Il Mad Axeman torna all’attacco!

MICHAEL SCHENKER’S TEMPLE OF ROCK + PAVIC
live @ Crossroads, Osteria Nuova (Roma)
– sabato 5 dicembre 2015 – 

 

LIVE REPORT •
E’ stato uno di quegli eventi che gli appassionati aspettavano con impazienza sin dal suo primo annuncio. Parliamo del ritorno nella capitale di Michael Schenker che con il suo nuovo progetto Temple Of Rock si è esibito al il 5 dicembre al Crossroads, il cui staff, con la professionalità che da sempre lo contraddistingue, ha coordinato ed organizzato in maniera ineccepibile questo concerto targato Good Music. Il celebre chitarrista tedesco non ha certo bisogno di presentazioni visto che ha militato in band come Scorpions, Ufo e vanta nel suo curriculum collaborazioni e partecipazioni a non finire, senza dimenticare che il suo estro è stato l’albero motore di una delle sue tante creature: gli MSG, ovvero Michael Schenker Group (poi divenuto McAuley Schenker Group). Insomma, un autentico monumento per la storia dell’hard&heavy, impossibile quindi non essere qui al Crossroads, che anche questa sera (rifacendoci al nome della band) diventa il “Tempio del Rock”.

Pavic
Il programma vede in apertura i Pavic, valida realtà del panorama underground romano. Unico neo è il genere che propongono, un alternative metal, carico di groove, molto sanguigno, ma poco adatto in un contesto come questo. Non c’è dubbio che la band sappia il fatto suo ed abbia un ottimo piglio, affrontando con spavalderia il palco, mettendo in mostra buone doti tecniche, soprattutto per quanto riguarda la chitarra di Marko Pavic, che dà le sue zampate al momento giusto su ogni brano. Le tonalità graffianti del recente acquisto Joe Calabro (voce) ha portato ad un inevitabile cambio di direzione musicale della band, dandogli un taglio più moderno sì, ma che ad un metallaro coriaceo come me non lascia il segno: insomma, la band ringhia forte, ma a mio parere personale non morde come dovrebbe. Certo, alla fine è solo una questione di gusti, e non faccio fatica ad ammettere che loro sanno fare bene quello che fanno e nessuno lo mette in dubbio, ma quando ad un concerto rock (come loro stessi lo hanno definito durante il set) si presenta un brano di ignobili natali come “Notorious” dei Duran Duran, il sangue di un metalhead verace comincia a ribollire: ragazzi, negli anni ’80 era guerra aperta tra metallari e paninari e i Duran Duran erano sicuramente uno dei gruppi più odiati… e io l’armistizio non l’ho mai firmato!
Probabilmente sono stati più apprezzati da chi era avvezzo alle loro sonorità e dagli aficionados, un po’ meno da chi non li conosceva e veniva da fuori (ascoltando i commenti di quest’ultimi a fine serata), comunque la buona dose di applausi i Pavic l’hanno lo stesso meritata, soprattutto per aver mostrato carattere e qualità che non sempre si trovano in altre band magari anche più famose.

Setlist:
Miracle Man
Is War The Answer?
Every Time I Die
Song For The Rain
Notorious (Duran Duran)
In Your Eyes
Ghost In A Trash Machine
Welcome To My World
Your Own Misery

