LUPPOLO IN ROCK 2019 – report del DAY 3

LUPPOLO IN ROCK 2019 – Day 3:
METAL CHURCH + ARMORED SAINT + FLOTSAM AND JETSAM
+ SUICIDE SOLUTION + NECROFILIA
– venerdì 12 luglio 2019 –

 

LIVE REPORT •

Luppolo in Rock prosegue la sua lunga cavalcata e nella terza giornata propone un tris d’assi vincente: Metal Church, Armored Saint e Flotsam And Jetsam. Questo è sicuramente l’appuntamento più atteso dai metalhead italiani: non capita spesso di poter assistere ad un concentrato così forte di old school. In apertura due band nostrane, Necrofilia e Suicide Solution, tanto per dare anche un po’ di sapore nostrano alla kermesse.
Al Parco delle Ex-Colonie Padane il sole brucia e il metallo si fa rovente!

Necrofilia
Arriva da San Marino la band che ha l’onore e l’onere di aprire la giornata. Di fronte (purtroppo) a pochi spettatori, i 4 ragazzi propongono il loro thrash/groove metal intriso di quella forte dose di death che rende il tutto molto d’impatto. Fa spicco sicuramente, nel loro sound, il solismo di Luca Urbinati, sempre sul pezzo con i suoi raid chitarristici. Più immediato e meno avvezzo ai virtuosismi, invece, il vocalist Francesco Zazzi, che ringhia forte, anche se a tratti denota qualche incertezza. Ma ci può stare: tra caldo, emozione e ansia da prestazione non sempre si può essere concentrati al massimo.
Tutto sommato una performance onesta e genuina, molto rabbiosa, che ha scaldato (come se ce ne fosse bisogno) l’ambiente, facendo scattare i primi applausi di questo pomeriggio.

Setlist:

  1. Till Die
  2. Path
  3. Down Follow
  4. Welcome To The Show
  5. The End
  6. Necrofilia
  7. Rock’n’Roll
  8. Rhelligion

NECROFILIA lineup:

  • Francesco Zazzi – Vocals, Guitars
  • Daniele Zafferani – Bass
  • Luca Urbinati – Guitars
  • Claudio Sensoli – Drums
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foto: Martina Merighi

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Suicide Solution
Va notata la precisione con cui si effettuano i cambi palco: la complessa macchina organizzativa messa in piedi dal Luppolo In Rock funziona alla perfezione. E così arriva, come previsto dal running order, il turno dei Suicide Solution, storico gruppo di Cremona, con un nutrito gruppo di fan al seguito.
Brani di denuncia sociale, testi spigolosi, grande forza d’animo: questi sono i Suicide Solution. Che il successo non li abbia sfiorati, poco importa, il loro credo nel metal non è mai mancato e anche oggi lo hanno dimostrato. Compatti e decisi, affrontano il palco del Luppolo con grinta, dimostrando che, anche se il tempo passa, lo spirito rimane quello: inattaccabile alle modernità.
Puro thrash che raccoglie gli applausi di un pubblico che li sostiene per tutto il loro set e canta insieme a Cippe ogni pezzo.
Riff graffianti e drumming incalzante: Fede, Cippe, Aralt e Bianca (rude guerriero del metal nonostante il nome) danno una sferzata di energia a questo festival. Avercene di band così nell’underground italiano!
Quel che dispiace è che avrebbero meritato un’attenzione maggiore, di certo l’orario non li ha aiutati. In ogni caso hanno dimostrato che il buon vecchio sangue metallaro italiano non mente: i Suicide Solution hanno colpito nel segno! E hanno anche mirato dritto!

Setist:

  1. Fucking Life
  2. Suicide
  3. The Wait
  4. The Gate
  5. Dance Of Demon
  6. Nuclear Peace

SUICIDE SOLUTION lineup:

  • Aralt – Drums
  • Fede – Guitar
  • Cippe – Guitar & Vocals
  • Bianca – Bass
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foto: Martina Merighi

