Il serpente bianco morde ancora

WHITESNAKE + THE DEAD DAISIES
live @ Alcatraz, Milano
– domenica 29 novembre 2015 – 

 

 

LIVE REPORT •
C’è il pubblico delle grandi occasioni in un blindatissimo Alcatraz per il ritorno in Italia di una delle hard rock band inglesi più famose, ovvero i Whitesnake. Un’unica data nel nostro Paese, quella del 29 novembre, che si preannuncia molto interessante vista anche la presenza dei The Dead Daisies: impossibile mancare all’appuntamento!

The Dead Daisies – (report a cura di Rockberto Manenti)
In una fredda giornata milanese, l’unico modo per riscaldarsi è quello di rimanere comodamente seduto in poltrona nel caldo tepore casalingo (nel mio caso in albergo)… ma c’è un’alternativa quest’oggi: infilarsi all’interno dell’Alcatraz e “godere” del caldo sound con il quale Whitesnake e The Dead Daisies infiammeranno tutto il pubblico che affollerà la location. Dunque ci muoviamo per tempo perché, visti i recenti fatti di Parigi, le operazioni per l’ingresso sono abbastanza lunghe e si rischia di perdere una parte dello spettacolo. Fortunatamente (ed intelligentemente direi) i cancelli vengono aperti anzitempo rispetto l’orario previsto, proprio per consentire un ingresso agevolato senza affanni, come già sperimentato con successo il giorno prima agli Europe.
Tutto è pronto per l’ingresso dei The Dead Daisies. E’ la seconda volta che incrocio la band in un live, ma purtroppo nell’occasione precedente, a Verona, non avevo avuto modo di assistere alla loro performance per un semplice motivo: ero impegnato nell’incontro con i Kiss e quindi un’assenza più che giustificata! Ma ci rifaremo questa sera finalmente.
Energia, passione e tanto rock: ecco cosa trasmettono The Dead Daisies, consci di avere nelle proprie fila musicisti del calibro di Marco Mendoza, Brian Tichy (toh! ha suonato anche con i Whitesnake…), Richard Fortus ed un certo John Corabi che sicuramente non ha bisogno di tante presentazioni. Insomma, artisti che sanno fare il loro mestiere.
Ci propongono una bella selezione tratta dai loro due album (l’ultimo dei quali “Revolucion”), arricchendo il menù con un paio di “chicche” come “Hush” (di purpleiana memoria, anche se il brano è di Joe South) e chiudere con “Helter Skelter” dei Beatles, ma suonata con quel piglio e quella carica che l’hanno resa finalmente apprezzabile (come fecero anche i Mötley Crüe all’epoca) anche a me, notoriamente immune al fascino della band di Liverpool.
Che dire, senza dubbio The Dead Daisies con il loro sound adrenalinico hanno dato il giusto verso ad una serata che da lì a poco avrebbe raggiunto l’apice.

Setlist:
Midnight Moses (The Sensational Alex Harvey Band cover)
Evil
Mexico
Hush (Joe South cover)
Lock’n’Load
With You and I
Angel in Your Eyes
Devil Out of Time
Helter Skelter (The Beatles cover)

DEAD DAISIES lineup:
David Lowy – Rhythm Guitar
Richard Fortus – Lead Guitar
Dizzy Reed – Keyboards
Marco Mendoza – Bass
John Corabi – Lead Vocals
Brian Tichy – Drums
————————————————————–

