse uno strumento. E ce ne dà subito una prova con l’iniziale “Let The Sun Shine”, brano “solare” che rende subito brillante l’atmosfera e fa mettere in movimento tutto il pubblico.
E’ ovvio che un musicista di tale livello si accompagni sempre da artisti suoi pari, quindi ecco che troviamo alla batteria un “possente” Pino Liberti e alla chitarra un equilibrista della sei corde come Fabio Cerrone, che sulla successiva “Hey Baby”, gioca a fare Ted Nugent, autore del brano, e ci riesce con grande naturalezza.
Mendoza si lascia andare spesso in improvvisazioni e modulazioni canore che arricchiscono ogni brano, aiutato ora dal ritmo tenuto con gli schiocchi della dita dall’intera audience, ora dai cori di tutto un pubblico entusiasta, in un botta e risposta fatto di vocalizzi e  fraseggi.
Il musicista statunitense interagisce spesso col pubblico, ci parla, lo emoziona con pezzi come “God Bless The Child”, intenso blues dedicato a Bowie e Lemmy, durante il quale Marco, da solo e senza microfono, diventa protagonista assoluto della scena, ma sa anche dare una carica di energia con la celebre “I Got You (I Feel Good), cavallo di battaglia del re della muscia funk James Brown, che il trio sul palco fa sua rendendola più rock, con un Pino Liberti prontissimo a “giocherellare” come un acrobata sui suoi tamburi e dare così il ritmo ad un ispirato Fabio Cerrone che può variare sul tema a suo piacimento.
Il bis finale è affidato a “Higher Ground”, brano di un altro pezzo da novanta della soul music, Stevie Wonder, sul quale il bassista invita sul palco a cantare con lui il suo omologo Aleks Ferrara dei Zerodiva, per coinvolgere poi tutta l’audience in un finale in crescendo a più voci, rendendo omaggio anche ad una storica band come i Thin Lizzy con un lungo accenno alla loro “Chinatown”.
Tutti poi a salutare e stringere la mano a Marco Mendoza, per ringraziarlo di una prestazione che probabilmente avrebbe meritato più partecipazione di pubblico, ma che sicuramente ha lasciato soddisfatti chi era qui invece ad applaudirlo.

Setlist:

  1. Let The Sun Shine
  2. Hey Baby (Ted Nugent cover)
  3. Hole In My Pocket (Neil Schon cover)
  4. Look Out For The Boys
  5. God Bless The Child (Billie Holiday cover)
  6. Still In Me
  7. I Got You (I Feel Good) (James Brown cover)
  8. Higher Ground (Steve Wonder cover) / Chinatown (Thin Lizzy cover)

MARCO MENDOZA BAND lineup:

  • Marco Mendoza – Vocals, Bass
  • Fabio Cerrone – Guitars
  • Pino Liberti – Drums
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foto  Ilaria Degl’Innocenti, per gentile concessione del Jailbreak Live Club