Luppolo In Rock 2018 – report del Day 3

LUPPOLO IN ROCK – Day 3
D-A-D + LIPZ + HEADLESS + MARCO ANGELO + MASTER PROVA
live @ Parco ex-Colonie Padane, Cremona
– domenica 15 luglio 2018 –

 

LIVE REPORT •

La terza ed ultima giornata del Luppolo in Rock, si chiude nel migliore dei modi, ospitando sul palco dell’evento, niente di meno che gli storici Hard Rockers danesi D-A-D in chiusura di serata, preceduti dal gruppo rivelazione 2018 in ambito glam/sleazy, ovvero gli svedesi Lipz. A completare il cartellone troviamo gli Headless, band tutta italiana, ma capitanata da un’altro svedese d’eccezione, Göran Edman, ex vocalist di Malmsteen nei Rising Force, di cui stasera sentiremo (purtroppo) un solo estratto di quel periodo magico. Ai “padroni di casa”, i cremonesi Master Prova, l’onore di aprire le danze di questa rovente ed afosa domenica di metà luglio, che si preannuncia scottante e scoppiettante musicalmente, viste le premesse (ampiamente poi mantenute).

MASTER PROVA
Quando salgono sul palco i Master Prova, verso le 19 circa, con un leggero ritardo rispetto la tabella di marcia, fa davvero ancora molto caldo, e il pubblico è ancora molto scarsino, così che i pochi presenti preferiscono rifocillarsi con una buona e fresca birra alla spina nello stand apposito fronte palco, piuttosto che seguire la loro esibizione. Un vero peccato però, perché a noi presenti questa band dedita ad un Prog-Rock di chiara estrazione anni ‘70, ha dato l’idea di saperci fare, e di essere dotata tecnicamente di una buona intelaiatura strutturale, che ricorda a tratti la PFM, ed in altri Le Orme, mettendoci molta personalità ed impegno esecutivo. Canzoni rigorosamente cantate tutte in madrelingua italiana, hanno piacevolmente intrattenuto e aperto nel miglior modo auspicabile la rassegna musicale, anche se il contesto in cui sono stati inseriti, a mio modesto parere, non è stato proprio azzeccato, visti i generi proposti dopo di loro…, ma come si suol dire, va bene così!

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foto: Rita Rose Profeta

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MARCO ANGELO
Da vicentino è sempre un grande piacere ed orgoglio personale, vedere come un musicista della tua città, sia riuscito a sfondare e ad imporsi nella scena metal attuale nazionale ed internazionale! Marco Angelo, è un virtuoso della chitarra, che suona in modo magistrale e con una tecnica invidiabile, sciorinando su ogni singolo pezzo riff su riff in puro Malmsteen Style, in modo molto personale, senza cercare il plagio del celebre Maestro svedese. Accompagnato sul palco da un solo tastierista, riesce nel non semplice compito di non fare annoiare i presenti, intrattenendo per i circa 45 minuti a sua disposizione il pubblico ( che si è fatto leggermente più numeroso ora), strappando meritati e convincenti applausi a fine esibizione. Un altro particolare che rende “diversa” e caratteristica l’immagine di Marco Angelo, è questo costante cappuccio in testa, che crea una sorta di “uomo senza volto”, cosa che gli conferisce un’ulteriore aurea di misterioso e dà certamente maggior fascino al suo spettacolo. Se riuscirà a mantenersi nel tempo su questi alti livelli, di Marco Angelo sentiremo parlare molto a lungo in futuro… statene certi.