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Flotsam and Jetsam
Ed ora siamo al giro di boa: ci aspetta il trio delle meraviglie! Quando mai vi è capitato di vedere tre pezzi da novanta tutti insieme? Un tuffo nel passato fa sempre bene, soprattutto per chi, come me, ha una certa età e ama rivivere certe sensazioni. Il metal mantiene giovani e quest’oggi ne abbiamo avuto la conferma: al diavolo i dati anagrafici, l’ondata old school che sta per investire la location spazzerà via tutto e tutti e non farà prigionieri!
Flotsam And Jetsam salgono sul palco quando ancora il sole è alto e sono pronti ad infuocare ancor di più la giornata!
Eric Knutson suona la carica e “Prisoner Of Time” ci travolge in tutta la sua potenza. Una raffica di thrash metal ci scuote senza pietà alcuna: “Desecretor” e “Iron Maiden” colpiscono duro con i riff penetranti con cui Steve Conley e Michael Gilbert continuano a trapanare le nostre orecchie.
L’incalzante drumming dell’immenso Ken Mary dietro le pelli, detta il ritmo del nostro irrefrenabile headbanging su “Demolition Man” e quando poi Eric ci incita a cantare con lui, non ce lo facciamo ripetere due volte: i cori sul ritornello di “I Live You Die” risuonano forti in tutta Cremona!
E’ l’apoteosi!
I Flotsam And Jetsam non mollano l’osso, anzi attaccano ancor più forte e premono sull’acceleratore lanciando il loro assalto finale prima con “She Took The Axe”, un autentico colpo d’ascia tra capo e collo. E poi non ci sono più freni: “No Place For Disgrace” scatena il pandemonio tra il pubblico e non ce n’è più per nessuno!
Nel giro di pochi mesi Flotsam And Jetsam hanno più volte fatto visita al Bel Paese e lo hanno messo a ferro e fuoco. Con loro sul palco non c’è spazio a compromessi: thrash ‘till death!

Setlist:

  1. Prisoner Of Time
  2. Desecrator
  3. Iron Maiden
  4. Hammerhead
  5. Demolition Man
  6. Suffer The Masses
  7. Dreams Of Death
  8. I Live You Die
  9. Life Is A Mess
  10. She Took An Axe
  11. No Place For Disgrace

FLOTSAM AND JETSAM lineup:

  • Eric ‘Ak’ Knutson – Vocals
  • Steve Conley – Guitar
  • Michael Gilbert – Guitar
  • Michael Spencer – Bass
  • Ken Mary – Drums
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foto: Martina Merighi

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Armored Saint
Quando fa caldo si deve bere molto e l’insaziabile sete di metal non si placa: è il turno degli Armored Saint di prendere possesso della scena.
La monumentale band statunitense, nel corso della propria carriera, ci ha onorato della sua presenza solo due volte (l’ultima a novembre dello scorso anno): ora è pronta a lasciare il suo terzo sigillo in quello che si preannuncia come un concerto memorabile.
L’attesa spasmodica accompagna i preparativi sulla scena, mentre la venue si va ancor più riempiendo di metalhead giunti qui per questo appuntamento imperdibile con la storia.
L’accoglienza riservata a John Bush e compagni è il segno evidente dell’importanza che la band occupa nel panorama mondiale.
“Raising Fear” è un fulmine a ciel sereno, uno di quei brani che i fan di vecchia data (ma anche le nuove generazioni) non dimenticano, inciso a caratteri cubitali nei nostri cuori.
John Bush interpreta con grande enfasi ogni canzone, trasmettendo la sua carica adrenalinica a tutto l pubblico. Non da meno è Joey Vera che impazza da una parte all’altra del palco e con il suo basso disegna le linee guida di pezzi come “Can U Deliver” o “Last Train Home”. Ma non è tutto: gli Armored Saint ci regalano una perla, quella “Underdog” che per ben oltre trent’anni non avevano più eseguito in un live. La Magnificenza dilaga sul palco del Luppolo!
Nulla è dato al caso quando in scena ci sono band come gli Armored Saint: perfetti sotto ogni punto di vista, il combo americano mette a frutto le proprie qualità e dà una lezione di puro heavy metal, tanto per far capire che la musica mainstream non può competere con la gloria di un passato sempre presente e che mai sarà dimenticato.
Se “Reign Of Fire” esalta tutta la platea, non da meno è “Win Hands Down” cantata all’unisono con tutto il pubblico da un John Bush in strepitosa forma ed in simbiosi onirica con i suoi fan.
La conclusiva “March Of The Saint” scatena ancora di più la nostra incontenibile voglia di metal e solo le transenne riescono a fermare la nostra esuberante vitalità che gli Armored Saint, con la loro musica, hanno iniettato nelle nostre vene.
Due date in pochi mesi fanno ben sperare in un loro prossimo ritorno, anche alla luce della pubblicazione di un nuovo album, come ci ha detto Joey Vera nell’intervista che pubblicheremo a breve sulle nostre pagine. Stay tuned!

