KISS: 40 anni di Rock all’Arena di Verona

KISS + THE DEAD DAISIES
live @ Arena, Verona
– giovedì 11 giugno 2015 – 

LIVE REPORT •
40 anni di storia della musica, 40 anni sulla breccia, 40 anni della mia vita: questi sono i Kiss. Era il 1975 quando lessi per la prima volta un trafiletto su “Ciao 2001” (settimanale italiano musicale di quel periodo) in cui si parlava di una band che stava conquistando tutti gli Stati Uniti a suon di rock con gli spettacoli scenografici e con le loro figure mascherate: allora, ai miei occhi di quasi quindicenne, mi sembrarono come quattro supereroi dei fumetti e cercai subito di scovare qualcosa di più su di loro. All’epoca i loro album non erano ancora stati stampati qui da noi e non era facile reperire vinili d’importazione, (internet non esisteva, per non parlare dei pochissimi negozi di dischi), ma trovai fortunatamente l’appena pubblicato “Alive” e fu la fine di tutto il resto o forse sarebbe meglio dire l’inizio di tutto.
Da quel momento sono stato completamente conquistato dai Kiss, sono cresciuto con loro, li ho continuamente seguiti e mai perduti di vista, sono da sempre il mio gruppo preferito, la colonna sonora della mia vita: insomma, con loro è stato il colpo di fulmine, tanto che ancora oggi suscitano le gelosie di mia moglie, ma alla fine hanno sedotto anche lei che ascolta tutt’altro che rock (hard o metal che sia).
Kiss: un mito per milioni di persone in tutto il mondo, una leggenda che mai ha perso il suo fascino e che rimarrà per sempre nei cuori di tutti noi.
Li ho visti ormai tante volte ed in tutte le salse: per la prima volta nell’80 a Roma, e poi con Vinnie Vincent nella prima data senza trucco nell’83, e ancora con Bruce Kulick, nei concerti in 3D, in quelli della reunion etc… etc… ed ogni volta è sempre stata un’emozione forte.
Ed eccoli tornare con il nuovo tour per continuare a festeggiare i 40 anni di carriera (ma in realtà sarebbero 42, dato che ufficialmente si sono formati nel 1973) con una tappa anche nel Bel Paese all’Arena di Verona, location che i nostri quattro devono amare molto, visto che è la seconda volta che vi tornano (la prima fu nel 2008).

The Dead Daisies  –  (report a cura di Alex Pompili)
Sono i The Dead Daisies la band scelta dai Kiss per aprire la loro tournée europea e celebrare questo quarantesimo anniversario. Questa “superband” americana sembra aver trovato la formula giusta con l’innesto alla voce di John Corabi (ex-Motley Crue) e alla batteria di Tommy Clufetos (Ozzy Osbourne e Black Sabbath). Con puntualità maniacale il sestetto americano sale sul palco alle 19:45, come già preannunciato tramite la pagina Facebook ufficiale, ed è subito “Mexico”. La band sceglie quello che è il loro primo singolo estratto dal nuovissimo album “Revolucion” per catturare subito i fans accorsi da tutta Italia per l’unica data italiana. “Evil” è anche la seconda traccia del nuovo disco, e il richiamo alle band storiche da cui prendono ispirazione è un’impronta sempre più presente. Infatti è il momento di “Midnight Moses”, cover riuscitissima dalla Alex Harvey Band. “Looking For The One”, “Devil Out Of Time” e “Make The Best Of It” saranno dei classici della band, orecchiabili quasi a presa diretta sulla folla che man mano riempie l’intera Arena. È il bassista Marco Mendoza (ex-Whitesnake) che alterna la sua voce a quella di Corabi nell’intrattenere e ricordare quanto amino l’Italia. Altra cover “Hush” divenuta ormai un loro classico (non manca mai ai loro show), e “Lock n’ Load” estratto dal loro primo disco. Richard Fortus (chitarrista nei Guns N’ Roses) non fa rimpiangere Slash, ospite illustre che ha regalato il suo stile in studio. Corabi ricorda di essere un “paesan”, ma chiede scusa per non saper parlare l’italiano e allora dedica a tutti un altro brano del nuovo lavoro, “With You And I”, canzone energica e potente come i colpi di batteria di Tommy Clufetos. Il tempo scorre veloce e l’ultimo brano racchiude l’essenza del perché si è rock: “Helter Skelter” dei Beatles, dove là ebbe tutto inizio e dove Verona è solo un’altra tappa di questo viaggio Rock’n’Roll che non avrà mai fine. Salutano con la consapevolezza che in molti saranno presto dei loro fans, e allora non rimane che aspettare solo qualche mese… The Dead Daisies infatti torneranno a trovarci con un altro storico gruppo: i Whitesnake. Appuntamento allora all’Alcatraz di Milano il prossimo 29 novembre per un altro passo per la “Revolucion” che sta contagiando anche l’Europa.

