LACUNA COIL – l’Anima Nera dell’Orion

LACUNA COIL + ELUVEITIE + INFECTED RAIN
live @ Orion, Ciampino (Roma)
– domenica 3 novembre 2019 –

 

LIVE REPORT •

È una giornata a dir poco uggiosa quella che ci attende domenica 3 Novembre nei pressi di Ciampino dove una nutrita schiera di Metalheads romani si è radunata per assistere alla performance di tre band di assoluto livello come i nostrani Lacuna Coil, i porta voci per eccellenza del folk Metal svizzero Eluveitie e i grintosi Infected Rain direttamente dalla Moldavia. Il sottoscritto ha anche avuto il piacere poche ore prima del concerto di intervistare nientemeno che Lena degli Infected Rain e Chrigel Glanzmann degli Eluveitie quindi rimanete sintonizzati su queste pagine nei prossimi giorni per le interviste complete!

Infected Rain
Puntualissimi alle 20 come da copione entrano in scena i moldavi Infected Rain, gruppo dedito a delle sonorità vicine all’alternative Metal, molto diretti e pesanti , con piccoli sprazzi di elettronica inseriti nei loro brani e capitanati dalla splendida e talentuosa vocalist Elena “Lena Scissorhands” Cataraga che con la sua presenza scenica e il suo formidabile scream catalizza molte delle attenzioni del pubblico. Anche la band però non è certo in secondo piano e nella mezz’ora a loro disposizione offrono all’ascoltatore molti brani estratti dal loro ultimissimo disco “Endorphin” uscito molto recentemente per Napalm Records, etichetta con cui i ragazzi hanno firmato proprio quest’anno. Nonostante la band sia approdata su una grossa label solo recentemente si vede che il gruppo suona insieme da oltre dieci anni dato che sul palco si presentano in maniera coesa e compatta e riescono a coinvolgere il pubblico con pezzi come l’opener “Passerby” e la bellissima “Orphan Soul” (forse il brano più conosciuto del five-piece Moldavo nonché il mio preferito). Lena parla un italiano molto fluente e si ferma spesso per ringraziare il pubblico nella nostra lingua lei che torna stasera in una città che conosce bene dato che ci ha vissuto in passato per ben cinque anni. Altri brani estratti dall’ultimo lavoro sono la socialmente impegnata “The Earth Mantra” e la pesante “Black Rain”. Groove, impatto, pesantezza, presenza scenica e bei pezzi ecco la ricetta del gruppo per la performance di stasera. Band di cui credo proprio che continueremo a sentir parlare in futuro!

Setlist:

  1. Passerby
  2. Orphan Soul
  3. Black Rain
  4. The Earth Mantra
  5. Lure
  6. Mold

INFECTED RAIN lineup:

  • Lena – vocals
  • Seriy– Guitar
  • Vidick– Guitar
  • Vova– Bass
  • Eugene– Drums
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foto: Stefano Panaro

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Eluveitie
Gli svizzeri erano il gruppo che attendevo con più trepidazione in questa serata. Pur avendoli visti già parecchie volte live ogni volta che assisto ad un loro show è sempre un divertimento assicurato. Già l’impatto scenico di avere sul palco un violino, un flauto (suonato dal nostro italianissimo Matteo Sisti), un’arpa, un mandolino e soprattutto la mitica gironda accanto alla classica chitarra, basso e batteria è uno spettacolo visivo e auditivo non indifferente e non a caso il palco dell’Orion risulta essere alquanto gremito di musicisti! La formazione che da qualche anno ha subito un drastico cambio di line-up con l’abbandono di tre membri storici del gruppo tra cui l’amatissima Anna Murphy (che è stata rimpiazzata dalla Belga Fabienne Erni) appare più rodata che mai e ci presenterà stasera molti estratti dall’ultimo loro nuovo lavoro in studio uscito quest’anno per Nuclear Blast “Antegnatos”. Si parte proprio con la title-track del disco che ha un sound quasi cinematografico e molto epico che però dopo una lunga intro esplode nel solito feroce growl di Glanzmann che come al solito si alternerà con Fabienne nel ruolo di vocalist. Segue “King” dal loro lavoro del 2014 “Origins”. Dallo stesso lavoro verrà presentata al pubblico una versione in italiano di “The Call Of The Mountains” che fu all’epoca registrata in quattro lingue diverse e il gruppo si diverte spesso a presentare le differenti versioni a secondo del paese in cui si trovano. Dopo questa parentesi si torna ad “Antegnatos” con tre brani consecutivi estratti dal lavoro in questione, lavoro in cui la band evidentemente crede molto (anche per il sottoscritto rappresenta uno dei migliori dischi in studio degli svizzeri); “Deathwalker” con un meraviglioso chorus cantato interamente da Fabienne è davvero convincente mentre a seguire la brutale “Worship” che parte con un intro campionata mostra il lato più diretto della band svizzera, band che come abbiamo detto ci offre la solita performance davvero convincente con un Glanzmann sempre pronto ad incitare il pubblico. La successiva “Ambiranus” è una sorta di semi-ballad davvero splendida cantata quasi interamente da Fabienne che emoziona e risulta essere uno dei momenti più sentiti del concerto. Si torna a picchiare duro con “Havoc”, brano estratto da “Helvetios” del 2012 mentre a seguire abbiamo la seconda semi-ballad di “Ategnatos” cantata da Fabienne ossia “Breathe”. Siamo già quasi giunti alla fine ahimè c’è tempo solo per “Rebirth” e l’immancabile “Inis Mona” che come al solito manda il pubblico in visibilio. Peccato per la scaletta corta (un’ora scarsa di concerto) e l’assenza di tanti pezzi per me intoccabili come “Slania’s Song”, “A Rose For Epona”, “Thousandfold” , “Quoth The Raven” e “Your Gaulish War”.