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foto: Rita Rose Profeta

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HEADLESS
Gli Headless sono la band attuale di Goram Edman, ex-vocalist dei Rising Force e di John Norum, del primo disco “Total Control”. Sono giunti al terzo capitolo della loro carriera, di cui stasera proporranno 8 brani, estratti e distribuiti sapientemente in scaletta. Edman è un’indiscusso fuoriclasse, che non ha bisogno di presentazioni da chi macina Metal da qualche annetto, un vero signore d’altri tempi, per classe, disponibilità e gentilezza, dove anche in questa occasione si è (come sempre) contraddistinto. Purtroppo però la prestazione di oggi non è stata perfetta ed esaltante come in altre occasioni, forse penalizzata dal grande caldo che ancora attanagliava gli interpreti sul palco e sostenitori sotto. È apparso un po’ più opaco e stanco fisicamente, meno brillante del solito, e questa carenza del “fuoriclasse” ha inevitabilmente penalizzato la prestazione di tutti gli altri elementi degli Headless, tutti musicisti italianissimi, talentuosi e preparatissimi. “Save Your Love”, pezzo sempreverde del suo passato Malmsteeniano, capace ancora di fare emozionare e sognare come un tempo, risultando il fiore all’occhiello e il punto esclamativo di un concerto non certo memorabile degli Headless. Il valore di questa band, resta comunque indiscutibile, intendiamoci, una giornata meno brillante del solito può capitare a tutti, anche a dei grandi fuoriclasse come Edman, che nelle due occasioni passate in cui l’ho visto esibirsi mi è sempre piaciuto e convinto. Inizia ad imbrunire e l’atmosfera inizia a scaldarsi, mentre la temperatura atmosferica esterna, al contrario, comincia (fortunatamente ) ad abbassarsi.. L’esibizione degli Headless giunge al termine, e il palco inizia a cambiare faccia e volto, su cui aleggia un minaccioso telo nero, con un logo bianco quasi indecifrabile… è quello dei Lipz, pronti ad infiammare e a movimentare la già calda serata!

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foto: Rita Rose Profeta

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LIPZ
Avevo sentito circolare il loro nome soli pochi giorni fa da un amico, appassionato e cultore di Glam Metal scandinavo, come il sottoscritto, e dopo avere ascoltato qualche brano in rete, ho compreso da subito che si trattava di una nuova grande realtà del genere, di cui seguono canoni classici, semplici e precisi, e senza la pretesa di volere inventare nulla di nuovo. I Lipz provengono da Stoccolma, hanno un solo disco all’attivo, “Scaryman”(uscito ad inizio 2018), di cui stasera hanno riproposto live buona parte dello stesso, risultando ancora più incisivo che in studio, con pezzi che spaccano e restano subito impressi in testa. Peraltro possiedono pure una buona tecnica strumentale, cosa non certo scontata in un genere come il Glam Metal, dove purtroppo spesso e volentieri le band emergenti sono carenti. Visivamente, i Lipz, sono quanto di meglio un fan possa desiderare: look Glam anni ‘80, capelli ossigenati e cotonati (bassista e chitarrista), chiodo smanicato, catene, make-up da fare impallidire i Kiss, con tanto di calze a rete strappate, messe sulle braccia (che ricordano tanto i Mötley Crüe epoca “Shout At The Devil”, quanto gli storici e precursori Wratchild U.K.). Musicalmente invece i Lipz sono più vicini ai Crashdïet di Dave Lepard e ai Reckless Love. Dotati di talent e grande personalità, e con la giovane età dalla loro parte, se sapranno rimanere coi piedi per terra e riusciranno a scrivere pezzi altrettanto convincenti come questo debutto anche sul prossimo album, potremo dire di aver trovato la definitiva risposta dei Crashdïet veri (quelli di Dave Lepard), che in molti continuiamo a rimpiangere e pensare a quello che avrebbero potuto essere e non sono stati per i noti motivi, purtroppo. Ora tocca ai Lipz raccoglierne la grande e prestigiosa eredità! Un’ora abbondante di Glam ai massimi livelli, di divertimento puro, di amore reciproco tra Lipz e fan Italiani, prontamente corrisposto con tanti meritati applausi. A presto “Bad Boys”!