Setlist: “Mexico” – “Evil” (Howlin’ Wolf cover) – “Midnight Moses” (The Sensational Alex Harvey Band cover) – “Looking For The One” – “Devil Out Of Time” – “Make The Best Of It” – “Hush” (Joe South cover) – “Lock n’ Load” – “With You And I” – “Helter Skelter” (The Beatles cover)

THE DEAD DAISIES lineup:
Marco Mendoza – Bass
Richard Fortus – Guitars
John Corabi – Vocals
Dizzy Reed – Keyboard
David Lowy – Guitars
Tommy Clufetos – Drums
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Kiss  –  (report a cura di Rockberto Manenti)
Il grande telo nero dove campeggia la scritta KISS cela ai nostri occhi il palco, fervono gli ultimi preparativi prima dell’arrivo dei magnifici quattro, la tensione per l’attesa sale, così come la trepidazione dell’immenso pubblico che sta affollando l’Arena di Verona in ogni ordine di posto. Grandi, piccini, chi con il trucco, chi senza, tutto il popolo della Kiss Army è pronto per accoglierli e quando le prime note di “Good Times, Bad Times” dei Led Zeppelin cominciano a risuonare nell’anfiteatro romano, si capisce che è finalmente giunto il momento di alzarci tutti in piedi e cominciare a gridare a gran voce insieme allo speaker ufficiale le gloriose parole che da sempre introducono i loro show: “YOU WANTED THE BEST! YOU’VE GOT THE BEST! THE HOTTEST BAND IN THE WORLD… KISS!”.
Ed è un’esplosione di suoni e di colori con la grandiosa “Detroit, Rock City”: il più grande circo del rock’n’roll di sempre è lì proprio davanti a noi, in tutta la sua maestosa regalità, in tutta la sua magnificenza, pronto a dimostrare ancora una volta di poterci offrire il più grande spettacolo del mondo.
Paul Stanley spazia in lungo e largo sulla scena e lo farà per tutta la durata del concerto: salta, balla, sculetta, solo come lui sa fare. Ci incanta, ci ipnotizza, le fans sono stregate dalla vitalità del più caldo degli amanti: il frontman per eccellenza! E mentre Eric Singer con la sua batteria ci sostiene col suo ritmo incalzante, tutti insieme accompagniamo Paul e Tommy nell’assolo più famoso di tutti i tempi suonandolo con le nostre immaginarie chitarre ed imitandolo con le nostre voci.
Tra fiammate ed esplosioni non c’è nemmeno tempo di gioire che ecco “Deuce” (il primo brano in assoluto che ho ascoltato dei Kiss): che emozione ragazzi! Gene Simmons prende possesso del microfono e con la sua voce cavernosa ci ruggisce contro e ci strapazza ben bene: il vampiro comincia a scrutare tra la folla per scegliere le sue vittime.
Quanti ricordi legati a tutti i brani che ci stanno proponendo in scaletta. C’è spazio anche per “Creatures Of The Night” pezzo del loro periodo decisamente più metal e sulla quale Tommy Thayer si scatena in un assolo tagliente come una lama. Paul invita ad alzare la mano tutti coloro che per la prima volta stanno vedendo i Kiss e gli promette che sarà uno spettacolo unico quello di stasera: non avevamo nessun dubbio, come sempre d’altronde. Gene ci invita a cantare con lui la coinvolgente “I Love It Loud”, tutti in piedi a battere le mani all’unisono con le bordate che spara Eric con il suo drumming pesante e granitico. E mentre Paul continua ad impazzare sulla scena da grande anfitrione ed intrattenitore qual è lui, avvicinandosi “pericolosamente” ai bordi del palco a contatto con il suo pubblico facendo salire il livello ormonale del gentil sesso, Gene mette in moto la sua personale “War Machine”, schiacciando tutto e tutti in modo spietato e sputando fuoco sul pubblico in delirio.
Uno spettacolo assoluto il loro, senza un attimo di respiro ed è incredibile come questa perfetta macchina vada avanti senza sosta da oltre quarant’anni e sempre con la stessa perenne vitalità, alimentata dalla passione e dall’affetto che noi fans gli tributiamo da sempre. E continuerà per sempre!
