Il nono incantesimo degli Opera IX a Roma

OPERA IX + BLACK FLAME + VIDHARR + SHADOWTHRONE + NAUDIZ
live @ Traffic, Roma
– venerdì 21 novembre 2015 –

LIVE REPORT •
Quando al Traffic le streghe vanno a cavallo, si vedono i gatti neri, la luna ride e sussurra… allora capisci di essere capitato ad un evento degli Opera IX, una band storica in Italia, attiva dall’ormai lontano 1988. Presso il locale, si vedono ragazzi e ragazze vestiti di un nero dark/gothic, atti a godersi una fredda ed orrorifica notte di black metal, con i dovuti meriti della simpaticissima Francesca “Kamelia”, coadiuvata da Erocks Productions, No Sun Music e Kick Agency nell’organizzazione, il tutto supportato dall’onnipresenza della Despise The Sun Records, già schierata con il suo arsenale discografico sulla destra, appena varcata la soglia del locale. Ecco, dunque, i primi in scena a salire sul palco, già sistemati nelle loro posizioni, line-in e pronti a spaccare un po’ di rocce!

Naudiz
“Black metal… black metal everywhere!” Questa l’idea generata dagli agglomerati fortemente ridondanti dei giovani Naudiz romani (dal runico nauthiz, necessità; repressione). La formazione rilascia il suo debut album “Aftur till Ginnungagaps”, sia in cassetta (Bylec-Tum) che in full-length (Legion Blotan Records & Distribution). Sul palco del Traffic dimostrano tanta aggressività quanto il ritmo martellante dietro le pelli, preso a braccetto da riff chitarristici a ripetizione e su un basso vibrante e cataclismico. Notevoli gli accordi e i terremoti continui in “Vile”, “Skuld”, “Fenrir” e nella più violenta, “Verdandi”. Le grida repressive di “Z.” sono il toccasana che permette il fomento sotto palco. Presenza scenica, dunque, più che buona per questa giovane band “aggressive black metal”, simile ai Kurgaall di Verbania in Piemonte, o a. Inoltre e quasi clamorosamente l’equalizzazione era più che distinta! Rimarcabile dettaglio poiché spesso e volentieri il primo gruppo è sempre quello con più difficoltà d’equalizzazione, braccato da infinite sperequazioni sonore, cosa che stavolta viene meno ai Naudiz, sentendosi quasi come su CD. Una cattiveria paradossalmente ricambiata, dunque, che porta il trio black metal a gustarsi la loro birra con enorme soddisfazione.

Setlist:
Voden (Intro)
Vile
Garmr
Urd
Verdandi
Jormundgandr
Fenrir

NAUDIZ lineup:
V. – Bass, Vocals
A.
– Drums
M.
– Guitar
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ShadowThrone
Siamo al secondo gruppo, gli ShadowThrone, un nuovissimo e inaspettato gruppo symphonic black/thrash metal, d’un gruppo che si è fatto le ossa con Theatres des Vampires, Brvmak e Thunderdogs, essendone stati parte. Nel 2015, gli ShadowThrone pubblicano il loro debut EP, “Through The Gates Of Dead Sun”, spammato subito sulla loro pagina di Facebook e riproposto live al Traffic con qualche nuovo pezzo discretamente. Ebbene, la presenza scenica, gli effetti di fumo e gli strumenti si sentono bene. Il pubblico risponde bene, conoscendo in parte i componenti con i quali avessero a che vedere ed il loro passato, ma tuttavia quasi quattro gatti ad assistere alla performance. Eppure, quelle pristine sonorità e lacune sonore nei brani del promo EP dal vivo sembrano essere prevaricate dalla loro bravura, oltre che essere stati equalizzati bene nelle loro spie. La band ricorda in senso lato i primi album dei Theatres des Vampires, “Vampyrìsme, Nècrophilie, Nècrosadisme, Nècrophagie” e “The Vampire Chronicles”, con inserti thrash e heavy nella ritmica black della batteria e nei riff puliti e melodici di chitarra. Nel complesso, una performance che si avverte molto buona ed gli ShadowThrone sono eterogenei e, allo stesso tempo, ben coesi – voci del vocalist nel pieno delle sue energie e resto della strumentazione assai viva – con diversi passaggi anche dark semigotico. Chissà se rilasceranno presto un debut full, nel quale sarà possibile avere la soddisfazione di sentirli così quasi perfetti anche in studio…

Setlist:
Intro
Total Darkness
Blazing South Of Kingdom
Daemonis
Demiurge Ov Shadow
Seal Of Opulence
Faded Humanity
Outro

