La ‘Nera Terapia’ degli Arch Enemy all’Orion

ARCH ENEMY + ELARMIR + BLACK THERAPY + NERODIA
live @ Orion Live Club, Ciampino (RM)
– mercoledì 22 luglio 2015 – 

 

LIVE REPORT •
Ci sono tutti! Non mancando più nessuno all’imperdibile appuntamento del 22 luglio all’Orion Live Club di Ciampino, possono aprirsi le estreme danze melodic death – firmate Revalve Records – in un affollato mercoledì sera (quasi!!!) romano. Lo “War Eternal Tour” ovviamente capitanato dagli Arch Enemy che finalmente tocca un sonoro e roboante suolo tricolore, pronto ad accogliere i loro idoli attraverso il miglior supporto che sappia dare in serate da questo calibro.

Nerodia
A marchiare per primi il palco, gli efferati Nerodia, gruppo melodic black/thrash di Roma all’attivo dal 2004. I martellatori capitolini contano un full-length autoprodotto “Heretic Manifesto” (2010), e un EP uscito con Revalve Records, “Prelude to Misery” (2013). La loro performance all’Orion si mostra ottima, senza rimarcabili pecche, con un “Serpico” (Doomraiser) – il loro grandioso frontman – travolgente con le sue schitarrate di potenza, le sue urlate black e l’immancabile headbang che cattura il pubblico sotto palco e qualche superstite dietro il pit. Il repertorio preferito dai Nerodia, come a quasi ogni loro concerto, è composto dai pezzi più veloci, come “Selfsick Madness” o “The Birth of the Dragon”, e dietro le pelli David Folchitto (Stormlord, Arkana Code ed altri nomi ormai altisonanti) approva dandone un’impeccabile dimostrazione. Ottimo lavoro anche per il resto dei componenti, sebbene l’equalizzazione potrebbe essere migliorabile sul riffing solistico di Marco Montagna, coperto dal ritmico del frontman.

Setlist: “Selfsick Madness” – “Vanity Unfair” – “Deadend Procession” – “No Crown for the Dead” – “Anti-Human Propaganda” – “Storm of the Holocaust”

NEORODIA lineup:
Giulio “Serpico” Marini – Vocals, Rhythm Guitar
Ivan Contini Bacchisio – Bass
David Folchitto – Drums
Marco Montagna – Lead Guitar
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Black Therapy
Dopo i Nerodia, spazio ai secondi martellatori della serata: i Black Therapy! Sorti nel 2009, con all’attivo un full-length, “Symptoms of a Common Sickness” (2013), ed un EP, “The Final Outcome” (2014), entrambi fedeli alla Revalve Records. Il genere proposto dai Black Therapy è un melodic death metal ispirato alla scena svedese scandinava (gli stessi Arch Enemy, gli oscuri Dark Tranquillity o i potenti Children of Bodom), con inserti groove e metalcore alla Lamb of God e/o Soilwork. L’inconfondibile vocals di Giuseppe Massimiliano Di Giorgio (Eyeconoclast), durante la performance, spicca fuori da un sound abbastanza fluido. Riffing, basso e batteria si equalizzano bene, poche sviste anche in questa occasione. Per non parlare degli headbang di tutti i presenti sottopalco e dietro il pit, accompagnati da quelli dei Black Therapy, intensamente scenici e armoniosamente melodici in alcune canzoni, come “Black Crow” o “Advance”. Una buona performance ci regalano, prima del sopraggiungere dei prossimi dopo di loro, gli Elarmir.

Setlist: “From High” – “Advance” – “The Final Outcome” – “Mad World” – “Black Crow” – “Melancholy” – “This Time Is Dead”

BLACK THERAPY lineup:
Luca Soldati – Drums
Lorenzo “Kallo” Carlini – Guitars
Daniele Rizzo – Guitars
Giuseppe Massimiliano Di Giorgio – Vocals
Alessandro Finocchiaro – Bass
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Elamir
Penultimi della serata, i romani Elarmir ascendono al semicircolare palco dell’Orion, facendo capire immediatamente già di che pasta siano fatti. Nascono a Roma nel 2010, con all’attivo un EP autprodotto, “Towards the End” (2012), e il singolo “Thorns” tratto da “Human Wisdom”, prossimo ad uscire con la Revalve Records in ottobre del 2015. In perfomance, la voce di “Dysdemona” viene purtroppo coperta parzialmente dall’eccessivo alto volume di un buon doppio riffing di Alessandro Trotto (Slaughter Denial) e Daniele Amador. Tuttavia, il pubblico sottostante, vuoi perché carico e in trepidante attesa per gli headliner, vuoi perché coinvolti dalla melodica potenza del loro progressive death metal, a tratti sinfonico, a tratti semplicemente melodico”, esulta e inneggia gli Elarmir, anch’essi carichi di adrenalina. Il repertorio musicale vede poche vecchie tracce, perché principalmente concentrato nelle ancora inedite di “Human Widsom” e il singolo “Thorns”, ben eseguite e applaudite da tutti i presenti, nel frattempo aumentati nel numero.