Whitesnake – (report a cura di Alessandro Masetto)
Il sold-out che stasera ha registrato l’Alcatraz per la calata in Italia di una delle più famose band hard’n’heavy che l’Inghilterra ha partorito poco dopo la metà degli anni ’70, ovvero i Whitesnake di Sir David Coverdale, è stato originato essenzialmente da due motivi principali. In primo luogo perché era da tempo che non venivano a farci visita da headliner in un location al chiuso, dove certamente si può “vivere” più intensamente un’atmosfera intima e raccolta (situazione meno dispersiva rispetto alle arene e gli stadi) e secondariamente perché questo tour, denominato “The Purple Tour”, riportava in sede live la riproposizione del periodo d’oro della militanza di Coverdale nei Deep Purple, in cui a mio giudizio, e lo dico con molta convinzione, sono stati partoriti i dischi migliori, dei veri gioielli, o capolavori se preferite, del “Profondo Viola”.
Per il sottoscritto sentire “Burn”, “You Keep On Moving”, “Soldier Of Fortune”, “The Gypsy” o “Mistreated”, riproposte stasera, mi hanno dato emozioni e brividi lungo la schiena che non provavo da molto tempo. Poi con i classici anni ’80, come “Bad Boys”, “Give Me All Your love”, “Love Ain’t No Strangers” o ” Ain’t No Love In The Heart Of The City” è stato un sogno ed un viaggio a ritroso nel tempo, a quando marinavo la scuola per andare ad acquistare i vinili del Serpente Bianco!
“Is This Love” resterà per sempre una delle ballad più belle della storia del rock e riascoltarla cantata con una enfasi ed un tale trasporto nell’interpretazione di David è stato toccante. Già… la voce di Coverdale… nei giorni di pre-concerto ne ho lette di tutti i colori circa le sue attuali capacità vocali, sulla sua tenuta in scena, su come il tempo che passa avrebbe avuto la meglio su di lui. Addirittura alcuni “fenomeni da tastiera” (che amano parlare o criticare per sentito dire, ma che se ne stanno a casa invece di andare ai concerti), mi avevano invitato a non andare e a tenermi i bei ricordi dei Whitesnake che furono… Ebbene, cari amici, ho il grande piacere di smentirvi tutti e di affermare che lo stato di salute fisico e vocale del David Coverdale targato 2015, è al Top!!! Certo, non arriva più a prendere le tonalità che aveva nel 1987, ma chi ci arriverebbe ancora a 65 anni suonati?
Con molta onestà ed intelligenza canta al meglio in funzione di quello che la sua età gli può permettere di fare, sapendosi gestire e giocando di “mestiere”, prendendosi giustamente le pause fiato, e facendosi aiutare nel controcanto da un Michele Luppi che svolge il suo ruolo di gregario in maniera onesta senza strafare, lui che oggi giocava in casa e che è stato accolto dall’abbraccio immaginario, ma festoso, dei suoi compatrioti. Ma da qua a dire che ormai David sia senza voce o addirittura finito, ne passa di acqua sotto i ponti… ed anche molta!
Una citazione particolare infine va fatta ad un altro marziano ultra 60enne che risponde al nome di Tommy Aldridge. Fenomeno, mostro, alieno… fate un po’ voi! Ha picchiato come un fabbro per un ora e mezza senza risparmiarsi e con una precisione disarmante senza sbagliare un sol colpo. Era e resterà per sempre uno dei miei batteristi preferiti: tanto di cappello, Tommy!
Reb Beach poi… cosa dire? Perfetto, geniale: credo che basti. In coppia con Joel Hoekstra fanno faville e mettono a segno una serie di uno-due micidiali.
“Here I Go Again” e “Still Of The Night” sono il sigillo finale di un concerto da incorniciare e da ricordare nel tempo, che resterà impresso a lungo nella mia memoria e che, se mai ce ne fosse stato bisogno, ha rafforzato il mio amore per il Serpente Bianco e David Coverdale!
Lunga vita alla old school dell’hard rock e soprattutto agli immortali Whitesnake!

Setlist:
Burn (Deep Purple cover)
Bad Boys
Love Ain’t No Stranger
The Gypsy (Deep Purple cover)
Give Me All Your Love
You Keep On Moving (Deep Purple cover)
Ain’t No Love In The Heart Of The City (Bobby “Blue” Bland cover)
Mistreated (Deep Purple cover)
You Fool No One (Deep Purple cover)
Soldier Of Fortune (Deep Purple cover)
Is This Love
Fool For Your Loving
Here I Go Again
Still Of The Night

WHITESNAKE lineup:
David Coverdale – Vocals
Joel Hoekstra – Guitars
Reb Beach – Guitars
Michael Devin – Bass
Tommy Aldridge – Drums
Michele Luppi – Keyboards

report: Alessandro Masetto e Rockberto Manenti
foto: Marco Epi

——————————————————————————————