Setlist:

  1. Raising Fear
  2. Can U Deliver
  3. Creepy Feelings
  4. Last Train Home
  5. Underdogs
  6. For The Sake Of Heaviness
  7. Seducer
  8. Left Hook From Right Field
  9. Reign Of Fire
  10. Win Hands Down
  11. Nervous Man
  12. March Of The Saint

ARMORED SAINT lineup:

  • John Bush – Vocals
  • Phil Sandoval – Guitar
  • Jeff Duncan – Guitar
  • Joey Vera – Bass
  • Gonzo Sandoval – Drums
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foto: Martina Merighi

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Metal Church
Ancora frastornati dalla trionfale performance offerta dagli Armored Saint, abbiamo giusto il tempo di prendere un bel respiro prima di prepararci all’ingresso dei grandiosi Metal Church. Il rientro nella formazione di Mike Howe negli ultimi due album, ha dato nuova linfa ad una band che da sempre considero una delle stelle più brillanti del firmamento metal.
Il loro ultimo full lenght “Damned If You Do” è un classico esempio di come, dopo oltre trentacinque anni di carriera, si possa plasmare ancora qualcosa di immortale, e questo grazie al mastermind Kurdt Vanderhoof, genio creativo di questa incommensurabile band.
Ed è proprio con la titletrack del nuovo disco che i Metal Church danno il via ad uno show che definire memorabile è decisamente riduttivo.
La straordinaria vocalità di Mike va di pari passo con la sua inesauribile energia: il vocalist americano schizza come una molla a destra e a sinistra della scena con la stessa grinta di un ventenne e la trasmette a tutti noi creando, così, un coinvolgimento totale.
L’incalzante riff innescato da Kurdt su “Needle And Suture” scatena il nostro frenetico headbanging e il drumming granitico di Stet Howland alimenta ancor di più la prorompente carica della band.
Braccia alzate al cielo, cori da stadio: tutto contribuisce a creare la magia della serata…
E poi la loro musica, con pietre miliari come “Badlands”, “Gods Of Second Chance”, “Date With Povertry”, fino ad arrivare nel più profondo passato con “Start the Fire”, durante la quale Mike scende nel pit a far cantare i propri fan. Non poteva senz’altro mancare un capolavoro assoluto come “Watch The Children Prey”, ascoltata da tutti in “religioso” silenzio: in fondo ci troviamo al cospetto della Chiesa del Metal!
E come non esaltarci sul velenoso assolo di Rick Van Zandt sulla stratosferica “Beyond The Black”, uno dei pezzi cardine della storia del metal, interpretata in maniera superlativa da un Mike Howe sugli scudi.
“By The Numbers” ci fa prepotentemente tornare al presente e chiude il loro set prima del bis finale da capogiro: “In Mourning”, seguita da “Fake Healer” chiudono un concerto superlativo, al culmine di una giornata semplicemente pazzesca.
Una prolungata standing ovation accompagna l’uscita di scena dei Metal Church, non prima che però Massimo Pacifico (responsabile dell’organizzazione) abbia fatto i dovuti ringraziamenti ai gruppi partecipanti, insignendoli con una targa a ricordo di questa manifestazione.
Ci aspetta, ora, l’ultima giornata di questo sorprendente festival. Cosa ci riserverà? Noi saremo di nuovo qui a raccontarvelo.

Setlist:

  1. Damned If You Do
  2. Needle and Suture
  3. Badlands
  4. Gods of Second Chance
  5. Date With Poverty
  6. Start the Fire
  7. No Friend Of Mine
  8. Watch the Children Pray
  9. The Black Things
  10. Beyond the Black
  11. By the Numbers
  12. In Mourning
  13. Fake Healer

METAL CHURCH lineup:

  • Mike Howe – Vocals
  • Kurdt Vanderhoof – Guitar
  • Rick Van Zandt – Guitar
  • Stet Howland – Drums
  • Steve Unger – Bass
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foto: Martina Merighi