Setlist: “Intro/Thorns” – “Ante Thronum” – “Dish of Pain” – “Perversion” – “False Myths” – “Inert Insanity” – “Human Wisdom/Outro”4

ELARMIR lineup:
Luca Zamberti – Drums
Alessandro Trotto – Guitars
Eleonora “Dysdemona” Buono – Vocals
Daniele Amador – Guitars
Alessio Cattaneo – Bass (guest live)
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Arch Enemy
L’attesa è ammazzata dai fan con il solito baccano prima della performance. All’improvviso, una nube di fumo bianca avvolge l’Orion nella sua totalità; un’epica intro – “Khaos Overture” – risuona negli amplificatori; ombre umane, nascoste dai suffumigi, prendono posto sul palco. Ed ecco che le luci si accendono sulla nuova formazione dei leggendari Arch Enemy, quelli svedesi e melodic death, nati nel 1995 e fondati da Michael Amott (Spiritual Beggars, ex-Candlemass), dopo essere uscito dai Carcass. I primi capolavori, “Black Earth” “Stigmata” e “Burning Bridges”, vedono al vocals un prestigioso Johan Liiva (Nonexist, ex-Devourment), ma in seguito gli Arch Enemy assumono la tanto amata Angela Gossow (ex-Asmodina), a partire dal 2000. Da quest’anno in poi, la band registrerà il resto della discografia, fra cui il più apprezzato disco d’esordio con Angela, “Wages of Sin” (2001). Dal 2014 fino ad oggi e dopo vari cambiamenti in chitarre e basso, gli Arch Enemy sono quelli che vediamo esibirsi magnificamente all’Orion. Non ci sarà Angela a capitanare il gruppo, in seguito al suo recente annuncio di voler chiudere con la musica (news pianta e lamentata da una buonissima parte dei fan degli Arch Enemy – n.d.r.). Tuttavia, sarà un’agguerrita Alissa White-Gluz a proseguire un percorso melodic death metal improvvisamente modificato e posto su un tappeto ancora più melodico e a cavallo di sfumature power death, un po’ com’è l’esempio dei loro colleghi statunitensi Dethklok.
“War Eternal” (2014), disco d’esordio con Alissa, la quale abbandona per sempre il già noto con gli Agonist clean vocals. In più, esso sarà la chiave di volta della serata, sebbene gli Arch Enemy aprano all’Orion con “Yesterday Is Dead And Gone” e “Burning Angel”, tratte dal loro vecchio repertorio. Una captatio benevolentiae che Alissa vuole regalare ad Angela, prima di annunciare al pubblico l’accesso al vero oggetto del tour. Infatti, segue l’inconfondibile “War Eternal”, eseguita originalmente dagli svedesi, coinvolgendo una calotta ben compatta di fan, accalcatasi in pogo e headbang sotto palco, accerchiata dalle file perimetrali nei cerchi dietro il pit altrettanto prese dalla ritmica e dal riffing, imitando in “air guitar” i loro idoli che dal semicircolare palco dell’Orion tentano in ogni modo di coinvolgere il pubblico, tramite headbang e continui inneggi. Dopo la title track dell’ultimo album, ha luogo l’esecuzione di “Ravenous”, che fa da cuscinetto all’altra delle tanto attese quale “Stolen Life”, con medesimo profitto d’esecuzione di “War Eternal” e suscitante più o meno le medesime reazioni di un pubblico sempre più acceso e numeroso sotto palco. Essa segue un’ottima “Ravenous” e una discreta “Stolen Life”, che precedono “My Apocalypse” ed un’inaspettata “You Will Know My Name”, tratta dall’album “Doomsday Machine” (2005). Discretamente eseguita, Alissa tenta di avvicinarsi quanto può e nei limiti della sua scuola d’insegnamento. Ancora una bella manciata di tracce che il concerto pare essere volto al termine, ma come per ogni famoso gruppo che si rispetti, vuoi che manchi di bis? Per niente! Introdotte da “Tempore Nihil (Intro)”, le ultime quattro tracce prima dell’outro finale – “Enter the Machine” – sono brani ben eseguiti, che lasciano fra i presenti stupore e meraviglia positiva in stanchi, affaticati (e accaldati – n.d.r.) ma felici sguardi da vero fan. Inoltre, è la captatio benevolentiae finale a Johan Liiva – cantando “Fields of Desolation” – a far chiudere in bellezza gli Arch Enemy, spinti dalla loro adrenalina di sempre, anche con la nuova giunta (acclamata, ma diffidata – n.d.r.) Alissa White-Gluz. A tempo scaduto dall’esecuzione dell’encore, Alissa e Arch Enemy salutano il loro pubblico numeroso, lasciando il palco attorno un’atmosfera futuristica e fantascientifica delle note all’uscita di “Enter the Machine”.

Setlist: “Khaos Overture” – “Yesterday Is Dead And Gone” – “Burning Angel” – “War Eternal” – “Ravenous” – “Stolen Life” – “My Apocalyse” – “You Will Know My Name” – “Bloodstained Cross” – “Under Black Flags We March” – “As the Pages Burn” – “Dead Eyes See No Future” – “Avalanche” – “No Gods, No Masters” – “We Will Rise” – “Tempore Nihil (Intro)” – “Never Forgave, Never Forget” – “Snowbound” – “Nemesis” – “Fields of Desolation” – “Enter the Machine (Outro)”

ARCH ENEMY lineup:
Michael Amott – Guitars
Alissa White-Gluz – Vocals
Jeff Loomis – Guitars
Sharlee D’Angelo – Bass
Daniel Erlandsson – Drums

report e foto: Yuri “Enlightened Alchemist” Fronteddu