I ragazzi sono tornati in città e si chiamano Black Star Riders!

BLACK STAR RIDERS + 4BITTEN + THE WEYERS
live @ Tunnel, Milano
– martedì 17 novembre 2015 – 

 

LIVE REPORT •
Un mese veramente ricco e denso di appuntamenti, questo di novembre. Ci troviamo al Tunnel di Milano, dove fanno tappa, per un’unica data nel nostro Paese, i Black Star Riders, naturale evoluzione di quella grandissima band che risponde al nome di Thin Lizzy. L’accostamento, per chi non lo sapesse, non è casuale, i loro componenti fanno parte della più recente formazione con cui i Thin Lizzy hanno calcato i palchi negli ultimi anni e nel momento in cui Scott Gorham (loro storico chitarrista) & Company hanno deciso che fosse giunto il momento di ritornare in studio per registrare nuovo materiale, ecco nascere i Black Star Riders. Una scelta coraggiosa la loro, quella di non utilizzare un moniker conosciuto in tutto il mondo che avrebbe senz’altro facilitato le cose, ma più che giustificata e condivisibile se vista nel rispetto che si deve ad un artista come Phil Lynott e alla sua memoria.

The Weyers
Ad aprire la serata troviamo il duo svizzero The Weyers. Non c’è moltissima gente quando i fratelli Weyermann salgono sul palco, ma la cosa non stupisce, dato che durante l’attesa dell’apertura si vociferava di una prevendita di soli 30 biglietti. In realtà, se proprio vogliamo dirla tutta, non c’è stato un grande supporto pubblicitario all’evento, eppure, se non quello dei Black Star Riders, il nome Thin Lizzy dovrebbe suscitare un certo interesse tra il pubblico. Ma evidentemente, vista poi l’elevata età media dei partecipanti, nei più giovani c’è poca cultura musicale, o forse, più semplicemente, troppi concerti da seguire in questo periodo e alla fine bisogna fare delle scelte. Comunque questo non spaventa Adi (voce e chitarra) e Luke (batteria) che intrattengono così per una buona mezz’ora gli avventori del Tunnel con il loro sound che sicuramente non ha nulla a che vedere con l’hard&heavy, ma che loro propongono con intelligenza, passione e divertimento (e quest’ultimo è già assicurato dalla spassosa intro “Cuckoo Theme”, la sigla di Stanlio e Ollio). Le loro sonorità pizzicano un po’ qua e un po’ là, non è facile etichettarli, spaziano tra vari generi con destrezza, muovendosi a loro agio, armati solo di chitarra e batteria, nel loro mondo musicale variegato e multicolore, che passa tranquillamente dal garage rock più energico a quello più ricercato, dagli U2 ai Pink Floyd (provate ad ascoltare “The Heart Of All Things”), con qualche spruzzatina di art rock tanto per rendere più raffinata la pietanza. Non siamo di fronte a dei virtuosi, ma quello che fanno lo sanno fare bene, con semplicità, con motivi orecchiabili che ti rimangono dentro e che conquistano chi li ascolta, anche un irremovibile “defender” come me. No, non sono segni di un mio “cedimento”, è solo la conferma di come bastino poche note messe al posto giusto nel momento giusto, per creare delle melodie ben strutturate ed accattivanti, tant’è che sono riusciti anche a farci cantare i loro brani, fino a quel momento sconosciuti a tutti noi, come la simpatica “Beep Beep Beep”. Insomma, gli applausi e i complimenti che hanno ricevuto, se li sono meritati tutti.

Setlist:
Big Mouth
Julia
Time Waits
Changeling
The Heart Of All Things
Beep Beep Beep

THE WEYERS lineup:
Luke Weyermann – Drums
Adi Weyermann – Guitars, Vocals
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4Bitten
Ben diversa invece è l’impressione che si ha con l’arrivo sul palco dei 4Bitten. Ammetto di averne ignorato fino ad oggi l’esistenza, provengono dalla Grecia ed hanno pubblicato 3 album (di cui l’ultimo proprio quest’anno, dal titolo “Rewind & Erase” e dal quale trarranno tutto il loro set), ma pur essendo parenti molto stretti delle sonorità che più prediligo, non mi hanno impressionato più di tanto. Il loro è un heavy rock calibrato al punto giusto, con un bel groove ed intriso a tratti da venature southern/stoner, che richiama in certi momenti i Black Label Society, ma risultano un po’ troppo anonimi e manca loro quel quid che li faccia distinguere dalle innumerevoli band che seguono questa scia. Intendiamoci, i quattro ragazzi (o meglio, tre ragazzi ed una ragazza) fanno il loro dovere, tra i riff “sporchi” della chitarra di George M. e i ritmi selvatici sostenuti dal drumming di Angelo Giampourush, ma la voce della cantante Fofi Roussos, non ha, come è ovvio che sia, quella “mascolina virilità” nelle sue corde che meglio si adatterebbe ad un sound ruvido come il loro. Non c’è dubbio che Fofi canti bene, ma, a mio modesto parere, manca di un certa incisività per rendere più aggressiva la loro proposta ed una tonalità così clean, come quella che ha lei, smorza un pochino i loro bollenti spiriti. Una band nella norma, come ce ne possono essere tante altre, che ci ha tenuto compagnia nell’attesa dell’arrivo dei BSR.