SHADOWTHRONE lineup:
Serj Lundgren
– Vocals
StefanoSteph” – Guitars
Gianluca – Guitars
Emanuele – Bass
Dave – Drums
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Vidharr
Siamo sempre più vicini agli headliner ed ecco ascendere sul palco una nuova band italiana, che rasenta i confini del post-black alla Shining. In attività dal 2004, passando da un black metal più “classico” – come nel primo album, “Eclispe” (2009) – ad un altro più verso scie doom e sludge – come nel secondo album, “Cryo” (2013) – che ricordano gli Shining di Kvarforth e i Glorior Belli francesi, i Vidharr si presentano carichi sul palco del Traffic come ad ogni loro concerto. In campo con tante canzoni da presentare, sfoderano i loro migliori cavalli di battaglia, come “Rust” o una delle più longeve “Cold Sickness”, regalando al pubblico sotto e retrostante innumerevoli occasioni di headbang, pogo e continui inneggi. Il vocalist “Andras” – venuto direttamente dal Sudafrica per il live – manifesta una forte prodezza nello strillare le lyrics delle canzoni, con forte ed agile presenza scenica, accompagnato dalla chitarra chiara e prorompente di Serena “Moerke” (Riti Occulti), la quale accompagna il suo fedele collega al microfono come voce addizionale. Anche basso e batteria emergono dalle continue ed evidenti sublimazioni sonore, senza incorrere in grossi “incidenti” d’equalizzazione. Un’ottima serata per i Vidharr, che ancora una volta dimostrano al pubblico di che pasta siano fatti, regalando al pubblico una davvero magnifica performance black metal.

Setlist:
Void
Rust
Bolide
Cold Sickness
Demonstrate Warfare

VIDHARR lineup:
SerenaMoerke” – Additional Vocals, Guitars
NicolaAndras” – Vocals
Francesco Commerci – Drums (live)
SaraAgatunet” – Bass
Alberto Ciccioli – Guitars
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Black Flame
Ancora un gradino, un ultimo strato di black metal aggressivo prima di arrivare alla “nona opera”. Sono i torinesi Black Flame – “la stirpe dei malfattori” – ad antecedervi, con il loro fervente blackened death metal alla Spearhead, dal Regno Unito, e Goatwhore statunitensi. Con una bella discografia di 7 dischi e un EP, militano sul palco del Traffic carichi ed ricchi di adrenalina, suonando brani tratti da “(III) Imperivm” (2008), “Septem” (2011) e l’ultimissimo “The Origin Of Fire” (Avantgarde Music, 2015). La voce death violenta e infiammata di Cardinale Italo accompagna il pubblico con growl possenti e schitarrate dure, il tutto riposto sopra una base ben suonata e poco dispari, dal punto di vista sonoro. Sebbene qualche piccola sovrabbondanza del poderoso basso di Carlo “Gnosis” (Mystical Fullmoon), aiutata dal rumore di Massimo “m:A Fog” (Hate Profile, ex-Daemusinem) dietro le pelli, la quale impedisce di avvertire bene la chitarra di Eric “Tiorad” (Adversam). Tuttavia, ciò non compromette affatto la performance, che prosegue indisturbata su una sempre più fervente violenza, in particolare su “Unholy Cult Of Religion” e “The Seventh Star”. In quest’ultima si riesce ad avvertire meglio il suono della batteria e del basso, piuttosto che delle chitarre, unica puntina difettosa della performance. Tutto sommato, il live dei Black Flame genera un’apoteosi di inneggi ed headbang nel pit, prova sicura che il gruppo è totalmente in presentia della performance scenica, senza tralasciare la tipica virulenza di un complesso death/black metal (o blackened death metal che dir si voglia!). Sono questi gli ingredienti segreti per accontentare gli appassionati di extreme metal, ossia gli amateur di quel macrocosmico macrocosmo contenente tutti i generi più estremi e pulsati dell’heavy metal. La performance dei “malfattori”, quindi, si conclude nel migliore dei modi, con applausi, inneggi e complimenti dalle prima fila e dai rimasti apposta per interrogarli circa il tutto, mentre staccano e sistemano i jack dei loro strumenti per far spazio agli Opera IX.

Setlist:
My Temple Of Flesh
Unholy Cult Of Rejection
The Fire Union
Under The Bridge Of Illusions
The Demiurge
On The Trail Of The Serpent
The Seventh Star
First Litany
Ad Infera
Princeps Hvivs Mvndi