“You really like my limousine – You like the way the wheels roll – You like my seven inch leather heels – And goin’ to all of the shows, but…”, accenna Paul, ed ecco “Do You Love Me”, durante la quale scorrono le immagini che ripercorrono la loro carriera e che portano ad un’emozione indescrivibile: certo che ti amiamo, Paul!!!
Tommy Thayer sale in cattedra e su “Hell Or Hallelujah” lo “Spaceman” “spara” qualche razzo esplosivo per rendere più incendiaria la sua performance, per poi darci una bella shakerata con i riff più “cattivi” di “Calling Dr. Love” e la più ritmata “Lick It Up”, con il suo piccolo accenno a “Won’t Get Fooled Again” degli Who.
Le luci si oscurano, l’atmosfera si fa cupa, una fitta nebbia avvolge la scena: dalle più profonde viscere della terra ecco arrivare The Demon. Gene diventa protagonista assoluto della scena e comincia il suo personale spettacolo sputando sangue per poi volare in alto sopra il palco, mostrando la sua linguona e dominare tutti da lassù, tuonando imperioso come un dio: è il momento di “God Of Thunder”.
Altri grandi classici trovano spazio in questa magica serata: il ritorno di “Cold Gin” è accolto come un’ovazione dalle vecchie e nuove generazioni. E poi ancora “Love Gun”, che però questa volta non vede Paul volare sopra il pubblico, purtroppo l’Arena ha una struttura che non permette l’installazione del secondo palchetto dove solitamente atterra Paul, ma poco importa, ci bastano le sole note per esaltarci.
Il nostro fantastico sogno sta per concludersi, ma non ci vogliamo svegliare e così ecco le dolci note introduttive della chitarra di Paul ci cullano ancora per qualche secondo prima che “The Catman” Eric ci dia la zampata finale con “Black Diamond”, mentre la pedana della sua batteria sale verso il cielo tra fumo, fiamme e fuochi d’artificio.
Escono momentaneamente di scena salutandoci e ringraziandoci, sommersi da urla ed applausi, ma tornano nel giro di pochi istanti per la consueta foto di rito con l’oceanica folla alle loro spalle e farci cantare, saltare ed urlare a squarciagola ancora per tre brani, “Shout It Out Loud”, “I Was Made For Lovin’ You” e sotto una pioggia incessante di coriandoli, effetti stroboscopici, girandole pirotecniche e l’immancabile chitarra spaccata sulle assi del palco da parte di Paul, arriva quello che è l’inno di tutte le generazioni che da sempre seguono i Kiss: “Rock’n’Roll All Nite”, che chiude uno spettacolo stratosferico e fantastico che ha lasciato a bocca aperta vecchi e nuovi adepti.
Avete voluto il meglio? Beh, lo avete avuto! Questo ci hanno regalato ancora una volta di più stasera Paul, Gene, Tommy ed Eric, quattro super-rockers straordinari che sulle note di “God Gave Rock’n’Roll To You II” diffuse dagli altoparlanti, salutano tutto il pubblico, mentre una scritta appare sugli schermi giganti ai lati del palco a fotografare questo momento: “Kiss loves you Verona”.
40 anni che seguo i Kiss e sono pronto a farlo per altri 40 ed anche più, perché loro saranno ancora qui a darci tutta la loro inesauribile energia, perché i Kiss sono unici, perché i Kiss sono immortali!

Setlist: “Detroit Rock City” – “Deuce” – “Psycho Circus” – “Creatures Of The Night” – “I Love It Loud” – “War Machine” – “Do You Love Me” – “Hell Or Hallelujah” – “Calling Dr. Love” – “Lick It Up” – “God Of Thunder” – “Cold Gin” – “Love Gun” – “Black Diamond” – “Shout It Out Loud” – “I Was Made For Lovin’ You” – “Rock and Roll All Nite”

KISS lineup:
Paul Stanley – Guitars & Vocals
Gene Simmons – Bass & Vocals
Tommy Thayer – Guitars & Vocals
Eric Singer – Drums & Vocals

report: Alex Pompili e Rockberto Manenti
foto “The Dead Daisies” per gentile concessione di Alex Ruffini