Setlist:
Broke
Die In Vain
Pull Me In
Cause I Can
Redefine Your Fate
Save My Soul
Rewind And Erase

4BITTEN lineup:
Fofi Roussos – Lead Vocals
George M. – Guitars
Akis “Rooster” – Bass
Angelo Giampourush – Drums
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Black Star Riders
Si sgombra il palco dalle numerose attrezzature utilizzate dai due gruppi che si sono esibiti fino ad ora: sono in arrivo i Black Star Riders. Il numero dei presenti è aumentato discretamente, ma di certo non c’è stato quell’arrembaggio che invece un personaggio come Scott Gorham, che tanto ha dato alla musica, meriterebbe. Non riuscirò mai a capire i motivi per i quali altre band (assolutamente vergognose ed a torto classificate come metal) abbiano un notevole seguito tra i giovani, mentre altri artisti di indubbio valore, sia storico che musicale, siano completamente ignorati. Quindi, peggio per chi non c’era perché i Black Star Riders, in un’oretta e mezza, hanno fatto vedere cosa vuol dire suonare con classe e abilità.
L’entusiasmo è già alle stelle quando i “boys” fanno il loro ingresso in scena e nel corso della serata andrà sempre più in crescendo. Si parte con “Bloodshot”, dal loro primo album, e si entra nel magico sound che fu dei Thin Lizzy, non importa che sia cambiato il nome, nell’immaginario collettivo abbiamo davanti a noi i fantastici quattro irlandesi. Certo, non c’è Phil (Lynott – n.d.r.), ma la sua voce vive ancora nella glottide del bravissimo Ricky Warwick, che, da grande rocker, ci dà la carica con la sua energia.
E quando poi le prime note di “Jailbreak” giungono alle nostre orecchie, allora il tempo si ferma e siamo tutti proiettati nel passato, a quel lontano 1976 che vide l’esplosione del loro successo… o meglio, del successo dei Thin Lizzy.
I BSR alternano nuovi brani come “Soldiertown” o “Charlie I Gotta Go” (tratti dall’ultimo loro lavoro “The Killer Instinct”, che stanno promuovendo con questo tour) e li inframmezzano con leggendarie canzoni come “Waiting For An Aliby” o “Are You Ready”: certo che siamo pronti a farci travolgere dalla vostra musica!
I duetti di chitarra di Scott Gorham e Damon Johnson, ricalcano alla perfezione quello stile che abbinava e fondeva le armonie dei due solisti nei Thin Lizzy e che da sempre è stato il marchio di fabbrica della band, e basta poter riascoltare la famosa melodia di “The Boys Are Back In Town”, che con eleganza i due chitarristi fanno “cantare” alle corde delle loro Gibson, per farci sognare una volta di più.
La perfezione che regna sulla scena non è solo legata alla performance delle due asce, c’è anche il cronometrico e certosino lavoro della sezione ritmica di Robert Crane (basso) e Jimmy DeGrasso, esperto batterista dei cui servigi hanno usufruito in passato band come Y&T, Megadeth, Dokken e tanti altri: scusate se è poco!
Il pubblico è letteralmente avvolto da quelle note che hanno seguito passo passo la crescita musicale di gran parte di noi, con quel feeling e quell’anima che ancora oggi ritroviamo nel songwriting dei brani del nuovo corso, come “All Hell Break Loose”, “Bound For Glory” o nella semi-ballad “Finest Hour”, che ben si amalgamano con mitici brani come “Emerald” o “Rosalie”, in una sorta di prosecuzione della loro storia.
A “Whiskey In The Jar” è affidata la chiusura dello show: tutti  a cantare questa famosa e tradizionale canzone folkloristica irlandese, che, oltre ai Thin Lizzy, anche i Metallica hanno reinterpretato alla loro maniera.
Gli applausi, le strette di mano, le pacche sulle spalle accompagnano l’uscita dei magnifici cinque, al termine di una serata perfetta sotto tutti i punti di vista e credo che da lassù anche Philo (come veniva chiamato Lynott) sia d’accordo: Welcome back, Boys!

Setlist:
Bloodshot
Jailbreak (Thin Lizzy cover)
Soldierstown
Charlie I Gotta Go
Are You Ready (Thin Lizzy cover)
Hey Judas
Through The Motions
Waiting For An Alibi (Thin Lizzy cover)
Hoodoo Voodoo
All Hell Breaks Loose
The Boys Are Back In Town (Thin Lizzy cover)
Bound for Glory
Blindsided
Kingdom Of The Lost
Finest Hour
Emerald (Thin Lizzy cover)
The Killer Instinct
Rosalie (Bob Seger cover)
Whiskey In The Jar (traditional song cover) 

BLACK STAR RIDERS lineup:
Ricky Warwick – Vocals/Guitar
Scott Gorham – Guitars
Damon Johnson – Guitars
Robert Crane – Bass
Jimmy DeGrasso – Drums

report Rockberto Manenti
foto Ivan Licheri
http://www.ivanlicheri.com/