Setlist:

  1. Antegnatos
  2. King
  3. Il Richiamo Dei Monti
  4. Deathwalker
  5. Worship
  6. Ambiranus
  7. Havoc
  8. Breathe
  9. Rebirth
  10. Inis Mona

ELUVEITIE lineup:

  • Chrigel Glanzmann – Vocals, Mandola & Mandolin, Bagpipes.
  • Fabienne Erni – Vocals, Harp
  • Jonas Wolf– Guitars
  • Rafael Salzmann – Guitars
  • Kay Brem – Bass
  • Michalina Malisz – Hurdy Gurdy
  • Matteo Sisti – Whitles, Bagpipes, Mandola
  • Nicole Anspenger – Fiddle
  • Alain Ackermann – Drums
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foto: Stefano Panaro

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Lacuna Coil
Alle 22 calcano il palco gli headliner della serata accompagnati da uno sfondo rosso con tanto di logo dei Lacuna Coil per ricalcare quella che è la copertina del loro ultimo disco “Black Anima” uscito da pochissimo per Century Media. Il trio Coti Zelati – Scabbia – Ferro irrompono sul palco accompagnati da altri due “guest musicians” alla batteria e alla chitarra con tanto di outfit a tema per il concept del disco. Cristina e Andrea hanno un cappotto nero con un leggero face painting, mentre gli altri tre musicisti indossano degli outfit con tanto di maschere . La band sul palco è la solita garanzia e ha la stessa grinta (nonostante gli anni passati e i cambi di formazione) di quando li vidi per la prima volta nel 2005 dove in molti tristemente si ricordano solo degli insulti e le bottigliate prese per la sola colpa di aver suonato prima di Slayer e Iron Maiden in quel particolare bill piuttosto che per la performance comunque egregia nonostante le ostilità. Fortunatamente in tutti questi anni la band è cresciuta anche in Italia, ha guadagnato tantissimo rispetto e stima e può ancora oggi permettersi di riempire completamente locali come l’Orion appunto. E in nove volte che li ho visti dal vivo mai una volta mi hanno deluso e stasera non sarà di certo l’eccezione. I Lacuna questa sera sembrano voler puntare molto sul loro recente passato piuttosto che sui vecchi classici (scelta comprensibile dato che solo un paio di anni fa hanno eseguito un tour con relativo dvd incentrato perlopiù sui pezzi dei loro primi tre album). Stasera dunque avremo tanti estratti da “Delirium” e naturalmente dal nuovo “Black Amina”. Si parte con “Blood, Tears, Dust” e con l’ormai classica “Trip The Darkness” per passare a “Our Truth”, brano immancabile da ogni scaletta della band milanese. Cristina annuncia “Veneficium” verso metà concerto chiedendo al pubblico di recitare i versi in latino. Marco la corregge e le ricorda che in scaletta ci sarebbe in realtà “Layers Of Time” al suo posto. Dal pubblico si solleva un fragoroso “meno male, che c’avemo quattro in latino!” (rigorosamente in accento romano). Risate a parte “Veneficium” verrà suonata più tardi comunque, assieme a “Reckless” e “Sword Of Anger” dal nuovo album, mentre da Delirium verranno presentate anche “Downfall”, “My Demons” e “House Of Shame”. Verso la fine dello show viene tributato Claudio Simonetti dei Goblin intento anche lui a seguire in concerto mentre la band ci invita a cantare sulle note di “Enjoy The Silence”, cover dei Depeche Mode che ormai sembra diventata a tutti gli effetti una vera e propria “hit” quasi fosse stata scritta dai Lacuna Coil. È tempo per l’encore che si apre con la bizzarra “Naughty Christmas” pezzo dal sapore natalizio e dal sound divertente e beffardo che i Lacuna Coil hanno scritto in occasione del natale di qualche anno fa; divertente e ammetto che è la prima volta che sentivo questo pezzo dal vivo. Seguono le mitiche “Heaven’s A Lie” e “Swamped” per la gioia dei nostalgici prima di chiudere con l’anthem “Nothing Stands In Our Way”. Bella serata davvero ma un doveroso plauso oltre alle band va al numeroso e partecipe pubblico romano che ha riempito l’Orion stasera.

Setlist:

  1. Blood, Tears, Dust
  2. Trip The Darkness
  3. Our Truth
  4. Reckless
  5. My Demons
  6. Layers Of Time
  7. Downfall
  8. Veneficium
  9. The House of Shame
  10. Sword Of anger
  11. Enjoy The Silence
  12. Naughty Christmas
  13. Heaven’s A Lie
  14. Swamped
  15. Nothing Stands In Our Way

LACUNA COIL lineup:

  • Cristina Scabbia – Vocals
  • Andrea Ferro – Vocals
  • Marco Coti Zelati – Bass
  • Diego Cavallotti – Guitars
  • Richard Meiz – Drums
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foto: Stefano Panaro