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foto: Rita Rose Profeta

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D-A-D
Ho inseguito i Danesi Dysneland After Dark (D.A.D abbreviato), per oltre 30 anni prima di poterli vedere live, e finalmente oggi questo sogno si realizza e materializza, grazie al Luppolo In Rock. Posizionati giustamente come headlinear, e in chiusura di serata, con un pubblico che nel frattempo è più che raddoppiato rispetto al pomeriggio, non si fa fatica a comprendere che l’attesa era quasi ed esclusivamente solo per loro. Complice anche il fatto che i D-A-D sono un po’ restii e “stitici” a calate italiane, per molti dei partecipanti questa è stata un’occasione più unica che rara di vederli in azione dal vivo. Mancavano da queste parti da un bel po’ di tempo (4 anni), e le voci che avevo sentito circa le loro performance live erano piuttosto contrastanti, ragion per cui volevo “vederci chiaro”e sentire con le mie orecchie e non affidarmi alle solite chiacchiere da bar, per comprendere se avevo ragione o torto idolatrarli da sempre. Che dire… concerto pazzesco, incredibile, perfetto, emozionante… non trovo abbastanza aggettivi idonei per descrivere ciò che mi hanno trasmesso stasera a livello emotivo, Jesper, Stig & Co.! Stig, nella sua consueta tutina rosa attillata, e col suo carismatico basso a due corde (che cambierà durante lo show con uno strafigo con croce tedesca e con un’aereo modellino nella punta), macina riff e salta sul palco, dimenandosi come un ossesso; Jesper con uno stile più sobrio (vestito di jeans), interagisce spesso col pubblico, che lo acclama continuamente ad alta voce, e lui ci risponde a suon di martellate e adrenalitiche schitarrate! “Jihad”, pezzo storico e mitico del loro disco più rappresentativo, il meraviglioso “No Fuel Let For The Pilgrimis”, manda in estasi il pubblico, a dimostrazione di come certi pezzi resistano alla prova del tempo, restando sempre attuali e godibilissimi, ora come allora. In forma smagliante ogni singolo elemento, nessuno escluso dei D-A-D, hanno davvero pettinato e spettinato tutti per un’ora e trenta, senza soste, pause o trucchi di mestiere per prendere fiato… solo tanta e tanta attitudine ed energia, come conviene ai grandi gruppi e ai grandi fuoriclasse dell’hard rock mondiale. Peraltro i loro pezzi e i loro dischi, sono molto variegati e diversi, e davvero non si comprende come i danesi siano sempre rimasti un gruppo per pochi eletti e di nicchia. Per ciò che si è visto ed ammirato stasera sul palco, i DA-D avrebbero meritato ben altra sorte. “Bad Craziness”e l’immancabile “Sleeping my day way”, manifesto e simbolo dei D.A.D, chiudono il loro spettacolo al meglio, prima di un’ulteriore bis con altri due pezzi conclusivi più acustici e recenti, di cui francamente non ne ho trovato la necessità di sentirle, specie se posizionate a fine scaletta e scelte come bis. Unico “neo” che ha fatto storcere il naso a molti, è stata la totale assenza di ogni tipo di merchandising, cosa irritante alquanto, specie se fatto da una band come i D-A-D non propriamente di casa in Italia, come sottolineato precedentemente, che ci ha lasciato l’amaro in bocca e la delusione di non potere portare via un ricordo di questo meraviglioso evento. Ma questa piccola lacuna non sposta di un pelo gli equilibri nel giudizio finale complessivo sulla loro prestazione, che definire sontuosa e clamorosa, appare quasi e sin troppo riduttivo! Lunga vita ai D-A-D

In conclusione, un gran bel Festival il Luppolo In Rock, ottimamente organizzato, svolto in una location bellissima, dotata di ogni comfort, facilmente raggiungibile e con grande numero di parcheggi nell’area adiacente la manifestazione. Acustica eccellente, ottimo lavoro al mixer in chiave suoni, sempre puliti e mai impastati, ottima birra (visto che di fatto era una festa della birra), servita sempre con simpatia e gentilezza in tutte le aree predisposte. Mi sono sentito come a casa… al prossimo anno ragazzi!

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foto: Rita Rose Profeta