PAVIC lineup:
Joe Calabro – Vocals
Marko Pavic – Guitars
Aleks Ferrara – Bass
Lorenzo Antonelli – Keyboards
Antonio Aronne – Drums
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Michael Schenker’s Temple Of Rock
Se fino a poco fa la maggior parte delle persone era comodamente seduta ai tavoli, appena si spengono le luci, immediatamente il pubblico si alza in piedi, pronto ad accogliere il Genio: in fondo siamo ad un concerto di rock’n’roll, come ci dirà più avanti il cantante Doogie White.
Nella penombra si cominciano a diffondere delle note dal piano di Wayne Findlay: è “Doctor Doctor”! E si parte così in questo viaggio a ritroso nel tempo per ripercorrere alcune delle tappe della lunghissima carriera del grandioso Michael, che viene accolto con un’ovazione appena fa il suo ingresso in scena.
Con vecchi e nuovi brani la band ci cattura nel vortice della passione con quel sound ti entra dentro e non ti lascia più, passando ad esempio dalla travolgente “Live And Let Live”, tratta dall’ultimo album “Spirit On A Mission”, alla trascinante “Lights Out” degli Ufo, in una sorta di ponte temporale tra presente e passato.
Gli occhi sono sì puntati verso il biondo chitarrista tedesco, che ci incanta, ci ammalia, ci ipnotizza con il suo funambolismo, ma non dimentichiamoci che sul palco ci sono dei musicisti di gran valore. Infatti, oltre al già citato poliedrico Wayne Findlay, che si alterna con mestiere tra chitarra e tastiera, troviamo una sezione ritmica che si potrebbe dichiarare tranquillamente patrimonio artistico dell’umanità, dato che si tratta di certi due Signori che hanno fatto la storia dell’hard rock: Francis Buchholz ed Herman Rarebell, ovvero basso e batteria dei leggendari Scorpions nel periodo del loro maggior fulgore. E scusate se è poco!
E mentre su pezzi come ad esempio “Natural Thing” o “Victim Of Illusion”, Michael zittisce tutti e ci pettina come solo lui sa fare con la sua Dean Flying V, rigorosamente bi-colore (ora bianca e nera, ora rosso e nera, od anche a doppio manico, come su “Saviour Machine”), dal “canto” suo (scusate il gioco di parole) Doogie interpreta perfettamente il ruolo di frontman, coinvolgendo il pubblico, dandogli la carica per farlo cantare insieme a lui. La sua voce ben si adatta a brani più nuovi come “Before The Devil Knows You’re Dead” o “Vigilante Man”, forse un po’ meno su pezzi non propriamente suoi come “Lovedrive” degli Scorpions o “Too Hot To Handle” degli Ufo, ma d’altra parte canzoni come queste le nostre orecchie ormai le hanno assimilate nell’interpretazione originale ed è difficile percepirle con delle tonalità ben diverse. In fondo credo sia una questione di abitudine, ma in ogni caso White sa fare il suo lavoro e canta in maniera perfetta non sbagliando nulla.
Il tempo sembra essersi fermato al 1979 ed è di nuovo Scorpions-time con la strumentale “Coast To Coast”, dove il martellante drumming di Herman “Ze German” detta il ritmo possente sul quale Francis può fare variazioni col suo stentoreo basso, mentre le dita di Schenker corrono veloci sulle sue corde… ma le sorprese non finiscono.
Non bastava averla ascoltata, vissuta e cantata poco meno di un mese fa, ma era ovvio che anche oggi, qui al Crossroads, si tornasse a far infiammare il pubblico e portarlo all’esaltazione con il riff di “Rock You Like A Hurricane”… e scoppia il delirio! Headbanging, braccia al cielo e tutti ad urlare a squarciagola il refrain di questo inno del rock! E poi la mazzata finale con “Rock Bottom” dove Michael dà il meglio di sé (come se fino ad ora avesse scherzato) e, salendo in cattedra, ci illustra i motivi per cui le chitarre voglio essere suonate da lui: chapeau!
Applausi a non finire li accompagnano momentaneamente nel backstage, ma ne vogliamo ancora di più ed eccoli tornare all’assalto con “Attack Of The Mad Axeman” e lo scatenato Michael è sempre più protagonista della scena. Piccolo ritorno al presente con “Communion” e poi l’apoteosi finale di “Blackout” per concludere trionfalmente l’ultima data del loro tour europeo. La prolungata standing ovation la dice lunga su quanto sia stata apprezzata questa superba performance e forse i fan avrebbero gradito anche poter stringere la mano e riuscire ad avere qualche autografo dal carismatico chitarrista, ma come suo solito Michael preferisce svanire e tornare ad essere leggenda. Sarà per un’altra volta, personalmente mi accontento per ora degli scatti fotografici fatti con Herman, Francis e Doogie a ricordo di una serata straordinaria.

Setlist:
Doctor Doctor (UFO)
Live And Let Live
Lights Out (UFO)
Where The Wild Winds Blow
Natural Thing (UFO)
Before The Devil Knows You’re Dead
Victim Of Illusion (MSG)
Lovedrive (Scorpions)
Coast To Coast (Scorpions)
Vigilante Man
Saviour Machine
Too Hot To Handle (UFO)
Lord Of The Lost And Lonely
Rock You Like A Hurricane (Scorpions)
Rock Bottom (UFO)
Attack Of The Mad Axeman (MSG)
Communion
Blackout (Scorpions)

MICHAEL SCHENKER’S TEMPLE OF ROCK lineup:
Michael Schenker – Guitars
Doogie White – Vocals
Herman Rarebell – Drums
Francis Buchholz – Bass
Wayne Findlay – Guitar/Keyboards

 

report: Rockberto Manenti
foto: Stefano Panaro
https://www.facebook.com/stefanopanarophotography/

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