BLACK FLAME lineup:
ItaloCardinale Italo” – Vocals, Guitars
Massimom:A Fog” – Drums
CarloGnosis” – Bass
EricTiorad” – Guitars
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Opera IX
Siamo giunti al capolinea, accolti dallo stregonesco/vampiresco bacio zombie maledetto dei biellesi Opera IX, condotti dal loro Dracula personale, ossia Ossian D’Ambrosio. Prima di partire con l’analisi del live, un po’ di luce nella band occorre sia fatta, al fine di focalizzare al meglio chi sia quest’ormai leggendario gruppo symphonic dark/black metal italiano. Dunque, era il 1988 quando il progetto nacque. L’almanacco musicale heavy metal per quell’anno riporta la nascita di Nine Inch Nails, Mr. Big, Dismember, Eyehategod, Cannibal Corpse, Scum (a.k.a. Amon Amarth) e così via. Sempre nello stesso anno, escono gli album “Blow Up Your Video” (AC/DC), “Battalions Of Fear” (Blind Guardian), “Smashes, Thrashes & Hits”, il quarto greatest hits dei mitici Kiss… e qua mi fermo, si potrebbe andare avanti per ancora tante righe. Quanto agli Opera IX, essi invece danno il loro contributo con “A Call to Irons – A Tribute to Iron Maiden”, rarità introvabile, con in formazione Daniel Vintras alla voce, Vlad degli attuali Malpas al basso, Ossian alla chitarra – il quale è stato per un po’ attivo in L’Antica Via Del Nord – e Rex Bells alla batteria. Un coraggioso intento d’inserirsi nel panorama heavy metal, che ben presto vedrà l’evoluzione in symphonic dark/black metal, anche con l’ingresso in studio della tanto amata ed apprezzata Raffaella “Cadaveria” (Cadaveria, Dynabyte), definita da molti “la strega” del gruppo, Flegias (Necrodeath) alla batteria. Sono anni d’oro per gli Opera IX, da “The Triumph Of The Death EP” (1993) a “Anphisbena” (2004), dove in quest’ultimo entra alla voce Marco de Rosa (a.k.a. “M The Bard”), alla batteria di “Dalamar” e alle tastiere di “Lunaris”. Da “Strix – Maledictae in Aeternum” (2012) un pochino di crisi si fa sentire… e quasi grottescamente non è la lineup degli album precedenti a suonare al Traffic. Ebbene, Ossian – unico rimasto dalla fondazione di Opera IX – si porta con sé una nuova squadra di musici, ufficiale a partire dal 2014, d’estrazione black, thrash, heavy e progessive metal. Infatti, avremo nomi come “m:A Fog” – per niente affaticato dopo la performance con i Black Flame – o Alessandro Muscio (Soul Mask, ex-Amethista) ad avere la fortuna di far parte della nuova formazione come “Alexandros” e avere l’occasione di suonare per uno storico nome symphonic black metal italiano. Il pubblico è ben raccolto sotto palco per gustarsi l’introduzione ritualistica durante la quale li si può osservare entrare con massima disinvoltura e quasi apparente indifferenza. In sei sopra al palco, decidono di suonare tutto il nuovo album-compilation, “Back To Sepvlcro” (2015, Dusktone) sparano a piena potenza “Act I, The First Seal”, seguita dalla loro storica “The Oak”, tanto per rompere il ghiaccio prima di ascoltare “Mandragora” e la lunga ed esoterica “Sepulcro”. Le chitarre si sentono appena, per via di un piccolo disequilibrio creato dalla batteria, ma i due alle corde non sembra importare, eseguendo bene le loro scale e i loro assoli, guardando il pubblico con il loro classico fare da stregoni, come se volessero lanciare maledizioni e stregonerie continue. Intanto, la nuova cantante, in arte “Abigail Dianaria” o semplicemente “Abigail”, possiede una voce più vampiresca della sua precedente Cadaveria. Più strutta e demoniaca – proprio come quella di “Moerke” in Riti Occulti – non lascia per niente fra i presenti aspettati volti seriosi, legati all’affezione alla strega”, piuttosto che alla “Vampira”, dal face paint alla Mercoledì-zombie. Nel complesso, la presenza scenica è continuamente offuscata dall’effetto nebbia dalle macchine del fumo, ora ciano glaciale, ora porpora morte, ora verde lugubre, ora rosso sangue, disegnando le reali ombre dei componenti degli Opera IX si vedono e si sentono continuare a suonare i loro strumenti e senza incappare in confuse sperequazioni sonore. In tutto ciò, il padre degli Opera IX – Ossian – si fa sentire bene, coinvolgendo il pubblico ad incitarli con continui inneggi e headbang dinanzi alla band. La serata prosegue molto bene fino alla fine della performance, che li vede terminare con “Consacration” e “Maleventum”, fra mille applausi e corse agli esterni e gli interni per foto con Abigail e chiacchiere e autografi da Ossian.

Setlist:
Act I, The First Seal
The Oak
Mandragora
Sepulcro
Consacration
Maleventum

OPERA IX lineup:
Ossian – Guitars
Scùrs – Bass
Massimo m:A Fog” – Drums
Alessandro Muscio – Keyboards
Diana Abigail Dianaria” – Vocals
G. B. – Guitars (live session)

report e foto: Yuri Fronteddu